da
feraiese
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
11:03
La fila è arrivata al bivio di Schioppareloooooooo
da
Il Carnevale dei bambini
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
10:47
da
BIBLIOTECA COMUNALE CAMPO NELL'ELBA
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
9:51
da
LA CORRUZIONE…
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
9:03
Frase di Al Capone (17 gennaio 1899/25 gennaio 1947)
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PAOLINO L'ARROTINO-
da
L.V.
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
8:46
da
marco g
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
7:49
da
Stefano
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
6:07
da
GianCarlo Amore
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
5:00
Ben 13 giorni or sono, ho postato un resoconto sulla situazione riscontrata in loc. Grigolo a Portoferraio. Si tratta di lavori effettuati non definiti professionalmente, inerenti alla potatura dei tamerici. Infatti come ho già descritto, le potature invece di essere trasportate alla vicina discarica dell’ESA dove in maniera semplice e gratuita possono essere smaltite, sono state gettate in mare e sulla spiaggia. Io con quel documento, ho cercato nel modo più leggero possibile, di allertare i responsabili affinché in maniera immediata, dimostrassero un comportamento un poco più dignitoso e serio, ma nonostante la stimolante frase finale: a buon intenditore poche parole, il risultato è stato che è rimasto tutto li buttato come 13 giorni fa.
Pertanto, questo evento oltre a dimostrare la mancanza totale di decoro, è aggravato anche da più fattori. Infatti nei pressi della citata discarica, c’è un attività commerciale aperta al Pubblico la quale grazie ai tanti sacrifici dei Gestori è divenuta il fiore all’occhiello del Grigolo, in aggiunta, tutto il complesso del Grigolo ospita una scuola ed è luogo ricreativo degli Studenti. Per ciò, come se non bastasse, riscontro che è un vedere continuo di lavori rabberciati e malfatti con risultati ovviamente deludenti e anche di constatato pericolo.
Domani arriveranno “ Loro “, chi sono Loro??? Sono Quelli che pur non essendo dottori, immediatamente risvegliano le coscienze assopite e indolenti, in poche parole: vedrete domani come corrono a destra e a manca. Ciao…
Giancarlo Amore
da
DIAMOCI UN TAGLIO !
pubblicato il 17 Febbraio 2017
alle
4:45
da
ALBERTO ZEI
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
22:05
Un esempio delle famose “pitte” dell’ Elba
di Alberto Zei
Troppi particolari – Da notizie pubblicate soprattutto dai giornali dell’Elba, la polemica sull’”essere e non essere” di un antico ipogeo – sepolcro etrusco per alcuni, zecca per altri – sta assumendo posizioni sempre più specifiche, con una tale quantità di affermazioni che impedisce una seria possibilità di replica.
Questo è vero in quanto gli articoli di quotidiani non possono trasformarsi in una sorta di trattati scientifici, allo scopo di contestare le posizioni avverse.
Certamente di motivazioni ne sono state esternate a sufficienza per negare le precise posizioni di parte contraria. Ma c’è un fatto molto interessante che non può sfuggire all’attenzione dei lettori sulle polemiche suscitate da coloro che per ragioni professionali o per ragioni di solidarietà di gruppo, o per altri motivi ancora, si sono trovati schierati a difesa della zecca.
A favore della tomba sotterranea sono state avanzate argomentazioni di ordine archeologico, architettonico e storico- comparative atte a dimostrare che l’ipogeo in questione è stato realizzato nel granito per assicurare a quella tomba la sua futura indistruttibilità.
Una zecca senza sostegno – Di contro, lo schieramento avverso, che supporta l’esistenza della zecca dei principi Appiani, non ha scritto un solo articolo di motivazioni a sostegno della propria tesi: se ne sono dimenticati o non esistono proprio? Certamente le autorizzazioni varie della Pubblica Amministrazione non rappresentano una garanzia di autenticità per allestire il cosiddetto Museo della Zecca. Non una prova, non una testimonianza di qualche reperto strumentale o di coniatura, non una parete affumicata come inevitabilmente sarebbe avvenuto, non un detrito carbonioso o tracce di bruciato tra quelli rimossi, non una comparazione architettonica con simili strutture utilizzate per battere moneta.
Gli articoli dei sostenitori della zecca sono tutti basati sulle obiezioni alla tomba etrusca. Tutti infatti, affermano che l’ ipogeo non è una tomba etrusca, ma nessuno di questi sostiene un solo argomento a supporto della zecca. È vero che per costruire, molto spesso occorre far tabula rasa per edificare le nuove fondamenta, ma le fondamenta dell’ipogeo non sono quelle delle argomentazioni a sostegno della esistenza nel passato della zecca di cui si parla.
L’ altra possibilità ideata per contrastare la tesi della tomba etrusca è quella secondo cui l’ipogeo era stato scavato per disporre di un deposito dell’acqua ovviamente asportabile solo dall’ingresso inclinato a forma di spiaggetta e quindi acqua stagnante anch’essa. Tutto ciò come se dalle alture di Marciana, fosse mancata qualche sorgente perenne in grado di fornire acqua potabile non solo alla cittadina ma a tutta l’Elba.
Conforta il fatto che su questo aspetto anche Paese Roma a fronte dell’interesse di archeologia comparata tra i ritrovamenti anche recenti, tra Lazio Umbria e Toscana, lo scorso dicembre aveva pubblicato un articolo che ancora si può trovare su internet dal titolo : “Archeologia e antropologia concordano sulla natura del sotterraneo etrusco all’ Isola d’Elba”, nel quale un illustre ricercatore, il Prof. Francesco Mallegni, già ordinario di Antropologia all’Università di Pisa, aveva pubblicato un suo scritto su un giornale locale dell’Isola d’Elba in cui esprimeva la propria opinione di studioso sull’origine dell’ipogeo, su ciò che rappresentava e che, a parer suo, non poteva che essere: una tomba etrusca.
È veramente un peccato che non si voglia affrontare il problema con la dovuta serenità. E’ vero che tutto è discutibile, tutto è opinabile e niente è certo. Ma ci sono delle posizioni che sono insostenibili, come quella dell' esistenza di una zecca nel buio del sottosuolo, ovvero di una camera a gas per i malcapitati operai e che avrebbe soffocato anche il dio Vulcano.
D’ altra parte, sarebbe molto interessante leggere qualche articolo di chi ritiene che un sito scavato nel sottosuolo con una forma strutturale così concepita, cruciforme, sia stato effettivamente progettato come zecca. Potrebbe essere un articolo inedito sia in ordine di tempo che in ordine di conternuto.
Il palazzo degli Appiani che non c’ è mai stato – C’è un altro punto interessante da sottolineare: i sostenitori della zecca, senza eccezioni, asseriscono che la zecca si trovava al piano terreno del palazzo degli Appiani. Ma il palazzo da loro indicato, che architettonicamente è tutt'altro che un palazzo, non era di proprietà dei Principi Appiani (non esiste un solo documento che lo attesti) bensì di un loro maggiordomo, Grimaldo Bernotti. Questi infatti, aveva ben pensato di affiggere in muratura permanente il proprio stemma di famiglia all’ingresso del palazzo, come da foto. Resta infatti facile immaginare quale affronto avrebbe subìto il Principe ogni volta che, raggiunta Marciana per visitare ……la propria zecca, doveva passare non sotto lo stemma del suo casato ma sotto il simbolo gentilizio del suo maggiordomo…
da
campese
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
19:41
grazie
da
Pasquale Scopece
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
18:20
speriamo che l'incontro avvenga nella sala della ex Comunità Elbana.
da
ugo
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
18:12
da
vigili di campo
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
17:50
da
Pulcinella
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
17:42
Andreotti disse
Il potere logora chi non ce l'ha
Riferito allo zio Pino
Chiaramente…..
da
marco galli
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
16:48
da
10+10=25? FORSE…..
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
16:04
Paolino l'arrotino-
da
Pulcinella
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
15:01
Come si dice a Rio ci voleva una trenicata a Zio Pino
I suoi discorsi farciti ormai si conoscono e francamente non fanno più notizia
Come diceva Andreotti: il potere logora chi ce l'ha
Pertanto si può pensare che lo zio sia logorato e aggiungerei timoroso di perdere quel briciolo di voce che ha in capitolo
E non dimentichiamo poi il suo curriculum politico e le sue tante aspirazioni che lo hanno portato poi, a ripresentarsi come candidato sindaco
Ma dopo la tranvata o trombata che ha preso, ha cominciato ogni tanto a scrivere editorialiin rete farciti e incomprensibili ai più
Per concludere lasciamo che zio scriva i suoi farciti discorsi in politichese e domandiamoci quante persone lo capiranno oppure quante si metteranno a ridere
Se poi i due Rio saranno un solo comune sarà solo un bene
Ma tanti purtroppo ( anziani e non ) sono rimasti ai tempi delle sassaiole che dire…..
Lasciamoli parlare.
In fondo siamo un paese in cui ci si può esprimere
da
SCUOLA PRIMARIA PORTO AZZURRO
pubblicato il 16 Febbraio 2017
alle
12:20
Grande successo è stato riscosso lo scorso sabato, 11 febbraio, alla presentazione del libro Bosco delle Meraviglie, Ed Persephone, che ha visto come autori i bambini delle classi III A-B della Scuola Primaria Statale G. Cerboni di Porto Azzurro. La sala del “ Teatrino delle Suore” di Porto Azzurro era gremita di un pubblico di grandi e piccini.
Dopo una proiezione video in cui le insegnanti Maria Lida Fossi e Sabrina Ursella hanno illustrato le diverse fasi del progetto e il metodo seguito, i bambini sono saliti sul palco per leggere i passaggi più significativi tratti dal testo con l’accompagnamento musicale del pianoforte suonato da Linda Raciti.
Il dirigente scolastico Lorella Di Biagio dell’Istituto Comprensivo G. Carducci esprime soddisfazione per l’importante risultato didattico ottenuto dalle insegnanti Ursella e Fossi del Progetto il Fabbricastorie, conclusasi con una pubblicazione scritta e illustrata dai bambini. Come si dice tecnicamente la realizzazione di un’unità di competenza multi e interdisciplinare
Le storie, ambientate in un bosco, si snodano nell’arco delle quattro stagioni, i personaggi, rappresentati da animali, che sono gli abitanti del bosco stesso, attraversano momenti lieti e difficili che riescono a superare solo grazie al reciproco aiuto e al forte senso di amicizia che lega i protagonisti del racconto. Alla fine del reading collettivo, i bambini si sono presentati e hanno risposto alle domande, sottolineando l’importanza del lavoro di gruppo che è stato necessario per la realizzazione del libro, così come il rispetto per l’altro e la collaborazione sono stati utili alla piccola comunità di Bosco delle Meraviglie per risolvere ogni imprevedibile situazione.
Il contesto ha così messo in evidenza quello che già scientificamente si sapeva nell’ambito della comunicazione delle organizzazioni: la capacità di darsi delle regole e che la messa a disposizione della comunità delle competenze personali di ciascuno aiuta, come nel caso della storia narrata, la sopravvivenza della comunità stessa.
