Carissimo lettore/scrittore che con il suo post ci illumina (di tutto ma non d'immenso) dalla Bergamo alta,
vuole forse con il suo intervento indicarci la diritta via smarrita? Ritengo il suo scritto poco costruttivo, molto inutile e abbastanza fuori luogo…insomma da "scemotto".
Non so bene a chi mi rivolgo poiché ha pensato molto a criticare noi senza neanche dire da dove sbuca lei, pertanto mi resta difficile ritenere fondate o meno le accuse che lei ci fa. Conosce bene la nostra isola? Se si dovrebbe sapere che la nostra realtà non è delle più semplici da gestire vivere e comprendere, ma dovrebbe altresì sapere che noi elbani lottiamo, critichiamo, respingiamo, accusiamo tutti e tutto ciò che ci causa rabbia, malessere, insofferenza, che non ci va bene, che ci sta stretto. Non c'è bisogno che venga lei a dirci per cosa dobbiamo lottare; per lei i nostri vasi non contano nulla lo credo bene, ma per noi che abbiamo messo i nostri soldi in quei vasi, si! E potrà essere una questione secondaria, ma non meno importante di altre. Nessuno lo obbliga a leggere questo interessantissimo blog, se non condivide le nostre discussioni su arredi urbani, segnaletica per chiusura del traffico, calcinacci sotto le finestre, addobbi, luci ecc.. (e potrei continuare per ore, queste sono solo le ultime diatribe di second'ordine accesesi) potrebbe tranquillamente, e mi scusi il Sig. Prianti se lo dico ma quando ci vuole ci vuole, prendere il largo e trovarsi qualcos'altro da leggere, magari un buon libro. La vita di Paese è questa, noi siamo fatti così, vogliamo dire la nostra su tutto a partire dalla sanità per arrivare a delle stupidissime luci in una vetrina passando per il porto di porto azzurro e per quello di portoferraio, per la raccolta differenziata a marciana e la zanca dimenticata, la scuola, la musica e i musicisti, l'alluvione, i fossi, il centro storico di portoferraio, l'arredo urbano, il comune unico, rio marina con le sue diatribe, la tassa di soggiorno e quella di sbarco, i cinghiali, parco sì parco no eccetera eccetera eccetera…. Critica bene dall'alto della sua sapienza, ma si è informato bene prima di criticare? I nostri attacchi non vanno a colpire il vaso in sé e per sé, ma sono riferiti ad una sfera ben diversa che riguarda il modo in cui agiscono ed operano le nostre amministrazioni. Ci esprimiamo in questo blog sempre per mezzo di eventi più o meno importanti, ma sempre in unica direzione: contestare o apprezzare ciò che le nostre amministrazioni fanno, far sentire che il popolo c'è, li osserva, e non si fa ingannare e raggirare da una pianta nuova. Qualcosa sappiamo concludere anche noi, e anche noi, chissà se purtroppo e per fortuna, sappiamo fare i nostri resoconti, sappiamo perfettamente capire dove sta l'efficenza e dove la presa di c..o.
Infine per farle capire un po' meglio come funziona da queste parti, mi sono permessa di copiare ed incollare di seguito un post scritto il 04.10.2011 da Giacobbe,appena ho letto il suo messaggio ho pensato che non ci fosse risposta migliore di questa, pertanto la invito a leggerlo con attenzione e farne tesoro.
[COLOR=darkblue]"Amici da tutta Italia e dal mondo mi chiedono la stessa cosa:
“Ma che succede all'Elba ?”
Basta scrivere su Google: “Isola d'Elba protesta” che vengono fuori 125.000 risultati che coinvolgono praticamente tutte le categorie. Si va dalla manifestazione contro i tralicci dell'elettrodotto di Terna all'appello degli agricoltori contro i danni subiti dai cinghiali; dalla protesta dei musicisti contro le restrizioni ai concerti di musica dal vivo, alla protesta di professori, genitori, studenti e precari contro i tagli alla scuola o la carenza di aule; dalla protesta dei cacciatori contro le trappole per i cinghiali messe dall'ente Parco, a quella degli agricoltori a favore dell'eradicamento degli stessi; dalla protesta per rivendicare prezzi più bassi nei passaggi marittimi a quella dei disabili che non potevano salire sul traghetto per il Giglio; dalla protesta dei detenuti per la carenza di servizi e igiene a quella di SOS Elba contro gli scempi urbanistici e ambientali; dalla protesta contro lo smantellamento dell'ospedale, a quella contro l'accorpamento degli otto comuni ad uno.
Pur nell'eterogeneità delle rivendicazioni tutte queste proteste hanno qualcosa di solido che le unisce: l'amore incondizionato per la propria terra di ogni orgoglioso elbano. Si muovono sui social network, in assemblee e manifestazioni di piazza. Rivendicano la specialità dei diritti dettata dal disagio di un'esistenza isolata. Gridano la necessità di una maggiore autonomia e di agevolazioni fiscali. Stanchi di vedere i loro soldi attraversare il mare per non far più ritorno, e stanchi di vedere la loro terra gestita da poteri remoti ignari delle realtà locali.
Tutte queste problematiche li rendono sempre più forti e coesi, pur riconoscendosi come popoli diversi. Essi si definiscono elbani nell'emergenza ma pretendono di essere di volta in volta riesi o campesi, marcianesi o longonesi, piaggesi o capoliveresi, marinesi o ferrajesi, e con incrollabile fierezza fanno di questi campanili un vanto. Ma non per ignoranza, piuttosto per la grande forza delle loro differenze storiche e culturali, per l'incredibile dignità delle loro radici e tradizioni, per la salubre goliardia degli sfottò reciproci.
Ma quando l'indignazione sale e l'invasore appare subdolamente dietro le trame di losche innovazioni, ecco che spariscono i campanilismi e le piccole scaramucce intestine e l'elbano si riscopre popolo battagliero e invincibile. Forse il solo dei popoli italiani ad aver fatto una vera rivoluzione e ad averla splendidamente vinta. Sono passati 212 anni da quel giugno di sangue in cui centinaia di soldati francesi trovarono la sconfitta e la truce morte nella Battaglia di Procchio. Tutti uniti e in perfetto sincrono, i popoli di Marciana e Poggio, di San Piero e Sant'Ilario, con il supporto degli inferociti Capoliveresi assetati di vendetta per il Sacco subito, grazie ai moschetti e ai cannoni prestati loro dagli spagnoli di Longone. Dapprima assediarono Portoferraio, dove si nascondevano giacobini ed emissari dei dominatori francesi, prendendola a cannonate, nel mentre le navi corsare badavano a interrompere le comunicazioni dal mare; poi attaccati da 24 navi da guerra misero in atto una strategia degna dei migliori generali, andando incontro al nemico che marciava dritto verso i paesi, accoppandolo coi favori del buio dalle fitte macchie, fino a ricacciarlo a mare.
Oggi queste pagine di storia, in parte occultate per lo smacco dei francesi, sono andate quasi completamente perse o dimenticate. Quella rivolta degli elbani scoppiata per un aumento delle tasse rimane però uno degli eventi più gloriosi di questo popolo indomito e tenace fatto di granito e sale, di ferro e di vino. Oggi le proteste si svolgono al passo coi tempi. Nascono gruppi su Facebook che poi s'incontrano nei bar e infine sfilano indignati per le strade della loro “capitale”.
Non ci saranno più bagni di sangue e di follia, ma il patrimonio genetico di questa specie autoctona è così ribelle che ogni potere supremo, venga esso da Livorno, da Firenze, da Roma o da Bruxelles, dovrebbe studiare questa storia ed ammirare i sani principi di questo popolo pieno di coraggio.
Oltre tremila anni son passati da quando gli sfruttatori giunsero all'Elba ad estrarre rame e ferro usando la forza lavoro degli abitanti del posto e di schiavi importati. Decine di dominazioni e guerre diverse per il controllo di questo fazzoletto di paradiso si sono date il cambio per spremerne le ricchezze. Eppure sono scomparsi gli etruschi, è caduto l'Impero Romano, si sono eclissate le repubbliche marinare, scomparsi i principi di Piombino, i granduchi di Toscana, l'impero di Spagna, quello britannico e quello francese; Napoleone è morto, Garibaldi anche. Il regno d'Italia non esiste più, fra un po' forse nemmeno l'Italia; e sparirà anche l'euro e le sue banche e tutta l'Europa.
E gli elbani sono ancora qui, e non smetterano mai di ribellarsi. Indignati ad ogni forma di sopruso, essi, popolo di Masi e Gori, di Del Buono e Tesei, Bandinelli, Corbelli, Innocenti, Martorella, Battaglini, Pacinotti, Prosperi e Pierangeli, e tanti altri eroi.
Sono solo indignati, non fateli incazzare." [/COLOR]