L'ELICOTTERO E' ARRIVATO ….Dopo un primo diniego motivato dal forte vento che non permetteva all'elicottero di alzarsi, fortunatamente tutto è rientrato ed il paziente è potuto essere trasferito….Auguri ancora Piero
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MA SE A CAMPO CI SARANNO PALLINI IN GIRO (NON DITE CHE SONO BIODERGADABILI PERCHE' ANCHE I SACCHETTI ORA LO SONO MA VANNO COMUNQUE BUTTATI VIA!!!!!!!!!!!)
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Saluti anonimi e stammi bene. 🙂
Mettete un fiore (albero) nei vostri fucili!
In merito alle notizie apparse sulla stampa locale negli ultimi giorni, relativamente alle previsioni urbanistiche circa la variante in materia di portualità, la Giunta Comunale di Portoferraio reputa necessario, nell’ambito di un confronto partecipato e costruttivo, evidenziare alcune questioni.
Dopo l’Assemblea pubblica svoltasi al Centro Congressuale De Laugier, alla presenza dell’Assessore Regionale Marson,con la partecipazione di circa 150 cittadini, che hanno contribuito in forma diretta o con interventi riportati su questionari appositamente predisposti, l’Amministrazione ha provveduto, nell’ambito del processo partecipativo, a mettere a disposizione materiale informativo sia sul sito internet del Comune sia, nel mese di Settembre, materiale audiovisivo presso la sala della Gran Guardia a Portoferraio.
Anche in questa occasione è stato possibile, per chi interessato, fornire indicazioni, proposte e suggerimenti, riportate sulle stesse schede/questionario.
Questo percorso è stato il seguito delle riunioni con le associazioni datoriali, sindacati, organizzazioni ambientale, che hanno anch’esse contribuito all’ampio dibattito che si è svolto, inoltre, anche in occasione di incontri con comitati locali e cittadini che hanno mostrato interesse per questa scelta strategica per lo sviluppo dell’economia portoferraiese e elbana.
Siamo ormai alla fine del primo step, che porterà la variante prima in Commissione Urbanistica e poi in Consiglio Comunale per l’adozione. Nei tempi previsti dalla norma tutti i soggetti interessati, associazioni, comitati, cittadini potranno far pervenire le proprie osservazioni alle norme urbanistiche, per arrivare ad una pianificazione condivisa fra l’Amministrazione e la cittadinanza. Solo allora si arriverà all’approvazione finale e quindi all’attivazione delle procedure individuate per la predisposizione dei progetti.
Molto si è detto sulla questione relativa alle previsioni urbanistiche relative a San Giovanni, e molte volte sono state dette cose che poco avevano a che fare con la realtà dei fatti e delle previsioni.
Questa amministrazione ha interesse affinchè il borgo di San Giovanni mantenga le proprie caratteristiche che sono conosciute ed apprezzate non solo dai portoferraiesi, ma anche dai molti turisti che la frequentano. San Giovanni sarà un porto leggero, senza dragaggi e senza particolari interventi edificatori a terra, dedicato alle imbarcazioni medio piccole e finalizzato alle esigenze della nautica dei residenti. Il borgo di San Giovanni sarà valorizzato con un ampio parco a mare nella zona oggi più degradata e l’accesso sarà consentito alle auto dei soli residenti, individuando parcheggi e verde a monte dell’abitato.
A questo ha portato l’ampia discussione finora fatta, che comunque proseguirà dopo l’adozione, per una sempre maggiore condivisione del progetto.
Per la nostra Amministrazione tutti i soggetti istituzionali, politici, le associazioni di categoria, i sindacati, le associazioni ambientaliste, i privati cittadini, hanno la stessa dignità; le loro idee e le loro proposte, quando poste in maniera adeguata ed in buona fede, verranno fatte nostre nell’interesse di Portoferraio.
Ci dispiace che qualche esponente provinciale del Pdl faccia affermazioni decisamente sopra le righe. Queste affermazioni che possono essere valutate in una sede più strettamente politica rischiano di apparire, oltre che poco corrette nei confronti dei molti che stanno lavorando per un progetto determinante del futuro di Portoferraio, possono sembrare un paradosso: si rivolgono, infatti, all’amministrazione critiche inesistenti nei fatti e del tutto acriticamente si sposano idee, pur legittime, di qualche soggetto imprenditoriale che potrebbero non coincidere con gli interessi dei cittadini.
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Tra gli atteggiamenti più odiosi che dobbiamo sopportare, l'ipocrisia trova sicuramente un posto tra le prime posizioni.
Ci stupisce questo regolare e continuo martellamento contrario alla creazione di una struttura portuale a San Giovanni; ci stupisce ancor più ascoltare dichiarazioni ed interventi di personaggi che la località della Rada non sanno neppure dove si trovi.
E' evidente a tutti che qualsiasi ipotesi di modifica di qualunque status quo trovi degli oppositori; in questo caso però, la loro voce sembra un po' troppo amplificata ed artatamente costruita.
La verità che non si può dire è che la (ipotetica) struttura portuale di San Giovanni farebbe concorrenza a quella (altrettanto ipotetica) del cantiere ESAOM.
Purtroppo, nella nostra nazione, la concorrenza è un tabù e non ci importa delle notizie che ascoltiamo tutti i giorni, non vogliamo capire che "economia di mercato" non significa farsi i cazzi propri protetti da politicanti da quattro soldi ma significa gareggiare con regole uguali per tutti in modo che si affermino l'efficienza e l'eccellenza. Non lo vogliamo capire, facciamo finta di non capirlo ed infatti il "mercato" ci boccia e ce ne andiamo sempre più giù.
Cara Vaccaro (o chi ti ha messo in bocca le parole che hai diffuso come tue), vuoi screditare la Cooperativa Marina di San Giovanni perchè ne fanno parte dei non elbani? Ci chiediamo perchè allora si debba agevolare lo sviluppo dell'ESAOM, in nome dell'elbanità di chi???
E del Presidente della Cooperativa Marina di San Giovanni divenuto segretario del PD di Portoferraio (sticazzi che titolone!?!) cosa dobbiamo pensare?
Ci sono conflitti di interessi? L'ESAOM non ne ha???
Caro Sindaco e cari politici, invece di difendere i monopoli imparate a difendere le regole e fate in modo che siano uguali per tutti, così come le opportunità; in tale modo farete in primo luogo il bene di coloro i quali vi chiedono favoritismi che li arricchirebbero nel breve rammollendoli ed impoverendoli nel medio e nel lungo.
Quando la politica protegge l'impresa sancisce il proprio fallimento nel preparare quello dell'impresa protetta!
Obiettivo della consultazione, portare gli scozzesi ad avere un proprio welfare e a raccogliere le proprie tasse. Già ora l’area più a nord del Regno Unito regolamenta e controlla il proprio sistema educativo, sanitario, ambientale e dei trasporti. Con il resto del Paese, la Scozia continuerebbe a condividere le politiche estere e della difesa e i piani di aiuti internazionali. Una devoluzione marcata, quindi, soprattutto sul fronte fiscale. Se ora Holyrood (è il nome dato al Parlamento scozzese) può coordinare solo la raccolta delle tasse a livello locale, quelle dei Comuni, il referendum, se dovesse passare, consentirebbe alla Scozia di gestire autonomamente tutte le entrate. Niente più soldi a Londra, quindi, ma tutti a Edimburgo, Glasgow e dintorni. Perché a nord del Vallo di Adriano l’economia corre, a livelli quasi del ricco sud.
La popolazione scozzese supera i 5 milioni e 200mila abitanti e la disoccupazione è al 4% (era al 5,6% nel 1997), dato molto simile al 3,4% dell’area di Londra. Il valore aggiunto per abitante è di 19.744 sterline, contro le 20.442 dell’Inghilterra. Un dato comunque di molto superiore a quello dell’Irlanda del Nord (15.795 sterline) e soprattutto del povero Galles (14.842 sterline). Chiaro che Salmond ora voglia continuare a premere sul pedale dello sviluppo. La Scozia ha la propria Silicon Valley, i propri centri universitari di eccellenza, un’economia della cultura seconda solo a quella di Londra, risorse minerarie e petrolifere, tanto vento per le proprie pale eoliche e un sistema energetico sempre più “verde”.
Ma le velleità indipendentistiche scozzesi, tuttavia, vengono spesso derise dai principali partiti britannici. Il primo ministro David Cameron, al recente congresso di Manchester dei conservatori, ha detto chiaramente che Salmond non deve essere «codardo» e deve avere il coraggio di porre un quesito secco e chiaro agli scozzesi. Vogliono o no l’indipendenza dal Regno Unito? Una sfida, quella di Cameron, su un terreno scosceso e sdrucciolevole. Anche se lo SNP alle elezioni di maggio ha preso il 50% dei voti, sono in tanti quelli che ancora credono nella supremazia di Londra, nei valori del Regno, monarchia in primis, e nella necessità di una Scozia ancorata al resto del Paese, anche per motivi economici. Salmond, tuttavia, in una recente intervista al Guardian, lo ha detto chiaramente. «I Tories e i Lib-Dem non hanno mandato qui in Scozia. Del resto, alle elezioni sono arrivati terzi e quarti, non hanno voce in capitolo».
A Londra, tuttavia, i dubbi sono anche altri. Ormai anche Irlanda del Nord e Galles hanno i propri parlamenti e le proprie relative autonomie. Ma un referendum scozzese potrebbe essere la scintilla per accendere il fuoco di ulteriori rivendicazioni da parte di Belfast e Cardiff. Il Galles, soprattutto, negli ultimi mesi è stato interessato da un revanscismo culturale e linguistico. Il bilinguismo, specie nei grandi centri, è ancora lontano da realizzare, ma il governo gallese spinge su questo fronte, «perché l’identità è tutto». Anche se la pacatezza delle discussioni, con pochissime frange estremiste e nessun dito medio innalzato contro la regina o contro Cameron o contro la patria, nessuno che si vesta con copricapo vichinghi, rappresenta, nonostante tutto, il perfetto understatement britannico.