hai perfettamente ragione, possono pure fare 10 liste ma se tutti votiamo perbene, passerà finalmente chi deve passare e non il solito schifo che ci governa da troppo tempo!!! FORZA CAMPESI
Nella sua dissertazione sulla situazione campese ha dimenticato di spiegare, dopo aver definito Vanno Segnini, uomo di sinistra, Come sia possibile che il centro destra campese abbia all'interno della propria compagine l'Udc che attualmente si trova all'opposizione nel governo nazionale.
Non è destro ciò che destro ma è destro ciò che piace (CONVIENE)!!
PS: il suo candidato ha firmato l'accordo con "Nuovo progetto per Campo" no comment !
😎
Vedere ciò che è giusto e non farlo è mancanza di coraggio. Confucio nel lontano 479 a.C.
[COLOR=blue]IN ENTRAMBI GLI ATTI DI QUERELA E' STATO RICHIESTO CHE IL QUERELANTE VENGA INFORMATO PER IL CASO DI RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE . [/COLOR]
[COLOR=red]ESCLUSO PERTANTO CHE LA NOTIZIA DELL'ARCHIVIAZIONE SIA FONDATA [/COLOR] .
[COLOR=green][B]RESIDENCE LE SUGHERE ? [/COLOR]
[COLOR=darkred]con Amadio e Angelilli (An-Pdl)«Dalla Regione al Parlamento europeo il nostro impegno per l’Elba» [/COLOR]
Europa e isole minori: questo il titolo del convegno che si è svolto ieri pomeriggio nella Sala consiliare del Comune di Campo nell’Elba, organizzato dal Consigliere regionale di An-Pdl Marcella Amadio con la partecipazione dell’europarlamentare Roberta Angelilli (Capodelegazione di An-Pdl al Parlamento europeo). I lavori, un’occasione per fare il punto sull’impegno che Amadio e Angelilli hanno profuso negli anni in favore dell’isola d’Elba sia presso la Regione Toscana che presso il Parlamento europeo tra attività istituzionale e proposte concrete, sono stati introdotti da Giovanni Muti e Pasqualino Lupi, responsabili locali del Pdl.
«Per la mia esperienza – ha dichiarato Amadio – non posso che sottolineare la disattenzione che la Regione Toscana ha nei confronti dell’Isola d’Elba. Una Regione matrigna che si ostina a non comprendere come i problemi e le necessità di un territorio insulare siano maggiori e diversi rispetto a quelli di chi vive nel continente». Molteplici i fronti su cui si è articolata l’attività di Amadio. Innanzitutto la sanità: «Il sistema sanitario elbano – ha affermato Amadio – è afflitto da disfunzioni e carenze che vanno dalla mancanza dei primari alle interminabili liste d’attesa. Eclatante il caso del non funzionamento della camera iperbarica per assenza di medici in pieno agosto del 2006. E come non ricordare i tempi biblici impiegati per la realizzazione della piazzola per l’elisoccorso a Portoferraio?»
L’assetto del territorio, con le richieste di ripascimento e ripristino dell’area costiera gravemente colpita dall’erosione e con la richiesta dello stato di calamità per i danni dell’inverno scorso dovuti al maltempo e alle mareggiate, ha poi rappresentato un altro tema forte dell’impegno di Amadio in Consiglio regionale. Così come quello dell’assetto istituzionale dell’Isola d’Elba che, con il taglio della Comunità montana, rischiava di vedersi sfilare aiuti e finanziamenti indispensabili per tamponare i problemi relativi a mobilità, sanità e scuola. «Tra le battaglie più recenti – ricorda ancora Amadio – c’è stata poi quella relativa alla richiesta di messa in sicurezza del porto di Campo nell’Elba come richiesto dai pescatori del luogo, sostenendo le giuste e sacrosante richieste loro e delle loro famiglie. Ancora, all’interno della Commissione d’inchiesta sull’emergenza abitativa ho sollevato le irregolarità relative agli alloggi Peep trasformati in case di vacanza, mentre proprio l’altro ieri, martedì, è giunta notizia dello sblocco dei 2,5 milioni di euro per l’aeroporto di La Pila su interessamento mio e di altri consiglieri regionali del Pdl presso gli onorevoli Tajani e Angelilli».
Non solo perché, ricorda ancora Amadio, proprio Roberta Angelilli ha presentato alla Commissione europea un’istanza per l’istituzione del porto franco all’Isola d’Elba. Era stato il gruppo regionale di An, mesi fa, a presentare una mozione in cui chiedeva la possibile istituzione di un porto franco all’Elba, e la richiesta era stata subito adottata dalla Angelilli: «Ho presentato un’interrogazione alla Commissione – spiega l’europarlamentare – chiedendo la costituzione di un’area entro cui non si pagheranno dazi di importazione su merci o imposte, fatto che consentirebbe il rilancio dell’economia e del turismo nell’isola». Ma non è l’unico progetto in campo. Infatti, Angelilli si sta occupando di inserire la valorizzazione e la tutela dei prodotti tipici elbani, come ad esempio l’aleatico, nei progetti di promozione della Commissione europea, così da garantire l’accesso a fondi ad hoc. «Io invito gli elbani a fare riferimento a me per qualsiasi iniziativa che possa essere rappresentata in Europa – è l’appello di Angelilli – soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai bandi comunitari che privilegiano, a seconda degli Obiettivi, le zone insulari a causa delle loro peculiari difficoltà».
Due marinesi, giovani, aitanti ed idealisti, si autocandidano con spirito di abnegazione e sacrificio alla conquista della confinante Marciana: spezzeremo le reni al Capanne!
200 cittadini marcianesi, bighellonatori da bar, appongono la loro "X" in guisa di firma, chiedendo la riesumazione di una cariatide che uno dei due marinesi suddetti definisce "capace solo di seminare divisioni e rancori", ma che evidentemente è considerata "meno peggio" dell'alternativa alloctona. Ah, tutti e due i suddetti candidati sono, ovviamente, militanti dello stesso, nuovo, grande e coeso Partito Unitario (…aspirante Unico?). Dall'altra parte, impossibilitati a ricandidare il giovane bi-sindaco in carica, si presenta un baldo e romantico poeta, così, per onor di firma. Dietro le quinte, sarte e truccatrici al lavoro: chi vincerà la tenzone per interpretare il ruolo di attore protagonista? Chi ci farà sapere se e per quanti anni ancora l'"ecomostro" procchiese continuerà a rappresentare l'arco di trionfo per l'ingresso all'anello occidentale? Insomma, non è proprio il Partenone, ma ci assomiglia.. 'un si parlava di cariatidi?
Nella Capitale, intanto, si lavora alacremente per risollevare le sorti della città di Cosimo. Allegri e spensierati, i rifondaroli gongolano: sono gli unici ad aver capito che dal loggione lo spettacolo non può mancare, e la loro sola preoccupazione è controllare che non si esauriscano le scorte di pomodori e uova da lancio….
Squadra che perde non si cambia: ed ecco che, programma del 2004 alla mano, basta dimostrare di non averlo attuato per essere riconfermati. Del resto, se una cosa non è stata fatta ieri, non resta che farla domani. Oh come si chiamava la lista? "Portoferraio DOMANI". E quindi.. checc@zz@ volete di più dalla vita? Un Lucano? No, vi possiamo da' al massimo un Provenzale. Scusate, dov'è la Provenza? In Francia, no? E quindi, "Franza o Spagna, basta che se magna". Sembrava chiaro che i cittadini fossero un po' stufi, però, di pane e cipolla. "Basta gira' in 500… e si vole anda' in Ferrari"… Ma non si può avere tutto subito, e allora, accordati di qua, accontentati di là…. siamo in ballo, balliamo – siamo al mare, Mariniamo… massi', anco la scuola: per quel che serve, così com'è conciata….
E invece no: adesso c'è chi "scioglie la riserva" e… "comincerà a studiare un programma"…. Come dire: "un attimino, datemi il tempo di sfoglia' la Bibbia e mi candido a Papa.."
Bene. Poi vi chiedete, giustamente, con che coraggio un adolescente brufoloso come Lucchesi possa denunciare l'immobilismo della politica. Può, e con buon diritto.
Quando Boldi e De Sica si unirono, cominciarono le vacanze di Natale. Quando si separarono, le vacanze suddette non finirono: anzi, raddoppiarono…
Show must go on. 😎
Prossima puntata: "Capoliveri e Rio, le grandi battaglie alpine"
“Venga, onorevole”, disse ad Andreotti Prospero Gallinari con tono deciso. “Non vorrei proprio perdere tutta la notte. Devo tornare a casa da mia madre.” Nella sua figura massiccia di terrorista c’era qualcosa di irrisolto. La replica di Andreotti fu venata da una nota di sarcasmo:”Deve tornare da sua madre? Non sapevo che voi brigatisti ne aveste una, eh eh eh.”…….
……………..
Attraverso un corridoio male illuminato raggiunsero la porta interna del garage. Gallinari l’aprì, manovrò un interruttore e Andreotti si trovò davanti alla Renault rossa.
Il cadavere di Aldo Moro era caldo. Gallinari si voltò verso Andreotti. Lo sguardo di questi, dapprima sostenuto e quasi solenne, si addolcì piano piano. Il volto gli si schiuse in un sorriso, i denti smaglianti ancora più bianchi in contrasto con la pelle, abbronzata dal sole di Sicilia. Gallinari gli indicò il bagno ampio e lo spogliatoio con il fare delperfetto padrone di casa. “C’è tutto quello che le può servire, onorevole. Si metta a suo agio e si diverta.
………………………
Andreotti rimase per un po’ così, come sospeso fra il sonno e la veglia in quel silenzio assoluto. Poi s’avvicinò alla Renault , ne aprì il portellone, rimosse dal cadavere la coperta color cammello che la Skorpion di Moretti aveva trasformato in un sacco di Burri, si tolse gli stivaletti neri e si distese accanto a Moro. Avvertiva il fluire del sangue nelle proprie vene, il distendersi dei muscoli, il battito del cuore. Che bella cosa, essere vivi!
Quel che Moro aveva da offrirgli gli piaceva molto. Eppure la sua vicinanza lo turbava. Premuto contro il cadavere di lui, ne sentiva tutta l’autorevolezza e l’attrattiva. La stoffa dell’abito, fragile barriera imposta dalla civiltà, non gli impediva di apprezzare il fascino di quel corpo maschile nodoso e rattrappito. Ciò che più lo colpiva era la sensazione sconvolgente di dolcezza da cui era invaso. Si sentiva come un raggio di sole su una nuvola d’oro.
Fece scorrere le mani lungo il viso di Moro e fu più eccitante che negare di conoscere i Salvo. Era un paragone piuttosto stravagante, ma fu il primo che gli venne in mente. Gli accarezzò la gola, gli si aggrappò al collo e si impadronì con forza della sua bocca. Un sospiro profondo gli scosse il petto. Fu preso da un trasporto indicibile, era come in trance. Le sue labbra e le sue mani esploravano in un lento, dolcissimo viaggio ogni piega del cadavere. Quando con impeto crescente le sue dita raggiunsero l’interno delle cosce di Moro per insinuarsi con desiderio nella calda intimità dei fori di proiettile, Andreotti avvertì che il presidente della DC -l'ex presidente- era ormai senza più alcuna difesa. Gli sbottonò la camicia e la scagliò lontano. Finalmente poeva vedere quel petto a cui aveva tanto spesso rivolto il pensiero: era ornato nel mezzo da grappoli di orifizi. Si sfilò la cintura, gli sorrise e sgusciò fuori dai pantaloni di lana estiva, spingendoli oltre i fianchi deformi. Moro era lì, la bocca incurvata come in una smorfia di delizia o in una muta domanda.
Andreotti l’abbracciò forte e l’attirò a sé, dando un gemito di piacere e insieme di protesta nel momento in cui il suo sesso duro s’insinuò prepotente nel terzo foro parasternale. Ci fu una fitta dolorosa, attutita da un piacere troppo intenso per essere misurato. Era da tanto che non provava una sensazione così violenta, che non desiderava qualcosa così disperatamente. Era un desiderio più complesso, più insistente di quanto avesse previsto. A ogni spinta, il suo desiderio cresceva, finché non divenne insopportabile. Un’ondata più forte di tutte l’avvolse, salì vertiginosamente e poi, contro il suo volere, si consumò. Andreotti cambiò foro e il suo corpo sembrava dire:”Mai, mai ti lascerò andare…” La loro comunione fisica era perfetta. Andreotti inarcò la schiena per aderire meglio all’orifizio pseudovaginale e cominciò a basculare la pelvi. Fece scivolare le mani giù per il corpo di lui, tirandoselo ancora più vicino. Sollevò di colpo la testa e rapidamente, quasi con brutalità, prese possesso della piccola cavità. L’intima unione dei corpi lo fece di nuovo tremare in un crescendo trascinante di piacere e passione. Gli carezzava i fianchi, sedotto dalle curve femminili del corpo di Moro. Gridò il suo godimento, i suoi occhi mandavano lampi. Quindi girò il corpo di Moro e senza indugio lo prese di nuovo, stavolta in un foro d’uscita. Gli sembrò di morire ed era una morte deliziosa. Gli si aggrappò alla spalle e si lasciò guidare dal ritmo potente del suo desiderio. Prima lentamente, poi sempre più veloce, fino all’esplosione dell’estasi. Diede un lungo sospiro e s’abbandonò svuotato contro la schiena di Moro. Si sentiva bene, assonnato, soddisfatto. L’emicrania era sparita.
Fu allora che accadde. Moro si scosse e appoggiandosi a un gomito rantolò:"Sei un’amante deliziosa, Rosanna. Mi darai tempo di conoscerti, vero? Non…non sparirai?" Un brivido percorse il corpo madido di Andreotti. Si raddrizzò con un sussulto, ponendo fine all’intimità. Sul volto gli guizzò un lampo di divertita malizia al vedere le pupille di Moro che si dilatavano.
L’indomani, Morucci telefonò ad Andreotti per sapere se la serata era stata di suo gradimento. “Il senatore è occupato”, gli rispose Vitalone, riattaccandogli in faccia.
Se l'esempio viene da Luttazzi ora capisco tante cose…
Marcello Camici