Ciao Epicuro,
facciamo un po' ordine.
La rivolta nei paesi nord-africani serve solo per far saltare il dittatore di turno, ma il problema di fondo e’ che in quei paesi ci sono condizioni economiche cosi’ disastrate tali da obbligare comunque ad emigrare. Voglio dire, la libertà conquistata serve per andare via; nel ’46 in Italia poteva accadere la stessa cosa (pensa che miraggio era allora l’America …), ma abbiamo avuto politici con le palle, come dico io, che ci hanno fatto credere nel nostro futuro. Probabilmente in questi paesi non esiste ancora il ricambio politico.
Il fatto poi che i nostri politici ed i collegati poteri economici forti preferiscano “dittatori moderati” dipende dal fatto che facciamo una politica internazionale non trasparente; pensa a Putin, Gheddafi, dove la nostra beneamata ENI tiene, da sempre, rapporti non chiarissimi pur di fare contratti economici. Lo so, il denaro non puzza e mi andrebbe bene per le aziende (lo fanno in tutti i paesi occidentali), ma se ci mettono lo zampino i nostri politici mi girano un po’ le scatole; sto parlando soprattutto dei servizi segreti nostrani che amano tremendamente questi intrallazzi, piuttosto che fare il proprio dovere istituzionale.
Relativamente all’arrivo degli stranieri in Italia, il nostro problema di fondo è che non abbiamo una buona organizzazione economico-sociale per assorbire senza traumi questi stranieri. Non riusciamo a vederli come una risorsa futura per il nostro paese; pensa che in Germania, per esempio, la % di stranieri è doppia che in Italia (a Berlino ci sono più turchi che tedeschi), ma non hanno in casa in maniera cosi’ eclatante le nostre mafie, anche economiche (lavoro nero, evasione fiscale ecc.). Su WikiLeaks un cablo dall’ambasciata americana a Roma, dice testualmente che “… gli italiani non voglio combattere la mafia …”; io sarei meno severo ma comunque lo tradurrei con il concetto che siamo pericolosamente insensibili alla illegalità. Ti potra’ sorprendere sapere, poi (ed e’ paradossale dirlo), che uno straniero una volta “regolarizzato” tende a non delinquere, perché ci tiene al nuovo status, piu’ di quanto noi teniamo di essere italiani. Ovviamente va da se’, che chi delinque, italiano o straniero che sia, e’ esclusivamente e’ un problema di ordine pubblico.
Il razzismo, poi, è figlio sia della disorganizzazione di cui sopra ma anche di una cultura manipolata per fini politici; se si andasse a dire agli imprenditori “padani” che da domani gli stranieri, piu’ o meno regolari, se ne andranno, vedresti come incomincerebbero a frignare con Borghezio & Co. Si, la chiamo cultura manipolata a fini politici.
Relativamente, infine, al problema della giustizia, a mio modesto parere esiste esclusivamente, ripeto esclusivamente, un problema di disponibilita’ di risorse (umane e tecnologiche), per cui i nostri PM possiedono, a ragione o a torto, la discrezionalita’ di prendere dal “pagliaio delle cause” solo una parte e quindi possono dare la sensazione di essere faziosi; ho fatto, ai tempi di Tangentopoli, per alcuni mesi il consulente (informatica ed economia) per i PM di Firenze e ti posso garantire che non guardano in faccia nessuno. Certo con Silvio “c’e’ piu’ gusto”, ma questo non significa che lui sia un santarellino perseguitato. E poi, diciamoci la verita’, se alcuni possono sembrare di parte “sinistra”, altri saranno certamente di parte “destra” (es. Milano contro Roma). Infine, credimi, ci sono interessi incrociati perche’ le cause vadano avanti all’infinito, cominciando con la casta degli avvocati.
Anche sulle intercettazioni, vorrei dire la mia (oggi mi sdo’). Lo strumento, nell’era del telefono, è fondamentale per poter scoprire i fatti delittuosi; bisognerebbe evitare la loro pubblicazione prima del processo. Eliminare questo strumento perche’ i media si impadroniscono delle informazioni prima del tempo e’ una vera idiozia, tanto da far pensare male su chi lo chiede a gran voce.
Saluti
Dante