pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
11:03
Grazie
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
10:56
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_24/barbetti.JPG[/IMGSX] Ci sono almeno alcune domande ancora senza risposta nelle ordinanze del Presidente del Consiglio e del Presidente della Regione Toscana che esemplifico qui di seguito:
a) Una persona che abita in Lombardia (o in una "zona ex rossa") e ha una seconda casa all'Elba ed è arrivato sull'Isola negli ultimi 14 giorni o ci arriva oggi (possibilità ammessa: "raggiungere la propria abitazione, o domicilio, o residenza" ) che trattamento deve essere obbligato a rispettare?
b) E se invece proviene per esempio da Roma o da un'altra parte d'Italia che non era "Zona Rossa" che trattamento deve essere obbligato a rispettare?
Mi sono dato tre possibili risposte, una diversa dall'altra ma dalle Ordinanze non si capisce quale sia quella giusta e tutto rimane sospeso nel vago lasciando le Amministrazioni comunali nel caos più completo e senza la possibilità di incidere come invece vorrebbero e potrebbero.
Ecco le tre opzioni, una in contrasto con l'altra:
1) Può rimanere tranquillamente all'Elba e comportarsi come un elbano (secondo l'interpretazione dell'Ordinanza di Conte che ha esteso la zona rossa a tutta Italia)
2) Deve ritornare nella città di provenienza (secondo ordinanza di Rossi). L'ordinanza, però, non prevede il soggetto attuatore dell'Obbligo di mandarlo a casa, sempre che ci sia l'obbligo e non sia un esortazione…
3) Deve essere sottoposto a isolamento fiduciario volontario prima di intraprendere ogni successiva azione, così come direbbe la logica ma che a mio parere non dicono ambedue le ordinanze di Conte e di Rossi?
Alle prossime ordinanze avremo forse la soluzione ad errori che oramai da almeno due mesi incidono sulla vita delle persone.
Purtroppo l'Italia è un paese che ha parcellizzato la gestione della democrazia e dove tutti comandano ma nessuno decide. E le poche volte che laddove qualcuno possa decidere, spesso sbaglia.
Ruggero Barbetti
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
10:47
Per emergenze e solo per emergenze fuori orario contattare il numero verde 800900860 oppure 3385042556
da
Porto Azzurro
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
10:47
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
10:41
LA MIA OPINIONE SULLA SANITA’ E COVID 19
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_25/bicecci.JPG[/IMGSX]Da qualche anno non scrivevo una riga sullo stato della sanità nella nostra isola. Mi costa farlo adesso perché andrò ad aggiungermi, purtroppo inutilmente, a quanto più volte altri hanno scritto. Già anni fa ebbi occasione di ricordare che la politica sanitaria regionale vergata negli anni 2000 e ricadente sul nostro ospedale, era già definita e niente, niente avremmo potuto fare per cambiarne le sorti. I tagli proseguirono incessantemente dall’unica mucca da mungere, la Sanità. Tanto scrissi in una lettera aperta all’allora Assessore alla Sanità dott.sa Scaramuccia. Adesso, a fronte di una situazione drammatica come quella che tutti, dico tutti, stiamo vivendo con apprensione, non posso che constatare quanto i nefasti provvedimenti pesino ora, più che mai, su noi elbani. Nessuno pensi che valga il diritto all’uguaglianza, tutt’altro, come ho sempre scritto siamo soltanto degli utenti di seconda serie. E’ sotto gli occhi di tutti che stiamo pagando ben caro e senza nessun aiuto i tanti trasferimenti con gli elicotteri. Mi si perdoni, ma questi elicotteri sono abilitati al trasferimento di persone colpite da coronavirus? Ammesso che lo siano o che possano esserne attrezzati, tenuto conto delle vigenti normative di sterilizzazione, esiste personale sanitario e equipaggi di volo numericamente disponibili? Infatti, in caso di improvvisa e rapida diffusione del morbo, come sta avvenendo ovunque, non avendo un reparto di terapia intensiva, così come la mancanza di medici specialisti e altro personale sanitario dedicato, come saranno affrontati tanti casi? Leggo a firma della ASL nord ovest che saranno approntati elicotteri e addirittura navi specifiche. Non so se e quanto comunicato sarà mai possibile. Mi auguro, visto il mittente, che ciò possa realizzarsi sollecitamente, perché il trascorrere del tempo, in questo caso, porrebbe seri ulteriori problemi sanitari in assenza di reparti specializzati per soste prolungate dei degenti contagiati. Con tanti ringraziamenti a chi di dovere non ci resta che fare buon viso a cattiva sorte.
Sergio Bicecci 11 marzo 2020
da
portoferraio
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
9:05
ma e' cosi difficile da capire o da applicare ?
poi noi non abbiamo gli ospedali come al nord , siamo una pentola che potrebbe scoppiare dal momento all'altro .
mi auguro che i nostri politici si mettano insieme in questa fase critica (lasciamo per il momento le bandiere destra-sinistra), e prendano una decisione per il controllo al porto ,la soluzione piu' restrittiva ed efficace per l'elba e la sua popolazione.
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
8:08
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_23/lanera.JPG[/IMGSX]
I miei appelli per il contrasto alla diffusione del virus sul nostro territorio sono stati applicati , ad oggi , non in toto e con notevole ritardo . Mi fa sorridere la dichiarazione del presidente della regione Toscana il quale invita i “turisti” giunti sulla nostra isola ad un rientro nei propri luoghi di residenza. Mi permetto di esprimere la mia delusione , in qualità di consigliere comunale e uomo di destra , nel constatare la mancanza di decisionismo e di seria valutazione , da parte di chi ci governa , del pericolo a cui è stata posta la nostra comunità a motivo di una impossibilità di cure specifiche sul nostro territorio . Se le capacità di un amministratore non si palesa in momenti così drammatici , non penso che in futuro si possa sperare di meglio .
Luigi Lanera
pubblicato il 11 Marzo 2020
alle
5:35
Emergenza da coronavirus con l'Italia diventata tutta zona protetta. Ma l'isola d'Elba, priva di un servizio sanitario di rianimazione, presso l'ospedale di San Rocco, come può essere protetta in questo momento emergenziale? E' quanto si chiede il sindacato dei pensionati della Cgil dell'isola, con il suo segretario Franco Dari e la segreteria composta da Anna Galli, Fabrizio Antonini, Nello Tarea, Pirro Taddei, Giuseppe Pisani, Paolo Pierini e Luciano Lunghi. " E come deciso a suo tempo – evidenzia il segretario – ci avvaliamo anche della collaborazione esterna del dottor Mario Mellini, primario cardiologo in pensione. Lo specialista e tutto il nostro direttivo, sono preoccupati dalla situazione che si va creando sull'isola, sia per l'arrivo fuori stagione di lombardi e veneti in fuga dalle zone rosse. Quindi sollecitiamo chi di competenza a fare verifiche su tale fatto, per scongiurare eventuali minacce di contaminazioni da coronavirus sull'isola. E la situazione che si è creata fa tornare d'attualità la deficienza a cui è sottoposta l'isola, per la mancanza di un servizio di rianimazione nel nostro nosocomio. Nel caso qualcuno venga contagiato e abbia gravi problemi respiratori, come può accadere in primis agli anziani, il soggetto non potrebbe essere assistito immediatamente e dovrebbe essere trasportato altrove, se le condizioni meteo lo consentono". "Chiediamo quindi ai sindaci isolani di impegnarsi rapidamente sulla questione- dicono i membri della segreteria – rivolgendosi alla regione Toscana e agli organismi sanitari nazionali, per colmare questa grave lacuna della rianimazione mancante. E non possiamo poi non ricordare, anche l'altra deficienza. Il reparto di cardiologia all'ospedale è sotto organico, e non a caso un paio d'anni fa realizzammo un convegno alla Sala della provincia, proprio per evidenziare tale fatto. Abbiamo un solo specialista cardiologo presso il nosocomio e il nostro territorio non se lo può premettere, in particolare d'estate quando abbiamo presenti quasi 200.000 persone. E' assurdo avere un organico così ridotto. A Ischia esiste una unità coronarica completa e operano al cuore, e qui da noi, inoltre, nessun medico sa applicare un pacemaker".
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
21:42
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
18:26
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_25/carrello.JPG[/IMGSX]
Stanotte e stamani tutta una corsa: prima verso i parcheggi, poi verso i carrelli, infine verso gli scaffali. E poi un tripudio di gente che si affolla e (forse finalmente consapevole) si ridistanzia, si saluta e fa un passo indietro. Si chiama fisarmonica comportamentale: ti viene di fare quello che hai sempre fatto, ma poi ti ricordi e arretri. Nel supermercato il bestiario esplode, diventa felliniano: la signora che si soffia il naso e poi, senza guanto, tasta le mele, il patofobico che sterilizza con la salvietta il manico del carrello, fino ai signori con maschera e boccaglio (le bombole pesano troppo). Oggi è stata un'apocalisse, ma non virale: morale, intellettuale, sociale. Da questa non ci salvano i guanti e le mascherine, ma i libri, la scuola, la cultura… Forse.
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
18:00
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_25/ferrari.JPG[/IMGSX] Anche se sarebbe il momento per tutti noi di pensare ad altro, mi trovo costretto a rivangare pagine ormai scivolate nel dimenticatoio della mia passata amministrazione comunale per ricordare a chi propone oggi, in questa congiuntura temporale nefasta, di istituire urgentemente quattro posti letto di alta intensità di rianimazione all’interno dell’ospedale di Portoferraio, che è arrivato secondo.
Dà un po’ fastidio, infatti, sentire qualcuno che si erge a paladino della sanità elbana proprio oggi, mentre appena due anni fa per fare da sponda alle manovre interne che si svolgevano alle mie spalle faceva saltare un programma sanitario già concordato con l’ASL e con la Regione, nel quale era previsto il mantenimento dell'attuale organico della chirurgia e che prevedeva anche l'Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione (con tanto di primariato) con 4 posti letto di alta intensità in aggiunta ai 10 già esistenti di bassa intensità, esattamente al punto 5 del programma.
Quel progetto fu approvato dalla conferenza dei sindaci nella quale erano presenti i delegati di Capoliveri e Porto Azzurro (il sindaco di Capoliveri all’epoca era sistematicamente assente alle riunioni) mentre nell’occasione era assente Anna Bulgaresi sindaco di Marciana. Il programma fu subito dopo presentato alla assessore regionale alla sanità Saccardi da me, Gianluigi Palombi e Luciano Rossi, e l’assessore stessa, annuendo, commentò: “questa è una riorganizzazione alla quale avremmo dovuto pensare noi”.
Peccato che alla successiva conferenza dei sindaci Barbetti (stavolta presente ed attento), Bulgaresi e il vicesindaco di Porto Azzurro lo bocciarono creando le premesse per far saltare la mia presidenza, probabilmente perché quel piano sanitario che si stava concretizzando, targato Ferrari (e Forza Italia…), cominciava a dare fastidio. E non solo a loro, visto che proprio in quei giorni (tanto per non dimenticare) si manifestò una raccolta di firme abilmente organizzata all’interno della mia compagine amministrativa (raccogliendo anche sottoscrizioni di consiglieri inconsapevoli) da parte di coloro che scelsero quell’occasione per venire allo scoperto e cercare di sfiduciarmi per dare sfogo alle loro ambizioni poi puntualmente naufragate.
Oggi Barbetti, che come presidente della conferenza dei sindaci da allora ha taciuto, viene a proporre quello che allora bocciò solo per una diatriba personale nei nostri confronti.
Non voglio commentare oltre né aggiungere altro, visto il momento tragico che la Nazione sta affrontando, ma dovevo questa puntualizzazione alla cittadinanza e anche a coloro che, evidentemente inconsapevoli di come sono davvero andate le cose, oggi criticano e chiedono “che cosa avete fatto e dove eravate”. Ci sarà tempo, quando saremo tutti più sereni, di raccontare molte di queste storielle che hanno avuto ripercussioni sulla pelle dei portoferraiesi e di tutti gli elbani. La lista è lunga.
Mario Ferrari, ex sindaco di Portoferraio
da
Portoferraio
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
17:53
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_25/anziani.JPG[/IMGSX] Molti dicono che sono un pessimista; rispondo che il mio è un pessimismo ragionato, basato su una buona conoscenza e soprattutto su quarant’anni di esperienza trascorsa nelle corsie degli ospedali e nei Pronto Soccorso, che mi hanno reso sicuramente più vecchio, ma anche più esperto. Ieri sera i media hanno usato ufficialmente la parola pandemia, quella che da tempo usavo per sollecitare parenti e amici ad una particolare prudenza, a non sottovalutare il problema del Conavid 19, la sua rapidità di diffusione e l’indice di mortalità, che non è quello della banale influenza invernale.
Ma non è questo il problema.
Quello che mi ha disgustato della nostrana politica è stata la frase, ripetuta fino alla noia, “non lasciamoci prendere dal panico”, associata anche alla presentazione di facce sorridenti che dicevano: “anch’io ho il corona virus!”. Imbecilli! Così l’epidemia è divenuta pandemia, una parola che non solleva in molti le adeguate preoccupazioni perché non ne conoscono il significato, o quantomeno le reali conseguenze sanitarie, economiche, e la necessità del profondo mutamento del nostro stile di vita.
Ma non è neppure questo il problema.
Quello che più mi ha amareggiato, sicuramente perché mi coinvolge direttamente, è che nell’accezione comune si è fatta strada che l’infezione prediliga gli anziani, e con patologie intercorrenti. Ed è questo che sistematicamente i media hanno fatto, e continuano a far notare: il dato anagrafico e le complicanze già presenti, a giustificazione dell’evento finale. E così, con il nobile scopo di rassicurare le masse, giustificare la situazione corrente, e una morte da coronavirus, abbiamo sentito sempre più spesso l’espressione “sì, ma era anziano”, o “era affetto da patologie pregresse”, con lo scopo evidente di rassicurare chi anziano non è. Uno scopo nobile, forse, ma cretino, perché non certo capace di impedire ciò che doveva essere impedito: la trasformazione di una epidemia in una pandemia; ed è successo quello che era inevitabile con queste premesse. Allora vorrei ricordare a tutti, in primis ai nostri governanti, ma forse è bene ricordarlo anche a chi oggi, all’occorrenza, è chiamato a gestire la nostra salute, che quando muore un paziente, non muore solo un anziano, muore un papà, o una mamma, o un nonno o una nonna, o una persona alla quale altri hanno legato i ricordi e gli affetti della loro vita, con i momenti di felicità e di sconforto, di ansia e di gioia. Quando muore un anziano muore anche una parte di un giovane che rimane, una mutilazione che solo il tempo potrà guarire, forse. Cari amministratori della cosa pubblica, ricordatevi che non vi potete permettere di gestire gli ammalati come un codice, un protocollo, o un numero, perché sono persone, persone che amano, che guardano crescere i figli, i nipoti, e gioiscono per i loro successi, e soffrono, come loro e più di loro, per le avversità che la vita gli fa incontrare. Un paziente è sempre un uomo o una donna; è sempre una persona con i suoi sogni, le sue aspirazioni e i suoi progetti, che non si legano affatto al suo dato anagrafico. Ed è questo ciò che siete chiamati a governare e a curare.
Ma sarà bene ricordare che oggi tutti sono più fragili, anche chi non ha ancora il privilegio di essere anziano, e tutti dovremmo sentire il peso di questa fragilità, dell’ansia e delle preoccupazioni che ne scaturiscono, fino ad arrivare, tutti, a quello che è sempre stata un’utopia: il rispetto per le leggi dello Stato.
da
Portoferraio
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
17:33
da
Le barriere Check-Point-Charlie a Piombino e Meno di mille posti letto in terapia intensiva in Lombardia
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
16:58
Lombardia chiede stop a negozi, ditte, mezzi pubblici. Fontana: “Gli ospedali reggono un’altra settimana”
La Regione accelera e vuole un’ulteriore stretta: “Altri 15 giorni così non li reggiamo”. Via libera dei sindacati e anche il Pd è d’accordo. E tanti ristoratori milanesi hanno già abbassato la serranda. Orlando (Pd): “C’è una conferenza Stato-Regioni. I governatori non parlino a mezzo stampa”
Salvini con Meloni e Tajani: "A Conte abbiamo chiesto di chiudere tutto. Ci è stato detto di no"
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
16:58
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
16:50
[/SIZE] [/COLOR]
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
15:41
da
CAPOLIVERI
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
15:36
L'attuale governo lo ha confermato, per cui sarebbe opportuno lasciare le 80 euro per chi ha una busta paga o pensione bassa, il resto, con una notte si puo' abrogare e dirottare una cifra che si potrebbe aggirare sui 7 miliardi verso la costruzione di nuove unita' di terapia intensiva, anche per l'ospedale di Portoferraio.
Questo sarebbe oltretutto un gesto di solidarieta' per noi stessi e verso gli altri.
da
Lungone
pubblicato il 10 Marzo 2020
alle
15:29
E sì che uno di casa è un operatore sanitario… ma in che mani siamo?
A questi chi glielo spiega che devono evitare contatti con altre persone? Sindaco, qui ci vole un intervento dei vigili…
