Assieme uniti, tutti, per il diritto dei diritti!
E' ora indispensabile che ognuno di noi veda l'altro come un amico, una persona con gli stessi problemi ed aspirazioni. Buttiamo via gli armamentari propagandistici e muoviamoci con la consapevolezza di avere un comune obiettivo, il diritto alla salute nostra, dei nostri familiari e tutte le persone che si muovono sul territorio. Niente ha più valore della salute, più importanza, tutti noi lo abbiamo scoperto almeno una volta o perchè ce la siamo fatta sotto per qualche malattia od incidente che cia ha toccato direttamente o perchè è capitato a qualcuno molto vicino a noi. In questi momenti di particolare crisi per i servizi pubblici essenziali si deve far quadrato, forze politiche, quel che resta, istituzioni, media locali, associazioni, associazioni di categoria e soprattutto prendano posizioni ufficiali le figure di primo piano elbane (quelle che sanno dire e si sanno far ascoltare) e venga riconosciuto, velocemente, un coordinamento unico che porti avanti ufficialmente LA voce dell'Elba sulla questione Ospedale/Sanità.
Poi, visto che ci siamo, proviamo a farci una idea su come possono essere reperiti o comunque spesi meglio i soldi da che ci amministra, perchè da qui hanno origine i problemi che scendendo la catena dei livelli, arrivano a noi nella forma che purtroppo riusciamo a toccare con mano.
Io sono convinto che un valido aiuto al problema sanità verrebbe dal dirottamento degli investimenti per l'acquisto di aerei da combattimento alla sanità, per esempio. Che ca@@o ce ne facciamo degli f-35 quando non abbiamo ospedali dove curarci o scuole dove mandare i nostri figli?
Allego un po' di considerazioni e dati:
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Non solo paghiamo i debiti delle banche, della politica, della corruzione. Ma con i prossimi tagli ai 18 mila letti d’ospedale e agli stipendi da 1.200 euro al mese dei maledetti impiegati pubblici, saremo tutti lieti di pagarci i 90 F35, i caccia di quinta generazione, che per la modica cifra di 10 miliardi ci stanno rifilando i signori del Pentagono e della Lockheed.
Bel colpo. Gli F35 che mandano in visibilio i generali, addestrati alle medaglie e all’obbedienza, sono aerei d’attacco, dicono gli esperti. E chi dovremmo attaccare, se la Costituzione prescrive che «l’Italia ripudia la guerra»? I contadini afghani e le loro famiglie per educarli alla democrazia? I cittadini di Belgrado, come ai tempi di D’Alema? O di nuovo i libici?
Dice il premier Monti che rivedere il contratto non si può, ci sono le penali. E non si può rinunciare agli aerei, c’è la Nato. Che peccato. E poi i nuovi caccia fanno parte del nostro progresso militare. Anche se in quanto a progresso, l’autorevole rivista americana Foreign Policy li ha paragonati a «bidoni volanti». Possibile che si possano cancellare centomila vite di esodati con una sola lacrima della ministra Fornero, e neppure un caccia con un po’ di inchiostro? Quanti letti d’ospedale dobbiamo rottamare per riempire di gloria e di cherosene un F35? E a quanti detenuti potremmo comprare un po’ di spazio, vendendoci una dozzina di generali usati? Ah, benedetta antipolitica.
Il costo di un singolo aereo è di almeno 130 milioni di euro. Con la stessa cifra si potrebbe fornire un'indennità annuale di disoccupazione a oltre 17mila precari; finanziare 5 anni di lavoro per 90mila ricercatori; produrre energia da fonte fotovoltaica pari al fabbisogno di 13mila famiglie per 30 anni. Con le sole ali di 7 aerei si rimetterebbero in funzione gli ospedali di Mirandola, Carpi e Finale Emilia, colpiti dal Sisma. In luogo di ogni F-35 acquistato, si potrebbe mettere in sicurezza 250 scuole italiane, o costruire 400 asili nido, o acquistare 20 treni per 12.500 pendolari.
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Caruggine