Come Sezione FIDC di Portoferraio ci sentiamo in dovere di rispondere all’articolo pubblicato sui network locali in ordine alle sottese polemiche sollevate per alcuni asseriti episodi che avrebbero riguardato soggetti in esercizio di caccia e proprietari di immobili ubicati in zone aperte all’attività venatoria . Rileviamo come puntualmente ad ogni apertura della stagione venatoria si accendano proteste di ogni genere ( ambientaliste/animaliste e non) tese a colpevolizzare “a braccio” l’intera categoria dei passionisti della caccia , senza comprendere le difficoltà che in un territorio come l’Isola d’Elba devono affrontare i soggetti che legalmente si accingono a svolgere un’attività regolamentata da una legge dello Stato.
I motivi di doglianza di qualche cittadino ( distanze più o meno rispettate dalle abitazioni) devono essere rivolte a quel singolo soggetto che avrebbe violato la norma ( e non tese a colpevolizzare l’intera categoria ) ,norma che Ns. malgrado non tiene conto dello sviluppo urbanistico cha ha interessato l’Elba negli anni , sviluppo che di fatto inibisce l’attività venatoria ove in precedenza era consentita.
Purtroppo c’è del vero per alcune vicende narrate e pubblicate sulla rivista “ Il Cinghiale” poiché vuoi per la costruzione di numerosissime nuove abitazioni sia con l’avvento del Parco con i suoi ( permettetecelo di dirlo) scriteriati confini e con la conseguente chiusura all’attività venatoria nelle relative zone ,oltre a tutte le inibizioni della Legge in materia venatoria, la caccia agli ungulati è diventata veramente difficile a meno che non si voglia incorrere in pesanti sanzioni amministrative e/o penali.
Non intendiamo in questa sede addentrarci nelle annose polemiche che hanno interessato la nascita del PNAT , ma bisogna dare atto del fallimento ( così come anche affermano autorevoli politici locali un tempo favorevoli alla sua istituzione) sotto svariati profili, degli scopi prefissati dalla L. 394.
Le polemiche dei cacciatori “cinghialai” sono legate soprattutto a questo: chiusura all’attività venatoria di vastissime aree assolutamente prive di pregio o interesse ambientale che viceversa sarebbero state idonee alla caccia e che oggi sono lasciate abbandonate a se stesse, senza interventi di manutenzione , deforestazione, bonifica ed esposte al pericolo di incendio ( vedasi comprensorio Monte Calamita ed altre zone ). Da qui danni alle colture da parte degli ungulati, denaro pubblico che viene devoluto per i risarcimenti e per le opere di ripristino e chi ne ha più ne metta .
Senza entrare nel merito delle questioni e nel linguaggio “politichese” , vediamo invece di incentivare il dialogo con la componente venatoria ,( dialogo alla quale la FIDC non si è mai sottratta) che quando fa comodo al cittadino perché si uccidono i cinghiali che magari hanno distrutto la vigna va tutto bene e sono tutti contenti e quando si sente sparare vicino ad una casa o per un altro motivo si sollevano polemiche a dismisura assolutamente infruttuose e strumentali.
[COLOR=darkblue] F.I.d.C.
sezione di Portoferraio [/COLOR]