Saluti
Valerio
A Marciana Marina, Porto Azzurro e Portoferraio la gestione del demanio genera forti contrasti politici che sono spesso condotti citando leggi e normative sconosciute ai non addetti ai lavori, cerchiamo di capirne qualcosa in più, tirando in ballo meno giurisprudenza possibile, nella speranza di dare al lettore un’illustrazione che lo possa aiutare a formarsi una propria opinione senza doversi ridurre, come spesso accade, a fare una sorta di tifo per una parte o per l’altra senza avere nessuna idea circa la reale materia del contendere.
Da qualche anno ormai, i Comuni si sono sostituiti alle Capitanerie di Porto nella gestione del demanio marittimo. Ciò è avvenuto in ossequio alle modifiche della Costituzione realizzate nel 2001 allo scopo di aumentare l’autonomia degli enti locali, una sorta di antipasto della vera e propria riforma in senso federalista della nostra nazione.
Nel pensiero del legislatore, il decentramento delle attività amministrative avrebbe dovuto condurre ad una gestione più aderente alle necessità delle comunità locali con un miglioramento complessivo della funzione pubblica con soddisfazione delle legittime aspettative dei cittadini e delle imprese.
Contrariamente alle premesse fin qui espresse dobbiamo però registrare che i contenziosi in materia di demanio marittimo sono invece esplosi proprio a partire da questo passaggio di competenze.
Ciò è dovuto principalmente al fatto che i Comuni hanno, in molti casi, assunto la gestione del demanio marittimo in funzione di un neppur troppo celato interesse a trarre un utile economico dalla stessa, tradendo quindi le aspettative del legislatore che gli ha trasferito tale competenza perché facessero l’interesse delle comunità locali e non il proprio.
Ma come fanno i Comuni a guadagnare dalla gestione del demanio? Il sistema si basa sull’istituto della concessione demaniale e della relativa sub-concessione, vediamo come funziona il tutto.
Il demanio marittimo è riconducibile alla categoria dei beni pubblici, cioè quei beni finalizzati a soddisfare interessi generali, appartiene allo Stato ed è riservato all'uso pubblico, indistinto, a favore della collettività, dunque i Comuni non ne sono proprietari ma soltanto i gestori, possono disciplinarne l’uso mediante ordinanze e possono, attraverso atti di concessione demaniale marittima, concederne porzioni ad un utilizzo riservato dietro il pagamento, da parte del Concessionario (colui che ottiene il bene demaniale in concessione), di un canone che viene versato allo stato (che ne è il proprietario).
Sembrerebbe di aver fatto confusione dicendo prima che i Comuni lucrano dalla gestione del demanio e poi che i relativi canoni concessori vengono pagati allo stato, tutto si chiarisce introducendo un ulteriore concetto, quello della sub-concessione, con la quale il Concessionario cede (a titolo ovviamente oneroso) ad un Sub-concessionario l’utilizzo riservato del bene da egli stesso precedentemente ricevuto in concessione.
Siamo arrivati al punto: i Comuni fanno richiesta a sé stessi (che ne sono amministratori) di ottenere in Concessione porzioni di demanio (pagando il relativo canone allo Stato) per poi sub concederle a terzi guadagnando sulla differenza tra il canone che incassano dal Sub-concessionario e quello che pagano allo Stato; poiché per concessioni di pregio (all’interno di porti, ad esempio) la differenza tra il valore di mercato ed il canone stabilito dallo Stato assume un’ingente rilevanza, i Comuni possono guadagnare con questo “giochetto” un sacco di soldi.
Astenendoci da giudizi di merito, sia legale che politico, vediamo di spiegare nel seguito perché questo modo di procedere ha ingenerato tanto contenzioso amministrativo culminando, in alcuni casi (Porto Ercole, Porto Azzurro), con interventi della giustizia amministrativa che ha giudicato opportuno annullare numerosi atti prodotti dai Comuni.
Il primo interrogativo che sarebbe spontaneo porsi è il seguente: se la concessione di un determinato bene demaniale, oltre ad essere richiesta (a sé stesso) dal Comune, interessa anche ad una o più imprese o privati cittadini che ne fanno anch’essi domanda, cosa succede?
La legge prevede che le varie domande debbano essere comparate per stabilire quale tra esse garantisca un utilizzo del bene demaniale più rispondente all’interesse pubblico e, a parità di questo requisito, che la concessione vada al migliore offerente; questi finirebbe dunque, in questo caso, per pagare un canone maggiore rispetto a quello stabilito dalle relative tabelle redatte dallo Stato.
Avrete già capito che se il Comune, che è arbitro di questa competizione, figura esso stesso nel novero dei partecipanti, può sorgere qualche dubbio in merito alle garanzie di imparzialità della sua azione amministrativa, secondo un principio sancito sia costituzionalmente che dalla sovraordinata normativa europea.
Vale la pena di segnalare che alcune Regioni (es. Emilia Romagna) hanno eliminato il dubbio alla radice con una legge regionale la quale stabilisce che qualora un Comune voglia la concessione di un bene demaniale da esso stesso amministrato, non possa farne richiesta a se stesso per poi auto-concederselo ma che in tal caso la potestà amministrativa venga trasferita alla Regione stessa che diviene in forza di tale norma l’arbitro super partes che può meglio garantire l’imparziale valutazione di domande concorrenti rispetto a quella del Comune.
La nostra Regione non ha ancora ritenuto opportuno dotarsi di una siffatta norma denotando, come purtroppo testimoniato anche in altri settori, un complessivo scadere della propria qualità amministrativa culminato nel triste record nazionale di citazioni in giudizio da parte della Corte dei Conti per l’anno 2009 con un vertiginoso aumento, per lo stesso anno, di denunce per casi di corruzione e concussione.
Torniamo al problema delle concessioni per evidenziare un’altra potenziale stortura che si è venuta a creare con il passaggio amministrativo ai Comuni. Il regime concessorio del demanio marittimo ha sempre rappresentato un’eccezione rispetto all’uso pubblico indistinto, garantendo in tal modo il mantenimento di ampie zone portuali destinate ai cosiddetti “usi pubblici del mare” quali, ad esempio, la pesca o il trasporto di merci e persone. A fronte del guadagno realizzabile dai Comuni con il meccanismo già descritto, si è venuto quindi a creare un forte conflitto di interessi tra questi e gli esercenti di attività del tipo sopra descritto; nella loro ansia di guadagno, poiché ai Comuni conviene (auto)concedersi il maggior spazio possibile onde lucrare sulla sua sub-concessione, si è già arrivati all’eccesso per cui in alcuni porti non residua alcuno spazio “libero” da destinarsi agli usi pubblici di cui sopra, tale condizione determina l’inevitabile avviarsi di contenziosi amministrativi a ripetizione.
Un’ulteriore criticità creatasi da questa abnorme acquisizione di spazi in concessione da parte dei comuni è determinata dalla loro convenienza a contrarre il rapporto di sub-concessione con un unico soggetto per non dover ricorrere a svariate gare d’appalto (una per ogni frazione di sub-concessione).
Vediamo perché ciò causa problemi. La parsimonia con la quale la Capitaneria di Porto concedeva piccole zone in concessione, ha storicamente determinato lo sviluppo, per lo più, di piccole attività di gestione di ormeggi o campi boe; il territorio quindi non esprime forze economiche e finanziarie di sufficiente entità per competere all’ottenimento delle grandi aree portuali messe a gara dai Comuni che finiscono per favorire l’ingresso sul mercato (in modo spesso devastante per le piccole aziende locali) di imprese alloctone, negando a quelle di casa propria uno sviluppo legittimamente atteso e meritato. E’ chiaro che, anche questo profilo induce molteplici contenziosi stante la soddisfazione di un unico soggetto e la contestuale delusione di molti.
Terminiamo questa breve descrizione con una ulteriore considerazione che prende forma dalle profonde differenze registrate tra le modalità di gestione del demanio che erano proprie delle Capitanerie di Porto e quelle, attuali, dei Comuni; tutti saremmo naturalmente portati a pensare che avvicinando i centri del potere al cittadino l’amministrazione dovrebbe trarne giovamento perché più consapevole delle sue aspettative ed esigenze, l’evidenza dei fatti sembrerebbe dire che non è così alla luce di inevitabili personalismi che proprio dall’eccessiva vicinanza prendono forza rimarcando nettamente come il valore dell’imparzialità nell’azione pubblica sia forse il più irrinunciabile e come tale imparzialità si riveli direttamente proporzionale alla distanza dei centri di potere dalle comunità dei cittadini.
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Un paio d' ore fa è nato Riccardo.
Lua, un saluto da tutti quelli che ti vogliono bene.
Attila
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La Festa inizia il 17 Dicembre al Teatro dei Vigilanti con lo spettacolo [/COLOR]
“La Fiaba del 15th Natale: Anastasia” alle ore 17.00 e alle ore 21.00 e continua con “Danza In Festa” presso la sede di DanzaMania il 19,20,21 e 22 Dicembre con lezioni, giochi, coreografie e canzoni dedicate alle feste, gratuite e aperte a tutti: Ballet, Musical, Hip Hop, Modern.
“La Fiaba del 15th Natale: Anastasia” è l’ultima creazione invernale di DanzaMania, uno spettacolo adatto ad ogni genere di pubblico per trascorrere in famiglia o con gli amici un’ora e mezza divertente e commovente con i nostri bambini e ragazzi che, sono stati invitati nel 2012, alla rassegna delle Giovani compagnie emergenti italiane al Teatro Nuovo di Milano con il MusicalBallet 2011: “Sogno di una Notte di Mezza Estate”.
Il teatro dei Vigilanti, messo a disposizione dall’amministrazione comunale a cui va il nostro ringraziamento, è una cornice perfetta per farvi i nostri auguri!
Basato su fatti storici realmente accaduti, lo spettacolo narra le vicende del 1916 della corte dell'Imperatore di tutte le Russie. Durante i festeggiamenti per il trecentesimo Anniversario dell'ascesa al trono dei Romanov, Anastasia, la figlia dello Zar Nicola II,riceve dalla nonna due doni preziosi che le legheranno indissolubilmente.
Alla festa interviene Rasputin, terribile nemico dello Zar,che maledice la casa regnante dei Romanov. Scoppia la rivoluzione e Anastasia cerca di mettersi
in salvo con la nonna, ma il destino sfortunatamente le separa.
Dieci anni dopo, l'astuto Dimitri cerca una sosia di Anastasia, che si dice essere ancora viva, per portarla a Parigi dove la nonna ha pronta una lauta ricompensa.
Dimitri incontra per caso la giovane Anja, una ragazza che non ricorda il suo passato e che assomiglia molto all'erede dei Romanov: la porta nella capitale francese dove all'Opera, durante la rappresentazione del Balletto “Lo Schiaccianoci”,Anastasia incontra l'Imperatrice …
Il 19,20,21 e 22 Dicembre la festa prosegue con tante lezioni, giochi, coreografie e canzoni di ogni genere: Ballet, Musical, Hip Hop, Modern con un’attenzione particolare ai bambini per regalare un pizzico di magia in più al periodo dell’anno più bello.
Cinque giorni dedicati all’ arte, alla danza e alla musica per ricordare quindici anni di continui successi costruiti con serenità, impegno e allegria con la consapevolezza che la parte migliore è il percorso fatto insieme.
E’ quello che accade durante il cammino che conta e che ci regala emozioni nei percorsi dei tanti allievi piccoli e grandi che hanno fatto di quest’arte una passione o un percorso professionale: quelli recenti come Joseph Caldo ammesso all’Accademia del balletto statale di Berlino, la DanzaMania Ensemble invitata a Milano Danza Expo e i tanti già passati. Le emozioni condivise con grandi professionisti e vissute intensamente con Biagio Tambone, Maitre de Ballet del Teatro alla Scala di Milano e nostro direttore artistico con il quale condividiamo quello che è Danza Mania: Emozione in Arte e Movimento dove ti ritrovi tutte le volte e “Tutte le volte che inciampi, che cadi, che trovi le amicizie. E’ il viaggio che conta … non l’affermazione, credendo che il futuro ci può regalare quello che nella vita desideriamo per condividerlo con chi amiamo …” questa è la nostra Danza in Festa, l’arte per noi di DanzaMania. Vi aspettiamo a “braccia alle seconda”.
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«No al Comune unico, così la poltrona è salva»
Amerini commenta amaramente la bocciatura della mozione di Fli
PIOMBINO. «Sulla bocciatura della mozione sul Comune unico, presentata da Futuro e libertà, ha prevalso la logica partitica, quella logica che, per non perdere consensi, fa cambiare posizioni e fa ignorare la volontà dei cittadini». Così si esprime il capogruppo di Fli Giampiero Amerini: hanno votato contro il Partito democratico e Sinistra ecologia e libertà, si sono astenuti il Pdl, l'Udc e il consigliere Gelichi del gruppo misto, non erano presenti al voto l'Idv e Rifondazione comunista. «La mozione, come sa benissimo, ha ottenuto solo il mio voto favorevole – dice Amerini in una lettera aperta inviata al sindaco Gianni Anselmi – Non è che questo mi crei problemi o ripensamenti. Come rappresentante di un partito che fa parte della minoranza, opposizione è un ruolo che non mi piace, non è raro che le mie proposte siano respinte. Questo, però, è un caso diverso e se, da una parte mi dispiace che la mozione sia stata bocciata, dall'altra ho avuto la soddisfazione politica di vedere alcuni esponenti della maggioranza in difficoltà».
Ma quel che più ha fatto piacere ad Amerini è stata proprio la posizione del sindaco, favorevole al Comune unico, «e il suo comportamento serio e giusto, anche nella votazione sulla mozione. Lei – dice il capogruppo di Fli rivolto ad Anselmi – a differenza di altri ha mantenuto la posizione presa con i cittadini e riportata dalla stampa, e non sono pochi i cittadini che si sono espressi a favore del Comune unico. Mi è piaciuta molto anche una frase del suo intervento e cioè: "Non mi dispiacerebbe se venisse nominata una commissione con il compito di affrontare il problema relativo al Comune unico e alle altre forme di unione e di associazione"». Peer Amerini questo sarebbe un modo «per affrontare il problema senza costringere nessuno a prendere una posizione. E' mia opinione che lei non sia attorniato da grandi politici, forse neppure da politici comuni che abbiano, almeno, la capacità di afferrare al volo "la cima" che gli permette di uscirci in bellezza. Avrei accettato la sua proposta, che era prevista anche nella mozione, perché ci permetteva di affrontare il problema e dimostrare ai cittadini che le nostre proposte non erano parole al vento».
Secondo il capogruppo di Fli tra l'altro «non si può non tenere nella giusta considerazione il particolare momento che stiamo attraversando. La grave situazione economica ci impone di trovare soluzioni che, senza nulla togliere alla democrazia e ai diritti dei cittadini, portino a una riduzione delle spese, oltre a evitare ogni tipo di spreco. Questo può avvenire col Comune Unico, ma non con l'Unione dei Comuni». Una posizione con la quale comunque «nessuno ha mai pensato di far valere la supremazia numerica del nostro Comune a svantaggio di quelli più piccoli. Semmai è il contrario: quella supremazia vogliamo usarla per dare più peso alle legittime richieste di tutto il territorio della Val di Cornia. Sinceramente sono rimasto meravigliato che la mia mozione non sia stata votata dalla maggioranza. Meraviglia anche la contrarietà degli altri sindaci della Val di Cornia. Con quella posizione, danno l'impressione (molta) di avere più interesse per il loro incarico, che per le necessità dei cittadini che amministrano. Ma, ormai lo sappiamo – conclude Amerini – le abolizioni e gli accorpamenti di Enti, vanno bene fino a quando non è a rischio la poltrona». 12 dicembre 2011
Mi sono riproposto di dare un parere dopo il decreto, in modo che si decantino tutte le ipotesi.
Dante