[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_25/affogo.JPG[/IMGSX] Il caso Moby-Tirrenia rischia di diventare in forma conclamata il dramma Moby-Tirrenia. È arrivata, infatti, com'era inevitabile che accadesse, dopo una lunga, pessima gestione, la svolta più pericolosa per l'azienda. Al termine di nove anni di interminabile istruttoria la Commissione europea ha riconosciuto l'ovvio, che cioè gli 846 milioni di euro pubblici versati alla compagnia Tirrenia tra il 2009 e il 2020 non sono aiuti di Stato. Erano (sulla base di una legge peraltro pessima) i soldi necessari a finanziare i collegamenti della cosiddetta continuità territoriale con la Sardegna, 12 rotte che, secondo la convenzione pubblica in scadenza imminente, la compagnia è obbligata a coprire anche se non riesce a guadagnare.
Ebbene: questa notizia rappresenta, con tutta probabilità, il definitivo cigno nero sulla gestione che l'armatore Vincenzo Onorato ha fatto dell'azienda. Perché? Perché, quei soldi, Onorato li ha già incassati (e consumati), e quindi non dovrà restituirli ma non li ha più. E intanto, con l'argomento che avrebbero anche potuto essere chiesti indietro, ha scelto di non pagare i suo debiti con lo Stato contratti per l'acquisto della Tirrenia: si tratta di 155 milioni scaduti tra il 2016 e il 2019, immediatamente esigibili, e una terza rata che scadrà nel 2021. La situazione finanziaria del gruppo Onorato è peraltro già dichiaratamente prefallimentare. Tanto che un gruppo di obbligazionisti della società ha già avanzato istanza di fallimento e il Tribunale di Milano, pur respingendola, ha però prescritto alla compagnia di cercare un accordo con i creditori, a tutt'oggi non trovato.
Ora, considerato che il debito obbligazionario a carico di Moby è di 300 milioni, che i 155 milioni scaduti verso lo Stato vanno pagati ormai senza deroghe, che il debito con le banche è di 170 milioni e che la flotta va male, e considerato anche che la convenzione per i collegamenti con la Sardegna scade a luglio, non si vede come l'azienda possa andare avanti. Sono in massimo allarme i dipendenti e sono preoccupati anche i sardi, colpiti contemporaneamente anche dalla crisi di Air Italy. Il rischio evidente è quello di altre due «Alitalie», un'altra del cielo e una del mare, che finiranno col gravare sulle casse pubbliche.
Però, in questi anni i fatti hanno dimostrato che i collegamenti tra il continente e l'isola possono essere assicurati con profitto da armatori bravi, dotati di flotte moderne, il che accade infatti, e senza aiuti pubblici di nessun tipo. Semmai i soldi della continuità territoriale andrebbero dati a rimborso dei cittadini residenti in Sardegna rispetto ai loro viaggi via nave da e per la terraferma, qualunque compagnia scelgano.
Lo scorso 13 dicembre i fondi obbligazionisti hanno anche inviato una lettera in cui contestano all’azienda e all’azionista, la famiglia Onorato, alcune operazioni in violazione dei covenant sul debito. Gli obbligazionisti, assistiti da White & Case e dall’avvocato Francesco Gatti, contestano una serie di violazioni, tra cui: il pagamento dei canoni per il noleggio di alcune navi da parte di Moby alla società di famiglia, la Fratelli Onorato e l’acquisto da parte dell’azienda di un appartamento in piazza San Babila a Milano da Vincenzo Onorato per 7 milioni di euro.