In sostanza, se da un lato il testo dispone l'estensione al 2018 del blocco dei tributi comunali, dall'altro lato si specifica l'espressa eccezione della Tari appunto, che non ha alcun vincolo. Difficile pensare che i Comuni per far cassa non decidano di sfruttare l'occasione. Gli italiani sono avvisati dunque: dal 2018 gli aumenti dell'imposta sono altamente probabili. Ancor di più se si aggiunge il fatto che al momento, nello schema legislativo, non è più prevista la deroga sui coefficienti di produttività dei rifiuti e ciò comporterà una diversa determinazione delle tariffe col rischio di rincari imprevisti per alcune categorie di attività economiche e famiglie oltre che di potenziali scoperture sul bilancio di previsione dei Comuni. Ancora una volta a rischiare il salasso più grande saranno le famiglie più numerose e i commercianti, in particolare coloro che producono maggiori quantità di immondizia come ristoranti, pizzerie, fiorai, fruttivendoli, pescherie e via dicendo.
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Come si può evincere,, l' eventuale aumento della TARI non è un obbligo, ma saranno le amministrazioni comunali a decidere eventuali rincari, per cui se ci saranno aumenti la colpa non sarà dell'attuale governo centrale.
Paolino l'Arrotino-
