Comunque grazie per l'informazione
e a Campo potevano essere tenute in maggior considerazione
Il Comune di Capoliveri insieme alle A.S.D. "Api di Mare" e "I Selvi" organizza un evento di Soft Air a carattere nazionale, con scenari Mil Sim per i giorni 29, 30 e 31 Ottobre 2010 denominata operazione Caput Liberum. Vale la pena di ricordare che l'intento dell'Amministrazione comunale é quello di valorizzare tutte quelle manifestazioni che riescono ad aggregare giovani e meno giovani e di dare vita al proprio territorio anche in periodi di bassa stagione. In questo caso, le Associazioni "I Selvi" e "Api di Mare" potranno far conoscere il soft air, quale sport di squadra basato sulla simulazione militare, attività assimilata ad un gioco di ruolo che riproduce, tramite attrezzature apposite, azioni tattiche e strategiche di combattimento con repliche fedeli ad armi da fuoco in ambienti urbani o boschivi. L'Amministrazione pertanto punta a far conoscere le bellezze dei paesaggi di Capoliveri e pubblicizzare il proprio territorio, dando la possibilità a tutti i partecipanti di poter unire il gioco alle bellezze dell'Isola d'Elba. L’amministrazione comunale ed il Corpo dei Vigili Urbani di Capoliveri chiedono la massima collaborazione dei cittadini e per i non amanti di questo sport…. un attimo di tolleranza per l’evento, soprattutto per ler aqzioni che si svolgeranno nel centro storico del paese.
Sono trascorse solo due settimane dall’affermazione perentoria del Ministro Tremonti che è inutile abolire le Province perché si risparmierebbero solo 100 o 200 milioni di euro ed ecco l’opposta proposta targata UDC di Casini, FLI di Fini e API di Rutelli: aboliamo 70 province su 110 e si risparmieranno almeno un miliardo di euro. Delle due l’una, o Tremonti non sa più far di conto, oppure Casini, Fini e Rutelli stanno facendo “prove tecniche” preelettorali di terzo polo con una proposta demagogica e irrealizzabile: l’ideale per attrarre consenso a costo zero. Ha ragione Tremonti e spiego perché.
Per stare all’Elba prendiamo l’esempio dell’Unione di Comuni in corso di liquidazione, i cui 40 dipendenti verranno ricollocati in altri Enti pubblici senza alcun risparmio per la spesa pubblica perché così impone la legge. Mutatis mutandis lo stesso avverrebbe con il taglio delle Province, se fosse possibile. Ma non lo è. Ho più volte avuto modo di spiegare che le Province stanno ai Comuni come i condomini stanno ai singoli i appartamenti, dei quali regolano le parti comuni – scale, tetto, viali, caldaie, fogne, etc. – nell’interesse di tutti. All’Elba la Provincia di Livorno-condominio interviene – o dovrebbe intervenire, ma questa è altra questione – per le strade che collegano i singoli Comuni-condomini, le scuole dove si recano gli studenti da ogni Comune, i porti e aeroporto dove sbarcano i residenti di ogni Comune e così via per Ospedale, Tribunale, traghetti, rifiuti, fossi, condotte fognarie, elettrodotti, parco, etc.. Le Province sono insostituibili perchè investono nelle infrastrutture per lo sviluppo del territorio. Venissero abolite sarebbe l’anarchia amministrativa, che costringerebbe qualunque Governo a trasferirne le competenze in capo ad altri Enti creati ad hoc con uguali costi per la collettività. Bossi, Tremonti e Berlusconi questo lo sanno bene e dunque stanno operando – o meglio, stavano operando, prima che i protagonisti del terzo polo destabilizzassero maggioranze parlamentari ed azione di Governo – per meglio definirne competenze, risorse e numero. Per evitare inefficienze da sovrapposizioni con Regioni e Comuni; ridurle nei casi previsti dalla L.267/2000 delle città metropolitane di Roma, Milano, Genova, Torino, etc., che ormai si sovrappongono alla stessa Provincia; aumentarle in qualche caso, dove richiesto dalla popolazione ed imposto da esigenze di razionalizzazione e sviluppo economico-sociale, purchè con vantaggio del bilancio dello Stato. E’ il caso della Provincia dell’Elba Arcipelago.
In quest’epoca di dissoluzione della politica, dove le iniziative a volte paiono prese dai leaders più a danno dell’avversario che a vantaggio del Paese, non stupisce l’ennesima proposta UDC-FLI-API di contrasto al Governo Berlusconi. Semmai all’Elba dispiace vi aderisca un politico della caratura del Sindaco On. Bosi, che da dirigente nazionale UDC non può peraltro esimersi.
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Elba Arcipelago
Stefano Martinenghi [/COLOR]
Il 27 maggio 1967, in occasione del I Convegno di Storia dell’Elba, il prof. Giorgio Monaco, stimato funzionario della Soprintendenza alle Antichità d’Etruria ( oggi Soprintendenza per i Beni Archeologici) apriva così la sua relazione: “Tutti i presenti… vorranno perdonarmi se la mia parola sarà forse inadeguata a esprimere tutto l’entusiasmo e il calore che è stato messo nella ricerca”. La sua non era una retorica frase d’occasione: la passione dello studioso per l’archeologia e per l’Elba era davvero grande, quasi palpabile.
Monaco aveva cominciato le indagini sull’isola nel 1958 e i risultati ottenuti – gli era riconosciuto all’unanimità – erano altamente positivi. La scoperta di insediamenti dell’Età del Bronzo medio-recente su Monte Giove (dove saliva spesso con impegno infaticabile), gli scavi della villa romana delle Grotte, la pubblicazione del libro “Memorie storiche dell’isola d’Elba”, sono alcune fra le tappe più significative del suo lavoro scientifico. Ma, al contempo, egli era riuscito a creare un ottimo rapporto di collaborazione e di rispetto con gli abitanti e con le loro istituzioni. Tant’è che Mario Scelza, non dimenticato presidente dell’Ente valorizzazione Elba, rivolgeva il suo plauso alla ricerca archeologica “condotta fino ad oggi dall’amorevole e lodevole cura del prof. Monaco, al quale va la nostra gratitudine e il nostro ringraziamento”.
Altri tempi, altre personalità. Allora all’Elba erano presenti, con le loro fiorenti scuole, alcuni dei maestri dell’archeologia internazionale, da Antonio Mario Radmilli per l’archeologia preistorica a Nino Lamboglia per l’archeologia sottomarina. Il merito della loro partecipazione era in gran parte da attribuire a Giorgio Monaco, che faceva di tutto per promuovere ricerche e campagne di scavo nell’isola. Con professionisti di quel calibro i ritrovamenti eclatanti erano all’ordine del giorno, in mare e in terra: i relitti di Chiessi, S. Andrea, La Cera, Porto Azzurro, la necropoli eneolitica di S. Giuseppe presso Rio Marina, l’insediamento subappenninico della Madonna del Monte, attrassero l’attenzione di studiosi di mezzo mondo.
Il momento felice dell’archeologia elbana si protrasse fino ai primi anni Ottanta. Seguì uno stop lungo e imprevisto. E’ quanto ha rimarcato di recente (settembre 2010) un docente in conservazione dei beni culturali: “Ricerca e investimenti nel settore del patrimonio culturale all’Elba (storia, archeologia, architettura, storia dell’arte…) sono fermi da vent’anni almeno”. Oggettivamente: chi può dargli torto? A segnare il passo ormai da un quarto di secolo sono, in particolare, le indagini archeologiche sul terreno, senza le quali non c’è vero progresso nella conoscenza della nostra storia delle origini.
Per ottenere la riprova si aprano i volumi 2005 e 2006 del Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, nei quali è documentata tutta l’attività regionale del settore. Ci accorgeremo che L’Elba è il fanalino di coda: su 880 pagine che illustrano ricerche ‘terrestri’, scavi in concessione ministeriale, restauri e valorizzazione, al nostro scoglio sono dedicate appena 2 pagine e otto righe, con una melensa percentuale dello 0,23%. L’articolo ‘elbano’ si intitola “Portoferraio: scavo per la realizzazione di un tratto fognario in via Roma”; ne è autore il responsabile del “Sistema dei Musei archeologici di Marciana, Portoferraio e Rio nell’Elba”.
Per inciso, mi pare che la medesima firma contrassegni il volumetto “Storia”(L’AltraIsola, APT 2008, pag. 6) dove, sulla scorta di una cronologia alquanto ballerina, vengono riferite “alla metà del II sec. a. C.” sia la distruzione dell’abitato etrusco di Monte Castello presso Procchio sia la seconda guerra punica. La prima datazione è sbagliata di brutto, ma l’altra è addirittura incomprensibile. Attribuire ad Annibale operazioni militari intorno al 150 a. C., equivale a dire che il geniale condottiero, suicidatosi nel 182 a. C., da vero fenomeno avrebbe combattuto le sue battaglie trent’anni dopo che era morto.
Va decisamente meglio per l’archeologia sottomarina: in otto, dense pagine, Pamela Gambogi, archeologa e funzionaria della soprintendenza, descrive tecniche e risultati di uno scavo effettuato ad alta profondità (103 metri) sul famoso Polluce. Intervento che si qualifica come un tentativo, encomiabile, di limitare i danni inferti al relitto e al suo carico da una banda di razziatori inglesi.
E oggi? E’ presto detto. Mentre in terra niente si profila all’orizzonte, il panorama delle ricerche sotto la superficie marina vede ancora protagonista la dottoressa Gambogi, che con grande professionalità da tempo si dedica all’esplorazione del relitto romano del Nasuto. E’ uno scavo ostico e difficile, ma la tenacia della studiosa sta dando risultati di grande interesse scientifico.
Agli inizi degli anni Sessanta, quanto a siti archeologici, avevamo scoperto la punta di un grande iceberg. Purtroppo siamo ancora lì. Anzi: quella punta si sta sciogliendo, complici l’abbandono e il degrado. Essendo indubitabile che l’Elba abbia bisogno dei suoi beni culturali per la sua crescita, anche turistico-economica, la dea fortuna ci regali – sarebbe l’ora! – personaggi del livello di Giorgio Monaco, che sappiano salire con la passione e con la mente su Monte Giove e ancora più su.
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Michelangelo Zecchini [/COLOR]
– Evidente assenza di un controllo costante e periodico, da parte del Comune, per permettere il rispetto degli impegni presi in forza della gara d'appalto
– Mancato rispetto degli impegni occupazionali (il gestore attuale dei servizi, solo in un primo tempo aveva siglato contratti a tempo pieno, provvedendo dopo solo un mese a trasformare tali contratti a tempo parziale e ha non rispettare l'assunzione con contratto annuale della figura impiegatizia)
– Mancate od elusive risposte, da parte del Sindaco, alle interpellanze consiliari presentate in merito (ricordiamo quella del consigliere comunale Cristiano Adriani)
– Assenza di adeguate metodologie di controllo formale (quali certificazioni trimestrali comprovanti la forza lavoro impiegata, la tipologia contrattuale e copie delle comunicazioni inviate al centro per l'impiego per ciascun singolo lavoratore)
In breve, chiediamo all’Amministrazione Comunale di mettere visibilmente al centro le strategie di sviluppo, gli interessi occupazionali, la verificabilità degli impegni assunti in sede di offerta di gara da parte dell’Aggiudicatario, la pronta efficacia delle azioni di controllo.
Siamo convinti che, per consentire tutto ciò con le dovute garanzie, applicare una durata di servizio inferiore al quinquennio prospettato (2015, epoca in cui dovrebbe essere riformata tutta la normativa sulle concessioni da parte della Comunità Europea) potrebbe cautelare meglio nei confronti di servizi scadenti ed impegni non rispettati.
Come si legge, pur non potendo più prospettarsi, a causa dell’azione del governo Berlusconi, la soluzione che da sempre abbiamo promosso, ossia una gestione pubblica / privata partecipata, ci sono tutti i requisiti per un’azione strategica finalmente costruttiva e palese, a tutela degli interessi della Comunità marinese.
Siamo immediatamente pronti a partecipare ad un tavolo progettuale e politico così impostato : ci sarà mai ?
Comunque, l’appello rivolto al Sindaco, è che, anche al di là delle diverse convinzioni politiche, non consenta che Marciana Marina subisca l’ennesimo scippo delle proprie (poche, per di più) risorse.
[COLOR=darkred]Sinistra Ecologia e Libertà di Marciana Marina
Sinistra Marinese [/COLOR]
apprendiamo con soddisfazione dell'impegno della Regione Toscana per il trasporto aereo , ma attendiamo l'impegno della Regione anche in quello marittimo e ribadiamo ancora quanto scritto , anche su tenews :
le oramai famose undici buste per Toremar quando verranno aperte ?
Gimmi Ori
portavoce del costituendo comitato apolitico
l'Elba , e non Lei da sola , é contro il caro-traghetti ,
vuole orari intelligenti e nessuna barriera al porto di Piombino
bruno
Compito degli Amministratori è trasmettere anche queste virtù, con uno sguardo verso la promozione turistica.
Per questo motivo mi sorprendo (ma non più di tanto) di quanti critichino la geniale idea del Tiberto di intitolare il sentiero al defunto Paolino il polpo.
Se non ricordo male, gli anni scorsi, Campo era in prima pagina per le continue indagini della Magistratura sugli amministratori passati, con passaggi anche drammatici.
Non ricordo molte prese di posizione in quel periodo sulla pubblicità negativa che fu indotta da quei fatti. (vero Lambardi?)
Se ironizzare sul polpo è il massimo della vostra azione di opposizione politica , continuate così.
Ma la politica è altra cosa..
Gluigi Palombi
Dovrebbero essere dati sufficienti a far capire quanto tutti noi Elbani abbiamo di che essere grati al defunto Cefalopode. Grazie alle sue “mirabolanti predizioni” il nome della nostra Isola, in un modo o nell’altro, ha fatto il giro del mondo, e fortunatamente non per una qualche catastrofe o, come purtroppo succede in questi giorni, per un aberrante omicidio: per un semplice, curioso e innocuo gioco. E, detto fra di noi, negli ultimi anni non sono stati molti i casi in cui siamo stati menzionati dai mass-media per notizie “positive”…..
Perché la provenienza “elbana doc” del polpo Paolo può essere catalogata solo come “positiva”: un mollusco geniale, figlio di acque trasparenti, incontaminate e ricche di vita….. niente di sensazionale, naturalmente, e certamente un po’ forzato….
Ma, a costo zero, ha comunque prodotto decine di passaggi su TG, radio e giornali nazionali e stranieri. Poi, grazie alla giocosa ironia di assegnargli ufficialmente la cittadinanza Campese, con tanto di certificato di nascita, o di festeggiare un ipotetico quanto improbabile “compleanno”, la pubblicità, gratuita e positiva, ha continuato nel suo cammino.
Se nessuna persona dotata di normale intelligenza e realismo dovrebbe davvero credere a maghi e fattucchiere umani, ancor meno è possibile pensare a reali capacità paranormali in un simpatico, ma del tutto “normale”, polpo. Ed è pertanto giustificato e comprensibile che si ironizzi anche sull’ultimo atto della vita di Paul: inevitabile, come per tutti gli esseri viventi, giunge il momento della morte. Avrebbe potuto finire in un ottimo antipasto, in un gustoso sugo per spaghetti o, come i suoi remoti antenati (i polpi vivono al massimo un paio d’anni), “appezzato” per “granfie” e servito con sale e zenzero sulla pubblica via.
Si è invece congedato in pompa magna, col lutto appeso sulla sua immagine in Germania e con la Spagna in gramaglie. Se “sfruttare” una disgrazia (o una tragedia, come nell’inqualificabile caso di Avetrana) è moralmente inaccettabile, “approfittare” per l’ennesima volta di una inaspettata “notizia” è invece, e mi perdonino gli animalisti più radicali, semplicemente doveroso.
Almeno per chi vive di turismo. O per chi amministra un Comune che vive di turismo.
Il polpo Paul ha concluso la sua esistenza terrena, o meglio, acquatica, in maniera del tutto naturale.
In realtà, nessuno può sapere quando o dove sia nato, né come e quando avrebbe dovuto morire: gli animali a sangue freddo non seguono le regole di noi omeotermi, e vivono e crescono in base a fattori esterni, quali temperatura, disponibilità di cibo, spazio, concorrenza intraspecifica e presenza più o meno determinante di predatori.
“Ringraziarlo”, intitolandogli un bellissimo sentiero panoramico, lungo una splendida costa rocciosa terminante in una insenatura che, a dispetto del nome cacofonico di “Porto Caccamo”, è in realtà uno degli anfratti più deliziosi e caratteristici della nostra Isola, è un atto non solo assolutamente dovuto, vista la pubblicità gratuita che ci è stata regalata, ma anche un’eccellente motivazione per dare una “spinta” alla valorizzazione delle nostre ricchezze naturali.
Un sentiero pulito, agibile e dotato di un’adeguata cartellonistica che (si dovrebbe dire “con la scusa di Paul”, ma è più carino “grazie a Paul”…) non solo inviti alla scoperta di luoghi tanto belli quanto poco conosciuti, ma che allo stesso tempo educhi ad un rapporto più “intimo” con la Natura, e che permetta di vedere un “luglierino” di 100 grammi non come un inutile antipasto da anoressici, ma come una spettacolare forma di vita da osservare e studiare, e con la quale confrontarsi e giocare per poi lasciarla libera di crescere, proseguendo in quello che nel “Re Leone” era chiamato “il cerchio della Vita”. Che può finire in una pentola d’acqua bollente o fra i denti aguzzi di una murena: ma la murena non deve, perché non può, scegliere il momento più consono. Noi invece si, e forse anche un banale sentiero, “turisticamente sfruttato”, come ci impone la logica del mercato, ma adeguatamente “cartellonato”, può servire a prendere i classici due piccioni con una fava.
O più fave, quelle che non hanno capito, o hanno fatto finta di non capire, solo per atavica necessità di criticare senza prima pensare.
Ps: la presa per i fondelli, in casi come questi, è del tutto legittima. Peraltro, a nessuno poteva venire in mente un monumento o l’intitolazione di una via cittadina: stiamo parlando di un semplice “gioco”. Ed è anche evidente che le problematiche ambientali o turistiche prioritarie non sono certo queste. Ma, ed è difficile provare il contrario, quando capita una buona occasione, lasciarsela sfuggire solo perché “ci sono cose più importanti” sarebbe da stupidi.
E, in quest’ottica, credo che qualcuno farebbe bene a fare un po’ di autocritica, e magari a dare atto all’Amministrazione di Campo di aver saputo “sfruttare”, senza spendere una sola lira, una “notizia”, magari sciocca, ma indubbiamente di risonanza mondiale, per scopi assolutamente positivi.
[COLOR=darkblue]Yuri Tiberto [/COLOR]
Pro Loco di rio Marina e Cavo