[URL]http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2010/12/19/news/anziano-bloccato-al-pronto-soccorso-per-il-maltempo-3003675[/URL] .
Leggere obiettivamente bene il Tirreno nonché Elbareport e Elbanotizie : nevicata .
Ma qualcuno non aveva promesso la postazione di tipo rianimatorio in caso di condizioni meteo avverse ?
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EGREGIO SIGNOR SINDACO, GLI ABITANTI LA RINGRAZIANO SENTITAMENTE PER L'INTERESSE CHE HA MOSTRATO PER LA NOSTRA DISASTRATA STRADA E PER L'INTERVENTO DI RIPARAZIONE CHE E' STATO EFFETTUATO. A PROPOSITO DI QUESTO LA INVITO PERO' AD UN NUOVO SOPRALLUOGO PRIMA DEL PAGAMENTO DELLA DITTA CHE HA EFFETTUATO IL LAVORO. HANNO SCELTO VENERDI 17 PER EFFETTUARLO, SOTTO UN VERO E PROPRIO DILUVIO, TRASCURANDO, PROBABILMENTE PER FRETTA DI TOGLIERSI DA QUELL' INFERNO DI PIOGGIA, UN COSPICUO NUMERO DELLE BUCHE PRESENTI CON IL RISULTATO DI AVER LASCIATO INTATTE LESIONI DEL MANTO STRADALE DESTINATE A PEGGIORARE NEL GIRO DI POCHI GIORNI. PECCATO. CI AUGURIAMO COMUNQUE CHE LA SUA AMMINISTRAZIONE NON SI FERMI QUI E PORTI A COMPIMENTO IL SOSPIRATO PASSAGGIO DELLA STRADA SOTTO L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE IN MODO DA POTER EFFETTUARE UN INTERVENTO MOLTO PIU' RADICALE. BUONE FESTE A LEI E A TUTTA L'AMMINISTRAZIONE. NON CI DIMENTICATE PER FAVORE
"Io, poliziotto in mezzo a quella paralisi"
Cronaca di una notte di pattuglia tra salvataggi e impotenza
Di LORENZO BORSELLI
Questa è la cronaca di un terremoto che è venuto giù dal cielo, che ha spezzato in due la spina dorsale di una regione che si credeva moderna, delle sue città famose nel mondo per aver ospitato, da sempre, popoli e culture da tutto il pianeta. È la storia di tre uomini della Polizia Stradale, che hanno preso sputi e caffè caldo, offese e ringraziamenti e che solo dopo trenta ore, minuto più o minuto meno, sono rientrati in caserma. Tutto comincia, però, parecchi giorni prima, quando gli allerta meteo dicono a tutti che la neve scenderà a quota mare. La prova che fosse una cosa nota a tutti sta nella scelta che, uno dei protagonisti di questa cronaca, ha fatto la mattina quando si è preparato per andare in ufficio: la calzamaglia. Sì.
La prova è quella: potete sequestrarla, se volete, esaminarla e farla passare al setaccio dalla Scientifica. Me la sono messa perché sapevo che la notte l’avrei passata fuori, come spesso accade con queste preannunciate condizioni meteo e se uno come me prende precauzioni di questo genere, è evidente che anche gli altri avrebbero dovuto fare altrettanto. Sì, perché un po’ di polemica bisogna farla: dov’è la modernità di un paese che si vanta di essere tra i primi 8 del mondo, se non ha uno spazzaneve per sgomberare i viali della propria città? Se non ha un cestello per scossare la neve dai pini secolari che, uno dopo l’altro, continuano a spezzarsi? Se non ha operai che spalano e sghiacciano i marciapiedi, che hanno fatto strage di femori, polsi e spalle? Se non ha servizi di trasporto pubblico che possano dirsi tali, visto che centinaia di bus sono rimasti abbandonati per giorni perché privi di catene…
Non sappiamo se sia vero, ma radio scarpa, così chiamiamo in gergo la vox populi sempre pronta a far girare voci ufficiosamente vere, dice che per tutto un parco veicolare cittadino di bus ci siano a disposizione solo 6 paia di catene. I moderni spalaneve delle municipalizzate sono invece rimasti bloccati nel traffico perché fatti uscire maledettamente tardi dalle loro rimesse. Si dice che una squadra di Vigili del Fuoco abbia lavorato ininterrottamente per 24 ore senza mai rientrare in caserma. C’è anche il caso della tramvia che è rimasta ferma per problemi di visibilità dovuti al fatto che, la mancanza di pala spartineve sulle carrozze provocava l’innalzamento della neve sul vetro del conducente, o il caso dei convogli ferroviari che hanno portato ritardo indefinito…
Ma ancora: che razza di paese è quello in cui non si riesce a decidere la chiusura dell’autostrada se non dopo ore che di fatto lo è? Se non riesce a portare soccorsi a migliaia di auto abbandonate non nella tormenta, finita da ore, ma su una strada semplicemente ghiacciata? La storia che segue non è stata diffusa da radio scarpa. È così perché vissuta, minuto dopo minuto da chi scrive.
Alle 10 del mattino di venerdì 17, un venerdì così bianco da diventare uno dei più neri che Toscana e Italia ricordino, il cielo è ancora sereno. Poi un velo di nubi altissime smorza la luce del sole e, minuto dopo minuto, il grigio opprime Firenze e i primi fiocchi di neve iniziano a scendere che la campana non ha ancora suonato il tocco. L’atmosfera cambia di colpo e dalla radio compartimentale cominciano a gracchiare le selettive lontane della provincia di Grosseto, Siena e Arezzo. Eccola. Due ore dopo siamo tutti fuori: alle 15 i primi alberi cominciano a cedere per l’improvviso peso che l’inusuale coltre impone loro, altri schiantano per il ghiaccio perché la temperatura è scesa di brutto. Le rampe d’accesso all’autostrada si dimostrano trappole implacabili, aiutate dall’incosciente condotta di conducenti che di catene o pneumatici invernali non ne hanno mai voluto sapere. C’è anche chi mette le catene davanti nonostante la trazione posteriore: è il caso di un pulmino dei servizi sociali, un Mercedes, che gira su sé stesso come una trottola. L’autostrada è già imbottigliata alle 16, con svincoli sigillati da auto e camion intraversati. La coltre ha raggiunto appena i 20 centimetri ma sono più che sufficienti. L’ordine è quello di andare sull’Autopalio, ma la situazione ci obbliga a fermarci molto prima: sul raccordo del Varlungo centinaia di auto sono ferme: in direzione autostrada, perché verso l’A1 non si passa; verso il centro perché una bisarca si è intraversata. Scarica, senza catene e con pneumatici normali, è come una balena morta in balia della corrente. Nella coda c’è un pullman della Polizia Penitenziaria, con otto detenuti reduci da un processo all’aula bunker. A terra due uomini, armati, garantiscono la sicurezza mentre altri due aiutano me e Andrea a placare gli animi, a spiegare che dovremo aiutarci tutti. Sì, noi rappresentiamo le istituzioni che non ci sono: se saremo bravi, la macchina avrà funzionato, se non riusciremo a svuotare l’oceano coi bicchieri saremo inefficienti e vagabondi. Sbarbiamo i paletti di un varco e apriamo il traffico contromano, facendo uscire chi è diretto a Bagno a Ripoli, alleggerendo la pressione sulla coda. Scortiamo i più anziani all’area di servizio, che resta aperta come un centro di prima accoglienza e anche i detenuti possono rifocillarsi. Sono i Baschi Azzurri che comprano loro panini, bevande e sigarette. Passano le ore e riusciamo a far spostare la bisarca, quel poco che basta al pullman del carcere a compiere una manovra impossibile per ritentare la strada urbana.
Al limite porteranno tutti in una qualche caserma. Intanto dal casello di Firenze Sud una campanella elettrica, come quella della scuola, fa uscire tutti dalle auto, mentre le luci dei semafori alle porte d’esazione diventano rosse una dopo l’altra: l’autostrada è formalmente chiusa. Mi sembra che siano le otto di sera, forse le nove. Io raggiungo il piazzale, lasciando il collega a presidiare il varco contromano e vengo subito accerchiato da un centinaio di persone. La mia salvezza è nell’aver azzeccato la frase di esordio: è una vergogna, lo so. Uno dice bravo! ma ora viene il difficile: devo spiegare loro che è tutto a posto, che penserò a tutto io ma che non so come e quando quelle luci diventeranno verdi. Non si è ancora visto uno spargisale, ed è vero. Spiego che prima bisogna spazzare la neve, e quando una signora mi fa notare che non si è visto nemmeno uno spartineve riattacco con è una vergogna, lo so. Faccio invertire la marcia a molti, ottengo la collaborazione dei casellanti. Poi riempio la macchina di casse d’acqua e panini per due pullman di liceali e vado lungo la corsia d’emergenza per un chilometro scarso: trasbordiamo i viveri, tutti pagati dai professori, e rientro a marcia indietro. Nel frattempo arrivano quattro volontari, due della VAB e due di una Misericordia: hanno comprato, coi loro soldi, merendine e bibite: riempiono lo zaino e vanno verso la carreggiata, tutta illuminata come un gigantesco serpentone di natale, immobile, letargico, silenziosissimo. Sono gli unici soccorsi che vedo. Risalgo la coda a piedi, sveglio i dormienti, scambio due chiacchiere, mi faccio offrire un caffè da un pullman di giapponesi, che poi fanno a gara per farsi fotografare insieme a me! Ridono, mi salutano, chinano il capo e uno di loro mi chiede what’s happening? rispondo che se glielo spiego poi dovrò fare harakiri per dimostrare almeno il mio onore. Quando i quaranta turisti scoppiano in una risata capisco che l’inglese è la vera lingua del mondo e che i giapponesi hanno un senso dell’umorismo spiccatissimo.
È la prima risata che sento. Quando consegno loro il bicchierino del caffè ormai vuoto, spunta una tavoletta di cioccolata. È buonissima, viene dalla Svizzera. Anche là molta neve, ma zero problemi. E giù risate… Scusi maresciallo, mia moglie si sente poco bene, può aiutarci? La signora è in auto, intirizzita. Sono le dieci di sera e da ore è in viaggio dopo la chemioterapia. Una fitta al cuore: rimetto il berretto e liberiamo la strada. Comprimiamo le auto, le facciamo arretrare e spostare, come se facessimo una partita al tetris, ma alla fine ce la faccio. Portiamo l’auto fino allo svincolo di Ponte a Ema e salutiamo. Gli occhi di quella donna sono come un regalo di Natale ed ecco nuove energie. Montiamo catene, spingiamo le auto, diamo informazioni. Alle undici un uomo a piedi, con una busta in mano, mi dice che suo figlio ha una malattia genetica, che deve prendere assolutamente delle medicine e nutrirsi. Il problema è che si trova al km 314, carreggiata nord, bloccato. Noi ci andiamo e lasciamo il Varlungo a sé stesso: imbocco lo svincolo, vado in sud: non c’è nessuno. Solo qualche auto qua e là, abbandonata, camion parcheggiati e ormai gelati. Il telefono del giovane ha ormai finito le batterie e quando arriviamo in zona apro lo sportello fin quando il genitore mi dice di fermarmi. Non so come abbia fatto a vedere, ma scende dall’auto e chiama Stefano! Quando sentiamo rispondere babbo sono qui, è come quando salvi un naufrago o tiri fuori un alpinista da sotto una valanga. Il babbo resta alla macchina, noi imbarchiamo Stefano, un brillante avvocato e tentiamo di rientrare a Firenze. La carreggiata nord è intasata di gente, si appiccano anche dei fuochi. Una pattuglia di cinofili in transito soccorre un lattante. Un’altra delle nostre racconta di due ragazze rimaste bloccate tra alcuni camion che se la sono fatta addosso per il pudore di mostrarsi.
Il casello di Incisa è bloccato e qui un presidio della Croce Rossa e della Misericordia dimostra che se il corpo è malato, il cuore funziona ancora. È una vergogna, lo so, ma apriamo un varco e proviamo con la SS69: l’Alfa è un mostro a quattro ruote motrici. Viaggia che è una bellezza e si arrampica sulla neve fino a quando due camion di traverso ci obbligano a tornare indietro. Una jeep con le ruote dentellate si offre di accompagnarci, nel caso ci sia bisogno e saliamo su da Figline verso Bagno a Ripoli, sulla SP1. È ormai l’una: il primo ostacolo è un furgone piantato nel mezzo ad una salita, senza catene. Lo facciamo scendere piano e per fare 50 metri ci mette un’ora. Lo faccio parcheggiare tra altri mezzi abbandonati o ribaltati nelle scarpate. Lo scenario è quello di uno dei film tipo The day after. Ci aiutiamo tutti, l’uno con l’altro. A chi mi dice che a quello senza catene dovrei sparargli rispondo che ho finito le pallottole e giù risate, anche di quello senza catene. Il tipo della jeep mi saluta e un altro dice che forse quello nella mia auto è un politico importante, perché sta dentro e non scede. È una persona malata, la devo portare a Firenze. La pacca sulla spalla è come una medaglia d’oro al merito sapete? Ripartiamo, in corteo, e facciamo un paio di chilometri: strada bloccata, camion di traverso. Ha le catene, ma è scarico e l’asfalto è un lastrone di ghiaccio.
Tornare indietro non è più possibile e allora chiamo la centrale. Sono lontano e l’ispettore mi dice di chiamare la protezione civile. Spiego chi sono, dove mi trovo, perché sono lì e che devo rientrare a Firenze. Lascio il numero ma nessuno mi richiama. Questo, in un posto normale, farebbe di me un disperso vero? Tra disperato e disperso che differenza c’è? È l’uomo che arriva e che ti salva la vita. Tiro giù dal letto il signor Caiani di Palazzolo alle una e quaranta. Mi dicono che ha un cingolato, mi tira fuori un camion per piacere? Si veste ed esce col suo trattorino, piccolo ma con un cuore inarrestabile. Aggancia il camion e lo trascina al sicuro. Una mezzoretta ed ecco che arrivo a casa di Stefano, che si è scolato il latte caldo nel thermos e che ha mangiato i biscotti, non prima di avercene offerti. Rientro in caserma e cambio collega. Andrea è stanco ed è caduto sul ghiaccio, un po’ dolorante. Sale Vittorio e ci piombiamo sulla SGC Firenze Pisa Livorno, dove arriviamo attorno alle quattro. Qui è un’ecatombe di disorganizzazione. Non c’è nessuno e la gente, quando passiamo, ci chiama, suona i clacson, lampeggia coi fari. Siete i primi che vediamo da ieri sera! È vero? Non è vero? Facciamo salire due persone e le portiamo al bar, poi riapriamo un tratto dopo che il treno lama è riuscito a passare. Dicono che ci sia un solo treno lama per tutta la strada. È vero? Non è vero? Ma tutti i soldi di quegli autovelox che le province gestiscono su quella benedetta strada, dove vanno a finire? Come si fa spiegare che si fa la sicurezza stradale, anche in quel modo, se poi a pagare è sempre chi viaggia? Quando il nostro fisico ci abbandona, quando le forze sono finite, quando riportiamo a casa membra disfatte e doloranti, stiamo in silenzio in auto. Vittorio mi offre una pasta alla crema ad un bar di Empoli. Entra un uomo che era tra quelli che mi avevano aiutato sulla SP1 e ci abbracciamo. Come fanno i naufraghi quando arrivano sulla spiaggia.
*Lorenzo Borselli è il sovrintendente della polizia stradale e consigliere nazionale Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) [URL]www.asaps.it[/URL]
X Mario
... e semmai le piazzole con la neve saranno state quelle di Livorno e Pisa. 🙂
signor Toscana Granducale dovrebbe saperlo che sono i cacciatori a non volere l'eradicazione del cinghiale/maiale che imperversa sulla nostra isola. Anzi recentemente ci sono state delle forti lamentele per il fatto che il Parco ne avrebbe fatti togliere troppi. La prossima volta magari s'informi meglio così non fa brutte figure.
(i cinghiali di Piombino hanno le zanne a forma di ciminiera - vada a trovarli, vada) :gren:
X Mario da Manola
Caro Mario quali che siano i motivi per cui l'elisoccorso non è potuto venire a prelevare il paziente, ha importanza fino ad un certo punto, ma il fatto è che all'Elba abbiamo questo PROBLEMA che deve essere affrontato e risolto dagli addetti ai lavori. E' questo la problematica di PRIMARIA importanza. Se hai suggerimenti da dare per risolvere l'emergenza-urgenza in caso di maltempo e quando l'elicottero non può venire all'Elba, e quando la notte quando siamo isolati dal resto del mondo, fatti avanti. I consigli sono bene accetti e se ne può discutere, le critiche sterili, NO. 🙂
Questa gatta è stata trovata la sera di sabato, a Campo sulla spiaggia zona Iselba-campeggi La Foce.
E' una gattina tigrata giovane, pelo corto grigio e nero; zampe anteriori tutte bianche; muso tigrato e naso bocca bianchi. Coda un po' torta (a esse).
Chi l'ha persa? Per restituzione/adozione rivolgersi all'ENPA Sezione Isola d'Elba - - Tel. 347 9515534 347 9515534 .
Per Elba sanità: già la situazione è complessa, quindi sarebbe opportuno essere precisi e non allarmisti : l'elicottero non poteva atterrare per scarsa visibilità, non per neve sulla piazzola. siamo obbiettivi per cortesia.
30° ELBA RUGBY Volevo complimentarmi personalmente con tutti quelli che hanno reso possibile la festa del 30ennale del Rugby all'Elba...è stata una giornata sia per i bambini che hanno giocato che per gli adulti che hanno partecipato sia prima che dopo veramente piacevole e all'insegna dell'allegria....grazie cercherò di esserci sempre....
FELICITAZIONI A WALTER.....
AUGURI E SPERIAMO CHE SIA UN BRICO-MASCHIO!!!!!!
😀 😀 😀
SANITA'-ELBA
DOPO L' EPISODIO, DEL 21 OTTOBRE, ANCORA UN ALTRO, GIOVEDI' NOTTE... E DELLA SPECIFICA POSTAZIONE DI TIPO RIANIMATORIO CHE SI PROMETTE IN QUESTO ARTICOLO NE E' STATA DATA NOTIZIA! E' STATA REALIZZATA?
[URL=http://www.comitatoelbasanita.blogspot.com/]http://www.comitatoelbasanita.blogspot.com/[/URL]
Articolo tratto DA "IL TIRRENO PIOMBINO-ELBA"DEL 21 OTTOBRE 2010
[SIZE=4]Anche l'Elba avrà un reparto di rianimazione[/SIZE]
E' grave ma l'elicottero non c'è.
Anche l'ospedale elbano avrà una specifica postazione di tipo rianimatorio per assistere i pazienti che non possono lasciare l'isola con l'elicottero durante la notte. Lo annuncia l'azienda sanitaria livornese dopo il caso del pensionato ottantenne, Renzo Mazzei, colpito da una trombosi celebrare e rimasto bloccato a Portoferraio - nella notte tra martedì e mercoledì - per un guasto all'elicottero del 118. L'azienda ritiene «di aver fatto tutto quanto necessario per assicurare la salute del paziente» e ricorda come su 100 voli realizzati ogni anno dall'elisoccorso di stanza a Grosseto ben 70 riguardino l'Elba e solo nel 2% dei casi il mezzo aereo non riesca a raggiungere l'isola per avverse condizioni meteo o guasti meccanici.
21 ottobre 2010
[URL=http://elbasanita.jimdo.com/]http://elbasanita.jimdo.com/[/URL]
Cara Toscana Granducale, va bene dare la colpa al parco e all'ambientalisti che non li fanno ammazzare, ma i cacciatori che hanno lanciato i cinghiali all'Elba non dovrebbero rispondere dei danni che fanno? Se io lascio delle bestie esempio le capre allo stato brado e queste fanno danno i danni li devo pagare io e zitto e allora perchè i cacciatori non devono pagare i danni che fanno i chinghiali che l'hanno lanciati loro?
Sete boni solo a prendevela con chi c'entra poco o nulla, questo è il quanto.
Buon Natale a tutti
Bruno
Caro Ivano, credo che l'armamentario metodologico che indichi sia molto più funzionale agli storici per i giudizi che ai cittadini per capire oggi, non fra un centinaio d’anni, cosa gli sta succedendo sotto i piedi. Il tempo della verità storica e dei giudizi è un tempo segnato da orologi che vanno indietro di molti anni. Il tempo della comprensione degli “effetti” per reagire in tempo utile, invece, è scandito da orologi che segnano il tempo reale. Pertanto l’armamentario da usare per la comprensione degli eventi attuali è diverso da quello che proponi te perchè deve essere funzionale all’individuazione ed alla certificazione, con ragionevole certezza ed onestà intellettuale certamente, delle relazioni tra causa ed effetto. Sarò anche presuntuoso ma credo di aver capito ad esempio, anche se non completamente ma sufficientemente senza dover aspettare il giudizio storico, perchè Gasparri invochi le “retate preventive”, quali siano le relazioni tra causa ed effetto e soprattutto : cui prodest hoc horribile bellum? Cosa fare poi è altra materia.
Buone feste.
Scepale
Salve a tutti, volevo ricordarvi che continua l'iniziativa "[COLOR=darkred]ASPETTANDO BABBO NATALE[/COLOR] " al conad superstore di portoferraio. Se venite a fare la spesa con i bambini, li lasciate con noi a fare un lavoretto di natale tutti insieme...e in più si fà anche merenda!!! L'iniziativa è gratuita per i clienti e vi assicuro che i bambini gradiscono molto! Noi ci saremo MARTEDI' 21 dalle 16.00 alle 19.30....MERCOLEDI 22 stesso orario...e GIOVEDI' 23 grande festa con BABBO NATALE direttamente dalla Lapponia che riceve i bambini e gli dò un regalino. Mi raccomando giovedi portatevi la macchina fotografica!!!..........e non dimenticate di imbucare le letterine nella cassettina già presente!!!...un saluto a tutti .......( le aiutanti di Babbo Natale)..
Siete tutti invitati alla presentazione del mio primo libro "il diario di Eva I - l'antica leggenda celtica", il giorno mercoledì 22 dicembre 2010 alle ore 21.00 presso il Teatrino delle suore a Porto Azzurro. Per chi avesse bambini al seguito non si faccia problemi a portarli, prepariamo una saletta per loro con babysitter. Dopo la presentazione si terrà un rinfresco, vi aspetto numerosi!
Vi ricordo che potete acquistare il mio libro alla Libreria in piazza matteotti a Porto Azzurro o dal Libraio in calata a Portoferraio.
Per ulteriori informazioni visitate il mio sito: [URL]www.susytagliaferro.altervista.org[/URL]
CONDIVIDENDO PIENAMENTE LE TESI DI ELBA NOTIZIE...
SAREBBE AUSPICABILE UNA CACCIA STRAORDINARIA A QUESTI DANNOSI UNGULATI CHE TRA L' ALTRO MINACCIANO LA SICUREZZA DEGLI AUTOMOBILISTI E DANNEGGIANO GRAVEMENTE LE COLTIVAZIONI....
VISTO CHE ORMAI SULL' ISOLA I CINGHIALI SONO STATI LASCIATI PROLIFERARI COLPEVOLMENTE DA PNAT E PROVINCIA DI LIVORNO.... CHE MALE SAREBBE APPUNTO ORGANIZZARE UN MEGA PROGRAMMA DI ABBATTIMENTO PER QUESTI INUTILI ANIMALI.... E SI POTREBBE ORGANIZZARE UNA MEGA SAGRA ELBANA INTERAMENTE DEDICATE ALLA DEGUSTAZIONE DELLE CARNI DEL CINGHIALE.... ARROSTI E SALSICCE.... QUINDI... VINO
ELBANO A VOLONTA' E TUTTO ALLA FACCIA DI CHI VUOLE MALE ALL' ELBA E AGLI ELBANI....
[SIZE=4][COLOR=darkred]CINGHIALI, SALSICCE E LE PALLE DEL NONNO [/COLOR] [/SIZE]
[COLOR=darkblue]Le scorribande ambientali e"le palle" del Presidente [/COLOR]
( ANSA) CAPOTOSTO 19 DIC .Il presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Mario Tozzi ha partecipato alla Fiera della salsiccia di Capotosto. Da ambienti vicini alla presidenza, si lascia intendere che la visita avrebbe avuto lo scopo di studiare il sistema di valorizzazione dei prodotti tipici del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga.
Sono infatti moltissimi, infatti, i prodotti locali che sono stati valorizzati dal Parco del Gran Sasso attraverso la concessione del marchio. Un’attività che rientra nelle finalità che la legge istitutiva delle aree protette assegna ai parchi.
Nell’incontro che Tozzi ha avuto con il direttore Dott. Diaconale, si è parlato sopratutto di come un problema può diventare una risorsa. Il Parco del Gran Sasso ha risolto brillantemente il problema del soprannumero di cinghiali trasformandoli, insieme ai mufloni, in mortadelle, salami e salsicce. Celebre è la salsiccia di Capotosto che su un depliant del Parco viene presentata così: E’ un prodotto tipico importante. Ha una forma sub-ovoidale ed viene venduta sempre in coppa. Caratteristica che ha fatto guadagnare ha questo prodotto l'appellativo di "Coglioni di mulo" o “ Palle del Nonno”
Nota.
Non è escluso che Tozzi, vista la crisi che sta mettendo in difficoltà il Parco, abbia l’idea di trasformare cinghiali e mufloni in salsicce. E’ chiaro, però, che per la salsiccia dell’Elba, per non creare confusioni, dovrà esser trovato forma e nome diversi essendo l’ambiente, soprattutto quello politico, ormai saturo di quei “prodotti”. ( ANZA - [URL]www.elbanotizie.it[/URL] )
[SIZE=4][COLOR=darkblue]STORIA DELL’ISOLA D’ELBA: APPUNTI SUL COMMERCIO DEL FERRO NEL XV E XVI SECOLO [/COLOR] [/SIZE]
E’ noto che importanti documenti medioevali riguardanti l’isola e il suo ferro sono conservati, fra l’altro, nell’Archivio di Stato di Lucca. Vi si legge di intensi rapporti diplomatici e commerciali che si stabilirono fra l’Elba e Lucca nel primo trentennio del XV secolo, quando dell’isola erano Signori gli Appiano e sulla città toscana governava con equilibrio Paolo Guinigi. Di particolare interesse è una lettera inviata il 30 aprile 1413 dal Signore di Lucca a Donna Paola Colonna per la sollecita estrazione della vena di ferro di cui era comproprietario. Altre testimonianze del 1478 e del 1481 ci dicono di carichi di ferro (grezzo o semilavorato) che, sbarcati alla foce del Serchio, a Viareggio e alla Marina di Pietrasanta, furono smistati verso le ferriere di Trassilico, di Pescaglia e dell’intera Lucchesia.
Oggi arriva da Barga un altro tassello di rilievo per la ricostruzione dello straordinario mosaico dell’antica storia metallurgica elbana. Nell’alveo del torrente Corsonna sono stati trovati i ruderi di un edificio costruito a bozze di pietra, che è stato usato in tempi più recenti come vasca per trote ma che, in origine, era un vero e proprio altoforno. La scoperta è dovuta a Emilio Lammari, un appassionato di storia che, dopo aver individuato il rudere in mezzo alla boscaglia, ha proseguito la sua ricerca utilizzando un corretto iter metodologico. Dapprima, vagliando i ricordi dei più anziani, ha accertato che la località in antico veniva denominata “La Ferriera”; poi ha cercato all’interno del manufatto scoprendo uno strato vetrificato a causa del calore che si sviluppava all’interno; infine presso l’Archivio di Stato di Firenze ha trovato un documento datato 1583 che confermava le sue supposizioni: si trattava proprio della “ fabbrica della ferriera posta nella bandita della Corsonna, sul fiume delle trote … di Giulio e Jacopo Angeli di Barga”, una delle poche a possedere l’autorizzazione per produrre chiodi di ferro adatti per costruzioni navali. Il documento, prodigo anche di altri dati, definisce la struttura come un altoforno cosiddetto “alla bresciana” perché è proprio nella città lombarda che furono inventate strutture di questo tipo, capaci di portare ad oltre 1500 gradi la temperatura per la riduzione del minerale di ferro. E quest’ultimo - cosa che a noi interessa di più - veniva estratto dalle miniere elbane.
Il documento fiorentino e il ritrovamento borghigiano costituiscono un’apprezzabile conferma all’ ipotesi secondo la quale le imponenti torri cinquecentesche di Marciana Marina e Marina di Campo avrebbero associato ai tradizionali compiti di avvistamento e di segnalazione del nemico anche la funzione di controllo dei piccoli e numerosi distretti industriali per la lavorazione del ferro, i quali nel periodo tardorinascimentale e nel Seicento punteggiavano in particolare le vallate del Capanne.
Resti di forni e scorie provenienti dai ‘fabbrichili’ sparsi nel marcianese, giustamente datati da Silvestre Ferruzzi fra XVI e XVII secolo, sono esposti nell’utilissimo micromuseo di Poggio, da lui ben allestito e gestito.
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Michelangelo Zecchini [/COLOR]
VENDO APPARTAMENTO 65 mq in Portoferraio zona ALbereto in condominio (completamente recintato con cancello automatico) 2° e ultimo piano con ascensore composto da: 2 camere, bagno, cucina abitabile, balcone, termoautonomo, garage e posto auto esterno. Per visionare qualche foto cliccate sotto:
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Per altre informazioni contattatemi al n. 347/3540723.Grazie Giorgio
