ti posso dare un consiglio?? vai di nuovo a casa e buttala di sotto dalla finestra a quella zingara …. ora basta con queste mercenarie da 4 lire…. rimandiamole a casa a c…..lci nel ……
Il Coordinatore Vicario Provinciale
Giovanni Muti
Dante
Scepale
È andata a trovare a Piombino il padre anziano, ma la badante l’ha cacciata di casa. Quando la figlia, una cinquantenne proveniente dall’Isola d’Elba, ha chiesto aiuto ai carabinieri per tornare nell’appartamento, ha scoperto che la badante si era sposata in segreto con il padre, poco meno che ottantenne. Il fatto, quanto meno singolare, è accaduto ieri in un appartamento nella periferia di Piombino. Erano le 19,30 quando i carabinieri hanno ricevuto la telefonata della figlia, sbattuta fuori dall’appartamento del padre pochi minuti prima. I carabinieri, accompagnati dalla donna, sono entrati in casa per chiedere spiegazioni alla badante, una moldava di 48 anni.
Secondo la ricostruzione, la figlia era arrivata a casa nel tardo pomeriggio e si era fermata a parlare con il padre, fino a quando la badante, avvicinandosi l’ora di cena, aveva perso la pazienza. Dopo una breve lite la moldava aveva messo la donna alla porta, senza che il padre anziano intervenisse a sua difesa. Quando i militari hanno chiesto spiegazioni, la badante ha spiegato di avere il diritto di cacciare la figlia, dal momento che, oltre ad assistere il padre, ne era la coniuge a tutti gli effetti. E in verità gli accertamenti hanno confermato che l’ottantenne e la badante si erano sposati davvero lo scorso ottobre. Ovviamente la notizia ha lasciato di stucco la figlia che si è vista costretta ad andarsene, riservandosi di far valere le proprie ragioni nelle sedi legali.
Quando l'amore non ha età 🙁
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DAVOS – [SIZE=1]Gli altri leader europei vengono qui per "dare la linea" al World Economic Forum. In 48 ore si succedono a Davos Nicolas Sarkozy, David Cameron, Angela Merkel: espongono una visione dell'Europa, le loro ricette per la ripresa, le strategie verso l'America e i paesi emergenti.
All'Italia tocca un ruolo diverso a Davos: quello dell'imputata. Il campionario di dirigenti mondiali che si riunisce in questo summit – statisti, grandi imprenditori, opinion leader – riserva al nostro paese una sessione a porte chiuse. Intitolata "Italia, un caso speciale". La riunione viene presentata così dagli organizzatori nel documento introduttivo: "Malgrado la sua storia, il suo patrimonio culturale, la forza di alcuni settori della sua economia, il paese ha difficoltà di governance e un'influenza sproporzionatamente piccola sulla scena globale. Le sue prospettive economiche e sociali appaiono negative".
A istruire il processo, l'establishment di Davos delega alcuni esperti e opinionisti autorevoli. Di fronte a loro, sul versante italiano, un parterre di imprenditori e banchieri. Nessun rappresentante di governo è all'appello: il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, pur presente a Davos, fissa una conferenza stampa altrove, nello stesso orario.
Tocca a Michael Elliott, direttore del magazine Time, aprire il fuoco: "Contate molto meno di quel che dovreste nell'economia internazionale, i problemi del vostro governo vi precludono di svolgere il ruolo che vi spetta". Segue l'economista Nouriel Roubini, una star di Davos da quando nel 2007 fu l'unico a prevedere con precisione la crisi mondiale: "Di solito parlo solo di economia ma nel vostro caso il problema del governo è diventato grave, è una vera distrazione che v'impedisce di fare quello che dovreste. Siete di fronte ad accuse di una vera e propria prostituzione di Stato, orge con minorenni, ostruzione alla giustizia. Avete un serio problema di leadership che blocca le riforme necessarie". Roubini dà atto sia a Tremonti che a Mario Draghi di avere limitato i danni sul fronte della finanza pubblica e del sistema bancario. "Ma un contagio della sfiducia dei mercati è ancora possibile – aggiunge – perché il divario è enorme tra le riforme strutturali di cui avete bisogno, e ciò che è stato fatto".
Un altro economista, Daniel Gros che dirige a Bruxelles il Centre for European Policy Studies, invita a non illudersi sul fatto che l'Italia possa a lungo sottrarsi al destino di Grecia, Portogallo, Irlanda: "La vostra situazione è preoccupante. Siete il paese più direttamente in competizione con la Cina, per la tipologia dei prodotti. Da dieci anni si sa quali riforme andrebbero fatte. Di questo passo l'Italia potrebbe diventare il prossimo grosso problema dell'eurozona". Josef Joffe, editore e direttore del giornale tedesco Die Zeit: "Da dieci anni crescete meno della media europea, questo è il problema numero uno". Segue Matthew Bishop, capo della redazione americana del settimanale The Economist, che nel 1997 fu l'autore di un rapporto sui nostri "esami d'ingresso" nella moneta unica: "Da allora – dice – il paese è rimasto troppo immobile. Le tendenze dell'economia globale rischiano di trasformarvi nell'anello debole dell'Unione europea. Se l'Italia non usa i prossimi cinque anni per un reale cambiamento, vi ritroverete dalla parte perdente dell'eurozona". Quindi Bishop lancia la palla nel campo degli italiani: "I gravi reati di cui Silvio Berlusconi è accusato sono ben noti. Ma a voi sta bene lo stesso? E' questo il governo che volete?"
La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia nel replicare sottolinea quanto la forza del tessuto produttivo resti notevole: "Siamo il secondo esportatore europeo dietro la Germania, il quinto nel mondo, con punte di eccellenza non solo nei settori tradizionali ma nella meccanica, nella robotica, nei macchinari elettronici". Anche lei però descrive un'Italia "introversa, ripiegata su se stessa, distratta rispetto a quel che accade nel resto del mondo, soprattutto per colpa dei suoi politici". E conferma che "il mondo di Davos, quello delle nuove potenze come l'India e l'Indonesia, è ignoto ai nostri politici, perciò siamo assenti dai tavoli dove si decide il futuro". Corrado Passera di Banca Intesa elenca gli handicap: "Scuola, infrastrutture, giustizia, burocrazia, bassa mobilità sociale, poca meritocrazia". Voci ancora più critiche si levano tra i nostri top manager che hanno scelto una carriera all'estero. A loro il pianeta-Davos è familiare, nei nuovi scenari della competizione globale si muovono con sicurezza. Ma sono qui per conto di multinazionali straniere.[/SIZE]
Nei miei post sono stato sempre chiarissimo: a me interessano gli aspetti economici del nostro paese. Questo governo, maggioritario o non maggioritario, non fa niente.
A questo proposito leggi cosa dicono di noi in questi giorni gli economisti al convegno mondiale di Davos.
Tutto il resto è …noia.
Impariamo a sequenzializzare i problemi ed affrontarli con professionalità; non mi piacciono i polveroni, che servono a fare solo gossip. Una volta si chiamava populismo.
ok, incominciamo a parlare del debito pubblico e come cercare di rientrare, invece di ampliarlo come sta succedendo.
Dante
In quanto alla vocazione mignottesca, e agli indubbi benefici che derivano da questa antica professione, vi propongo il grande Trilussa, questa volta in originale:
[COLOR=blue]Una Cecala, che pijava er fresco
all'ombra der grispigno e de l'ortica,
pe' da' la cojonella a 'na Formica
cantò 'sto ritornello romanesco:
"Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane."
Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
– rispose la Formica –
nun t'hai da crede mica
ch'er sole scotti sempre come er foco!
A momenti verrà la tramontana:
commare, stacce attenta…
Quanno venne l'inverno
la Formica se chiuse ne la tana.
ma, ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: "ancora canti?
ancora nu' la pianti?"
Io? – fece la Cecala – manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l'amante: me mantiè quer Grillo
che 'sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l'onestà? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi' nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n'ha due? Chi se la leva.[/COLOR]
*: Atenei? Deficit? Pensioni? Ber Paese?
Oggiù…. 😎