E poi tirare le somme 2+2 fa 4
Le reazioni[IMGSX]https://www.camminando.org/elba/wp-content/uploads/2023/01/dissa.jpg[/IMGSX]
Arrivano dai social media le prime immagini della strada che è stata realizzata sulla spiaggia di Lido da ASA, il gestore del servizio idrico per l’isola d’Elba, per la realizzazione del dissalatore di Mola. In pratica si tratterebbe di un tappeto di materiale sintetico posto sulla spiaggia per permettere il transito dei mezzi in sicurezza. La richiesta di autorizzazione presentata da ASA faceva riferimento al periodo da Ottobre 2022 a Marzo 2023
L’opera, che serve a favorire il transito nella zona dei mezzi pesanti adibiti alla realizzazione di opere accessorie al dissalatore, era stata oggetto nello scorso mese di novembre di un provvedimento del comune di Capoliveri che non aveva ritenuta valida la comunicazione inizio lavori da parte dell’ASA. La sospensione dei lavori, però era stata inficiata da TAR.
L’inizio dei lavori di posa in opera del tappeto stradale (vedi foto allegate) è avvenuto quindi mercoledì 4 gennaio, scatenando come prevedibile una serie di commenti e prese di posizione, al momento soltanto sui social media.
Molte le proteste e i timori per un’opera che si teme debba restare a lungo sulla spiaggia nonostante l’autorizzazione temporanea, mentre qualcuno dubita che il tappeto stradale possa resistere alle mareggiate invernali, la prima delle quali sarebbe prevista proprio per questo fine settimana.
Il dibattito, fino a questo momento, è aperto solo sui social media: non ci sono infatti reazioni all’inizio dei lavori da parte di fonti istituzionali.
Le foto sono di Silvia Zancanaro.
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A Portoferraio il negozio dell’Abbondanza era stato istituito per far fronte a bisogni alimentari della popolazione relativi alla vendita di farina , pane e acquisto di grano.
Poi i suoi compiti si allargarono molto tanto da essere chiamata stabilimento.
Per i suoi compiti annonari istituzionali aveva privativa, cioè monopolio.
”l’Abbondanza gode Ella sola la privativa di vendere la farina et il pane e di comprare i grani” (Manoscritto Alberti 1766 Biblioteca comune Portoferraio)
Ho rinvenuto un documento di archivio del 1707,pochi anni dopo la istituzione.(VEDI FOTO)
In esso si chiarisce uno dei principali motivi della presenza del negozio dell’Abbondanza in Portoferraio.
Da Firenze Anton Francesco Montauti,segretario di guerra, scrivendo ad Alessandro dell’Alessandri,sotto provveditore dell’Abbondanza in Portoferraio,chiarisce la restrizione delle licenze ad introdurre grani “forestieri” voluta dal granduca.
Scrive il Montauti che vuole il granduca (“il Pron.mo Ser.mo”) restringere la licenza ad introdurre grano dando l’esclusiva alla sola Abbondanza, perché così si fa fronte con giustizia alla povertà di pane che è un bene primario,Con giustizia perché il permesso,la licenza ad introdurre grano era diventato non un uso ma un abuso di privilegi fatta dai benestanti a scapito dei poveri.
Questo è uno dei principali motivi per cui fu concessa dal granduca la istituzione dell’Abbondanza alla comunità di Portoferraio.
Ecco il testo integrale del documento di archivio sopra accennato:
“Copia di lettera scritta dall’Ill.mo Marchese Anton Francesco Montauti Segretario di Guerra all’Ill.mo Sig.re Alessandro dell’Alessandri Sotto provveditore
Ill.mo Sig.re Mio Pron.mo Col.mo
Considerando il tenore della lettera di VS Ill.ma di 24 dì cadente e dell’altra della Comunità di Portoferraio,sta fermo che il Pron.mo Ser.mo nel sentimento di restringere le licenze per l’introduzione di grani forestieri a forma dei Nuovi Capitoli,perché possa l’Abbondanza andare avanti senza l’oppressione della povertà e con egual giustizia fatta ai poveri et ai benestanti circa i pesi comunitativi ;altrimenti occorrerebbe ai soli poveri sentire l’aggravietà ai benestanti l’esenzione dei medesimi onde vuole S.A.R. che si tenga forte l’osservanza dei nuovi capitoli e si restringa la facoltà di fare dette licenze per la introduzione dei grani forestieri giacchè la molteplicità di esse non è uso ma abuso dei privilegi et è una manifesta inosservanza di quei giusti provvedimenti ai quali concorre col proprio consenso la Comunità di Portoferraio per suo maggiore vantaggio e pubblico bene nella prima costituzione dell’Abbondanza .
Con che ratificando a Vs. Ill.ma la devota osservanza resto
Di Firenze 30 agosto 1707
Dev.mo Obb.mo Serv.re
Anton Francesco Montauti”
(Carta 494.Filza “Lettere diverse sin all’anno 1709 al tempo dell’Ill.mo Sig Barone Alessandro del Nero 1701-1709“già C9 .Archivio del Governo di portoferraio 1553-1799.Carteggio del governatore. Archivio storico comune di Portoferraio)
Se la licenza alla introduzione di grani forestieri “ non è uso ma abuso dei privilegi” ciò era ritenuto anche per altre grasce considerate, pari al grano, bene comune .Per queste grasce ,quali carne ed olio, alla Magistratura Comunitativa di Portoferraio era stata infatti concessa privativa(monopolio) dello smercio da S.A.R. affinchè “ con i profitti di detto negozio possa ricavarsi tanto da pagare la somma di scudi 568 che la medesima comunità è obbligata a pagare ,che scudi 530 al regio erario che la tassa del sigillo delle carni da macello e scudi 38 di diritto a questo Tribunale secondo il praticato fin qui “
Questa privativa dello smercio di grasce, considerate beni comuni , era amministrata dal Consiglio Ordinario detto dei Nove della Magistratura Comunitativa ( civica) di Portoferraio ed avveniva tramite bando.
Tramite il bando per il “macellaro” e per “il pizzicagnolo” la magistratura comunitativa di Portoferraio dava la possibilità a chiunque di poter smerciare carne e commestibili.
Nel bando, la magistratura comunitativa dettava le sue condizioni di vendita della carne e dei commestibili compreso il prezzo.
Al bando tutti coloro che partecipavano offrivano denaro . Veniva scelto colui che offriva più soldi per poter aprire negozio di carne e commestibili e.
Il prescelto si obbligava a vendere carne e commestibili secondo i dettami del bando.
Questo avveniva tramite il contratto chiamato “obbligazione del macellaro” e “obbligazione del pizzicagnolo”.
Ma esistono altri motivi che hanno portato a costituire un negozio dell’Abbondanza in Portoferraio oltre a quello di far fronte con giustizia alla povertà di un bene comune come il pane.
Il monopolio dell’Abbondanza sullo smercio del pane nasceva dall’esigenza di un dato di fatto :il territorio dell’isola era nel settecento in una situazione tale da non poter produrre grano e cereali in quantità necessaria a sopperire ai bisogni della popolazione e solo una istituzione statuale avrebbe potuto farvi fronte .
Vincenzo Coresi del Bruno ,governatore, nel 1749 lo annota nel suo “Zibaldone di memorie “
-“…di grano solamente i campesi e capoliveresi pare che ne raccolghino tanto che basti al loro vitto ma nelle altre terre dell’isola le raccolte del grano sono veramente scarse …”
(Cfr.pg 78” Zibaldone di memorie” Vincenzo Coresi del Bruno. 1729. Dattiloscritto conservato nella biblioteca comunale di Portoferraio copia dell’originale conservato nella biblioteca marucelliana di Firenze)
Lo stato di povertà in cui giace l’Elba lo annota anche il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo nel suo diario di viaggio all’isola nel giugno del 1769
“…Tutta l’isola è molto montuosa, le valli sono fertili e buone e vi è una valle più larga di circa due miglia tra Longone e Portoferraio la quale è fertile e molto ben coltivata. Vi è anche un piccolo porto a Marciana per piccoli bastimenti. I prodotti principali di quest’isola sono il vino, il quale benché salmastro è un oggetto di esportazione e di commercio per loro; produce anche dei grani ma in piccola quantità e cattivi in qualità essendo di paglia molto corta e con pochi grani nelle spighe; l’olio e la seta vi verrebbero molto bene ma l’incuria degli abitanti fa che non ve n’è quasi punto; pochi frutti e punti erbaggi, vi viene molti agrumi e limoni nella terra e molti aloe; il grano vi riesce rare volte ed il terreno è tutto mezzo arenoso e cattivo. Le montagne quasi tutte sono incolte e incoltivabili, piene di rupi, non producono quasi punta erba; in quest’isola le piogge sono rarissime e delle volte si sta un tempo infinito senza averne punte. Vi sono pochi boschi; nella parte toscana vi è una lecceta, il resto è quasi tutto legno di stipa; nella parte della Marciana che è più fredda per essere voltata dalla parte della tramontana vi è un gran bosco di castagni. Il golfo d Portoferraio è molto grande, ben tagliato dalla natura e bello; anche il porto, il quale è vastissimo è uno dei più belli del mediterraneo…..…In Portoferraio non vi è né industria né traffico di veruna specie fuori che quel poco di vino e di grano che si raccoglie. Vi sono botteghe : 7 di mercanti, 4 orefici, 5 barbieri, 3 speziali, 5 legnaioli, 1 armaiolo, 3 pizzicagnoli, 1 fornaio, 1 di carni salate, 19 bettole, 7 mulini a vento, 5 ad acqua, 6 merciai, 6 sarti, 6 calzolari, 4 fabbri, 2 linaioli, 1 macello, 1 bottega d’olio, 9 locande, 2 caffè, 60 marinai e 24 pescatori. Vi sono 6 bastimenti portoferraiesi uno solo dei quali è una tartana e gli altri tutti gozzi e vanno benché poco da qui a Livorno. Vi si potrebbe facilmente aumentare la pesca ma i portoferraiesi non sono punto industriosi, sono ottimi però per servire in mare…”
(Pietro Leopoldo Asburgo Lorena)
Vincenzo degli Alberti inviato all’isola d’Elba dal Granduca Leopoldo qualche anno dopo la visita da questo fatta all’Elba , ha lasciato un manoscritto di questa visita.
Afferma che su questa isola l’Abbondanza è stata fondata nel 1681 .Essa rappresenta il più grande”stabilimento” presente :nata con funzioni annonarie essa sola stabilisce il prezzo della farina ed essa soltanto ha il potere di vendere farine,pane e comprare il grano .Tutti coloro che raccolgono grano nel distretto di Portoferraio devono obbligatoriamente venderlo all’Abbondanza , tutto meno la parte occorrente al fabbisogno familiare.
Nel corso del tempo ebbe funzioni molto più ampie di quelle per cui era stata fondata , divenendo strumento di politica economica il più importante della comunità portoferraiese col quale si faceva fronte anche al pagamento di molte altre spese ‘ comunitative ‘.
Lo si apprende ancora chiaramente dalla lettura del manoscritto di V. Degli Alberti, il quale riguardando i libri contabili dell’Abbondanza di Portoferraio divide le spese alcune in fisse quali quelle per il mantenimento dell’ Auditore (magistrato del tribunale),arciprete,cappellano,sagrestano,maestro di scuola,primo e secondo medico,primo e secondo cerusico,famigli,ripulitura di pubbliche strade,fogne,cisterne,ponti,fossi, marciapiedi delle mura castellane,pubbliche carceri e altre in variabili quali quelle per il mantenimento di chiesa e convento dei frati di S. Francesco ,della chiesa parrocchiale(duomo), della sanità.
MARCELLO CAMICI
La Befana (dal termine "Epifania", cioè "manifestazione") è un personaggio da favola con l'aspetto di una vecchissima signora che una volta all'anno (nella notte tra il 5 e il 6 gennaio) porta ai bambini tanti doni. L'origine della leggenda della Befana ha origini antichissime. Basti pensare che si risale alle credenze precristiane. Nell'immaginario collettivo la Befana porta i doni per ricordare quelli offerti dai Re Magi a Gesù Bambino. In tutto il mondo la Befana viene rappresentata sempre allo stesso modo: una vecchina curva appoggiata al suo bastone-scopa con una lunga gonna nera coperto da un grembiule. In testa, a coprire i lunghi capelli grigi, un fazzoletto oppure un cappellaccio. Ai piedi delle poverissime scarpe o ciabatte logore.
Ma noi come ogni anno vogliamo ricordare a tutti i genitori di raccontare ai figli più piccoli la favola della Befana …….I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Ma giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.
Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re le chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perchè là era nato il Salvatore. La donna che non capiva dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione.
Ma dopo che i Magi se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro, ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino .
Raccontate loro che la notte dell' Epifania, la simpatica vecchietta a nome di tutti i bambini del mondo si recherà simbolicamente nei paesi più disagiati del mondo dove le facce di questi piccoli ci raccontano storie incredibili, ma tanto più vere delle notizie che trapelano per noi adulti , e non dimentichiamo che mentre loro corrono a perdifiato per scampare alla crudeltà degli uomini , qualcuno starà domandoci cosa ne sarà di loro domani….
E proprio perché non sono storie incredibili, ma vere, che l’Epifania a tutti quei bambini che si sono salvati e si salveranno con la loro forza di vita vorremmo che questa Befana gli dedichi almeno un pensiero , un abbraccio virtuale perché ….. È L’EPIFANIA ….. RICORDIAMOCI DI LORO!

Quasi 100.000 € di sanzioni, 63 verbali amministrativi, il sequestro di oltre 5 tonnellate di prodotto ittico non tracciato o scaduto, di numerosi attrezzi da pesca utilizzati illegalmente (reti, nasse, dotazioni e attrezzature subacquee, ecc.), nonché la chiusura – congiuntamente al competente personale AUSL – di due ristoranti per le cattive condizioni igienico-sanitarie riscontrate. Questo è il bilancio delle attività di controllo del settore ittico che il personale della Guardia Costiera di Piombino ha messo in campo nel corso dell’intenso anno, appena concluso. Al culmine, il periodo delle festività natalizie ha visto il personale impegnato a tutto campo nell’operazione nazionale “Senza traccia” con controlli rafforzati, sia a terra che in mare, mirati a prevenire, individuare e contrastare ogni forma di illegalità «che possa pregiudicare in maniera significativa gli stock ittici già compromessi e alterare il principio di concorrenza leale che deve vigere sul libero mercato». Il dispositivo messo in campo in occasione delle festività 2022 è stato coordinato a livello nazionale dal Centro nazionale di Controllo pesca del Comando generale della Guardia costiera di Roma, e a livello territoriale dai Centri di controllo Area pesca delle 15 Direzioni marittime regionali, compresa quella toscana che è guidata dall’ammiraglio Gaetano Angora. Questo ultimo sforzo, peraltro, si inserisce in un contesto di costante operatività, distribuita lungo tutto il corso dell’anno. Tra le molteplici operazioni del 2022, non si può non segnalarne alcune che spiccano per importanza o complessità organizzativa. Attività degna di rilievo è risultata quella volta al contrasto della pesca illecita del riccio di mare, a danno della leale concorrenza economica, dell’ecosistema marino e dello sfruttamento sostenibile della risorsa ittica. I militari, grazie ad una costante, preliminare e mirata attività di intelligence sul territorio, hanno contrastato con numerosi blitz un prolungato tentativo di pesca illegale (la pesca subacquea è vietata in orario notturno e, per il riccio di mare, è previsto un quantitativo massimo di 50 esemplari a persona), arrivando ed elevare un ingente quantitativo di sanzioni amministrative ed a rigettare in mare in condizioni di vitalità circa 16.000 ricci. Oltre alle mirate operazioni di controllo, che hanno interessato tutti gli operatori del settore – grossisti compresi – non sono mancate le iniziative solidali: si è proceduto, infatti, a devolvere in beneficienza, con la preziosa collaborazione del personale del Banco Alimentare della Toscana, un ingente quantitativo di pesce (4.383,00 Kg), sequestrato per un difetto nella documentazione comprovante la tracciabilità. Il gesto è risultato particolarmente significativo nell’attuale contesto di difficoltà economiche globali, perché ha consentito di trasformare un potenziale “spreco” dettato dall’irregolarità del prodotto, in un’opportunità, a tutto vantaggio di soggetti bisognosi e della promozione di un circuito virtuoso, votato alla riduzione degli scarti ed all’utilizzo pieno delle risorse alimentari. I controlli, al di là della singola operazione, ovviamente non terminano qui. La Guardia Costiera italiana, infatti, conferma il proprio impegno, finalizzato a tutelare l’ecosistema marino, la fauna ittica ed i consumatori, contrastando le attività di pesca e di immissione in commercio di prodotti illegali, anche in difesa del “made in Italy” e degli onesti lavoratori del settore.
Comitato Elba Saluti.
(Francesco Semeraro)