Mi sembra una domanda retorica.
Voglio far notare che, in molte spiagge e nelle aree limitrofe, mancano cestini o bidoni per i rifiuti. Di conseguenza, i turisti – ma non solo – non sanno dove buttare l’immondizia. E secondo voi, dove la gettano?
Invito quindi le amministrazioni comunali di tutta l’Elba (il problema riguarda tutta l’isola) a dotare le spiagge e i relativi parcheggi di cestini/bidoni per rifiuti indifferenziati o, meglio ancora, di più contenitori per la raccolta differenziata.
Le strade provinciali elbane — come la SP24 Portoferraio–Procchio, la SP26 Marciana Marina–Pomonte o la SP30 Rio nell’Elba–Porto Azzurro — sono in gran parte strette, prive di banchine, tortuose e a visibilità ridotta. La larghezza media si aggira intorno ai 5-6 metri, ben al di sotto degli standard necessari per una circolazione sicura e condivisa tra veicoli a motore e biciclette. E mentre il Codice della Strada non vieta la circolazione delle bici, impone però regole di prudenza e sicurezza che, nel nostro contesto, sono difficili da rispettare.
Per esempio, il sorpasso di una bicicletta richiede almeno 1,5 metri di distanza laterale. Ma sulle strade elbane, questo significa nella maggior parte dei casi invadere completamente la corsia opposta. E se da quella corsia arriva un altro veicolo — cosa assai probabile nei periodi di alta stagione — la situazione diventa potenzialmente pericolosa, se non drammatica. Allo stesso tempo, i ciclisti sono tenuti dal Codice a circolare in fila indiana (salvo eccezioni), a stare il più possibile a destra e a favorire il sorpasso dei veicoli più veloci, ma non possono né devono rischiare la propria incolumità accostando in curve cieche, dirupi o margini franosi.
Il punto è semplice: non si può promuovere un territorio come meta cicloturistica senza offrire infrastrutture adeguate. Sull’Elba, non esistono piste ciclabili lungo le strade provinciali. Non ci sono corsie riservate, segnaletica orizzontale dedicata, né piani di sicurezza specifici. Eppure si continua a proporre l’isola come se fosse adatta a ogni tipo di ciclista, dal professionista al turista della domenica. È una retorica pericolosa, che illude i visitatori e mette a rischio tutti, ciclisti, automobilisti e motociclisti.
Il traffico estivo, già caotico e congestionato, viene aggravato dalla presenza di biciclette dove non c’è lo spazio materiale per una convivenza sicura. I residenti sono spesso esasperati. I turisti ciclisti si trovano in difficoltà, costretti a pedalare in mezzo alle auto o a fermarsi di continuo. E gli operatori turistici onesti, che conoscono il territorio e ne rispettano i limiti, vedono vanificati gli sforzi per un’accoglienza di qualità.
Serve una riflessione collettiva. Se vogliamo davvero trasformare l’Elba in un’isola per ciclisti, bisogna prima costruire un’isola sicura per tutti. Questo significa investire in infrastrutture, mappare percorsi alternativi a basso traffico, creare tratti ciclabili protetti, avviare campagne di educazione stradale, e solo allora, con coerenza, promuovere il cicloturismo come risorsa. Altrimenti, si tratta solo di marketing disonesto e, peggio ancora, di negligenza istituzionale.
Il cicloturismo è una risorsa preziosa, ma solo se affrontata con serietà, pianificazione e rispetto per la sicurezza di tutti. Finché ciò non accade, è doveroso non illudere i visitatori e non esporre nessuno a rischi evitabili, in nome di qualche pacchetto turistico in più.
Nei giorni scorsi abbiamo depositato i ricorsi per la revocazione delle sentenze del Consiglio di Stato (per errore di fatto ai sensi art. 395 punto 4 del c.p.c.), per la ragione che, ha scritto il nostro avvocato: "non corrisponde ai fatti di causa, per come accertati e documentati, che la sentenza n. 3089/24 (oggetto della revocazione RG 6585/24, decisa con sentenza n.3163/25) abbia “……. deciso la causa sulla base dello stato dei fatti descritto dal CTU, e non in base al verbale di sopralluogo redatto dal tecnico comunale, oggetto di procedimento penale” (così, testualmente, nella sentenza n. 3163/25, pag. 5).
Se, come scrivono i giudici del Consiglio di Stato, la causa fosse stata decisa sulla base della CTU, allora l'avremmo vinta, perche' il Genio civile all'opposto ha scritto che i manufatti erano precari e facilmente amovibili e dunque legittimamente posati ai sensi della vigente normativa (vedi allegato 1).
Per i nostri legali si tratta di un errore revocatorio, tenuto anche conto che:
1) per la normativa edilizia e la giurisprudenza del Consiglio di Stato dei pergolati precari, facilmente amovibili e privi di pareti e copertura come i nostri rilevati dal Genio civile non necessitano di permesso a costruire;
2) il Genio civile, dopo la CTU del 2021, ha rilasciato anche autorizzazione idraulica n. 15879/2022 che ha confermato la precarieta', amovibilita' e conformita' edilizia e idraulica dello stabilimento balneare ai sensi della vigente normativa regionale.
Siamo dunque in presenza di un PARADOSSO GIURIDICO che ci auguriamo venga risolto dagli stessi giudici amministrativi che lo hanno creato, perche' i manufatti precari posati nel 2019 con progetto approvato nel 2017 da tutti gli Enti competenti sono stati qualificati "costruzioni edilizie" abusive da demolire dal Comune e dai giudici amministrativi, nonostante il Genio civile – il massimo Ente nazionale competente in materia edilizia e idraulica – su incarico degli stessi giudici abbia escluso tre volte (la terza sentito in Procura) che i manufatti dei Bagni Barbatoja possano essere costruzioni edilizie abusive in quanto accertato precari, facilmente amovibili e dunque legittimi ai sensi della vigente normativa regionale. Lo abbiamo dimostrato in concreto smontandoli in pochi giorni con regolare CIL nel settembre 2021 e in questa Pasqua.
Se a tutto cio' si aggiunge che nel 2023 il Comune sequestro' lo stabilimento balneare per abusiva occupazione del demanio marittimo (ai sensi dell'art. 1161 cod. nav.) con provvedimento che fu annullato dal giudice con ordinanza confermata dal Tribunale del riesame di Livorno (vedi allegato 2) e resa definitiva dalla Cassazione sez. III, con motivazioni che confermarono la vigenza ex lege delle concessioni e che l'esercizio dei Bagni Barbatoja era legittimo, si comprendera' il nostro disorientamento di cittadini.
Per queste ragioni non ci riteniamo degli "abusivi" come qualcuno ha scritto (per comprensibile ignoranza dei fatti o altro), ma delle "vittime" di un "corto circuito" giudiziario scoppiato tra le 5 Autorita' che hanno dichiarato che I BAGNI BARBATOJA SONO LEGITTIMI E CONFORMI SOTTO OGNI PROFILO (1° Genio civile di Grosseto incaricato dal TAR in CTU di aprile 2021; 2° Genio di Livorno in Aut. Idraulica 15879 di agosto 2022; 3° Relazione Hydrogeo approvata dalla Regione e dal Comune nel maggio 2022; 4° Tribunale penale di Livorno con Ordinanza di maggio 2023, 5° Cassazione nel gennaio 2024) e le 2 Autorita' che hanno disconosciuto perizie, autorizzazioni e sentenze dei colleghi per sentenziare al contrario di essi (TAR nel 2021 e Consiglio di Stato nel 2024 e 2025).
Per questi motivi, se le revocazioni delle sentenze saranno rigettate dagli stessi giudici del Consiglio di Stato che le hanno emesse, percorreremo le altre vie messe a disposizione in ogni sede dal sistema giudiziario nazionale e internazionale.
Famiglia Martinenghi
L’incontro con la stampa si terrà martedì 29 aprile alle ore 12 presso la Palazzina dei Mulini.
Alla conferenza stampa parteciperanno il sindaco di Portoferraio Tiziano Nocentini, il Direttore Regionale dei Musei Nazionali della Toscana Stefano Casciu, il vicesindaco ed assessore ai lavori pubblici del Comune di Portoferraio Claudio De Santi, il Direttore dei Musei Nazionali delle Residenze Napoleoniche Andrea Camilli, l’Architetto Luca Gulli, Responsabile Unico di Progetto dell’intervento di restauro e i progettisti dello studio Bellesi Giuntoli Silvia Bellesi e Lorenzo Pacini
Non serve un assessore serve lavoro e impegno, speriamo che arrivino i risultati
Stefano Martinenghi
Le chiamate fraudolente da numeri falsificati (un fenomeno che tecnicamente prende il nome di spoofing) arrivano spesso da parte di soggetti che si spacciano per aziende conosciute e affidabili come Enel Energia, sfruttando il loro nome, con una condotta ingannevole che danneggia non solo i clienti ma anche le aziende più serie e affidabili.
Enel è da sempre in prima linea nella lotta contro le chiamate fraudolente e segue regole precise: effettua chiamate solo tramite numeri fissi riconoscibili e ricontattabili, anticipando la comunicazione ai suoi clienti con un SMS.
Nel 97% dei casi, le chiamate fraudolente provengono da numeri generati ad hoc, inesistenti e non richiamabili. Enel auspica, quindi, che, con la collaborazione di tutte le autorità competenti, si possa arrivare rapidamente a uno stop del fenomeno agendo direttamente all’origine del problema, attraverso l’adozione di misure e provvedimenti già possibili che blocchino le chiamate provenienti da numeri falsificati.
Se un cliente riceve una telefonata a nome dell’azienda può verificare sul sito, al link https://www.enel.it/it-it/assistenza/luce-gas/verifica-chi-ti-ha-chiamato, se il numero di telefono appartiene a un canale autorizzato e segnalare eventuali truffe.
Solo nel 2024, Enel Energia ha ricevuto ben 9000 segnalazioni, che hanno portato a presentare numerosi esposti all’Autorità Giudiziaria.
Non abbiamo mai visto così tanti rifiuti nella natura come questa volta. Su quasi ogni piccola spiaggia si trovano rifiuti sufficienti a riempire un grande sacco nero della spazzatura. E questo è esattamente quello che facciamo con la nostra famiglia. Troviamo soprattutto bottiglie di plastica e polistirolo. Sulla piccola spiaggia vicino a Rio Marina, tra i rifiuti, abbiamo trovato anche tre siringhe usate. Si tratta di un luogo dove spesso giocano e nuotano i bambini.
Parte dei rifiuti arriva dal mare, ma in gran parte viene trasportata dai fiumi durante le forti piogge, portando con sé i rifiuti dall’entroterra. E nei corsi d’acqua non ci sono filtri.
Nei boschi intorno a Rio Marina abbiamo trovato lastre di amianto abbandonate e centinaia di cartucce di plastica lasciate dai cacciatori. Due anni fa ho già segnalato la situazione alle autorità locali, ma quest’anno la zona era di nuovo piena.
La lettera è firmata