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A Botanico per Pianosa [/COLOR] [/SIZE]
Le sono grato per la segnalazione della presenza infestante dell’ Ailanto fra i ruderi dei Bagni d’Agrippa. Credo che, insieme con me, le saranno grati coloro che hanno a cuore il destino dei beni culturali delle nostre isole. Spero che la notizia del grave rischio che corre la sfortunata villa di Agrippa Postumo giunga anche alle Autorità preposte.
Per rimanere in tema, ritengo utile proporre ai camminatori un ampio stralcio della
durissima interrogazione a risposta scritta che, a quanto risulta, risposta non ha avuto, presentata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali dall’on. Marco Lion nel 2004:
“ Esiste, o meglio esisteva in un'incantevole landa dell'Isola di Pianosa, nell'Arcipelago Toscano, un gioiello di eccezionale valore storico ed archeologico rappresentato dalla Villa Patrizia di Agrippa Postumo, nipote dell'Imperatore Augusto.
Attualmente si deve purtroppo rilevare che questo gioiello dell'architettura di epoca romana denominato "I bagni di Agrippa", è stato deturpato da un maldestro pseudo-restauro finanziato con fondi pubblici: paradossalmente forse per la troppo disinvolta disponibilità degli stessi fondi, la Villa di Agrippa è stata rovinata da una serie di lavori iniziati nei primi anni '90 del secolo scorso e affidati, evidentemente, a mani inesperte;
– il danno causato al patrimonio archeologico consiste non solo nel maldestro accostamento estetico di materiali impropri per il restauro architettonico come quello di cui trattasi (copertura a cupole, più adatta a un circo o una pizzeria; una palizzata tipo ranch texano, due dozzine di pilastri tubolari di sostegno impiantati nell'area archeologica, che spezzano e rendono impossibile una visione d'insieme del monumento), ma soprattutto nelle conseguenze chimiche e meccaniche dei materiali (cemento e piombo) utilizzati diffusamente, sia a contatto con le strutture murarie che con i mosaici, materiali che, complici anche i diversi indici di dilatazione termocrioclastica, offrono un inesorabile contributo al disfacimento dei reperti;
– il funzionario di zona della Soprintendenza competente,ovvero la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, il quale ha in ogni caso l'incarico e la responsabilità di direttore scientifico del progetto, ha proceduto secondo l'interrogante ad libitum, senza cioè tenere nel debito conto le consolidate e vincolanti regole del restauro architettonico e artistico del quale l'Italia è all'avanguardia nel mondo;
– lo scempio dei Bagni di Agrippa, comunque perpetrato con il "restauro" delle strutture emergenti che potrebbe secondo l'interrogante far temere la richiesta di severa riduzione nel settore dei finanziamenti CEE all'Italia, è stato interpretato all'estero dal Professor J. L. Montalvà, direttore generale del Forum Unesco, come un modo scientificamente e tecnologicamente inopportuno di trattare i patrimoni culturali che appartengono alla nostra civiltà;
-se corrisponda al vero che la ditta appaltatrice dei lavori su "I Bagni di Agrippa" abbia ripetuto a più riprese negli anni i propri interventi e se, stante il singolare accanimento dei "restauri" che hanno determinato l'attuale risultato, sia dato conoscere l'importo complessivo che è stato speso per questo reperto dalla stessa Soprintendenza o da altra amministrazione della Regione o dello Stato;
– se, per il ripetersi di episodi simili generati in alcuni settori dalla stessa Soprintendenza per i Beni Archeologici di Firenze (come il caso del tesoro trafugato dal piroscafo a ruote "Polluce"), siano individuabili eventuali responsabilità del funzionario di zona responsabile del territorio e, in caso affermativo, se non si ritenga che lo stesso possa essere proficuamente impiegato in attività di minore responsabilità decisionale".
P.S
[COLOR=darkblue]Gent. amici e/o colleghi, chiunque riproduca le fotografie di camminando.org è pregato di citarne la fonte Grazie F.P[/COLOR]