[SIZE=4][COLOR=darkblue]STORIA DELLโISOLA DโELBA: APPUNTI SUL COMMERCIO DEL FERRO NEL XV E XVI SECOLO [/COLOR] [/SIZE]
Eโ noto che importanti documenti medioevali riguardanti lโisola e il suo ferro sono conservati, fra lโaltro, nellโArchivio di Stato di Lucca. Vi si legge di intensi rapporti diplomatici e commerciali che si stabilirono fra lโElba e Lucca nel primo trentennio del XV secolo, quando dellโisola erano Signori gli Appiano e sulla cittร toscana governava con equilibrio Paolo Guinigi. Di particolare interesse รจ una lettera inviata il 30 aprile 1413 dal Signore di Lucca a Donna Paola Colonna per la sollecita estrazione della vena di ferro di cui era comproprietario. Altre testimonianze del 1478 e del 1481 ci dicono di carichi di ferro (grezzo o semilavorato) che, sbarcati alla foce del Serchio, a Viareggio e alla Marina di Pietrasanta, furono smistati verso le ferriere di Trassilico, di Pescaglia e dellโintera Lucchesia.
Oggi arriva da Barga un altro tassello di rilievo per la ricostruzione dello straordinario mosaico dellโantica storia metallurgica elbana. Nellโalveo del torrente Corsonna sono stati trovati i ruderi di un edificio costruito a bozze di pietra, che รจ stato usato in tempi piรน recenti come vasca per trote ma che, in origine, era un vero e proprio altoforno. La scoperta รจ dovuta a Emilio Lammari, un appassionato di storia che, dopo aver individuato il rudere in mezzo alla boscaglia, ha proseguito la sua ricerca utilizzando un corretto iter metodologico. Dapprima, vagliando i ricordi dei piรน anziani, ha accertato che la localitร in antico veniva denominata โLa Ferrieraโ; poi ha cercato allโinterno del manufatto scoprendo uno strato vetrificato a causa del calore che si sviluppava allโinterno; infine presso lโArchivio di Stato di Firenze ha trovato un documento datato 1583 che confermava le sue supposizioni: si trattava proprio della โ fabbrica della ferriera posta nella bandita della Corsonna, sul fiume delle trote โฆ di Giulio e Jacopo Angeli di Bargaโ, una delle poche a possedere lโautorizzazione per produrre chiodi di ferro adatti per costruzioni navali. Il documento, prodigo anche di altri dati, definisce la struttura come un altoforno cosiddetto โalla brescianaโ perchรฉ รจ proprio nella cittร lombarda che furono inventate strutture di questo tipo, capaci di portare ad oltre 1500 gradi la temperatura per la riduzione del minerale di ferro. E questโultimo - cosa che a noi interessa di piรน - veniva estratto dalle miniere elbane.
Il documento fiorentino e il ritrovamento borghigiano costituiscono unโapprezzabile conferma allโ ipotesi secondo la quale le imponenti torri cinquecentesche di Marciana Marina e Marina di Campo avrebbero associato ai tradizionali compiti di avvistamento e di segnalazione del nemico anche la funzione di controllo dei piccoli e numerosi distretti industriali per la lavorazione del ferro, i quali nel periodo tardorinascimentale e nel Seicento punteggiavano in particolare le vallate del Capanne.
Resti di forni e scorie provenienti dai โfabbrichiliโ sparsi nel marcianese, giustamente datati da Silvestre Ferruzzi fra XVI e XVII secolo, sono esposti nellโutilissimo micromuseo di Poggio, da lui ben allestito e gestito.
[COLOR=darkblue]
Michelangelo Zecchini [/COLOR]
