Grazie.
[COLOR=darkred]Di Michelangelo Zecchini [/COLOR]
Lo scrittore Carlo Laurenzi, la cui eleganza stilistica mi ha sempre affascinato, venticinque anni fa andava affermando che “certe locuzioni elbane, ammesso che restino vive, sono mirabili”. Tanto mirabili e così straordinarie – aggiungerei – che il nostro lessico fra il 1960 e il 1970 attrasse l’attenzione di linguisti e dialettologi di rango come Riccardo Ambrosini, Manlio Cortelazzo, Marilisa Diodati Caccavelli. Oggi, con un filo di nostalgia, si deve registrare che l’ uso di parecchi termini insulari è molto più limitato di un tempo e che essi stanno ‘sciabatticando’ a restare a galla. Ma è anche vero che monta una ‘gàglia’ sovrumana quando si osserva che almeno qualcuno fra i più stratificati, ossia fra quelli che hanno attraversato e qualificato vari secoli della nostra storia, è riuscito ad affondare la corazzata dei neologismi.
I duecentocinquanta e passa recinti granitici, tipici del Monte Capanne ma presenti, anche se con poche unità, pure nel resto dell’isola, una volta venivano chiamati caprili, termine intuitivo e comprensibile da contadini e cacciatori, storici e studiosi, autoctoni e non. Il vocabolo vanta un blasone piuttosto articolato: lo troviamo, con il significato di stalla per capre e come derivato da caper (capro, o becco che dir si voglia), già nella lingua latina e poi nella lingua volgare medievale (XIII secolo) e su su fino a noi, con l’accezione semantica inalterata di ricovero per ovicaprini. Ne fanno menzione tutti i vocabolari di italiano, dal ‘Nuovissimo Melzi’, al seguitissimo ‘Devoto-Oli’, all’ottimo ‘Tesoro della Lingua Italiana delle Origini’. In modo simile, esso è registrato in tutti i dizionari di latino, dal pratico ‘Campanini-Carboni’ al più elaborato ‘Georges-Calonghi’.
Poi, un bel giorno, intellettuali d’importazione decisero che il vocabolo caprile, nonostante la sua storia trimillenaria (ne ho scavato uno del 1000 a. C. presso la Madonna del Monte), all’Elba non andava più bene e vollero sostituirlo con ‘domolito’ (letteralmente: ‘casa di pietra’), in apparenza più cólto e più ‘in’ essendo formato dalla parola latina domus e dalla parola greca líthos. Oramai è passato un decennio dal lancio del nuovo lemma, ma mi pare che il tentativo di sostituzione sia fallito. Chiunque può verificare che il sostantivo è ignoto ai più consultati vocabolari, compresi il Treccani sui neologismi e la ‘Lessicografia’ della Crusca.
Che ‘domolito’ sia parcamente utilizzato, e sostanzialmente rifiutato, non deve meravigliare, perché ‘caprile’, sostantivo ‘aggredito’, è dotato di una qualificazione linguistica largamente più incisiva rispetto al sostantivo ‘aggressore’. Che è troppo generico (esistono mille tipologie di case di pietra) ed è connotato da un’immediatezza percettiva pressoché nulla. Me lo fece notare, con una battuta calzante, un amico elbano al quale indicavo un caprile chiamandolo provocatoriamente ‘domolito’. “Dòmo…ché?” – fu la replica spontanea – “ma vàffa … ’n dòmo!”.
Da mesi, anzi anni, si sente parlare di premier-Draghi, Orge & Olgettine, minorenni, statue di Priapo, crocifissi rotanti, ritmi colossali e mignottocrazia. Eppure Silvio Berlusconi, che di questo Regno Priapico è il gran (oddio: piccolo) demiurgo, non perde voti. O meglio, ne perde, ma non quanto si crederebbe – o spererebbe – dall’altra parte.
Perché ciò accade? Il primo motivo è che gli elettori berlusconiani non leggono né gli editoriali della De Gregorio, né le riflessioni di Galimberti. Il secondo è che gli elettori berlusconiani credono perfino a Massimo Corsaro (ieri all’Infedele l’ho visto grintoso: “Luxuria fa la pipì come me, ma ha il vezzo di volerla fare nel bagno delle donne“. Daje). Il terzo è che gli elettori berlusconiani sono dei Berlusconi frustrati. Se criticassero Lui, criticherebbero le loro aspirazioni più recondite e desiderate.
Chi si scandalizza di fronte all’intervista di Terry De Nicolò, dimostra di non avere capito nulla del suo paese (passato e presente), avendo l’astratta convinzione che tutti gli italiani siano cresciuti con i film di Nanni Moretti e i libri di Stefano Benni. La realtà è appena diversa.
Esiste un facile Decalogo del Berlusconiano Medio, che dimostra come questo scandalo non incida – se non minimamente – sulle convinzioni di chi lo vota. Eccolo.
1. Il berlusconiano è un fanboy: un tifoso. Quindi non ragiona. E’ come uno juventino, un milanista o un interista: non crede nelle idee di Berlusconi (che non esistono); crede nel simulacro di Berlusconi. Berlusconi non si discute: si ama. Come Ligabue, Moggi o Materazzi.
2. “Così fan tutti”. Vale quando si scopre che nel centrodestra rubano, vale quando si acclara che nel centrodestra fottono (in tutti i sensi). Berlusconi fa sesso, tradisce, millanta? Embe’? Così fan tutti.
3. “Sono fatti suoi”. Magistratura e opposizione guardano dal buco della serratura (perché intimamente pipponi). Anche questo è un dogma inattaccabile. Non serve a nulla – a nulla – ripetere che non sono affari privati di Berlusconi (perché: a) il Sire di Hardcore usa il sesso come volano politico, b) Berlusconi usa soldi – e tempi, e mezzi – pubblici per i suoi comodi ormonali, c) Risulta quantomeno irrituale che un adepto dei Family Day copuli come un riccio erotomane. Da Bukowski me lo aspettavo, dall’amico di Don Verzé – no, non Vendola – no). Non serve. Il berlusconiano reagisce a tali argomentazioni come il tifoso da curva: “Ho ragione io”.
4. “Non è vero niente”. Persino di fronte alla verità inconfutabile dei fatti, il berlusconiano nega l’evidenza. Sempre e comunque. Vecchia tecnica. Del resto è lo stesso elettore che o crede a Emilio Fede, o ritiene Vittorio Feltri un giornalista serio. Quello stesso Feltri che ieri diceva che Berlusconi non poteva fare sesso perché impotente e oggi lo tratteggia come un toro da monta.
5 . “La vostra è tutta invidia”. Vostra e loro, perché il 75enne Berlusconi che “se ne fa solo 8 invece di 11″ e dà dei “colpi pazzeschi” rappresenta il sogno di gran parte dei maschi (e delle femmine) centrodestrorse. La morale è un lusso che non attecchisce nei campi elisi di Berlusconia. Il maschio destrorso sogna harem come Berlusconi e la femmina destrorsa sogna di farne parte. O comunque ne tollera l’esistenza (“perché tanto queste cose son sempre successe“).
6. “Almeno Berlusconi si fa le donne giovani, quelli di sinistra vanno coi gay e i trans“. Non scandalizzatevi: le Santanchè e gli Stracquadanio danno vita a pensieri maggioritari in almeno un italiano su tre.
7. “La colpa è dei magistrati”. Altra tecnica antica: se io rubo non è colpa mia, ma di chi mi ha scoperto. Così come, per il maschio italico, se tradisce la colpa non è sua ma della moglie che lo ha beccato. Da qui l’imperativo: non “meno patonza per tutti”, ma “meno intercettazioni per Lui”.
8. “Beato lui” (variante più esplicita dei punti 5 e 6). Beato il vecchietto che ce l’ha lungo, duro e millanta le sue conquiste al bar (o al telefono, o in Parlamento). Berlusconi rappresenta al meglio il peggio degli italiani anche nell’alcova.
9. “Voi di sinistra siete noiosi”. La percezione del berlusconiano è che quelli di sinistra, o in generale gli oppositori di Lui, siano degli asessuati con gli occhiali spessi e i calli alla mano destra. Tale percezione – a volte corrispondente al vero – aumenta quando intellettuali vari insistono sulla “malattia compulsiva” di Berlusconi (“Malattia? Da quando il sesso è una malattia?” I berlusconiani replicheranno così). Priapino ha dato vita, e sfoggio, e sturo, al latente e perverso giovanilismo che alligna in ognuno di noi (voi, loro). Se credete che a ciò si possano opporre Erica Jong o i monologhi di Lella Costa, auguri.
10. “Lasciatelo lavorare”. E divertire. E ognuno si diverte come può e vuole.
Da tale elucubrazione si esce, apparentemente, senza speranza. Come reagire a questo sfacelo? Le opzioni sono tre.
1) Ascoltare solo Jovanotti e autoconvincersi che tutto è bene, tutto è bello, tutto è ammmmore.
2) Leggere solo Repubblica e autoconvincersi che tutti gli italiani si indignino come Francesco Merlo (esaltandosi per le Manuela Arcuri “nostra piccola Magnani“).
3) Constatare che l’Italia è questa e questo vuole.
Buona catastrofe.
NELLE VARIE FRAZIONI DEL COMUNE DI MARCIANA STANNO "GIRANDO" VOCI CHE GLI EURO STANZIATI E MESSI IN BILANCIO PER LE VARIE ASSOCIAZIONI : COMITATI FESTEGGIAMENTI , ASSOCIAZIONI SPORTIVE , CULTURALI E SOPRATTUTTO LA MISERICORDIA DI POMONTE e CHIESSI , SONO STATI (BUTTATI) PER PAGARE LE VARIE MANIFESTAZIONI CHE L'AMMINISTRAZIONE A ORGANIZZATO NEI VARI PAESI ( SI DICE CHE LA PARTECIPAZIONE SI STATA, IN MEDIA DI CIRCA 20 PERSONE) E SOPRATTUTTO PER UNA AZIENDA DI CATERING . DOMANDA : VISTO CHE IN QUASI TUTTE LE FRAZIONI ESISTONO DEI COMITATI, NON ERA GIUSTO CHE LE VARIE MANIFESTAZIONI LE ORGANIZZASSERO LORO SENZA "BUTTARE" SOLDI CHE ADESSO MANCANO E CHE MAGARI AMBULANZA E ASSOCIAZIONI VARIE CI CONTAVANO?
QUESTO LO CHIEDO AL GRUPPO DI OPPOSIZIONE MA POTREBBE ANCHE RISPONDERE UNO DEI TANTI CERVELLONI ASSESSORI O OCCUPANTI DI POLTRONE DEL COMUNE.
DIMENTICAVO IO HO PARTECIPATO A DUE CENE CHIAMATE "ELEGANTI" UNA IN LUGLIO A POMONTE ORGANIZZATA DAL COMITATO IL CALELLO E UNA ORGANIZZATA DAL COMUNE PER FESTEGGIARE IL PITTORE CAMPEGGI. ECCO LA DIFFERENZA E' STATA NOTEVOLE A FAVORE DEL CALELLO E PER DI PIU' IL COMUNE NON HA SPESO UN EURO , QUESTO POTEVA ESSERE FATTO IN TUTTI I PAESI E DARE QUALCHE EURO ALLA MISERICORDIA.
SALUTI DA UN VOSTRO PAESANO OCCASIONALE
[COLOR=darkblue]I ragazzi della Padulella fanno TRIS ai campionati italiani di canottaggio a sedile fisso [/COLOR]
Cielo plumbeo, qualche goccia di pioggia, ma lo specchio acqueo di Noli è perfetto. I tricolori di canottaggio a sedile fisso, specialità Gozzi, organizzati nella splendida località del ponente ligure hanno vissuto un’altra pagina importante. Quattro anni dopo, Noli è ancora protagonista e celebra i successi di Padulella (Seniores Maschile), Murcarolo (Seniores femminile) e Lni Chiavari (Juniores maschile).
Duecentocinquanta gli atleti che si sono dati appuntamento a Noli per due giorni di sfide intensissime. Narcisio Gobbi, presidente Ficsf, ha aperto la giornata delle finali al fianco del Sindaco di Noli, Ambrogio Repetto, e con la partecipazione del Presidente del Coni Liguria, Vittorio Ottonello.
In acqua è battaglia nelle due semifinali juniores. Nella prima volano i beniamini di casa della Canottieri U’Burgu che passano alla finale insieme a Padulella e Mutuo Soccorso. Fuori invece Murcarolo (quarto), Lni Sestri Ponente (quinto) e Agostino Moltedo (sesto). Nella seconda semifinale mostra i muscoli la Canottieri Livorno che si qualifica insieme a Gianni Figari (secondo) e Ringressi (terzo). Fuori Porto Azzurro (quarto), San Giorgio Portofino (quinto) e Monilia (sesto).
La finalissima Seniores è la gara più attesa e chiude il programma di una giornata che ha regalato equilibrio e spettacolo anche nelle gare decisive in campo femminile e juniores.
Finale Seniores Maschile. Partenza eccezionale con tre barche appaiate per tutta la prima tratta. Ringressi, Burgu e Padulella sono insieme al primo giro di boa. Attacca Padulella con Ringressi che tiene. U’Burgu prova l’allungo. A metà gara girano la boa insieme U’Burgu e Padulella. Poi Gianni Figari e Ringressi. Gran tifo in spiaggia per i ragazzi di Noli. Rientra di forza Ringressi. All’ultimo giro di boa passano insieme U’Burgu e Padulella che però esce meglio dal giro con una virata perfetta. Terzo Ringressi, poi Gianni Figari, Livorno e gli spezzini del Mutuo Soccorso. Finale emozionante: testa a testa da brividi con Padulella che brucia U’Burgu sul traguardo. Terza piazza per Ringressi seguito da Livorno, Gianni Figari e Mutuo Soccorso
Grande gioia per l’equipaggio di Padulella timonato da Davide Boggio. Festa grande per Giacomo Bigio, Roberto Lombardi, Andrea Diversi, Francesco Gambini. Onore più che mai alla Canottieri U'Burgu (Simone Eologio, Davide Luca, Alessio Borghesi, Walter Bozzo, timoniere Jacopo Clemente Paggi) appoggiata e sostenuta dal calore del folto pubblico presente. Soddisfazione anche in casa Ringressi per il terzo osto firmato da Fausto Sassi, Luca Savi, Fabio Scantanburlo, Matteo Gambirasio (Tim. Francesca Marchi).
“Siamo felici per l’ennesima vittoria”, sorride Davide Boggio, capovoga di Padulella. “E’ la terza vittoria consecutiva, nessuno era mai riuscito in questa impresa. Il nostro equipaggio ha ormai raggiunto un affiatamento strepitoso. Onore agli amici di U’Burgu che hanno disputato una grande gara. Per noi questo titolo tricolore è l’ennesimo riconoscimento al lavoro svolto durante l’anno”.
Tratto dalla storia di Cicciolina
[URL]http://www.cicciolinaonline.it/vis_dettaglio.php?id_livello=744[/URL]
Facevo molti provini girando con il mio book sotto braccio e il composit delle mie foto e misure (taglia 40/42, altezza 1,67 – 80-56-80, scarpe 37 occhi azzurri). Nel '74 conobbi Berlusconi chi mi invitò con il aereo privato in una delle più belle isole della Grecia… .
Leggo con tanto piacere 2 notizie a lungo attese e sofferte, attese da tutti gli elbani e dalla moltitudine di persone che a vario titolo soggiornano all’Elba e sofferte per il lungo tempo che è stato necessario per ottenerle. Mi spiego:
la prima è il lungo elenco degli interventi da attuare presso il nostro Ospedale che il Comitato Sanità chiede alla ASL 6, ampliando completamente la prima richiesta di aggiungere 5 medici al reparto di medicina e il ripristino della funzionalità della ortopedia. Auguriamoci che chi di dovere abbia l’umiltà di leggere il lungo elenco, dovuto ovviamente alle numerose carenze. Giustamente si chiede tanto nella speranza di ottenere qualcosa. Confidiamo pure, d’altronde la speranza deve sempre essere l’ultima a cadere e per questo dobbiamo continuare la nostra battaglia. Mi sia concesso comunque far rilevare che qualsiasi provvedimento venga preso a nostro favore, anche se minimo, richiederà del tempo, molto tempo, fino ad allora cosa faremo? Rimarremo in attesa di un elicottero che se disponibile, imprevisti tecnici e meteo permettendo, arriverà a prelevarci per condurci altrove con i conseguenti disagi e probabili ulteriori danni alla salute?. Riconduco il lettore a quanto sostengo da un anno (vedere i miei primi interventi): VOGLIAMO L’ELICOTTERO SUL POSTO. Ripeto, ciò non risolverebbe il disagio, ma ci consentirebbe di essere curati più tempestivamente con minori rischi di salute e della vita. Ricordo che i cittadini di Cecina lamentano carenze dei servizi del loro Ospedale in quanto la distanza da Livorno costituirebbe grave motivo per la salute e la vita dei pazienti.
La seconda cosa che leggo con piacere è la determinazione unanime della Conferenza dei Sindaci e che finalmente il giorno 4 ottobre p.v. incontreranno i Vertici regionali della sanità bene intenzionati a far valere i nostri diritti. Anche qui mi permetto un consiglio: Organizzino, tutti i Sindaci per l’occasione, un pulman ogni Comune e alla testa dei loro cittadini, tutti insieme, attraverso una civile manifestazione, recarsi a far visita a colui che, ha indirizzato agli interessati e per interposti mezzi, dichiarazioni di intenti Istituzionali, e senza alcun rispetto della dignità e autorevolezza dei richiedenti.
[COLOR=darkred]Sergio Bicecci. [/COLOR]
[SIZE=4][COLOR=darkred]E I TUOI RAGAZZI? LI PORTIAMO NOI CON IL PULMINO…. [/COLOR] [/SIZE]
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