[COLOR=darkblue]di Giovanni Muti [/COLOR]
Il Lions’ s club ha organizzato un secondo dibattito sul Comune Unico. Trattandosi di una associazione importante erano presenti politici importanti i quali hanno discusso a lungo sul tema. Il Lions ha poi emesso un comunicato che termina con queste sorprendenti parole.
“Ma infine sembra doveroso far notare l’intervento del dottor Tiberio Pangia che, con la frase evidentemente provocatoria “io non ci ho capito proprio nulla”, ha voluto richiamare l’attenzione di amministratori e rappresentanti di enti e categorie presenti sulla necessità di fornire alla popolazione, prima che venga chiamata alla consultazione su una materia così complessa, una comprensibile e capillare informazione.”
Dunque Il Dott. Pangia, dopo due ore di spiegazioni fatte dal fior fiore dei politici elbani non ci ha capito nulla e noi, poveri cittadini che non siamo neanche del Lions Club, ci dovremmo capire qualcosa? Vogliamo comunque fare un tentativo ragionando terra terra tenendoci lontani dalle nubi dei tecnicismi e del politichese avanzato
Allora .. incominciamo dal Referendum. Secondo me, molta confusione nasce dall’ambiguità di questo termine. Quello sul comune unico, di fatto, non è un Referendum. Almeno come, normalmente, lo si intende . Dove, cioè, viene posta una domanda ai cittadini e la volontà della maggioranza viene assunta dal governo per decidere. ( vedi l’aborto , divorzio ecc)
Prima di andare avanti, per vedere dove ci porta questo ragionamento, facciamo un esempio semplice semplice . Immaginiamo che Berlusconi , per aumentare il consenso nel paese e superare l’attuale calo di popolarità, volesse socializzare il “bunga bunga “ e, per dargli anche un lubrificata democratica, volesse introdurlo con un bel referendum.
Bene. Poniamo che la domanda fosse questa: siete d’accordo che il Servizio Sanitario Nazionale passi una diciottenne tunisina al mese e due confezioni di viagra agli ultra sessantenni ?
Se la maggioranza risponde si il governo legifera e gli ultra sessantenni scopano come Berlusconi; se la maggioranza dice no, allora ciccia , e si arrangiano come possono. In questa ipotesi il referendum avrebbe permesso , comunque, alla maggioranza di decidere.
Fin qui tutto chiaro. Adesso torniamo al nostro caso e immaginiamo che la Regione indica un referendum e chiede agli elbani: volete rimanere con otto comuni o volete un comune unico? Ipotizziamo che, a referendum fatto se prevalgono i si la Regione istituisce il Comune Unico, se prevalgono i no, ciccia e rimangono gli otto comuni.
Se il referendum fosse questo, ma chi mai potrebbe opporsi? Ma il referendum sul Comune Unico è la stessa cosa? A sentire il presidente Orsini sembra di si
In una intervista rilasciata a Tenews dice “ è una partita lasciata solo ed esclusivamente alle decisioni degli elbani, i quali finalmente potranno decidere autonomamente se restare così come sono, divisi in otto piccoli comuni, oppure avere un unico centro decisionale”
Purtroppo questo è clamorosamente falso , perché gli elbani non possono “autonomamente” decidere un bel nulla . Perché il risultato non diventerà ,( come nel caso ipotizzato del Bunga Bunga) automaticamente una decisione della Regione . Il risultato è solo l’opinione prevalente della popolazione che la Regione può legittimamente ignorare.
Quindi anche se gli elbani fossero contrari al comune unico la Regione ,motivandolo adeguatamente , lo potrebbe istituire.
Se il nostro ragionamento raso terra fosse giusto, vorrebbe dire che se si fa il referendum , si da la delega alla regione di decidere al posto nostro.
Adesso come dovrebbero comportarsi gli elbani che credono che questa sia la situazione ?
Certo, tutti coloro che sono a favore devono andare la firmare , in modo che si raggiungano le 5000 firme , si faccia il referendum in modo che la Regione possa decidere.
Per i contrari il discorso è diverso è più complicato. Quale è per loro la scelta più razionale, per impedire che si faccia il comune unico ? L’unica possibilità che hanno è che non che non si raggiunga il numero minimo di firme in modo da impedire due cose : il referendum e che il PD fiorentino decida il futuro dell’Isola. E il Pd fiorentino , non ce lo dimentichiamo rappresentato da Rossi, Scaramuccia, Ceccobao, che hanno dimostrato di considerare l’Elba una colonia popolata da indigeni ignoranti e rissosi da mettere sotto controllo .
A questa ragionamento si può obiettare che viene dato per scontato un fatto che scontato non è, e cioè che la Regione non terrebbe conto dell’opinione degli elbani.
E’ vero, questa è una obiezione seria , ma anche se la Regione ne tenesse conto , la scelta che più rispetta il la volontà di chi non vuole il comune unico e che non si faccia il referendum . E per queste semplici ragioni. I casi sono due: o nella popolazione elbana prevalgono si o prevalgono i no.
Se prevalgono i si, allora si troveranno facilmente le firme per il referendum votarlo e vincerlo
Se invece, la popolazione elbana fosse contraria ma comunque decidesse di partecipare al referendum confidando chela Regione terrebbe conto della sua volontà, come dicono quelli dl comitato , il comune unico non si farebbe. Quindi si arriverebbe allo stesso risultato che si otterrebbe senza fare il referendum , solo che si farebbe prima e costerebbe meno.
