🙂
Leggo con un certo divertimento l’intervento del sedicente Elbano DOC relativo ai frammenti di aereo P39N Airacobra caduti nell’aprile 1944 e rinvenuti sul territorio elbano quest’inverno e tengo a fare una serie di precisazioni:
1) il sottoscritto non essendo Indiana Jones, sta provvedendo a mettere insieme la documentazione (tra cui l’elenco dei piccoli reperti recuperati durante le ricerche con fotografie) allo scopo di consegnarla al Comune di Campo nell’Elba (al Sindaco ed al Sig.Giorgio Giusti) ed alla Dottoressa Gloria Peria, responsabile degli Archivi Elbani. Questo perché il Comune stesso si possa muovere come meglio crede, se intende farlo. La malafede dell’ ”Elbano Doc” è massima, dal momento che non si è fatto mistero di nessun aspetto della ricerca, anzi..
2) “depredarci”.. I frammenti di P39N sono considerati, ne più ne meno, che spazzatura secondo la vigente normativa e mi pare che come tali siano stati trattati nel corso degli anni lasciandoli sulla montagna a corrodersi (meno qualche frammento interessante o carino che è stato portato via e che si trova, nella migliore delle ipotesi, a casa di qualche privato o turista). Dopo il recupero e l’inventario sono in corso di restauro con processi complessi e costosi (pulitura, lucidatura, bagni elettrolitici, trattamenti ossalici ecc) per i quali nessuna amministrazione pagherebbe una ditta specializzata. Non hanno alcun valore veniale, se disgiunti dalla propria origine: ci vuole una bella immaginazione per ricondurli ad un aereo, tanto che saranno mostrati assieme ad un modello perfettamente ricostruito di caccia Bell P39N Airacobra riprodotto appositamente da un valente modellista di Roma. Se e quando ce li richiederanno per metterli in mostra all'Elba, li rimanderemo indietro (comunque, la Piombino non è sulla luna: un'ora di traghetto)
3) Anziché mettere i reperti in una busta di plastica o lasciarli sulla montagna, dove nel giro di un altro paio di decenni scomparirebbero per sempre (i pochi pezzi rinvenuti sono profondamente corrosi dalle intemperie, essendo di alluminio, danni acuiti dall'acidità degli escrementi dei mufloni) saranno esposti in una bacheca appositamente costruita presso il museo dell’unica delle batterie della zona militare marittima Elba-Piombino aperta al pubblico e visitabile (gratuitamente) che si trova a Punta Falcone: non mi risulta esista sull’Isola d’Elba nessuna iniziativa simile, benché le potenzialità siano enormi. Risulta pericoloso generalizzare “Elbano Doc”, specie se si ignorano i fatti: in passato, ad esempio, abbiamo viceversa offerto materiale storico per delle mostre tematiche sul territorio dell’Elba senza alcun risultato. I reperti saranno visibili a partire dal mese di maggio 2012.
4) Quanto alla pubblicità (della quale non s'ha bisogno, in quanto 'un si vende nulla) è viceversa ottima: abbiamo avuto attestati di stima e segnalazione di altre parti dei due aerei conservate presso privati elbani, assieme a testimonianze di altri episodi avvenuti sull’isola nel periodo che diventeranno parte di un saggio già in preparazione. Lo scrivente, assieme ad amici elbani e “continentali”, nel mese di maggio chiederà ufficialmente al Comune di Campo di posare due piccole lapidi in ricordo del sacrificio dei due giovanissimi piloti americani sui punti di caduta dei due caccia: Elbano Doc dovrebbe capire che la morale di questa storia non sono il paio di chili di pezzi di alluminio contorto e qualche bossolo schiacciato, ma la consapevolezza di aver dato dei nomi, dei volti ed un perché ad un episodio destinato a perdersi.. quella potrebbe essere un'ottima occasione per organizzare una mostra in cui presentare a pubblico e turisti storia e reperti..
concludendo: ovvio che, come il Verga insegna, il povero – di spirito in questo caso – si compiace nel possedere la roba (qualche rottame, nella fattispecie). Vero anche che il cuore semplice, se gli si indica la luna, nota solo il dito….
Gianpiero Vaccaro