Il discorso di Marco, in risposta a Simona Manzi, mi sembra ragionevole, ma non troppo democratico.
In Italia certi mestieri (nel primario e nel secondario soprattutto) i giovani non li vogliono più fare. Questo è però in parte giustificabile. E' sintomo di sviluppo perché queste idee sono comuni in paesi che hanno un settore terziario, e quindi un'economia, sviluppata.
Però non si può togliere la libertà di scelta agli studenti. Con questa riforma, e con i tagli di Tremonti, vengono a mancare parecchie borse di studio e quindi il diritto allo studio NON E' PIU' GARANTITO. Non è giusto perché così si rischia di tornare indietro, verso la scuola gentiliana. Non a quel punto chiaramente (sbarramenti totali alla terza media e a fine liceo classico ancora non ne hanno messi) però non c'è equità: così si rischia di lasciare indietro parte di quelle famiglie, non abbienti, che non possono mantenere il figlio negli studi che si troverà quindi costretto a fare il "falegname", etc. etc, tutti mestieri fra l'altro non umilianti per nessuna ragione, anzi: molto più remunerati di molti altri lavori da laureato.
Se, ad esempio come dici tu, si vuole "punire" quei fannulloni che svernano all'università e sono fuori corso ( ti ricordo che la Gelmini si è laureata con 3 anni di ritardo ed è un nostro ministro della Repubblica) basta alzare le tasse solo a costoro. Così, in parte, si risanerebbero i bilanci e si eliminerebbe questo problema. L'università così com'è non è affatto facile e i tanti fuori corso ne sono la prova lampante.