A Sciambere minimalista
Per gli scemi 'un c'è medicina …
(Fortunato Rossi detto "Beppe" meglio noto come Tardò)
[COLOR=red][SIZE=4]Grande Sergio e grande Tardò[/SIZE] [/COLOR]
A Sciambere minimalista
Per gli scemi 'un c'è medicina …
(Fortunato Rossi detto "Beppe" meglio noto come Tardò)
[COLOR=red][SIZE=4]Grande Sergio e grande Tardò[/SIZE] [/COLOR]
" Come dire che chi si impegnerà di più a spendere per rinnovare i vettori avrà già in tasca o quasi i 194 milioni di sovvenzioni pubbliche regionali e statali che saranno erogate per sostenere il servizio nei prossimi 12 anni.
Probabilmente il territorio si attendeva una maggiore attenzione su aspetti diversi dell'offerta, rispetto al rinnovo della flotta che è comunque ineluttabile dato che l'età media dei traghetti in linea sfiora il quarto di secolo, forse ci si attendeva che la partita si giocasse maggiormente tra chi proponeva prezzi più vantaggiosi e estensioni dell'orario anche in fasce poco retributive come quelle notturne.
Vorremmo sbagliarci ma alla luce di quanto afferma il Tirreno le stesse rassicurazioni-paletto della coppia di corse notturna assicurata e (compatibilmente con i codici della navigazione) dei passaggi dei mezzi di soccorso, fornite ai sindaci ci paiono un po' come una sorta di "contentino" e ci rinsaldano nella convinzione che questa privatizzazione non sia proprio la più brillante delle operazioni gestite dalla Giunta Rossi. "
E se ci é consentito vorremmo aggiungere qualcosa :
chissà se anche Mobylines in previsione di un concorrente privato sull'Elba provvederà a un rinnovo della flotta operante sempre sull'Elba dell'eta media di una quarantina d'anni , come il Moby Baby del 1965 per esempio , su cui ha viaggiato la giunta regionale quando é venuta all'Elba il 12 novembre ultimo scorso .
Ma a proposito che fine ha fatto quella proposta di un'assessore regionale con la delega all'Elba ?
[COLOR=red]Di sicuro comunque prevediamo un raddoppio dei prezzi , anche per i residenti , nei prossimi anni per pagare le navi nuove [/COLOR] .
[COLOR=darkblue]Comitato Elba Caro-Traghetti [/COLOR]
P.S. Ci sia consentita un'ultima battuta , sembra che anche qui non si sia capito bene , come nel caso di Terna , non si era capito cosa avrebbe fatto Terna con le autorizzazioni ricevute !
Un modo «quasi» nuovo di raccogliere i rifiuti, già adottato da qualche anno, e con ottimi risultati, in Sicilia, precisamente a Castelbuono. «I costi della raccolta sono praticamente dimezzati – spiega Enzo Chiera, progettista dell'iniziativa, consulente ambientale responsabile della società 'Planetsolution' – Inoltre, l'uso dei somari contribuisce a una diversa partecipazione della raccolta da parte dei cittadini, più consapevole e puntuale».
NdR: E se li riusassimo (i somari) anche all'Elba almeno per ripulire dai rifiuti strade e stradelli? due somari low cost all'ESA e al Parco sarebbe un'idea (senza offesa per chi ci lavora già). Pensiamoci.
SUL BLOG E' DISPONIBILE IL FILMATO SULL'INTERVISTA DELLO SCORSO 25 GENNAIO, RELATIVA ALLE CRITICITA' DELL'AREA MATERNO-INFANTILE, RILEVATE E SEGNALATE DAL COMITATO.
[URL]http://comitatoelbasanita.blogspot.com/[/URL]
FORUM DEL COMITATO A CUI E' POSSIBILE REGISTRARSI
[URL]http://elbasanita.jimdo.com/[/URL
[COLOR=darkblue]Esposizione dalle 11 di questa mattina.
.Il pranzo è previsto alle 13 con assaggi di pietanze condite con olio nuovo.
Pomeriggio partenza del concorso “Gran Premio Associazione Olivicoltori”.
Concluderà la giornata il presidente dell'associazione Olivicoltori Elbani. [/COLOR]
Questo mio intervento, doveroso verso i miei concittadini, si potrebbe intitolare “ Paghe e paghette” ed è rivolto all’opposizione nella sua frammentata unitarietà (l’ossimoro, tanto caro a Mazzantini e Stampa conforme, è del tutto volontario).
La Lista civica, con scopi miseramente demagogici, ha calcato la mano sul presunto onorario di 26.000 euro percepito dall’avv. Luciano Gallo per seguire le pratiche relative al porto. In men che non si dica si sono accodati sia il PD (“esperti pagati salatamente”) che SEL (“pagati profumatamente”).
Per un attimo ammettiamo – senza concederlo – che l’Amministrazione abbia davvero sborsato l’importo suddetto. L’incaricato sarebbe comunque un noto legale (che fra l’altro è anche docente universitario) e non un sedicente esperto autodidatta. E il corrispettivo previsto sarebbe lordo e onnicomprensivo. Il che significa che fra tasse, numerosi viaggi e soggiorni fuori sede, il compenso netto per un lavoro di lunga durata, di alta professionalità e di profonda responsabilità, sarebbe tutt’altro che eccessivo. Poiché, però, come dice un’indovinata pubblicità, è il confronto che convince, passiamo alla tecnica del paragone.
Cominciamo da De Fusco. Si è forse dimenticato quando, nella sua veste di Sindaco pro tempore, ha iniziato un’infinita controversia legale sulla Torre che è costata complessivamente 42.000 euro alle casse comunali? Ha forse rimosso dai suoi ricordi i soldi pubblici buttati al vento per ricerche storiche, dannose per l’immagine del Paese, che hanno erroneamente attribuito al XII secolo la Torre, mentre fino dall’Ottocento si sa che è del XVI secolo?
Continuiamo con Mazzantini. Si dà il caso che qualche tempo fa abbia ricevuto dalla Comunità Montana l’incarico di scrivere un libello sulla biodiversità per la modica cifra di 6500,00 euro. Esaminiamone le motivazioni e le caratteristiche:
– titolo di studio? Inesistente, senza pericolo di sbagliare;
– carico di lavoro? Minimo, 15 semipaginette da scrivere a casa, senza bisogno di trasferte;
– livello di complessità? Molto basso, trattandosi non di ricerche ma di descrizioni di cose già note;
– tasso di responsabilità? Rasoterra, pressoché nullo, senza incertezze;
– tempi di attuazione? Brevi, non più di una settimana corta, sabato di riposo.
E allora, qualcuno potrebbe chiedere, come si conciliano quei 6500 euro (mica pochi!) con i titoli di studio che non ci sono e con un lavoro semplice e senza spese? Risposta: la domanda sia rivolta a chi, oggi figura di spicco di SEL elbana, era politicamente responsabile della scelta del professionista (?) “pagato profumatamente”.
E il PD, che tuona contro i compensi “salati” ai professionisti?. Presto detto: scoperchiata la pentola, fuoriesce una “paghetta” di 122.680,00 euro (diconsi centoventiduemila e spiccioli) di un incarico pubblico per un lavoro di progettazione e direzione. Niente da dire sui titoli del professionista, oggi alto esponente del PD locale, ma credo che Le Corbusier oppure Renzo Piano si sarebbero contentati di una somma assai meno… “saporita”. A questo punto non posso esimermi da un commento breve breve: quando non si ha la veste idonea per scagliare la prima pietra, almeno si abbia il pudore di tacere!
Infine sveliamo la verità (chiunque può verificare) sui compensi dell’Avv. Gallo. La Lista civica afferma, strumentalmente, che il nostro consulente ha “intascato” o “incassato” dal Comune la cifra di 26.000 euro indicata nell’interpellanza. Ebbene: è pura falsità! Non c’è stato e non ci sarà onere alcuno per il bilancio comunale! Infatti, per espressa volontà del legale – che ringrazio sentitamente – l’importo gli sarà corrisposto solo alla sottoscrizione del contratto di gestione fra Amministrazione e aggiudicatario della gara, e sarà posto direttamene a carico di quest’ultimo.
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A Marciana Marina, Porto Azzurro e Portoferraio la gestione del demanio genera forti contrasti politici che sono spesso condotti citando leggi e normative sconosciute ai non addetti ai lavori, cerchiamo di capirne qualcosa in più, tirando in ballo meno giurisprudenza possibile, nella speranza di dare al lettore un’illustrazione che lo possa aiutare a formarsi una propria opinione senza doversi ridurre, come spesso accade, a fare una sorta di tifo per una parte o per l’altra senza avere nessuna idea circa la reale materia del contendere.
Da qualche anno ormai, i Comuni si sono sostituiti alle Capitanerie di Porto nella gestione del demanio marittimo. Ciò è avvenuto in ossequio alle modifiche della Costituzione realizzate nel 2001 allo scopo di aumentare l’autonomia degli enti locali, una sorta di antipasto della vera e propria riforma in senso federalista della nostra nazione.
Nel pensiero del legislatore, il decentramento delle attività amministrative avrebbe dovuto condurre ad una gestione più aderente alle necessità delle comunità locali con un miglioramento complessivo della funzione pubblica con soddisfazione delle legittime aspettative dei cittadini e delle imprese.
Contrariamente alle premesse fin qui espresse dobbiamo però registrare che i contenziosi in materia di demanio marittimo sono invece esplosi proprio a partire da questo passaggio di competenze.
Ciò è dovuto principalmente al fatto che i Comuni hanno, in molti casi, assunto la gestione del demanio marittimo in funzione di un neppur troppo celato interesse a trarre un utile economico dalla stessa, tradendo quindi le aspettative del legislatore che gli ha trasferito tale competenza perché facessero l’interesse delle comunità locali e non il proprio.
Ma come fanno i Comuni a guadagnare dalla gestione del demanio? Il sistema si basa sull’istituto della concessione demaniale e della relativa sub-concessione, vediamo come funziona il tutto.
Il demanio marittimo è riconducibile alla categoria dei beni pubblici, cioè quei beni finalizzati a soddisfare interessi generali, appartiene allo Stato ed è riservato all'uso pubblico, indistinto, a favore della collettività, dunque i Comuni non ne sono proprietari ma soltanto i gestori, possono disciplinarne l’uso mediante ordinanze e possono, attraverso atti di concessione demaniale marittima, concederne porzioni ad un utilizzo riservato dietro il pagamento, da parte del Concessionario (colui che ottiene il bene demaniale in concessione), di un canone che viene versato allo stato (che ne è il proprietario).
Sembrerebbe di aver fatto confusione dicendo prima che i Comuni lucrano dalla gestione del demanio e poi che i relativi canoni concessori vengono pagati allo stato, tutto si chiarisce introducendo un ulteriore concetto, quello della sub-concessione, con la quale il Concessionario cede (a titolo ovviamente oneroso) ad un Sub-concessionario l’utilizzo riservato del bene da egli stesso precedentemente ricevuto in concessione.
Siamo arrivati al punto: i Comuni fanno richiesta a sé stessi (che ne sono amministratori) di ottenere in Concessione porzioni di demanio (pagando il relativo canone allo Stato) per poi sub concederle a terzi guadagnando sulla differenza tra il canone che incassano dal Sub-concessionario e quello che pagano allo Stato; poiché per concessioni di pregio (all’interno di porti, ad esempio) la differenza tra il valore di mercato ed il canone stabilito dallo Stato assume un’ingente rilevanza, i Comuni possono guadagnare con questo “giochetto” un sacco di soldi.
Astenendoci da giudizi di merito, sia legale che politico, vediamo di spiegare nel seguito perché questo modo di procedere ha ingenerato tanto contenzioso amministrativo culminando, in alcuni casi (Porto Ercole, Porto Azzurro), con interventi della giustizia amministrativa che ha giudicato opportuno annullare numerosi atti prodotti dai Comuni.
Il primo interrogativo che sarebbe spontaneo porsi è il seguente: se la concessione di un determinato bene demaniale, oltre ad essere richiesta (a sé stesso) dal Comune, interessa anche ad una o più imprese o privati cittadini che ne fanno anch’essi domanda, cosa succede?
La legge prevede che le varie domande debbano essere comparate per stabilire quale tra esse garantisca un utilizzo del bene demaniale più rispondente all’interesse pubblico e, a parità di questo requisito, che la concessione vada al migliore offerente; questi finirebbe dunque, in questo caso, per pagare un canone maggiore rispetto a quello stabilito dalle relative tabelle redatte dallo Stato.
Avrete già capito che se il Comune, che è arbitro di questa competizione, figura esso stesso nel novero dei partecipanti, può sorgere qualche dubbio in merito alle garanzie di imparzialità della sua azione amministrativa, secondo un principio sancito sia costituzionalmente che dalla sovraordinata normativa europea.
Vale la pena di segnalare che alcune Regioni (es. Emilia Romagna) hanno eliminato il dubbio alla radice con una legge regionale la quale stabilisce che qualora un Comune voglia la concessione di un bene demaniale da esso stesso amministrato, non possa farne richiesta a se stesso per poi auto-concederselo ma che in tal caso la potestà amministrativa venga trasferita alla Regione stessa che diviene in forza di tale norma l’arbitro super partes che può meglio garantire l’imparziale valutazione di domande concorrenti rispetto a quella del Comune.
La nostra Regione non ha ancora ritenuto opportuno dotarsi di una siffatta norma denotando, come purtroppo testimoniato anche in altri settori, un complessivo scadere della propria qualità amministrativa culminato nel triste record nazionale di citazioni in giudizio da parte della Corte dei Conti per l’anno 2009 con un vertiginoso aumento, per lo stesso anno, di denunce per casi di corruzione e concussione.
Torniamo al problema delle concessioni per evidenziare un’altra potenziale stortura che si è venuta a creare con il passaggio amministrativo ai Comuni. Il regime concessorio del demanio marittimo ha sempre rappresentato un’eccezione rispetto all’uso pubblico indistinto, garantendo in tal modo il mantenimento di ampie zone portuali destinate ai cosiddetti “usi pubblici del mare” quali, ad esempio, la pesca o il trasporto di merci e persone. A fronte del guadagno realizzabile dai Comuni con il meccanismo già descritto, si è venuto quindi a creare un forte conflitto di interessi tra questi e gli esercenti di attività del tipo sopra descritto; nella loro ansia di guadagno, poiché ai Comuni conviene (auto)concedersi il maggior spazio possibile onde lucrare sulla sua sub-concessione, si è già arrivati all’eccesso per cui in alcuni porti non residua alcuno spazio “libero” da destinarsi agli usi pubblici di cui sopra, tale condizione determina l’inevitabile avviarsi di contenziosi amministrativi a ripetizione.
Un’ulteriore criticità creatasi da questa abnorme acquisizione di spazi in concessione da parte dei comuni è determinata dalla loro convenienza a contrarre il rapporto di sub-concessione con un unico soggetto per non dover ricorrere a svariate gare d’appalto (una per ogni frazione di sub-concessione).
Vediamo perché ciò causa problemi. La parsimonia con la quale la Capitaneria di Porto concedeva piccole zone in concessione, ha storicamente determinato lo sviluppo, per lo più, di piccole attività di gestione di ormeggi o campi boe; il territorio quindi non esprime forze economiche e finanziarie di sufficiente entità per competere all’ottenimento delle grandi aree portuali messe a gara dai Comuni che finiscono per favorire l’ingresso sul mercato (in modo spesso devastante per le piccole aziende locali) di imprese alloctone, negando a quelle di casa propria uno sviluppo legittimamente atteso e meritato. E’ chiaro che, anche questo profilo induce molteplici contenziosi stante la soddisfazione di un unico soggetto e la contestuale delusione di molti.
Terminiamo questa breve descrizione con una ulteriore considerazione che prende forma dalle profonde differenze registrate tra le modalità di gestione del demanio che erano proprie delle Capitanerie di Porto e quelle, attuali, dei Comuni; tutti saremmo naturalmente portati a pensare che avvicinando i centri del potere al cittadino l’amministrazione dovrebbe trarne giovamento perché più consapevole delle sue aspettative ed esigenze, l’evidenza dei fatti sembrerebbe dire che non è così alla luce di inevitabili personalismi che proprio dall’eccessiva vicinanza prendono forza rimarcando nettamente come il valore dell’imparzialità nell’azione pubblica sia forse il più irrinunciabile e come tale imparzialità si riveli direttamente proporzionale alla distanza dei centri di potere dalle comunità dei cittadini.