Scrive Michelangelo Zecchini a proposito della catena montuosa che sovrasta Marciana che "la linea dell’orizzonte terrestre appare disegnata da un declivio montano che, partendo dal lunato Monte Giove (c. 852 m.), si china verso il Monte Catino, si distende in una lieve concavità fra le sorgenti della Madonna del Monte e il Masso dell’Aquila, e infine scoscende sul mare dopo aver formato una larga V fino all’Omo Masso. Una volta visitati quei siti uno per uno, e analizzato l’insieme, ti ritrovi con la nitida convinzione di avere di fronte uno straordinario ‘sistema’ sacrale etrusco."
Voltando lo sguardo ad oriente invece l'occhio è rapito dalle forme straordinarie della Galera (c.968m) e del Capanne (c.1019m). Anch'esse formano uno scollato a forca che – come mi ricordava Giuseppe Centauro – era tipico dello spiritualismo etrusco di matrice geopsichica. Gli etruschi, come gli aborigeni d'Australia, percepivano l'anima dei luoghi, e tra questi certe montagne e vallate erano considerate vere e proprie identità custodi di energie vitali e di storie.
Monti custodi di storie e di vita.
Pochi sanno che il maggiore dei nostri monti sacri, il Capanne appunto, rimarrà custode della vita di un uomo speciale, l'elbano più vicino al cielo, un ultimo etrusco che per quasi quarant'anni ogni mattina a buio saliva in sella alla montagna più alta e vi trascorreva ogni giornata, fosse anche di pioggia, di vento o di neve. Nomen Omen, il guardiano del Monte Capanne, di certo tra i più sacri agli etruschi, si chiamava Custodio. E non soltanto Custodio (Nomen), ma Custodio Fortunio (Omen): il custode dei destini dello spirito del Tirreno, di questa divinità di granito con cui ha trascorso ogni giorno della sua vita dagli anni '60 ai '90.
Ieri, venerdì 16 dicembre, l'uomo che toccava il cielo con un dito è tornato in quello stesso cielo; dopo decenni passati sul granito accanto ai ponti radio si è goduto poco del meritato riposo, colpito da un'altro spirito, cattivo e incurabile.
E' stato l'ultimo elbano così vicino al cielo, custode della nostra sacra montagna, guardiano di storie ancestrali e destini indecifrabili.
Gli etruschi salutano così: Avil Eniaca Pulumcfai Zio!
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Angelo Mazzei [/COLOR]
