Acqua toscana. Il neoliberismo che piace a sinistra: il caso “cubano” di Publiacqua
Innanzitutto, la presenza di un pubblico disastroso non sta a significare che il suo “commissariamento” da parte del privato sia la soluzione migliore. A parte il fatto che esistono anche esperienze interamente pubbliche estremamente virtuose (mi piace ricordare qui quella di Cuneo), dobbiamo aver ben chiaro che il modello misto pubblico-privato declinato in funzione del profitto, garantito dalla legge Galli e poi da quella Ronchi, costituisce il miglior brodo di coltura dell’affarismo partitocratico ed autoritario.
Esso pone le premesse istituzionali per la divisione leonina di costi e benefici (costi pubblici, benefici privati) laddove i secondi non sono solo benefici economici tout court per gli investitori privati (Acea, ecc) ma anche benefici per il personale politico o parapolitico coinvolto nella gestione mista. Si tratta di vantaggi altrettanto privati anche se meno visibili, che si concretizzano in termini di favori privati all’elite politica, se non direttamente in quattrini per le campagne elettorali. Non mi stupisce affatto che questo modello di gestione del “pubblico interesse”, tipico di gran parte del terzo mondo, possa purtroppo aver coinvolto anche l’acqua cubana. Il problema è la confusione fra l’interesse pubblico e quello delle élites politiche.
Ciò naturalmente vale anche per altre questioni, come per esempio la gestione dei rifiuti, e ancor più vistosamente le grandi opere pubbliche come la Tav o il Ponte sullo Stretto. Questo mi pare spieghi sia alcune delle posizioni del Pd, che continua a difendere il misto “for profit garantito” utilizzando la più screditata delle idee, quella per cui i soldi per gli investimenti li metterà il privato, sia la posizione che sta emergendo nell’Idv.
Premesso che nel Pd esistono posizioni apertamente referendarie quali quella di Roberto Placido, premiato con oltre 11.000 preferenze nel disastro del centrosinistra piemontese, mi pare chiaro che la posizione dei cosiddetti ecodem può soltanto considerarsi ipocrita. Ma come si fa a pensare che nel Parlamento più impotente della nostra storia repubblicana, dove una maggioranza trasversale larga come poche altre difende per le ragioni suddette il “misto for profit garantito” (dall’acqua all’ energia, alle grandi opere) possa avere qualsiasi speranza di passare una riforma che non garantisca al 100% i saccheggiatori del bene comune?
DIVERSO PARERE
Il modello toscano tra pubblico e privato
di Erasmo D’Angelis, Presidente di Publiacqua Spa
La “remunerazione del capitale investito” è presente in tutte le tariffe di servizi pubblici e copre sia il pagamento degli oneri finanziari sia la remunerazione del capitale che i soci della società hanno versato. Si può discutere all’infinito sul valore del 7% di remunerazione del capitale, ma questo è definito da una legge dello stato (DM 1/8/1996) e vale per tutti i gestori e genera spesso utili nelle imprese remunerando innanzitutto i soci di maggioranza (i comuni). E’ un valore di redditività che rende bancabili i piani di investimento e tutela il valore delle risorse versate dai Comuni.
Ma il vero scoop che vi offro arriva da Cuba che ha adottato il sistema misto toscano: il 60% dell’acqua dell’isola è di Fidel, ma il 40% è stata ceduta ai soci privati (banche e finanza) dell’Aguas de Barcelona. Insomma, il modello toscano è diventato anche cubano.
Fonte Il Manifesto
[URL]http://altracitta.org/blog/2010/04/07/acqua-toscana-il-neoliberismo-che-piace-a-sinistra/[/URL]