Io vengo spesso in vacanza nella bellissima Elba ma abito a Mestre (VE) e vorrei raccontarvi la nostra situazione idropotabile da confrontare con quella dell’Isola d’Elba.
Mestre-Venezia è alimentata da un acquedotto comunale che usufruisce di più fonti e cioè da pozzi che pescano sotto terra dalle risorgive di un fiume ed inoltre da acqua superficiale di fiume potabilizzata. Possiamo dire di essere totalmente al sicuro dalle scarsità d’acqua potabile essendo alimentati da due fonti importanti e nettamente diversificate. A trenta chilometri da Mestre si trova la città di Padova anch’essa fornita da una tripla alimentazione e cioè pozzi, acqua potabilizzata e acqua di sorgente. Quindi anche per Padova le fonti sono sicurissime. Nonostante tutto ciò, si sta ora costruendo una condotta da un metro di diametro e lunga 30 Km che collega tra di loro le due città di Mestre e di Padova per far in modo che, di fronte a possibili disservizi di vario genere, possa essere fatto un interscambio di portata dall’una all’altra città nei due sensi.
Non so se avete capito: massima sicurezza di alimentazione idrica per Padova e per Venezia. Ma voi all’Elba come siete messi?: una condotta sottomarina stravecchia che si può rompere da un momento all’altro con difficoltà estreme di riparazione, una val di Cornia allo stremo per la assoluta impossibilità di far fronte alle richieste, delle sorgenti e dei pozzi dell’Isola che hanno tanta acqua solo d’inverno quando non ci sono turisti ma che, appena spunta l’estate con il bel tempo necessario per il turismo, diminuisce enormemente la portata quando anche, calando di livello, non incamera acqua salmastra proveniente dal mare.
Ma vi rendete conto della soluzione reale?
Io ho lavorato una vita nella progettazione, costruzione e gestione degli acquedotti e nel 2002 avevo presentato in un apposito convegno tenuto all’albergo Airone dell’Elba un mio progetto con il quale si poteva risolvere il problema idrico elbano progetto che nei primi tempi aveva riscosso tanto entusiasmo da indurre L’Ente che allora gestiva gli acquedotti e cioè la Comunità Montana, a deliberare la redazione di un progetto di fattibilità.
Poi le cose sono cambiate e non si è fatto più nulla.
Ma ora di fronte alla crisi il progetto potrebbe essere ripreso, riesaminato, verificato e, se ritenuto valido, messo in atto costruendo solo una prima piccola parte delle opere, parte che però sarebbe sufficiente per risolvere la crisi attuale.
Lo potete vedere su [URL]http://www.altratecnica.it/indicemiscellaneanuova/indiceacquedotti/elba_giugno2005.html[/URL]
Marcello Meneghin (senza alcuno scopo di lucro)

Signor Yuri ci penserà lei con le sue finanze a sistemare all'infinito i sentieri devastati dai cinghiali che le piacciono tanto? Fra i sentimentalismi inutili degli ecologisti radical chic e le lacrime di coccodrillo dei cacciatori si è infilato lei con una tesi alquanto bizzarra sulla gestione della fauna selvatica. Allora le ricordo una cosa: i cinghiali (questi cinghiali) non sono sostenibili per il nostro territorio e pertanto non sono gestibili, o rimangono così come sono (con tutte le spese folli che questo comporta) o li togliamo.