Un po' di civile dibattito sul futuro potrebbe essere utile a tutti.
saluti
Saluti
Paolo
Proviamo a rispondere alle sue domande cercando di essere più chiari:
Che cosa sosteniamo in pratica?
Sosteniamo che l’Onorevole Bosi ha si fatto molte cose per Rio Marina, ma non ha capito quale fosse la priorità per il paese, cioè il lavoro. Rio Marina ha bisogno di posti di lavoro per i giovani e di aumentare la produttività più di ogni altro paese all’Elba.
Quali sono le alternative?
A volte basta solo avere la modestia di imparare dagli altri; 40 anni fa Capoliveri era il paese (come territorio urbano) più povero dell’Elba. I suoi amministratori lo trasformarono nel più ricco, convertendolo al turismo notturno, fecero aprire pub, enoteche, piano bar ecc. ed il paese prese vita, locali aperti fino al mattino e tanti turisti a spendere.
Il sindaco di Rio Marina vuole i locali (i pochi che ci sono) chiusi all’una del mattino; se non ci sono spiagge e alberghi si cerca di chiamare il turismo notturno, non trova?
Di cosa accusiamo Bosi?
Di non essere così sincero. Si magnifica nel suo libro, parla di futuro e di giovani e poi manda dei vigili a multarli perché all’una e dieci sono ancora aperti. Lo accusiamo di non ascoltare il suo paese e di averlo trasformato (come lui stesso ammette) in un paese per pensionati, per vecchi.
Ma di che soldi parliamo?
Dei soldi che il sindaco ha dichiarato pubblicamente di versare ad alcune aziende private per sostenerle economicamente ed evitarne la chiusura.
Quale è il nostro progetto per lo sviluppo di Rio Marina?
Sicuramente non vogliamo realizzare un piazzale di cemento in mare di 6.600 mq quando è sufficiente uno da 600 mq e poi vogliamo un confronto con i giovani, il vero motore del futuro paese, per il resto ci segua durante la campagna elettorale.
Florio Pacini
Poche domande semplici e circostanziate e già si passa agli "inviti a cena" che delusione, ma sono sicuro che saprete riprendervi, presto una nuova maschera si poserà sul vostro volto, voi paladini di voi stessi troverete una nuova bandiera !
Ma la gente saprà riconoscervi perche i modi non cambieranno !
"L’arroganza è il cane da guardia dell’umana insicurezza."
(Ndr.)
Saluti
😎
Sessanta concorrenti per tre serate in diretta con la bellezza. Conduce Milly Carlucci con Emanuele Filiberto. E Sharon Stone incoronerà la vincitrice. Su Rai 1, da sabato 11 a lunedi' 13 settembre alle 21.10. Tre serate in diretta su Rai 1, la cornice di Salsomaggiore, sessanta ragazze, bellezza e talento. Questa sarebbe una non notizia per l’Elba se non fosse che una delle finaliste si dichiara apertamente elbana d’adozione. Lei è Alice Viglioglia, figlia di Gigi che in arte è Gigi Vigliani, personaggio televisivo, conosciuto show man che dell’Elba ha fatto il suo punto di riferimento.
Tante le serate nelle piazze dell’isola che hanno visto protagonista Vigliani, che spesso ha duettato con la figlia, Alice appunto. Vent'anni, una bellezza solare, studia a Prato presso il teatro Politeama "scuola di specializzazione Musical", studia canto nella scuola di Gabriella Scalise. Respira spettacolo da quando è nata. Alice viene all’Elba da quando aveva tre anni, non ha mai saltato una stagione,anche d’inverno quando gli impegni lo permettono, ama trascorrere i fine settimana sull’isola. Lo ha dichiarato lei stessa nelle tante interviste che sta rilasciando in queste ultime settimane, rivelandosi una nuova testimonial per l’Elba. Alice sarà in gara con il numero 56. In questi concorsi il televoto è importantissimo per cui ci sentiamo di lanciare un appello “votate per Alice il 12 e 13 settembre”, 894003 il numero da rete fissa 47333 invece per votare dal cellulare con gli sms. Alice è una elbana, e chissà che questo non le darà ancora più forza.
Spippolando…spippolando vi propongo una testimonianza importante riguardo alla nostra vituperata Pianosa, nel segno che non bisogna assolutamente abbassare la guardia davanti a questi nuovi barbari che stanno cancellando le radici della nostra storia.
Anche se è un po’ lunga, la pubblico integralmente (come da prescrizione) questa dettagliata testimonianza (vera ‘lectio magistralis’) dell’arch. Massimo Ricci, nella quale sono elencati e commentati in modo fortemente critico gli errori e i danni provocati ai Bagni di Agrippa in Pianosa dal ‘restauro conservativo’ effettuato dalla soprintendenza archeologica. Ricci è un grande esperto di restauro di monumenti antichi e a lui si deve, fra l’altro, il restauro esemplare della Torre pisana (XI-XII secolo) di S. Giovanni in Campo.
Dopo averla letta e apprezzata, dopo esserci chiesti come sia potuto succedere, ritorniamo a chiedere: che si aspetta a intervenire?
[COLOR=darkblue]G.d.C [/COLOR] 🙁
[SIZE=3][COLOR=darkblue]IL RESTAURO DELLA VILLA DI AGRIPPA POSTUMO IN PIANOSA [/COLOR] [/SIZE]
di Massimo Ricci
Sono passati molti anni da quando nel 1989 ebbi la fortuna di visitare la Villa di Agrippa Postumo di Pianosa, il nipote dell’Imperatore Ottaviano Augusto. Lo feci raccogliendo l’invito dell’assessore ai lavori pubblici del Comune di Campo nell’Elba che doveva recarsi lì per periziare lo stato di conservazione della piccola scuola elementare fatta per i figli delle guardie carcerarie. Ottenute le autorizzazioni necessarie, una bella mattina di Novembre, dopo un viaggio di circa un’ora con la motovedetta della Guardia Carceraria, fummo sbarcati sull’Isola. La sensazione fu quella di essere in un paradiso. La bella sequenza di fabbricati in uno stile difficile da definire ma che potremmo chiamare “eclettico” per le sue interessantissime peculiarità estremamente originali ed uniche (con espressi riferimenti a quello moresco), faceva bella mostra di sé intorno al piccolo porto, definito da alcuni “il più bel porticciolo del Mondo” ! Svolte le brevi formalità con l’Amministrazione Carceraria, ci consigliarono di andare subito a visitare i resti della Villa Romana. La villa si trova a circa mezzo chilometro dal porto, in una zona detta erroneamente “cala Giovanna”, in antico chiamata “cala di San Giovanni”, prospiciente una piccola collinetta chiamata “collina di Gian Filippo” .
La villa era completamente priva di strutture “protettive” e di una bellezza veramente incredibile.
Le piccole piantine della macchia mediterranea accarezzavano quasi con rispetto, la pietra tufacea bianchissima usata per realizzare i “cubilia” che costituiscono il paramento interno ed esterno dell’ opus reticolatum di cui sono fatte le sue murature. Intonaci in “cocciopesto” rivestivano ancora in più parti una bellissima vasca della quale erano state realizzate delle “isole” circolari in laterizio, sicuramente usate come basamento per delle statue che servivano per il suo ornamento.
Perfettamente in asse di questo, un piccolo anfiteatro a gradoni sempre in cotto, concludeva quello che io considero il vero accesso alla “villa” . Su questo termine ci sarebbe da discutere. La piccola dimensione dei locali presenti e l’impostazione “ludica” che predomina nella distribuzione funzionale del Monumento mi fa pensare, come altri, che questa non fosse la vera residenza del nipote di Ottaviano. E’ più probabile che si tratti di un semplice “bagno”.
Proprio in questo modo la tradizione storica ci ha tramandato il monumento. In questo modo viene chiamato da Gaetano Chierici ,quello che io considero il massimo studioso della Villa. Nel 1875 ebbe la fortuna di visitarla e studiarla per circa un mese, realizzando la famosa e rara pubblicazione nella quale sono presenti la pianta e le sezioni di questa, con la nomenclatura dei locali ancora presenti a quel tempo. I pavimenti erano stati realizzati con tre tecniche principali.
In mosaico , con piccole tessere bianche e nere ,come nelle altre ville dell’Arcipelago del primo secolo dopo Cristo. In “semilateres”, i “mattoncini” che a quel tempo venivano usati per costituire i piani di pendenza delle superfici esterne che convogliavano l’acqua pluviale in apposite cisterne ,come quella ancora visibile in prossimità dell’anfiteatro. Venivano apparecchiati a “spinapesce” per conferire al dispositivo una maggiore resistenza all’azione dell’acqua. In “cocciopesto”, una delle tecnologie più usate dai Romani. Questo pavimento veniva realizzato con macroelementi in cotto, polvere di mattone e breccino derivante dalla macinazione delle tegole rotte, impastato con malta di grassello di calce e polvere di marmo, molato a mano con l’uso di una pietra arenaria.
Le malte di allettamento degli altri pavimenti sono quasi tutte a base di calce aerea e tritello di pietra locale tufacea ,che nei secoli si sono indurite ed hanno acquisita la resistenza necessaria a sfidare qualsiasi offesa del tempo. Fui colpito dal metodo di costruzione delle colonne che circondavano la vasca, realizzate in mattoni e sicuramente intonacate con intonaco a base di calce aerea e polvere di marmo.
Mi sono dilungato un po’, ma la situazione lo richiede. Nonostante sia un attempato ed appassionato esperto di restauro dei Monumenti devo riconoscere che poche volte mi è capitato di emozionarmi a tal punto: siamo davanti ad uno dei più importanti monumenti archeologici dell’Arcipelago Toscano. Sembrerà strano, ma la situazione di degrado dell’Isola immersa nella macchia mediterranea con la sua “semplice” e delicatissima bellezza impregnata di “decadenza” , è la sensazione che più ricordai e sono certo che sia proprio questa la caratteristica che ne sancisce l’unicità : è uno scrigno di tesori fra i quali la Villa ( bagni ) di Agrippa è la gemma più rara .
Sono tornato alcuni anni dopo perché cominciai i miei studi sulle fortificazioni pisane. La mia attività di studioso dei Monumenti dell’Elba iniziata appunto intorno al 1987, mi obbligava ad occuparmi anche di quelle di Pianosa, situate nella zona prospiciente il piccolo porto dell’Isola, compresa fra la Darsena, la Darsinetta e lo scoglio del Marzocco. Questa mia attività di ricerca, mi ha tenuto lontano dalla Villa di Agrippa, poiché approfittavo del poco tempo di permanenza concessomi sull’Isola, per analizzare i pochissimi resti della fortificazione Pisana e soprattutto cercare le tracce di una Torre che distrutta e riedifica varie volte, doveva essere presente in quell’area. Un giorno, nel corso di una delle mie “visite” sull’Isola, guardando verso Cala San Giovanni, vidi una struttura bianchissima stagliarsi contro l’orizzonte. Non posso nascondere lo stupore che mi colpì . Poiché non capivo bene che cosa stavo guardando.
Una bianca copertura di tela faceva sfoggio di sé, sostenuta da una tensostruttura composta da una numerosa serie di pali di acciaio verniciati di celeste, ancorata su plinti in calcestruzzo ed irrigidita da cavetti in trefola di acciaio. Giudicai subito negativamente l’intervento e pensai di parlarne con gli amici della Soprintendenza, anche per chiedere eventuali spiegazioni. Pensai che l’intervento fosse stato fatto da personale dell’Amministrazione Carceraria dell’Isola, abituata a far fronte ai problemi di conservazione dei Monumenti di Pianosa, “arrangiandosi” con personale artigiano facente parte dei detenuti. Come ebbe a dirmi l’allora Direttore, “facevano quello che potevano”, avendo pochi mezzi per far fronte alla onerosa situazione della conservazione dei Monumenti dell’Isola. Non posso nascondere di averne parlato più volte con stretti amici dell’Elba e di aver più volte espresso un parere assolutamente negativo su questo intervento.
Solo in seguito seppi che era stato condotto sotto il controllo di personale della Soprintendenza e da allora non mi sono mai spiegata la ragione di quanto avevo visto.Gli errori che sono stati commessi sono a mio avviso di varia natura. Il primo è quello dal punto di vista “estetico”, in linguaggio accademico si definisce “formale”.
La tensostruttura, con la sua particolarissima forma a “campane”, ha completamente stravolto il delicato equilibrio prospettico che caratterizzava i resti della Villa nel loro delicato rapporto con l’ambiente circostante. Trattandosi di paramenti murari molto bassi e realizzati in semplice pietra del colore del suolo su cui insistono, la loro valenza formale è così delicata che la massa troppo imponente e colorata della tensostruttura gli ha completamente annullati. In breve, è diventata più importante quest’ultima degli stessi resti . La presenza dei pali colorati in celeste all’interno dell’area archeologica ha poi falsata completamente la lettura dei ruderi , e costituito un insieme formale molto compromesso. E’ quindi opinabile la loro completa rimozione.
Presumo che questa scelta sia stata originata dalla necessità di difendere i resti della Villa dalle piogge meteoriche e che quindi si sia voluta realizzare una struttura protettiva . Siamo davanti ad un evidente compromesso, che però non doveva essere accettato per le troppe lesive ed antiestetiche ricadute che in effetti ha provocato. Come evidenzia lo stato di conservazione dei ruderi, in duemila anni il degrado è stato limitatissimo e non certo provocato dalle poche piogge che interessano l’Isola.
Gli altri sono errori di natura tecnologica e metodologica.
In primo luogo si è cercato di proteggere i paramenti murari della villa con la realizzazione di scorsaline in lastra di piombo murate a malta di cemento sulla sommità di questi. E’ evidente che si sia cercata questa strada per difendere questi paramenti murari dalle acque meteoriche. Ma allora c’è da chiedersi a cosa serviva la copertura sostenuta dalla “discutibile” tensostruttura, in quanto l’acqua meteorica sarebbe dovuta essere intercettata proprio da questa. Se ne deduce che uno dei due lavori è completamente inutile in quanto le due tecnologie si escludono a vicenda.
La messa in opera di questa lastra di piombo ha comportato un parziale “ricarico” della medesima per stabilizzarla e “collegarla” alla sommità del muro. I fautori di questo intervento, sono stati obbligati a “regolarizzare” la sommità del muro e forse ad asportarne delle porzioni superficiali che sono state in seguito “rimurate” sopra a questa lastra per ottenere un piccolo aggetto “protettivo” ed impedire all’acqua di entrare dentro la porzione “a sacco” dell’ Opus Reticulatum. Oltre al danno arrecato alla piacevole irregolarità della sommità del muro che si doveva leggere come un rudere e non come un’opera moderna, il risultato è stato quello di “bruciare” col cemento i paramenti murari nella loro sommità e quindi di causarne un completo dissesto apicale , perfettamente visibile anche da lontano. La posa in opera di queste abbondanti porzioni di malta cementizia ha provocato a mio avviso la totale compromissione della lettura dell’apparato murario originale che risulta in più punti irrimediabilmente lesionato e compromesso nella sua “ apparecchiatura”.
Non so valutare senza una profonda e ravvicinata indagine sul posto, i rimedi da approntare per il ripristino della situazione poiché, asportando le porzioni di malta cementizia si asporterebbero sicuramente altre porzioni di malta , inerti e laterizi originali presenti . Siamo forse davanti ad un danno a mio avviso non rimediabile. Le porzioni di intonaco poste in opera su questi paramenti, sono state realizzate anche queste in malta cementizia , aggravando la già compromessa situazione dovuta alle scorsaline in lastra di piombo. E’ evidente che si è inteso ricostruire delle porzioni di paramento esterno e di conferirgli una maggiore solidità, ma la tecnica utilizzata, non trova riscontro in nessuna etica di intervento per la quale si raccomanda invece la “assoluta conservazione della patina antica originaria” sia su intonaci che sulle pietre facenti parti della struttura. La malta cementizia posta in opera, non solo ha completamente coperto la patinatura del paramento dovuta al tempo, ma se si intendesse asportarla, si andrebbe incontro ancora una volta alla completa asportazione degli strati su cui è stata posta e insieme a questi alla loro antica patinatura.
Bisognava limitare l’intervento alle sole “riprese” assolutamente necessarie alla stabilità del paramento ma realizzandole con malte il più vicino possibile a quelle adoperate dagli antichi costruttori, e quindi a base di calce aerea di grassello e non certo con malte confezionate a base di moderno cemento. Ritengo veramente sbagliata la soluzione adottata.
Un altro errore è stato quello inerente la conservazione e stabilizzazione dei mosaici. Si è scelta una soluzione a mio avviso ancora errata dal punto di vista tecnologico. Qui la lastra di piombo è stata adoperata per circondare le aree a mosaico esistenti, piegandola a squadra e ponendola in opera lungo il perimetro esterno dei mosaici, accostandola direttamente alle tesserine perimetrali costituenti il mosaico stesso. L’errore è stato quello di fissare ancora una volta con malta cementizia la lastra di piombo, direttamente sul piano di calpestio e di impedire così la libera dilatazione del mosaico, che è stato compresso in una micidiale “stretta”.
Il mosaico essendo molto discontinuo e costituito da materiale con indice di dilatazione diverso da quello del sistema piombo-cemento, ha finito per essere sollecitato dai movimenti del metallo e del cemento, arrivando in più punti al suo distaccamento ed alla espulsione di parti del medesimo .
In altri punti il movimento è stato tale che si è avuto anche il sollevamento della massa del mosaico dal suo piano di posa. Il danno provocato non può certo essere riparato con il riposizionamento delle tessere del mosaico espulse utilizzando malta moderna, come mi è parso di vedere nelle foto pubblicate sui giornali, poiché costituirebbe un clamoroso “falso” !
Un ultima osservazione va fatta sulla scelta inerente la stessa struttura. Si è progettata una soluzione a maglia “obbligata” e regolare, con attacchi al suolo “interni ” all’area archeologica .
Era a mio avviso più corretto progettarne una con gli attacchi “esterni “ a questa e con la maglia NON regolare e quindi adattabile con più elasticità al rispetto dei paramenti murari esistenti.
Questo tipo di dispositivo non avrebbe obbligato a posizionare le fondazioni dei pali in punti “obbligati” e si sarebbe evitato di posizionarle in punti tal volta lesivi per il tessuto archeologico del Monumento. Avrebbe evitata anche l’erratissima soluzione di passare i cavi di tensionamento attraverso i paramenti murari originali tramite la realizzazione di “grossi buchi” ottenuti per demolizione del loro tessuto murario.
CONCLUSIONE.
Personalmente sono molto contrario alla polemica. Chi mi conosce sa che preferisco la strada del confronto scientifico. In questo tipo di situazione che, vede purtroppo coinvolta la stessa Soprintendenza , accettare il “silenzio reverenziale” sarebbe stato contro la mia morale .
La mia posizione di esperto per la conservazione ed il Restauro dei Monumenti del Forum Centrale Unesco di Valencia “Universidad Y Patrimonio “ e l’appartenenza al Comitato Scientifico del Forum della stessa organizzazione presso l’Università di Firenze, mi hanno fatto sentire il dovere di esporre con la più profonda serenità ma col massimo rigore scientifico il mio pensiero su questa triste questione .Mi unisco quindi alla protesta dei colleghi che mi hanno preceduto. Conoscendo personalmente moltissimi funzionari ed ispettori delle nostre Soprintendenze, con i quali ho lavorato a stretto contatto per molti anni, sono il primo a riconoscerne la notevole preparazione e capacità scientifica. Proprio per non generalizzare cattive impressioni sul loro operato, mi auguro che casi come questo non si possano verificare ancora in futuro. Questa mia analisi della situazione non vuol essere una offesa per nessuno e tanto meno per la Soprintendenza interessata . E’ semplicemente una riflessione di studioso su un intervento di restauro dagli aspetti molto discutibili .
[COLOR=darkblue]arch.Massimo Ricci
Esperto del Forum Centrale Unesco “ University and Eritage”
Membro Comitato Scientifico del Forum Unesco “Università e Patrimonio” Facoltà di Architettura di Firenze
Professore a contratto di “Tecnologia dell’Architettura “ Università degli Studi di Firenze
Nota : se ne autorizza la pubblicazione SOLO IN VERSIONE INTEGRALE con speciale riferimento alla sua conclusione. [/COLOR]
Dopo la proposta di dieci anni fà del Chiti che voleva che il parco fosse regionale ,ora vogliono il controllo sulle autorità portuali.La regione sinistra vuole controllare tutto il territorio,vuole centralizzare il controllo del territorio,ma noi ci ricordiamo del Buraccio,della Toremar,dei porti turistici e dell'aereoporto.A dimenticavo ,grazie compagno Alessi per il consorzio di bonifica,grazie ex presidente della comunità montana,grazie per i bollettini che ci stanno arrivando,grazie ma nun te lo augurà ,se trovo un bischero che parla bene di te lo prendo a calci per le cote.
PER EVENTUALE ASSUNZIONE TRAMITE MOBILITA’ ESTERNA VOLONTARIA DI N. 2 ISTRUTTORI AMMINISTRATIVI O AMMINISTRATIVO-CONTABILI CAT. C
Il Dirigente Area 2 ad interim in esecuzione:
• della deliberazione di G.C. 232 del 17.8.2010
• della Determinazione n. 53 del 27.8.2010 e nel rispetto delle vigenti norme contrattuali in materia di personale,
RENDE NOTO CHE
Art. 1 – Oggetto della selezione
1. È indetta una selezione per mobilità esterna volontaria, ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs. 165/2001 e s.m.i., per la eventuale copertura a tempo indeterminato e pieno di n. 2 posti vacanti di Istruttore amministrativo o amministrativo-contabile (categoria C di cui al CCNL 1/4/1999) destinati, quale prima assegnazione, alla dotazione dell’ all’Area 2, GESTIONE DELLE RISORSE E CONTROLLO PARTECIPATE.
2. Agli assunti viene riservato il trattamento economico di cui al C.C.N.L. comparto Regioni Enti Locali vigente e il trattamento economico previsto dal vigente Contratto integrativo decentrato, oltre l’eventuale anzianità maturata.
3. Il titolare preveniente da altro comparto vedrà l’equiparazione stipendiale sulla base delle disposizioni legislative e/o contrattuali vigenti.
4. L’Amministrazione garantisce parità e pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro, ai sensi della legge n. 125/91.
5. La presente procedura selettiva è disciplinata dal regolamento comunale approvato con deliberazione della Giunta municipale n. 216 del 28/07/2010.
Art. 2-REQUISITI PER L’AMMISSIONE
ALLA SELEZIONE
1. Possono partecipare alla presente selezione i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, individuate dall’art. 1, comma 2, del D. Lgs. n° 165/2001, in servizio a tempo indeterminato alla data di scadenza del presente avviso, se dipendenti del Comparto Regioni-Enti locali, nella categoria C, profilo professionale di Istruttore Amministrativo o Amministrativo-Contabile, di cui al CCNL 31/03/1999 ovvero, se dipendenti appartenenti ad altri comparti del pubblico impiego, in categoria appropriata per analoghi profili professionali.
2. Per il personale proveniente da comparti diversi, ove i CCNL abbiano previsto un sistema classificatorio diverso da quello del Comparto Regioni-Autonomie Locali, ai fini dell’equiparazione si tiene conto del titolo di studio previsto per l’accesso dall’esterno, della posizione o qualifica funzionale, del relativo contenuto mansionistico nonché del livello economico di provenienza del personale, secondo la declaratoria prevista dal CCNL di riferimento. Ai fini dell’ammissione alla selezione il giudizio di equiparazione, effettuato sulla base del suddetto criterio, laddove manchi una specifica espressa previsione normativa è riservato esclusivamente all’amministrazione procedente.
3. L’ente si riserva la facoltà di sottoporre a visita medica il candidato per l’accertamento dell’idoneità fisica.
4. Alla procedura di mobilità sono ammessi i dipendenti a tempo indeterminato inquadrati nelle categorie corrispondenti alla C nel comparto Regioni EE.LL. così come previste dai vigenti CCNL di comparto appartenenti alla Pubblica Amministrazione di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs n. 165/2001 e successive modificazioni ed integrazioni ed in possesso dei seguenti requisiti, da dichiarare ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000:
a. possesso della qualità di dipendente a tempo indeterminato, profilo professionale di Istruttore Amministrativo o Amministrativo- contabile, inquadrato nelle categorie corrispondenti alla Cat. C previste dai vigenti CCNL di comparto, appartenente a Pubblica Amministrazione di cui all’art. 1, comma 2, deL d.lgs n. 165/2001 e successive modificazioni ed integrazioni;
b. permanenza dei requisiti di accesso al pubblico impiego;
c. Possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, di durata almeno quadriennale. Il titolo di studio conseguito all'estero deve aver ottenuto la necessaria equipollenza a quello italiano, rilasciata dalle competenti autorità.
d. nulla- osta dell’Amministrazione di appartenenza.
e. non essere incorso in sanzioni disciplinari superiori alla censura nell’ultimo biennio.
5. Tutti i requisiti devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda di partecipazione al concorso.
Art. 3 – CONTENUTO DELLA DOMANDA-
MODALITA’ E TERMINI DI PRESENTAZIONE
1. Gli aspiranti devono essere in possesso di tutti i requisiti indicati nell’articolo 1 e dovranno dichiararli nella domanda di partecipazione alla procedura di mobilità sotto la propria personale responsabilità ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. 445/2000.
2. Il candidato dovrà, inoltre, dichiarare:
a) nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, codice fiscale;
b) indirizzo cui vanno inviate le comunicazioni inerenti la procedura, numero telefonico ed eventuale numero di cellulare;
c) l’Ente presso cui presta servizio, il Comparto di appartenenza, la data di decorrenza del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il profilo professionale, l’appartenenza alla categoria C per il CCNL Regioni-Autonomie locali o analoga per altri comparti, la tipologia di rapporto di lavoro (part-time o tempo pieno);
d) l’eventuale superamento del periodo di prova;
e) gli eventuali servizi prestati presso Enti Pubblici;
f) il titolo di studio posseduto, dell’istituto che lo ha rilasciato, della votazione conseguita e della data in cui è stato conseguito;
g) la permanenza del possesso di tutti i requisiti prescritti per l’accesso al pubblico impiego;
h) non avere risolto alcun precedente rapporto di impiego presso pubbliche amministrazioni, ovvero i motivi della risoluzione di precedenti rapporti di impiego presso pubbliche amministrazioni;
i) di non avere procedimenti penali in corso;
j) di non avere procedimenti disciplinari in corso;
k) le sanzioni disciplinari, superiori alla censura, subite nell’ultimo biennio ancorché non definitive;
l) eventuali motivazioni (personali, familiari etc.) al trasferimento;
m) eventuale iscrizione all’albo professionale;
n) l’autorizzazione al trattamento dei dati personali;
o) eventuale posizione soprannumeraria o di disponibilità nell’ente di appartenenza;
p) possesso del nulla osta dell’Amministrazione di appartenenza.
3. I candidati dovranno allegare alla domanda obbligatoriamente:
• Fotocopia, sottoscritta dal titolare, di un documento di riconoscimento del candidato in corso di validità;
• dettagliato curriculum formativo e professionale datato e sottoscritto;
• nulla osta alla mobilità dell’Amministrazione di appartenenza.
4. Ai sensi dell’art. 20 della legge n. 104/1992 i candidati riconosciuti portatori di handicap dovranno specificare l’ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l’eventuale necessità di tempi aggiuntivi per sostenere la prova d’esame.
5. I candidati, per essere ammessi alla presente selezione , dovranno far pervenire domanda di partecipazione redatta in carta libera, secondo lo schema sotto riportato, indirizzata all’Ufficio Personale del Comune di Portoferraio, Via Garibaldi, 17, 57037 Portoferraio entro il 20 settembre 2010. Le domande potranno essere inoltrate anche a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo [EMAIL]comune.portoferraio@postacert.toscana.it[/EMAIL] ovvero mediante consegna a mano all’ufficio protocollo del Comune di Portoferraio negli orari di apertura del medesimo. Non si tiene conto delle domande pervenute dopo la scadenza di tale termine anche se spedite per raccomandata a.r., posta celere o corriere entro il termine suddetto.
6. La domanda di partecipazione alla selezione deve essere sottoscritta dal candidato a pena di nullità. Ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. 445/2000 la firma non deve essere autenticata.
7. Sulla busta contenente la domanda il candidato deve apporre il proprio nome, cognome, indirizzo e la dizione “Selezione per mobilità esterna per eventuale assunzione a tempo indeterminato di n. 2 Istruttori amministrativi o amministrativo/contabili cat. C”.
ART. 8 – PROCEDURA DI SELEZIONE
1. Tutti i candidati che abbiano presentato domanda di partecipazione alla selezione sono ammessi con riserva di verifica del possesso dei requisiti previsti dal presente bando a partecipare alla selezione.
2. Al termine della stessa, l’Ufficio competente procederà a verificare il possesso dei requisiti di partecipazione alla selezione dei candidati dichiarati idonei e vincitori.
3. La procedura selettiva, finalizzata alla scelta del/dei candidati da assumere per mobilità, si articola come segue:
a. Valutazione del curriculum;
b. Colloquio culturale/professionale tendente ad accertare anche la professionalità acquisita nelle precedenti esperienze lavorative;
c. Formazione della graduatoria di merito.
4. Per la Valutazione curriculum formativo e professionale la Commissione Esaminatrice appositamente nominata valuterà preliminarmente gli aspetti rilevanti e attinenti al posto da ricoprire per mobilità (titoli di studio, corsi di aggiornamento, esperienze professionali, precedenti esperienze lavorative, docenze, ecc..) risultanti dal curriculum formativo e professionale dei candidati, ivi comprese le eventuali motivazioni alla mobilità e l’eventuale posizione soprannumeraria o di disponibilità.
5. Al curriculum vengono riservati max punti 10 applicando i seguenti criteri:
A. titoli di servizio (riferiti all’esperienza acquisita a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, in qualità di istruttore direttivo tecnico categoria C o superiori o analoghi):
Fino a 3 anni punti 0
Da 3 a 5 anni punti 2
Superiore a 5 anni punti 4
Il servizio prestato presso enti del comparto Regioni-autonomie locali è valutato con una maggiorazione del 50%; in tal caso per il servizio fino a tre anni sono attribuiti punti 1 (uno).
Il candidato dovrà indicare, nell'apposita sezione prevista nel modello di domanda, gli elementi necessari per la valutazione dei titoli (corretta indicazione della tipologia) e della durata del servizio (giorno, mese, anno, nonché la pubblica amministrazione presso la quale è stato prestato il servizio stesso). In mancanza delle indicazioni richieste, il servizio prestato non sarà oggetto di attribuzione di punteggio.
B. titolo di studio
B1 – riferito a quello dichiarato per la partecipazione alla procedura selettiva:
Diploma di scuola media di secondo grado (almeno quadriennale): fino punti 5 sulla base della votazione conseguita.
B2 – Ulteriori titoli di studio se attinente alle materie oggetto delle prove
Corsi di perfezionamento o specializzazione purché attinenti alle materie di esami e conclusi con esame e voto: punti 1
Secondo od ulteriore titolo di studio (ulteriore diploma di studi medi di secondo grado o laurea) afferente le materie di esame: fino a punti 3.
C. Ulteriori titoli culturali, di servizio e professionali, diversi da quelli sopra indicati, purché attinenti alle materie di esame ed alle posizioni di lavoro oggetto del presente bando, saranno valutati a discrezione della Commissione entro il massimo di punti 2.
6. I candidati che si presenteranno a sostenere il colloquio dovranno essere muniti di documento di identità o di riconoscimento equipollente ai sensi dell’art. 35 D.P.R. n. 445/2000, comunque in corso di validità.
7. Per superare la prova, i concorrenti dovranno ottenere una votazione non inferiore a punti 21 fino ad un massimo di trenta punti.
8. La data e l’orario dei colloqui, con valenza di convocazione, è fissata per il giorno 27 settembre 2010 alle ore 10.30 e si terranno presso il palazzo comunale posto in Via Garibaldi, 17 in Portoferraio. Saranno considerati rinunciatari coloro che, per qualsiasi motivo, non si presentino a sostenere la prova d’esame.
9. Ai fini della valutazione del colloquio la Commissione applicheranno i seguenti criteri generali di valutazione:
a. Verranno valutati le cognizioni, l’attitudine ai contenuti professionali, la capacità di fronteggiare criticità ed il complesso relazionale attinenti alla responsabilità connessa alla posizione di lavoro.
b. Sotto il profilo culturale é richiesto un grado di conoscenze monospecialistico necessario per lo svolgimento delle mansioni, di profilo di istruttore, relazionate alla posizione di lavoro di prima assegnazione; si valutano la preparazione professionale e le conoscenze tecniche necessarie all’esecuzione della prestazione lavorativa;
c. In particolare verranno prese in esame la competenza professionale e le conoscenze in materia di:
– disciplina del pubblico impiego: decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165
– contratto di lavoro del comparto Regioni-Autonomie Locali
– decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
– tributi comunali; principi fondamentali e principali imposte locali.
– i controlli interni ed esterni sull’attività comunale e sugli organi;
– regole generali sul procedimento amministrativo; legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni;
– I beni della pubblica amministrazione.
– nozioni sulla riservatezza dei dati (privacy) decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196;
– Conoscenza dei principali software di scrittura testi e di calcolo.
10 – Qualora nessun candidato ottenga il punteggio minimo di 21/30, l’Amministrazione non procederà alla copertura del posto tramite mobilità.
11 – Il punteggio finale sarà dato dalla somma del voto conseguito al colloquio con la valutazione del curriculum.
Portoferraio, 27 agosto 2010
[COLOR=darkred]“Oggi ricorre l’anniversario di un giorno tremendo per l’umanità, un giorno che è obbligo ricordare e raccontare come monito ai nostri figli affinché tragedie di questo genere non abbiano a ripetersi” [/COLOR]
Ricordo….. quella mano protesa oltre i vetri di una finestra di una delle torri gemelle di New York, filmata nell’atto di sventolare un panno bianco, era l’addio patetico dal sapore d’altri tempi, come fatto da chi nel suo mondo di certezze partisse per un viaggio verso l’ignoto, un gesto che più che una richiesta d’aiuto , tra l’altro impossibile, mi parve la resa di una vita che sapeva di spegnersi.
Quel giorno di molti anni fa è giorno destinato a rimanere unico nella memoria collettiva, al di là di ogni interrogativo, di ogni pensiero formato da tante immagini fisse ognuna delle quali rimanda al senso di un male terreno, sconosciuto prima di allora in quella misura.
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Ricordo…. quella mano di uno sconosciuto protesa nel vuoto a muovere un panno perché poi noi tutti …..non si dimenticasse. [/COLOR] 🙁
Ringrazio GREEN REPORT per aver riportato, commentato e condiviso le considerazioni del sottoscritto eliminare il campetto della Bricchetteria per costruirci delle abitazioni.
Non capisco però perché nel “pezzo” in un breve inciso si parla dei consiglieri del gruppo di opposizione avvicinatisi all’UDC.
Devo precisare che l’equazione non è così scontata.
Mentre il capogruppo Marini ha preso la decisione che rispetto e della quale prendo atto, di legarsi all’UDC , la lista che ha dato origine al gruppo ha una matrice indipendente pur con affinità ai partiti di centro destra.
Per quanto riguarda poi il sottoscritto, rivendico e conservo la mia posizione, da sempre, di indipendente e la libertà politica anche di appoggiare scelte dell’attuale Maggioranza, se ritenessi che queste portassero a vantaggi futuri per il paese.
Purtroppo però questa eventuale condivisione è infrequente, perché reputo che chi ci governa oggi , raramente faccia scelte utili per i Portoferraiesi.
Riccardo Nurra
Consigliere Comunale