Stiamo scivolando nel baratro, vittime di errori che non avevamo messo in conto, raccogliamo quello che abbiamo seminato pagandone le conseguenze. Abbiamo sempre pensato che tutto ci fosse dovuto, creduto solamente a quello che vedevano i nostri occhi ed a quello che sentivano le nostre orecchie, mai uno sguardo ed un ascolto dentro noi stessi, già, un viaggio troppo lungo e pericoloso. Forse questo virus ci vuole anche parlare, ci sta dicendo che la vita va rispettata e se non la si rispetta lei trova il modo di fartelo capire, ci sta dando un ultima opportunità per cambiare le nostre coscienze. Siamo in questa situazione anche perché abbiamo sempre rimandato le vere e grandi questioni. Ci è sempre stato richiesto di consumare, guardare la tv, ed essere "leggeri", superficiali, e noi abbiamo ubbidito perché essere stupidi e inesistenti è apprezzato. Abbiamo riempito il vuoto del sacro con la tecnologia, che ricordiamolo, nasce a servizio dell'uomo, ora sta diventando l'uomo a servizio della tecnologia. Questo ci ha fatto perdere d'identità; non abbiamo più capacità di intendere e volere, non sappiamo più esistere senza tecnologia e ne siamo completamente dipendenti. Pensiamo a qualsiasi forma d'arte: scrittura, musica, pittura, teatro, fotografia, scultura…prima l'artista usava strumenti di innovazione per esprimere sempre meglio la propria arte ed avvicinarsi al divino, oggi la tecnologia dice all'uomo come fare, come esprimere la sua arte, quindi ora è il sapere tecnologico il massimo dell'aspirazione, non più la ricerca della sacralità, forse, con la storia del covid, qualcuno ha trovato una ragione di vita.. in 10 mesi hanno demolito 10000 anni di civiltà! Ora, in questo momento, noi che siamo 8 miliardi di abitanti di questo pianeta, proviamo a fare qualche analogia con i 170 miliardi di animali di allevamento che ogni anno facciamo fuori per la nostra alimentazione, vediamo se c’è davvero qualcosa che ci accomuna: Agli animali imponiamo orari per mangiare, per stare all’aria aperta o coi propri simili, stessa cosa capita a tutti noi, un dpcm dopo l’altro. Agli animali consentiamo di spostarsi liberamente solo all’interno di certe aree, come fanno con noi, appunto. Agli animali diamo cibo scadente, per risparmiare, provate ad entrare in un qualsiasi supermercato e ad uscire con un solo prodotto veramente salutare, di qualità, che il corpo gridi di giubilo al pensiero di assimilarne le proprietà nutritive, utopia, e rido solo al pensiero che ci tengono tangati in casa per la nostra salute quando della nostra salute non è mai fregato un piffero a nessuno. Agli animali, vista l’alimentazione e lo stile di vita imposto, siamo costretti a somministrare farmaci in continuazione, anche in maniera preventiva, come le vaccinazioni, noi non ce la passiamo sicuramente meglio. Agli animali sottraiamo i figli appena nati per usarli a nostro piacimento, facciamo praticamente la stessa cosa coi figli nostri; li portiamo tutte le mattine in strutture adibite alla loro formazione fin dalla più tenera età, saremo fortunati se dopo qualche decennio non ce li restituiranno completamente rincoglioniti e dipendenti da qualche sostanza. Quanto potrebbe essere lunga la lista ancora? Vedete, non è questione di mangiare o meno gli animali, ognuno si comporta secondo coscienza, ci mancherebbe altro, semplicemente la mia di coscienza mi ha fatto smettere di consumare carne, ma non sono vegano e nemmeno animalista. La questione è molto più profonda, talmente profonda che non riusciamo a vederla, qualcuno, anni fa ha detto: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso.” Non dico che dovremmo fare come i Nativi americani o gli Aborigeni australiani che quando uccidevano un animale per nutrirsene ringraziavano il Grande Spirito o Madre Terra e pregavano per la vita tolta, ma porca miseria fra quell' approccio e il nostro senza un minimo di compassione per la vita esisterà una via di mezzo! Poi mi si dirà: "Si vede che fine hanno fatto quei due popoli!". Ok, pensiamo allora a che fine faremo noi!
Buon Natale a Voi tutti.