Forse dirà che non sono alla moda, o forse criticherà con ferocia quello che sto per scrivere.
Veniamo al dunque:
Da anni subiamo la moda, di apertura o per rilanciare un locale, dei cosiddetti aperitivi, magari con happy hour incorporato, tanto per dirla all'inglese, che fa sempre tendenza.
Cosiddetti aperitivi dove il bere, male, è garantito ed é spesso una scusa per mangiare, peggio, schifezze ma a basso prezzo. Lo si fa per attrarre la clientela soprattutto giovanile, che in anni di crisi come l'attuale preferiscono avere quell' ora di tempo per stare insieme a basso costo, che a volte così basso non è.
Poi é stato coniato anche un neologismo: apericena. La parola é brutta, ma debbo riconoscere che é onesta. Si chiarisce che nella fattispecie lí si va per mangiare.
Ma se aperitivo deve essere , lo stesso deve predisporre lo stomaco e la mente al pranzo o alla cena, non sostituirli.
L'aperitivo tradizionale italiano era fatto soprattutto con i Vermouth, o meglio, alla piemontese Vermut. Una base di vino ed alcol con infusione di erbe e spezie sapientemente miscelate. Una gradazione alcolica attorno ai 18 gradi, fatta per essere bevuta a stomaco vuoto, stimolando l' appetito e la convivialità.
Una eccellenza italiana che insieme con il Campari soda il mondo ci invidiava. Ricordate? Due olivette verdi ed un vermut demi-sec hanno fatto la fortuna di molti esercizi pubblici.
Era un modo veloce per stare in compagnia scambiare due chiacchiere prima di andare a cena.
Molti se ne sono dimenticati.Io no.
