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LA VILLA ROMANA DI CAPO CASTELLO AL CAVO: ABBANDONO E DEGRADO DI UNO STRAORDINARIO SITO ARCHEOLOGICO [/SIZE] [/COLOR]

Sono in molti ad affermare che uno degli strumenti per allungare la stagione turistica, e al tempo stesso per far conoscere meglio l'Elba, sono i nostri beni culturali. Ma non so quanti di quei molti ne sono davvero convinti. E non so nemmeno se conoscono ciò di cui parlano e se sono consapevoli di quale sia il loro stato di conservazione e il grado della loro fruibilità. Come si suole dire, vedere per credere. Perciò sono andato di recente a rendermi conto di persona quanto sia tutelato e curato un bene culturale che tutti abbiamo sentito almeno nominare e che è descritto in libri, opuscoli, depliants, come uno dei siti archeologici più importanti dell'isola: la villa romana di Capo Castello al Cavo. Essa è costruita su un promontorio che ha un panorana spettacolare: sotto, a destra, c'è l'incanto di Cala dell'Alga e di Capo Mattea, a sinistra, un po' al largo, il verde isolotto dei Topi e poi la distesa di mare interrotta verso il litorale di Punta Ala dall'emergere, quasi in perfetto allineamento, di Palmaiola e di Cerboli. Ecco qualche briciola di storia per metterne in risalto i pregi.
La villa fu analizzata nella seconda metà del XIX secolo da Vincenzo Mellini, un pioniere degli studi archeologici elbani, il quale narrò che “sulla punta settentrionale dell'isola, conosciuta sotto il nome di Capo Castello, si veggono delle estese rovine di antichi fabbricati che ne ingombrano per quasi un ettaro, la sua superficie” e trovò anche un'appendice della villa sul vicino Capo Mattea e una cisterna sul colle del Lentisco, attribuendo il tutto all'epoca romana. Quasi un secolo dopo della villa si occupò Giorgio Monaco, il funzionario-archeologo più amato dagli elbani sia perché era a sua volta innamorato dell'Elba sia perché sull'isola si tratteneva molto spesso per le sue ricerche e per valorizzarne le antichità. Egli descrive così la villa nel libro “Guida all'Elba archeologica e artistica” del 1975: “ costruita verosimilmente fra il I sec. a. C. e il I sec. d. C. essa consisteva essenzialmente in due parti: la parte signorile sul promontorio e la probabile parte rustica a sud... Dalla radice del promontorio di Capo Castello, salendo verso il suo modesto culmine si nota, fra le costruzioni moderne, il succedersi di sei terrazze costruttive antiche … delle quali appaiono non pochi ruderi in opera reticolata”.
Dunque i pregi paesaggistici e storico-archeologici sono fuori discussione: la villa di Cavo è uno degli esempi più belli fra le ville marittime del Tirreno. Ma, dopo Monaco, l'interesse delle istituzioni per la tutela e la valorizzazione di questo straordinario monumento è stato molto parco. Spero almeno che sull'area archeologica sia stato posto il vincolo, ma non ne sono sicuro: se crede, ce lo dirà il funzionario preposto. Intanto il visitatore che volesse ammirare i resti di questa notevole architettura di duemila anni fa, che cercasse di farsi un'idea della sua consistenza e del suo sviluppo, esce scoraggiato a causa della fruibiltà molto vicina allo zero, dovendo districarsi fra costruzioni moderne, problemi di privacy, piante e arbusti che distruggono i muri a opus reticulatum o ne minano la stabilità, artistici abbellimenti moderni (una rete metallica arrugginita, sporcizia varia) all'interno delle antiche stanze. A tale proposito, più delle parole valgono le immagini qui pubblicate.
La conclusione è che il visitatore, dopo aver toccato con mano abbandono e degrado, torna via pieno di sensazioni spiacevoli, amareggiato, sconcertato, sgomento, deluso, triste. E anche un po' incavolato perché una villa romana marittima di un valore tanto alto non si può trattare così. O meglio: non si dovrebbe, ma qui all'Elba, dove i beni culturali potrebbero essere una manna, l'attenzione verso alcuni dei più importanti monumenti è proprio di questo livello: bassa, bassissima, quasi inesistente. Questo vuol essere un appello a chi voglia intervenire per raccontarci più dettagliatamente storia e valore di questo sito archeologico...dopo il successo mediatico sulla Villa Romana delle Grotte di Portoferraio, perchè le varie associazioni, studiosi e archeologi non si interessano anche della Villa Romana di capo Castello...
F.P Redazione