condivido il tuo pensiero ed accetto il tuo consiglio.
A presto.
Hai propio ragione, caro di tata. meno male che ci sì tu che tiri sù il livello colturale, oltre che il morale. O come farebbemo a capoliveri sun ci fosseno esemplari così fini colti e rafinati come poi esse tu?!!? Sà, bello, miga tutti avemo potuto studià. io presempio sò dovuta andà a fà li bungali ch'ero sempre bambola. Il mì maritò andava coll'asino a coglie li maglioli … ereno altri tempi, ereno … meno male che s'ho un pò cambiati. un tanto però, sà, il livello è rimasto sempre troppo basso. ma che voi, caro di Tata, un si pole avè miga tutto. Tu si colto, struito e anco nteligente … accontenteti. Almeno qualcosa di bono poi dì davella fatta anco tu. Però ho deciso. Da oggi voglio mparà anco io du pò di cose. Intanto mi so già compro il grandotel e novella 2000, pencomincià. poi voglio passà subito a la divina commedia, quella scritta da "Leonardo che vince" e poi voglio imparà anco un pò dinglese così capisco meglio li titoli de le canzone quando guardo "amici". Lo vedi, un simo miga poi così gnoranti a Capoliveri, veh !!!
Di seguito riportiamo l’art. 26 del Decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112 (convertito nella Legge 6 agosto 2008 n. 133), il cui titolo è proprio "Taglia-enti".
1. Gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, nonche’ quelli di cui al comma 636 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con esclusione degli ordini professionali e le loro federazioni, delle federazioni sportive e degli enti non inclusi nell’elenco ISTAT pubblicato in attuazione del comma 5 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nonche’ degli enti parco e degli enti di ricerca sono soppressi al sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, ad eccezione di quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa, da emanarsi entro quaranta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, e di quelli le cui funzioni sono attribuite, con lo stesso decreto, ad organi diversi dal Ministero che riveste competenza primaria nella materia. Le funzioni da questi esercitate sono attribuite all’amministrazione vigilante e le risorse finanziarie ed umane sono trasferite a quest’ultima, che vi succede a titolo universale in ogni rapporto, anche controverso. Nel caso in cui gli enti da sopprimere sono sottoposti alla vigilanza di più Ministeri, le funzioni vengono attribuite al Ministero che riveste competenza primaria nella materia. Nei successivi novanta giorni i Ministri vigilanti comunicano ai Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa gli enti che risultano soppressi ai sensi del presente articolo.
Quindi: entro il 20 novembre – un mese fa – si sarebbero dovuti individuare enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti da tagliare.
9 enti sono stati effettivamente individuati, però sono stati poi prontamente salvati con un decreto del 18 novembre – come riportato dal Sole 24 Ore – di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
2. Sono, altresì, soppressi tutti gli altri enti pubblici non economici di dotazione organica superiore a quella di cui al comma 1 che, alla scadenza del 31 dicembre 2008 non sono stati individuati dalle rispettive amministrazioni al fine della loro conferma, riordino o trasformazione ai sensi del comma 634 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. A decorrere dalla stessa data, le relative funzioni sono trasferite al Ministero vigilante. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la semplificazione normativa e sentiti i Ministri interessati, corredato da una situazione contabile, e’ disposta la destinazione delle risorse finanziarie, strumentali e di personale degli enti soppressi. In caso di incapienza della dotazione organica del Ministero di cui al secondo periodo, si applica l’articolo 3, comma 128, della presente legge. Al personale che rifiuta il trasferimento si applicano le disposizioni in materia di eccedenza e mobilità collettiva di cui agli articoli 33 e seguenti del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
3. All’allegato A della legge 24 dicembre 2007, n. 244 sono aggiunti, in fine, i seguenti enti:
«Ente italiano montagna
Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente
Istituto agronomico per l’oltremare».
Tutto Prorogato al 31 Marzo , dal 31 marzo proroga al 30 giugno , dal 30 giugno proroga al 30 settembre 2009 .
Rimaniamo in attesa del decreto di uscita entro fine anno dell'arcipelago toscano dal parco nazionale dell'arcipelago toscano e dalle aree marine protette visto i comunicati del Segretario della Lega Carlo Bensa in tal senso .
Saluti Elbani
Gimmi Ori
PS Credo che fra i Naviganti ci siano tante opinioni diverse sull’argomento, sarei felice di leggerle.
Grazie.
X ECHO, Caro Echo, mi hai preceduto. Questo è il post che avrei dovuto inviare a Marco ieri, ma sono stata impossibilitata a farlo. Ti ringrazio per l’anticipata risposta. Un saluto.
Carissimo Andrea
chi ti scrive è un elettore della sinistra, che pensa di possedere un'onesta politica ed intellettuele che va al di la dei colori di appartenenza.
Come nel precedente post ho fatto una critica al comunicato del Pd, adesso mi sento in dovere di farla anche alla tua risposta (vedi post 1396)
Niente da eccepire sul vostro comportamento di dialogo tra la popolazione (?), sul porto etc… etc… però quando parli di Consiglio Comunale e fai riferimento di congetture messe ad arte dal Pd per screditare il vs operato ti devo correggere, in quanto come TU benissimo sai e tutti sanno, il PD di Marciana Marina è senza Segretario da molto tempo (se non erro da quasi sei mesi) e nessuno della minoranza appartiene a questo schieramento. (l'arte è un talento è un dono che putroppo a livello politico Tu possiedi, ma che molto spesso confondi con la furbizia(?)) perciò dammi retta, datemi retta, meno comunicati di botta e risposta da gossip e più impegno da parte di tutti per il bene di marciana marina, problemi da risolvere ce ne sono tantissimi.
m.m.
Nell’ultimo decennio umbertino il lungomare di Marciana Marina visse due episodi memorabili. Il primo, connotato da una decisa antropizzazione, è la costruzione del viale Regina Margherita; il secondo – un vero e proprio cataclisma – è l’ esondazione degli uviali, che nel 1899 si abbatté sul paese provocando danni terribili e riempiendo l’arenile di massi e di tronchi. La volontà di reagire alla cattiva sorte fu tanto forte che già dai primi anni del ‘900 i marinesi cominciarono ad abbellire il viale mediante la piantumazione di un lungo filare di alberi. Ma un nuovo straripamento, questa volta più violento nel braccio fluviale occidentale, si verificò nel 1907. L’uviale, idronimo che deriva dal latino alluvies e che rende perfettamente l’idea di cosa può combinare un torrente con un bacino imbrifero così vasto, distrusse un’intera chiesina in Capitella, squarciò diverse case, si portò via parte del cimitero e trascinò verso il mare massi granitici di pezzatura diversa, sorprendentemente colti con denso cromatismo, nella loro quiete post trasgressiva, da Llewelyn Lloyd in un dipinto del 1908. E sopravvivono, negli occhi e nella memoria dei vecchi, i racconti che narrano di grosse coti sradicate e spezzate dalla violenza delle acque.
Reagire e rimboccarsi le maniche sembra far parte del DNA degli abitanti di Marciana Marina : è del 1911 il raduno festante di barche intorno alla Torre tardorinascimentale per la posa della prima pietra del porto. Pressoché nello stesso arco di tempo viene addossata a protezione della sede stradale una parte dei macigni granitici rotolati, smussati, subarrotondati dagli uviali e poi levigati dal mare.
E’ su questa spiaggia granitica, modellata a scarpata dal moto ondoso e dall’uomo, che sorge, agli inizi del secondo decennio del Novecento, un casottino ligneo con funzioni balneari, primo nucleo dei “ Bagnetti”. Esso era dotato di passerella, scaletta e, verso il mare, di una tettoia sorretta da due pali di legno, che poggiava direttamente su un’ inghiaiata modesta ma adatta a renderlo soprelevato sul livello del mare. Allo stato attuale delle ricerche non è possibile precisare se l’idea di piccolo stabilimento balneare sia rimasta in nuce, oppure se la prima cabina sia stata affiancata da altre. Quest’ultima ipotesi appare più verosimile perché varie testimonianze riferiscono che parecchie tavole lignee dei “ Bagnetti” furono utilizzate per la costruzione di bare necessarie per far fronte al gran numero di morti causati, nel 1918-1919, dalla “ spagnola”. D’altronde la presenza, in questo periodo, di ‘Bagni’ sul litorale toscano è abbastanza usuale : basta pensare, per limitarci alla costa elbano-livornese, ai ‘Bagni Napoleone’ del Grigolo di Portoferraio o ai bagni raffigurati nel 1914 da Ulvi Liegi sul Lido d’Ardenza oppure ai “ Bagni Pejani”, dipinti nello stesso anno da Gino Romiti con accenti divisionisti.
I “Bagnetti” di viale Margherita si strutturano in maniera più corposa nel dopoguerra. Una foto dei primi anni Venti ce li mostra – visti da ovest – durante la loro prima fase di vita. L’architettura lignea originaria, già su palafitte, prelude sostanzialmente a quella definitiva, ma le cabine sono in numero minore. La sistemazione dei massi a leggera scarpata verso il mare, a ridosso del margine settentrionale della strada, sebbene sia in fieri è tuttavia sufficientemente ordinata. Anche la posizione è la stessa, di fronte all’attuale piazza Bonanno. Interessante è la presenza verso occidente di un accenno di molo litico. Qualche metro più a ovest rispetto all’odierno ‘moletto di sassi’ si nota una cabina lignea a sé stante, che appare come una riedizione del casottino di legno fotografato nel 1913 ed edito nel 1914. Sembra che in questa prima fase i “ Bagnetti” fossero ancora gestiti dalla Signora Cleofe, a quanto pare giunta da poco dall’America.
Anche per questo arco di tempo è possibile trovare riscontri tipologici sul litorale toscano. Del 1920, per esempio, è il luminoso dipinto di Ulvi Liegi che raffigura bagni e bagnanti sulla costa livornese.
I “ Bagnetti di Cleofe” conobbero un ampliamento e una seconda fase intorno al 1930. La foto che li ritrae da est consente di apprezzare meglio particolari e metodologia d’impianto. E’ opportuno premettere che il muraglione portuale iniziato nel 1911, da poco terminato, riusciva a proteggere da libeccio e maestrale l’arco occidentale di spiaggia presso lo scalo di S. Francesco e la Torre di XVI secolo, ma lasciava in pratica via libera alle mareggiate ( soprattutto di tramontana e di grecale ) nel rimanente tratto di lungomare. Era un dato di fatto che occorreva valutare. E fu trovata una soluzione tecnica intelligente sia per evitare che il primo temporale spazzasse via d’un colpo qualsiasi struttura, specie se lignea, sia per proteggere il viale Margherita dalla furia dei marosi. Ritenuto corretto il metodo d’impianto combinato ligneo-litico di prima fase, intorno al 1930 fu ampliato lo stabilimento balneare vero e proprio. Si pose particolare attenzione al consolidamento della struttura lignea portante costituita da filari di pali verticali, appositamente distanziati per lasciar filtrare le onde senza un attrito troppo brusco, sull’esempio, con ogni probabilità inconsapevole, di accorgimenti simili adottati durante l’età del Bronzo recente/finale ( 1250-1000 a. C. circa ) nei villaggi palafitticoli dei laghi prealpini. Contemporaneamente fu rafforzata la piattaforma litica con massi granitici giustapposti e stratificati, prelevati sul posto, non trascurando di accentuare la risega di separazione fra il complesso litico e i pali verticali infissi su un piano più basso. Questa sorta di ‘scalino’ doveva avere la funzione di frangiflutto e impedire, per quanto possibile, che le onde attaccassero direttamente il marciapiede e la sede stradale.
Sarebbe ingenuo e semplicistico pensare che tali accorgimenti tecnici siano stati un ostacolo totale e un rimedio sicuro contro la violenza del mare. In realtà gli interventi di ‘restauro’ dovettero essere frequenti, come peraltro attestano svariate testimonianze orali. Tuttavia il metodo funzionò perché i “ Bagnetti di Cleofe” continuarono ad esistere fino a un momento inoltrato degli anni Trenta e ad essere frequentati da bagnanti e da barche che non di rado gettavano l’ancora proprio davanti, legando la cima di poppa a qualcuno dei pali esterni. Un’ancora litica rudimentale, ricavata da un pondus di palmento e legata a croce con una cima ( di cui rimane l’impronta ), è stata rinvenuta proprio nell’area in cui sorgevano i “Bagnetti di Cleofe”.
Un altro complesso balneare di tipologia affine ai “ Bagnetti di Cleofe” fu costruito, anch’esso a ridosso del viale Margherita, alcuni metri più a est rispetto all’attuale pedana del bar “ La Torre”. Ne fu proprietario tal Adriani, rientrato in paese dall’America. Lo stabilimento non riuscì a sottrarsi alle singolari denominazioni marinesi – frammiste di ironia e di senso del reale – e fu soprannominato “ L’Asino d’oro”. Ne rimangono precise testimonianze orali e scarsissime tracce figurative. Un dipinto di Llewelyn Lloyd, che delinea il lungomare dallo scalo di S. Francesco, dimostra che nel 1930 “ L’Asino d’oro” esisteva già ed era composto da una possente distesa di massi di granito sovrapposti, addossata alla sede stradale, sulla quale erano impostati pali verticali atti a sorreggere piattaforma lignea e cabine, l’una e le altre certamente più curate rispetto ai “ Bagnetti di Cleofe”.
Anche per i Bagni marinesi degli Anni Trenta esistono puntuali raffronti tipologici. Fra i tanti possibili esempi si vedano, per rimanere ancora una volta in territorio livornese, le architetture lignee dei “ Bagni Fiume” ( 1930 ) e dei “Bagni Pejani” ( 1933 ). Questi ultimi, come si è visto documentati pittoricamente fra il 1914 e il 1933, hanno in comune con i Bagnetti di Marciana Marina ( soprattutto con quello della Signora Cleofe ) un lungo arco temporale di utilizzo.
Allo stato attuale delle ricerche non siamo in grado di definire con precisione il momento di disuso dei “Bagnetti” di viale Margherita, ma non dovremmo andare troppo lontani dal vero collocando il tempo dell’ abbandono nello scorcio finale degli anni Trenta del secolo scorso. Stando ai racconti degli anziani pochi resti lignei, scheletrici, rimasero in vista fino agli anni Cinquanta.
Oggi dei gloriosi “ Bagnetti” di viale Margherita – e delle correlate piattaforme litiche – non rimane traccia alcuna, se non nei conci di granito che le onde hanno sparpagliato
qua e là e che, nonostante il trascorrere del tempo e l’azione smerigliatrice del mare, portano la mente alla limpida raffigurazione che ne fece Lloyd nel 1908 e alla terribile alluvione dell’anno precedente.
[COLOR=darkblue]Michelangelo Zecchini [/COLOR]
Dal 1981 questo gruppo di amici coetanei si ritrova ad ogni fine estate rinsaldando vecchie amicizie.
Come al solito si sono presentati gli amici che abitano fuori Elba: Milano, Firenze , Greve in Chianti, Livorno, Follonica e Piombino che mai mancano all’appuntamento.
Nel pomeriggio come sempre si sono svolti i Giochi alle Ghiaie.
Quest’anno le discipline prescelte erano:
bersaglio con freccette e torneo biliardino testa-testa.
Nel bersaglio i primi tre classificati Luciano Bacci, Costantino Addis, e Luciano Gelli
Nekl biliardino testa-testa Levio Cetica, Riccardo Nurra, Milvio Testa.
La sera per le premiazioni e la splendida cena al ristorante “da Giacomino” al Viticcio.
Arrivederci al prossimo anno per altre sfide ed altri brindisi.