Ricordiamo a tutti i soci dell' Enpa sezione Isola d' Elba che e'
stata convocata l' assemblea dei soci che si terra' il 23
gennaio alle ore 21.00
presso la sala consiliare del Comune di Portoferraio .
Il Commissario Sezione Enpa Isola d' Elba
113729 messaggi.
[SIZE=4][COLOR=green]Il concentramento dell’ Elba Rugby [/COLOR] [/SIZE]
In una splendida giornata di sole con una temperatura primaverile che è piacevole stare all’aria aperta, “NON” si è svolto come al solito il concentramento Under 10 e 12.
Questa volta non ci siamo persi d’animo, mischiate le due categorie sono state fatte 4 squadre omogenee, “che ci vuoi fare i nostri numeri sono questi” e mentre i piccoli leoni dell’under 8, anche loro presenti al campo, si davano battaglia in una sfida tirata fino all’ultima meta, si è iniziato un mini torneo con le 4 squadre. I nostri bambini hanno dato il massimo facendo vedere bei placcaggi e bellissime giocate a tutto campo, i più piccoli dell’under 10 inseriti con i compagni più grandi e più esperti, dopo i primi minuti di emozione hanno saputo inserirsi perfettamente .
Il torneo questa volta ha visto vincitori e perdenti, senza ombra di dubbio i vincitori sono stati tutti i bambini dell’Elba Rugby, i loro allenatori e i genitori…………………e i perdenti?
Beh! Con una vena di sarcasmo i perdenti non c’erano! “NON SONO VENUTI”.
Al termine merenda per tutti con gli squisiti dolci delle mamme dell’Elba Rugby
Si comunica che l’Amministrazione Comunale ha previsto una serie di incontri con i cittadini in tutte le frazioni del Comune. Queste le date:
[COLOR=blue]POMONTE[/COLOR] : mercoledi’ 25 Gennaio p.v ore 21 presso Sala ASL.
[COLOR=blue]MARCIANA[/COLOR] : giovedi 26 Gennaio p.v ore 21 presso Sala Consiliare.
[COLOR=blue]PROCCHIO[/COLOR] : martedi 31 Gennaio p.v ore 21 presso ex scuola.
[COLOR=blue]POGGIO[/COLOR] : mercoledi’ 1 Febbraio p.v ore 18 presso il Circolo.
[COLOR=blue]CHIESSI[/COLOR] : mercoledi’ 8 Febbraio ore 21 presso il Circolo
[COLOR=blue]ZANCA-SANT’ANDREA-PATRESI-COLLE D’ORANO[/COLOR] : giovedi’ 9 Febbraio ore 21 presso circolo Zanca.
Ieri pomeriggio sono andata a fare una passeggiata con i miei figli all'Enfola. Abbiamo trovato alcuni tratti di sentiero pieni di pallini (sembra plastica). Qualcuno sà dirmi cosa sono?
Orsini ma ci vuoi spiega' a cosa stai puntando? Vuoi il comune unico ma nel frattempo chiami nelle case dei longonesi per sape' se ti voterebbero e se ti conoscono. A me mi piaci poco, 'sto sondaggio te lo potevi risparmia'...sempre che l'abbia pagato tu!
cara stefania di marciana marina, la curva di procchio, hai ragione è uno schifo, ma anche a marciana marina davanti alla ferramenta ed al bar la baia, al conad ect non si scherza.
Penso che la colpa a procchio e marciana marina sia delle Amministrazioni comunali che non permettono ai loro agenti di operare con tranquillità, anzi sono gli amministratori stessi i primi a non rispettare il codice della strada mettendo in seria difficoltà i loro controllori.
Logicamente c'è anche molta maleducazione da parte degli utenti.
:p
TURISMO DEL DOLORE,1080 PASSEGGERI PER VEDERE IL RELITTO AL GIGLIO.
Sono gli stessi del grande fratello,sono loro quelli che vanno d'estate in sardegna per fotografare le troie di turno che scendono dalle barche di trenta metri,sono li stessi fermi per la strada a Marina di Campo a vedere mangiare una pizza a Cazzo De Can della banda di Costanzo.Guardoni ,incalliti pettegoli che si fanno la foto ricordo con alle spalle la Concordia.Non andranno mai a visitare un museo,una mostra, un sito storico ma si muoveranno per andare a vedere i terremotati,gli alluvionati e i luoghi teatri di assassini.Peccato non essere del Giglio per organizzare una bella partita di calcio nel culo e riprendere fotograficamente tutti i turisti idioti del fine settimana per sputtanarli e additarli al disprezzo popolare.
Il giudizio sul pacchetto di misure varato venerdì al termine di un consiglio dei ministri claustrale può essere riassunto con una sola frase: si potrebbe e si dovrebbe fare di più. Ma occorre fare la tara per l’ambiente italiano, e per la sua scarsissima predisposizione ad accettare un concetto come quello di competizione.
La logica dell’ampliamento della pianta organica, riferito a farmacie e notai, ci appare ad esempio poco stringente, per le finalità del pacchetto di liberalizzazioni. Aumentare l’offerta di beni e servizi il cui prezzo resta in larga misura rigido (per tutta una serie di motivi) non serve ad aumentare benessere e reddito disponibile dei consumatori ma, al più, a ridurre il reddito degli offerenti quel servizio. E questo è valido nella misura in cui si tratta di beni e servizi in cui l’elasticità della domanda al prezzo non dovrebbe essere elevata, come nel caso dei farmaci.
Per i notai, all’aumento della pianta organica era forse preferibile lo sfoltimento dei casi imperativi di utilizzo della certificazione notarile oppure la riduzione della riserva di attività, magari in concorrenza con altre categorie di professionisti, come avvocati e commercialisti. Si è preferito optare per l’allargamento dell’ambito territoriale, in presunta sinergia con l’eliminazione delle tariffe minime professionali. Per le farmacie, il mantenimento del monopolio di vendita dei farmaci di fascia C eserciterà un freno alla discesa dei prezzi, che in teoria potrebbe essere comunque ottenuta con l’aumento del numero dei punti di vendita. Discorso analogo per la possibilità per le farmacie di applicare sconti anche ai prezzi dei farmaci di fascia A posti a carico del cittadino. Il governo ha quindi risposto alle lamentazioni di Federfarma mantenendo la riserva a favore delle farmacie ma tentando di aumentare la competizione tra le medesime. Come finirà?
Sui servizi pubblici locali, è certamente positivo aver reintrodotto (perché già previsto, sin dai tempi di Prodi) il meccanismo del price cap legato al recupero di efficienza. Ricordate che oggi, nella determinazione delle tariffe, conta soprattutto l’inflazione, per generoso regalo ai concessionari da parte della maggioranza di liberisti puri e duri che in queste ore ragliano che bisogna combattere contro i veri poteri forti. Peccato per la mancata retroattività della nuova-vecchia norma, che tuttavia è in ossequio al famoso principio della santità dei contratti, che noi italiani ci mettiamo sotto i piedi da sempre.
Stesso principio, ahimè, per la messa a gara del trasporto ferroviario pendolari. Oggi le Regioni procedono con assegnazione diretta a Trenitalia di contratti di durata pari a sei anni. Che fare, stracciarli? Il governo non ha voluto imbarcarsi in una logorante guerra legale con Trenitalia (non stupitevi, in quel caso Mauro Moretti avrebbe ottenuto importanti sponde politiche, anche dai liberioti malpancisti che infestano le file della attuale “maggioranza”). Per limitare i danni, l’esecutivo ha scelto di bloccare i rinnovi di questi cosiddetti contratti.
Sui servizi pubblici locali, si spinge per la creazione di ambiti territoriali ottimali un po’ su tutto, nella razionale speranza che ciò produca economie di scala. Discorso diverso sarà poi fare ricadere tali economie dimensionali nelle tasche dei sudditi ma ci si attrezzerà, auspicabilmente. Per ora ci consoliamo pensando che il governo ha fortemente limitato gli affidamenti in house, che sono una importante greppia del nostro socialismo municipale. Purtroppo, la nostra felicità è temperata perché sappiamo che gli appaltatori privati intrattengono da sempre con l’appaltante pubblico una corrispondenza di amorosi sensi che spesso invalida la logica economica di quella splendida cosa chiamata competizione. Noi italiani non facciamo rete, ma branco. E barriere all’entrata, ovunque.
Su altri punti delle misure, non ci sfugge che la costituenda Autorità delle Reti avrà un compito titanico e sarà fortemente concupita dalle oligarchie private e da quelle partitiche. Perché il problema, in questo paese, è che siamo malati di una mafiosità genetica che porta a scardinare ogni volenteroso “disegno dei meccanismi” e sistema di incentivi che altrove nel mondo tenderebbero a funzionare. Un giorno qualche antropologo dovrebbe dedicarsi a questo tema, e aiutarci a capire il perché di questa mafiosità inerente al sistema-paese ed alle sue oligarchie marce. Divagazioni a parte, bene la separazione di Snam Rete Gas da Eni; a chi lamenta che la cosa non si possa realizzare già a partire da ieri, ricordiamo che lo scorporo di una rete non è esattamente equivalente a cambiarsi i calzini. Attendiamo poi fiduciosi la separazione di RFI da Trenitalia. Forza Catricalà, facce sognà.
Per tutte le altre piccole e grandi magagne di questo provvedimento, potete fare fiducioso affidamento alle analisi di Chicago Blog. Il vostro titolare le fa sue, sia pure pure in modo lievemente meno critico. Ma è noto che il vostro titolare non è un iperliberista. Così come non lo è Mario Monti, del resto. Il quale ci sembra abbia messo mano ad alcuni interventi dopo aver preso atto che non ci troviamo a Hong Kong né a Singapore, e che molte di queste misure sono comunque più avanzate dell’equivalente esistente in Francia, Germania e Regno Unito, per limitarsi alla vecchia Europa. E senza dimenticare l’osservazione metodologica di Monti: liberalizzazione non equivale a privatizzazione, e viceversa. Per il significato autentico di questo concetto, chiedere a Romano Prodi ed alle sue manovre di una quindicina di anni fa. Quindi noi daremmo al complesso delle misure un voto di sufficienza, magari anche un 6,5, suvvia. Attendendo la riforma del mercato del lavoro.
Ancora una volta, per concludere, ci corre l’obbligo di richiamare la vostra attenzione sui proclami ed il “pungolo” peloso (immagine plasticamente ributtante, non trovate?) proveniente dai ranghi del Pdl e da alcuni ex esponenti della passata maggioranza. I quali per un decennio hanno trascorso il tempo a rappresentare interessi particolari e a frenare ogni tentativo di liberalizzazione e riforma di sistema, invocando la loro “socialità”. E che oggi si scoprono tutti figli di Ayn Rand, mentre si ammirano il lato B allo specchio, senza aver neppure bisogno di voltarsi.
Economia & Lobby
23 Gennaio 2012
L'Italia in crisi diventa terra di conquista
In un anno 108 aziende cedute all'estero
Da Bulgari a Edison, da Parmalat a Gancia. Le società in difficoltà per debiti o liquidità sono state oggetto prediletto dell'interesse dei gruppi stranieri. Nel 2011 cessioni per 18 miliardi di euro
MONTI DIFENDE LE LIBERALIZZAZIONI. E SUL LAVORO DICE: “ARTICOLO 18 NON SIA TABU”
Nell'anno appena concluso le aziende del Belpaese in crisi sono state oggetto prediletto dell'interesse dei grandi gruppi esteri. A cominciare da quelli francesi e cinesi, sostenuti - soprattutto i secondi - dal grande capitale di Stato. Il controvalore delle operazioni è cresciuto dell'80% rispetto al 2010 e vale oggi quasi la metà della finanziaria del governo Monti. E il 2012 non si annuncia migliore. Ci sono altre prede possibili. Ad esempio i treni di Ansaldo Breda, messi ufficiosamente in vendita da Finmeccanica e con la francese Alsom possibile interessata. Poi la maison Valentino, seguita dagli spagnoli di Puig. E le Assicurazioni Generali, gioiello della finanza italiana che Mediobanca, dove il francese Bollorè è ancora salito leggermente di quota, non avrebbe la forza di difendere da un attacco in grande stile.
[URL]http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/litalia-preda-delle-compagnie-straniere-acquisizioni-2011-totale-miliardi/185740/[/URL]
[URL]http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/monti-larticolo-tabu/185719/[/URL]
Elba, nubifragio record: mai così negli ultimi 250 anni
«Un evento così non si verificava da almeno 250 anni». Lo rivela l'ingegnere idraulico Paolo Barsotti, dal 2002 tecnico incaricato della messa in sicurezza del bacino idrogeologico elbano. L'ingegnere è intervenuto alla riunione operativa di ieri a Campo nell'Elba tra Comune, prefetto di Livorno e forze dell'ordine. Nei giorni scorsi la Procura di Livorno ha deciso di aprire un'inchiesta per omicidio colposo e disastro colposo. «Quanto accaduto il 7 novembre - ha sottolineato Barsotti - è del tutto eccezionale, da una prima ricostruzione dei dati storici in nostro possesso possiamo affermare che una tale mole d'acqua non investiva questo stesso territorio da più di 200 anni». «Si è trattato di una vera e propria bomba d'acqua, un evento meteorologico che per molti aspetti lega l'Elba ai drammatici fatti di Genova e della Lunigiana». Al momento le famiglie costrette a evacuare la propria abitazione sarebbero più di un centinaio. È stato effettuato «un primo parziale ripristino» di luce, telefonia, poste e prestazioni sociosanitarie. Gli interventi da effettuare in città restano centinaia: strade, marciapiedi, garage, cantine, alberghi, piazze e ponti risultano gravemente se non totalmente danneggiati. Dal Comune si precisa: «Una stima dei danni è ancora impossibile tale è la mole di criticità che resta da fronteggiare». Nei giorni scorsi la Regione ha stanziato 500mila euro per i territori alluvionati: «Fondi che possono servire per tamponare situazioni di strettissimo carattere emergenziale». Il sindaco Segnini spiega: «Il nostro impegno è continuo, senza sosta, grazie anche agli sforzi delle forze dell'ordine e dei volontari che non ringrazieremo mai abbastanza. Ora è il momento di poter investire i primi fondi di somma urgenza».
12 novembre 2011
pubblicato nell'edizione di Firenze (pagina 9)
[URL]http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2335000/2333570.xml?key=fondi&first=51&orderby=1&dbt=arc[/URL]
[SIZE=4][COLOR=darkblue]La tragedia della Concordia e le Aree Marine Protette[/COLOR] [/SIZE]
Utilizzare la demagogia per fare propaganda politica è un antico vizio italico.
Ha cominciato il WWF, che dopo aver lanciato la surreale proposta di sterilizzare i cinghiali, e dopo essersi ben guardato dal porsi anche solo dei dubbi riguardo al quantomeno discutibile bombardamento aereo di tonnellate di ratticida su Montecristo, qualche giorno addietro tuonava contro il Sindaco gigliese Sergio Ortelli, reo, secondo gli esponenti del Panda, di aver bloccato l’avvento di quell’AMP che “sarebbe stata segnalata con apposite boe”, “costituendo un elemento in più per prevenire quanto accaduto”.
Subito l’immancabile eco di Mario Tozzi, che dichiara all’agenzia Reuters: “L'attuale amministrazione comunale del Giglio ha rifiutato l'area marina protetta, che avrebbe potuto evitare l'incidente perché lì non ci si sarebbe potuti avvicinare a meno di un miglio”.
Buon ultimo, sul Tirreno di oggi, il naturalista Francesco Mezzatesta che in un lungo articolo, peraltro ricco anche di spunti interessanti e considerazioni condivisibili, non perde l’occasione per sostenere che “ se ci fosse stata l’area marina protetta l’incursione della Concordia verso costa non sarebbe stata possibile”…
Mi sembra a questo punto necessario fare qualche precisazione.
La drammatica tragedia della Concordia non ha nulla a che vedere con le Aree Marine Protette.
E perfino il tanto censurato “inchino”, se inteso come semplice “saluto” fra una splendida località di mare e un’altrettanto splendida nave, col reciproco vantaggio di permettere ai crocieristi di ammirare la costa, e ai “terricoli” di godersi la maestosità di un capolavoro dell’ingegneria navale, non comportava in sé nessun tipo di rischio.
E’ però evidente che quella che può essere considerata una “distanza di sicurezza” per un gommone non può essere la stessa per un mastodonte da oltre 100.000 tonnellate: il “passaggio in navigazione turistica” andava fatto a velocità ridotta, e a non meno di 1000 metri dalla costa. La profondità sarebbe stata costantemente superiore ai 100 metri, la visibilità reciproca ugualmente ottima, le condizioni di sicurezza rispettate.
Purtroppo ci siamo ritrovati di fronte ad un vero episodio di follia collettiva: su di una plancia di comando dove ci sono almeno 3 o 4 persone di guardia, professionisti muniti delle più sofisticate strumentazioni, non deve essere possibile per nessun motivo che non ci si accorga di essere totalmente fuori rotta.
Ma è successo. Forse che un ipotetico divieto sarebbe stato più forte, come deterrente, di uno scoglio? Certamente no. Ma non solo: se al Giglio ci fosse stata l’Area Marina Protetta, non sarebbe cambiato niente, nemmeno a livello normativo.
Cominciamo dalle “boe di segnalazione”: a Pianosa, come a Montecristo, e nonostante viga un regime di tutela molto maggiore che in un’AMP, essendo vietato l’accesso a qualunque mezzo nautico, non ci sono né boe né altri segnali a delimitare l’area interdetta. Non solo, ma avendo personalmente e più volte sollecitato tale necessità in seno al Consiglio del Parco, pare che non ci siano obblighi al riguardo.
Dando poi uno sguardo alla cartina dell’AMP proposta dal Ministero nel 2008, anche senza parametri metrici precisi è abbastanza facile intuire che la massima estensione, tra l’altro della blanda “zona D”, avrebbe raggiunto giusto i mille metri ( e non il miglio di Tozzi) che il buon senso indicherebbe comunque come distanza minima, come detto, per una nave di quelle dimensioni.
E’ a questo punto che bisogna andare a dare un’occhiata alle normative: ancora una volta, le regole in vigore nelle AMP, così come sono, dimostrano la totale mancanza di efficacia e ancor più di logica.
Prendiamo infatti un Regolamento come quello dell’AMP “Regno di Nettuno”, istituita a Ischia e dintorni giusto a fine 2007 e quindi presumibilmente similare a quello che avremmo potuto avere al Giglio: “nelle Zone B, è consentita la navigazione, a velocità non superiore a 5 nodi, entro la distanza di 300 mt. dalla costa, e, a velocità non superiore a 10 nodi, entro la fascia di mare compresa fra i 300 e i 600 mt. di distanza dalla costa, sempre in assetto dislocante.”
Quindi: chi può “navigare” in zona B? Risposta: per “navigazione” si intende “il movimento via mare di qualsiasi costruzione destinata al trasporto per acqua”.
Costa Concordia compresa, con buona pace di chi spesso parla solo per sentito dire. Non a caso, la stessa Legambiente, che non definirei certo come “anti-AMP”, si è correttamente limitata a denunciare solo la carenza nelle norme, e soprattutto la loro inosservanza anche quando ci sono ed hanno senso, come il divieto di ancoraggio sulla Posidonia. E parla di “non demonizzare la crocieristica”
In buona sostanza, sarebbe forse ora di cominciare a pensare che la tutela del nostro mare e della sua naturale ricchezza di biodiversità è cosa ben diversa dal ginepraio di inutili pizzellacchere che caratterizzano le AMP, almeno come così maldestramente concepite.
Non servono gestori e autorizzatori dietro comode scrivanie: servono poche norme precise e sensate, e serve che si facciano davvero rispettare. Proibire la balneazione o inventarsi regolamenti farraginosi al solo fine di perder tempo a compilare moduli non ha alcun senso.
Impedire che navi “a rischio”percorrano determinate rotte su aree particolarmente sensibili, come richiesto per il canale di Pianosa, o stabilire quali siano le corrette distanze di sicurezza in funzione del tipo di nave può invece rivelarsi determinante per limitare il rischio di disastri.
Certo, niente e nessuno può impedire che la follia umana prenda il sopravvento. Fortunatamente, possiamo pensare e sperare che gli Schettino in circolazione siano finiti. Al contrario, le Capitanerie di Porto e la Guardia Costiera dispongono, come ha dimostrato il Capitano De Falco, di uomini competenti e capaci. Basterebbe metterli in condizione di poter operare in maniera efficace, sburocratizzando il lavoro degli uffici e fornendo i giusti mezzi nautici e tecnici.
Perché credo che tutto il mare, con pochi accorgimenti mirati, potrebbe e debba diventare un’immensa “area protetta”.
[COLOR=blue]Yuri Tiberto Consigliere Parco Nazionale Arcipelago Toscano [/COLOR]
Due Precisazioni:
1) Negli studi professionali, i praticanti dovranno essere assunti come apprendisti: Provvedimento del precedente Governo;
2) La commissione di massimo scoperto era stata tolta dal precedente Governo, per i c/c "occasionalmente" scoperti e quando lo scoperto non superava i 30 giorni: monti (il minuscolo è perfettamente voluto) l'ha subito ripristinata!
Voglio credere quello che hai detto!!!! spero tanto che sia una buona lista e con sindaco molto molto migliore .speriamo Bene ci vuole una svolta.NOI vi sosteniamo!!!!!.... 🙂 🙂
anche ieri sera a Capoliveri sono stati fatti degli atti di vandalismo.Possibile che il sabato sera non si può più uscire con tranquillità. Ma le forze dell'ordine dove stanno?
Scusatemi, ma davvero credevate che uno dei responsabili del disastro EURO, fosse in grado di risolvere i problemi dell'Italia?
Prima ci ha caricato di tasse ed ora ci vuole infinocchiare che con queste quattro stron...e sistema le cose.
Finché non si farà in modo che le fabbriche che sono scappate all'estero ritornino non si sistemerà un bel niente, sarà solo un'annaspare convulso ed inutile verso un'inarrestabile declino.
Per ora la gente riesce ancora a rimediarla ma se, come prevedo, le cose peggioreranno saremo costretti a vedere " robaccia brutta " per le strade.
I " pappagoncelli " della politica sono tutti li a leccare pur di mantenere i privilegi per se stessi e per tutti quei burocrati partitocratici ( dirigenti ministeriali, presidenti, dirigenti ed impiegati di enti, d'autority ecc. ecc. ecc.) che poi sono il vero cancro; hanno stipendi da nababbi anche più alti dei politici, ed hanno in mano il vero potere e sono una marea.
[SIZE=4][COLOR=darkblue]Arsenico nell'acqua, risarcimento di 100 euro Tar condanna ministeri Ambiente e Salute [/COLOR] [/SIZE]
Arsenico nell'acqua: Codacons, ora ricorso di un milione utenti
I ministeri dell'Ambiente e della Salute sono stati condannati dal Tar del Lazio a risarcire con 100 euro ciascuno circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che lamentano la presenza di arsenico nell'acqua. Lo annuncia il Codacons, che aveva presentato ricorso.
Secondo i giudici amministrativi di primo grado, riferisce il Codacons, bere "acqua all'arsenico può produrre tumori al fegato, alla cistifellea e pelle, nonché malattie cardiovascolari". "La sentenza - afferma il Codacons in una nota - apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute". "Ora questa strada - prosegue la nota - sarà percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell'aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale". Per Carlo Rienzi, presidente dell'associazione di utenti e consumatori, si "tratta di una vittoria importantissima perché pone termine alla impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell'Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all'Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l'erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti".
