Parabola ispirata da Garret Hardin, docente di ecologia umana all'università di Santa Barbara in California.
Lo scenario è un pascolo collettivo, un pascolo a disposizione degli abitanti di un villaggio (ciascun abitante può andare a raccogliere legna, pascolare, fare foraggio)
Un pascolo grande , ma non illimitato, anzi con confini ben definiti, fertile, attraversato da un ruscello ricco di acque cristalline. Un giorno un abitante del villaggio porta al pascolo la sua mucca: questa bruca l'erba, beve l'acqua pulita del ruscello e produce il latte che è il reddito del pastore. Gli escrementi della mucca rimangono sul prato come buon concime per l'erba dell'anno dopo.
Alla fine della stagione il pastore ha realizzato un certo guadagno ed è contento; anche la mucca è felice, ha pascolato indisturbata sul prato e ha bevuto acque limpide per tutta l'estate; il prato è pronto a fornire nuova erba, il ruscello è pulito.
Nell'inverno il pastore pensa che avendo più mucche i guadagni potrebbero essere maggiori e decide di portare al pascolo 10 mucche. A questo punto la presenza di tanti animali fa sentire i suoi effetti: gli zoccoli pestano l'erba che non è più disponibile per l'alimentazione e rendono il terreno duro e impermeabile, gli escrementi ristagnano al suolo e fniscono con il contaminare le acque del ruscello che non saranno più potabili.
Alla fine dell'estate il pastore ha guadagnato di più vendendo più latte, ma l'acqua del ruscello è inquinata, il pascolo è rovinato e non potrà essere utilizzato anche dagli altri abitanti del villaggio, che pure hanno, come il pastore, gli stessi diritti al suo uso.
Il pascolo nella parabola è la nostra isola, quanto possiamo andare avanti erodendo territorio per costruire un'economia da sfruttamento intensivo di un solo mese?
I biologi chiamano la capacità ricettiva di un territorio "Carrying capacity".
L'isola non è di nessuna categoria specifica: non è degli albergatori, non è solo dei costruttori edili, non è solo per chi spinge per il turismo di massa, non è solo degli ambientalisti.
Ecco le 2 domande a cui rispondere con sincerità nell'imminente campagna elettorale.
Esiste un modo, tenuto conto del mutato scenario economico internazionale, per ottimizzare lo sfruttamento dell'Elba e ottenere reddito da redistribuire agli abitanti senza pregiudicare il futuro dell'isola?
La ricetta dello sviluppo economico el nella gestione del territorio dell'Elba deve essere quello valido degli anni '70, '80 o '90 o c'è qualcosa da cambiare, non nelle parole, ma nei programmi?
Grazie per l'attenzione
Paolo Franceschetti
