Gradirei portare a conoscenza Sua e dei Suoi lettori e probabilmente pure di chi ha curato la stesura del “libro” (in questo almeno in buona fede), di chi lo ha profumatamente pagato, di chi ne trae lecito vantaggio così insistentemente promuovendolo e distribuendolo (auguri ..) di un particolare che a taluni apparirà marginale ma per me non lo è.
Non intendo con questo deflettere dal proposito di dare risposta a questa vera e propria “ricca” campagna tesa a screditare una serie di persone perbene (o la loro memoria) che hanno nella vicenda fatto solo il loro dovere professionale e/o amministrativo, solo in accordo e unitamente agli altri chiamati in causa nei modi e nelle sedi che comunemente riterremo opportune.
Veniamo al punto: come già ebbi a spiegare personalmente qualche mese fa all'amico Alberto Fratti, al contrario di quanto emerge dagli atti processuali, non corrisponde alla realtà che io e Daniele Palmieri ci presentammo per delle dichiarazioni spontanee, bensì venimmo convocati insieme dal Comandante della Compagnia dei Carabinieri.
Nell’occasione ricordo che su richiesta fornii informazioni sulla vicenda delle Sirene relativamente ad un periodo in cui me ne ero più direttamente occupato da segretario cittadino del PCI e poi del PDS fino alle elezioni del 1994 anno in cui cessò il mio impegno diretto in politica.
Non firmai (come Palmieri) alcun verbale e ritenni pure solo vagamente documentativo di un quadro generale quello che avevo dichiarato, come semplice persona informata sui fatti, sensazione che mi rimase e si rinforzò, visto che non fui mai sentito come testimone dal P.M.
Neanche detti quindi eccessivo peso alla discrepanza, non mi interessava chi tra P.M. e i CC avesse commesso un errore che non mutava la sostanza delle cose.
Sono costretto a farlo ora che vedo che, non tanto l’ordinatore di un “pamphlet” per il quale forse dovrei reclamare dei diritti d’autore (tanto sono abbondanti le citazioni di elbareport e del sottoscritto), ma dei frequentatori del Blog, hanno letto in quel rispondere ad un invito e alle domande poste da un inquirente (come deve fare ogni buon cittadino) una volontà persecutoria o addirittura la prova provata di un ridicolissimo “complotto”.
Ciò detto mi taccio, e le anticipo che non annoierò più lei o i suoi lettori né risponderò ad eventuali ulteriori repliche sull’argomento; così è andata, punto.
Mi viene solo da osservare chiudendo che la “coraggiosa opera” viene promossa parlando tra l’altro de “l’opera dei collaboratori di giustizia” (parolone) che deve essere chiaro non ci riguarda, la collaborazione di giustizia è una situazione nella quale un membro di un'organizzazione criminale a sfondo mafioso o terroristico decide di “pentirsi” per ottenere uno sconto di pena.
Ora a parte che nessuno dei presunti complottatori rosso-verdi ha fatto mai un giorno al fresco, mi pare che l’unica vicenda in cui si è trattato di associazione mafiosa all’Elba non sia stata presa in alcuna considerazione, da chi ha steso questo regalatissimo “nuovo vangelo”.







