L'ISOLA D'ELBA E L'ACQUA DI PIOGGIA
Riscontro Messaggio 22 del 18.11.2019, 18:41
Provenienza: Mola
Preg.mo Italo Sapere.
Le sue considerazioni sulla possibilità di rendere idraulicamente autonoma l’Isola d’Elba, grazie alla utilizzazione dei i volumi idrici che piovono dal cielo, sarebbero confermate dalla stessa AIT Autorità idrica toscana quando scrive testualmente:
“Una soluzione potrebbe essere quella di intercettare parte dei 36 milioni mc/anno dell’acqua che viene persa per ruscellamento. Nel caso il quantitativo minimo da intercettare per l’equilibrio tra risorsa sotterranea disponibile e consumo idrico viene stimato in circa 7 milioni mc/anno.
Quindi, è possibile intercettare 7/10 milioni mc/anno delle acque che piovono sull'isola, per mettere in sicurezza il suo approvvigionamento idrico?”
Il condizionale è d’obbligo perché mentre la prima parte del paragrafo AIT citato deve essere considerata attendibile essendo basata su dati reali ricavati dalle registrazioni delle piogge realmente cadute sull'Isola nei periodi recenti, quella finale nella quale il volume necessario da accumulare annualmente per rendere autonoma sarebbe pari a 7 milioni di mc, arrotondato con eccessiva faciloneria a ben 10 milioni di mc, non corrisponde affatto alle previsioni ripetutamente definite in soli tre milioni di mc, ed, a parere di chi scrive, non sarebbe affatto attendibile. Deve servire da esempio lo stesso progetto redatto dalla Soc. ASA quando prevedeva di realizzare la citata autonomia elbana tramite l’accumulo delle acque piovane in 21 laghetti sparsi in lungo e largo sull'Isola il cui volume totale non era affatto così rilevante ma invece limitato a circa tre milioni di mc. Anche l’ottimo progetto effettuato dal prof, Megale dell’Università di Pisa anch'esso basato sull'accumulo della stessa acqua piovana, questa volta entro un bacino ricavato nel sottosuolo tramite un diaframma di impermeabilizzazione che isolava dal mare la piana di Marina di Campo, progettando o che il volume totale necessario e sufficiente per l’autonomia elbana fosse anch'esso limitato a circa tre milioni di mc.
Quello che voglio qui sostenere è riassumibile in due constatazioni:
1) Sull'isola d’Elba cadono annualmente enormi volumi di ottima acqua potabile avente costi prossimo allo zero e in quantità più che sufficienti allo scopo di creare l'autonomia idrica dell’Isola d’Elba. Si potrà obbiettate che in qualche anno eccezionale e di grande siccità potrebbe aversi scarsità di pioggia e quindi crisi idropotabile, L’obbiezione a tale affermazione è la seguente. tutti gli acquedotti possono essere eccezionalmente soggetti a crisi dovute alle circostanze le più varie ma ogni acquedotto ha già deciso come farvi fronte con interventi eccezionali che possono consistere in collegamento idraulico di soccorso con altri acquedotti, nella costruzione di fonti di emergenza ecc. Nel caso dell'Elba un possibile intervento di emergenza cui ricorrere in detti casi di eccezionale e rara eventualità, potrebbe ad esempio essere costituito da navi cisterna manutenute sempre all'erta per poter intervenire con assoluta celerità.
2) il secondo elemento consiste nel fatto che, se la pubblica Autorità ha escluso la possibilità di realizzare l’autonomia accumulando le acque di pioggia soltanto a seguito di una errata ed esagerata determinazione del volume di accumulo necessario, se le cose stanno veramente così, all'Elba si sta perdendo una grande occasione con motivazioni inesistenti
In conclusione si deve convenire che la vera soluzione dei problemi idrici elbani consiste assolutamente nella raccolta ed accumulo delle acque di pioggia. Questa decisione, oltre a dar il via all'autonomia idrica dell’Elba, otterrebbe i due altri importanti risultati dati dall'economia di esercizio dovuta essenzialmente all'impiego di acqua avente costi prossimi allo zero, dalla eliminazione del problema delle perdite occulte dell'acquedotto attuando quella che ne è la sola risoluzione possibile e che consiste nell'avere a disposizione tanta acqua avente costi prossimi allo zero la quale consente di tollerare quelle perdite occulte elevate non essendo esse, all'Elba, eliminabili neanche con la eventuale realizzazione di ingenti opere.
Un’ultima mia riflessione. Se all’Elba è corrente un diniego di soluzioni tecnicamente ed economicamente ineccepibili del tipo di quella descritta , allora vien da dubitare quali altre decisioni tecniche siano state affette dallo stesso madornale difetto