A.S.D. LUIGI MARTORELLA
Lo stop sembra arrivato proprio sul traguardo. Cin avrebbe fatto un passo indietro, ritirandosi dalla trattativa per Tirrenia. La ragione sarebbe legata all’indagine aperta dalla Commissione Europea sulle misure di sostegno riconosciute dall’Italia alle società dell'ex gruppo Tirrenia, oltre 500 milioni di euro di aiuti di Stato versati fra gli anni ’90 ed oggi, di cui la Commissione avrebbe imposto il recupero al Governo italiano.
Economia
28 giugno 2012 – 17:34
Con l’approvazione (condizionata) da parte dell’Antitrust arrivata la settimana scorsa, sembrava ormai fatta per la privatizzazione di Tirrenia, con il passaggio a Cin – Compagnia Italiana di Navigazione, cordata formata da Moby (40%), L19 (società del fondo Clessidra, 30%), Gip – Gruppo Investimenti Portuali (20%) e Shipping Investments (10%).
Lo stop, però, sembra arrivato proprio sul traguardo. È Alessandro Pico, segretario generale di Federmar Cisal, uno dei sindacati più rappresentativi fra i dipendenti Tirrenia, a rivelare che proprio in queste ore Cin avrebbe fatto un passo indietro, ritirandosi dalla trattativa. La ragione sarebbe legata all’indagine aperta dalla Commissione Europea sulle misure di sostegno riconosciute dall’Italia alle società dell'ex Gruppo Tirrenia, oltre 500 milioni di euro di aiuti di Stato versati fra gli anni ’90 ed oggi, di cui la Commissione avrebbe imposto il recupero al Governo italiano.
Cin, infatti, non sarebbe riuscita ad ottenere dal Governo sufficienti garanzie di copertura al riguardo e, di fronte al rischio di vedersi chiedere la restituzione di centinaia di milioni di euro (la cordata sta trattando l’acquisizione della sola Tirrenia e non delle controllate regionali), avrebbe rinunciato all’operazione.
Ettore Morace, amministratore delegato di Cin, contattato pochi minuti fa, ha confermato di essere in riunione coi i soci proprio al fine di valutare tale decisione.
[URL]http://www.linkiesta.it/tirrenia-salvataggio[/URL]
Venerdì 29 giugno 2012, 12:23 – Cronaca
"Come un disco rotto il Presidente Rossi ci ha detto (o fatto dire dall’ex assessore Scaramuccia) per mesi e mesi che la Regione non c’entrava nulla con il “buco” dell’Ausl n. 1 di Massa-Carrara. Ci ha detto che la Regione ha fatto il suo dovere sempre e che la colpa era di chi ha governato l’azienda sul territorio.
Eppure, i dubbi sono sempre rimasti nell’aria, richiamati prima dalla Commissione d’inchiesta regionale, poi da quella parlamentare" così Magnolfi, Ferri e Mugnai (PdL).
"Come è stato possibile – ci si è chiesti spesso – che nei passaggi formali e sostanziali la verifica regionale non abbia trovato mai nulla: neppure attraverso Persiani e Taitle che dell’occuparsi di sanità in Regione hanno fatto negli anni una vera e propria specializzazione.
Il Tribunale del riesame di Genova nel decidere di revocare gli arresti domiciliari del direttore Delvino pare essere invece molto chiaro sul punto e centra subito un obiettivo che a molti era parso inevitabile fin da principio, ma che fin dall’inizio si è sottratto alle evidenti responsabilità, quantomeno di mancato controllo: la Regione Toscana.
La Regione, soprattutto la Regione, avrebbe dovuto effettuare un controllo certamente non formale sui bilanci dell’Ausl, al punto, secondo il collegio, da rendere addirittura stupefacente che sulla posta di 60 milioni lire del bilancio 2008 la Regione stessa non abbia mosso rilievo alcuno, nonostante che una tale grossolana irregolarità riguardasse una posta risultante proprio a debito della Regione Toscana.
Testualmente, tra le altre cose, si legge nell’ordinanza:
: “… nel 2009 la Regione ha approvato il bilancio che riportava il credito per anticipazione gestione stralcio pari ad oltre 60 milioni e si tratta di un credito asseritamente vantato proprio nei confronti della Regione che quindi ben poteva e doveva rilevarne l’anomalia …; … In conclusione si addebita a Delvino, il cui ambito di preparazione professionale è quello medico, di non aver rilevato una macroscopica irregolarità che neppure enti e società ben più preparate di lui dal punto di vista professionale avevano individuato, neppure la Regione il cui controlli non può affatto ritenersi formale.
Su questo punto vale la pena di notare l’incongruenza insita nell’affidare al direttore generale, laureato in medicina, anche la gestione contabile dell’azienda, gestione di cui egli è ritenuto responsabile, mentre agli organi deputati quali Collegio sindacale e, soprattutto, Regione, spetterebbe solo un controllo formale. E’ ovvio che così non è poiché gli organi deputati al controllo hanno l’obbligo di procedere ad un controllo reale e non solo formale: in ogni caso stupisce il mancato rilievo da parte della Regione della posta di 60 milioni relativi al presunto credito per anticipazione poiché, anche solo a seguito di un controllo meramente formale del bilancio, doveva emergere, ictu oculi, l’irregolarità di un credito, si badi, vantato proprio nei confronti della Regione …”.
Così sono tornate di attualità le tante domande senza risposta alle quali Rossi ha sempre evitato di rispondere:
– perché fin dall’inizio ha minimizzato o ignorato le posizioni di Donati, Persiani, Taitle e Vernazza?
– come ha potuto apporre la propria firma sull’atto di nomina del prof. Persiani quale coadiutore della dottoressa De Lauretis nella fase di commissariamento dell’Ausl n. 1, sapendo che proprio lui e Taitle erano di casa all’Ausl n. 1 da tempo ed anche nei periodi dei bilanci incriminati?
– come ha potuto lasciare che la commissaria De Lauretis arrivasse addirittura a reinvestire del proprio incarico, e mantenere tranquillamente al suo posto, la dottoressa Vernazza presso l’Ausl n. 1, cioè colei che con Giannetti aveva più diretto contatto e responsabilità in materia di bilancio?
– come mai non ci è mai stato esibito un documento attestante l’avvenuto pagamento delle somme anticipate dall’Ausl n. 1 per “anticipazione gestione stralcio”, nonostante che fin dal 15 ottobre 2010 la dottoressa Innocenti della Regione avesse avviato una ricognizione con tutti i Direttori Generali per chiarire lo stato dell’arte sulle gestioni stralcio?
Tutti temi che il PdL non ha mai mancato di proporre e che riproporrà fino a che non arriveranno risposte serie e credibili. Ancora di più oggi, infatti, dopo che anche il Tribunale del riesame di Genova ha evidenziato quanto sia ridicolo che Rossi continui a dire che lui e la Regione non c’entrano nulla, è più che mai necessario che arrivi almeno un po’ di verità".
[URL]http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=b2.06.29.12.23[/URL]
Non solo la funzione crea l’organo come diceva Lamark e gli esser viventi si modificano per adattarsi all’ambente, ma anche lo trasformano .
In che modo il comportamento degli essere viventi può modificare un isola come la nostra? Per esempio i cinghiali possono distruggere tutti i “saltini” così caratteristici della tradizione contadina. E così tenaci a contendere alla pendenza della collina fino all’ultimo metro di terreno .
Oppure l’uomo, intervenendo con ruspe e cemento , può addirittura distruggere l’ambiente per far quattrini . Questi sono cambiamenti che sono sotto i nostri occhi. Ma vi sono cambiamenti lentissimi che modificano l’aspetto del nostro paesaggio senza che noi ce ne rendiamo conto: colline e scogliere sono sempre in continuo ed invisibile movimento.
Secondo una recente teoria , oltre i normali movimenti che partono dal sottosuolo ve ne sarebbero altri di natura misteriosa Sarebbe come se le colline , gli scogli cercassero di adattare il loro aspetto alla cultura prodotta dalle popolazioni in un dato periodo storico . Un bell’esempio lo abbiamo sul Monte Capanne dove uno scoglio per adattarsi al periodo storico napoleonico si trasformò in un’ aquila
Altro esempio è il monte detto delle “ Poppe” nei dintorni di Portoferraio . Si tratta di un risultato soddisfacente di adattamento alla società elbana quando questa era più sessualmente ispirata .
Adesso , i movimenti lenti delle colline e degli scogli , cercano di adattarsi al periodo complesso che stiamo vivendo e i cambiamenti incominciano a farsi notare.
Da quello che si può vedere stanno interpretano il sentimento diffuso nelle popolazioni albane che si sentono colonizzate e senza diritti. E senza speranza perché vedono tra i loro amministratori alcuni schierasi con l’invasore come facevano le truppe cammellate nelle guerre coloniali.
Lo scoglietto che si sta trasformando in un gigantesco cammello lo dobbiamo interpretare come un monito. Il cammello simbolo di un periodo storico molto difficile per L’Elba
Sembra anche che si stia movendo lentamente verso Portoferraio. Appresa la notizia Il Sindaco Peria a telefonato a Firenze e Marotti è andato a pregare in Duomo . Alcuni geologi dell’ Università di Pisa hanno analizzato tutti gli scogli della costa elbana per vedere quanto è esteso il fenomeno ma , almeno per momento, viene confermato che si tratta dell’unico caso.
Il messaggio è chiaro: Cammello Unico per Comune Unico
A seguito della dimissione presentata dal Signor Gorgoglione Vincenzo con decorrenza dal 30 giugno V.S., il consiglio direttivo riunitosi in data 1 luglio 2012, ha nominato all'unanimità come nuovo Presidente la Dott.ssa Lenzi Maria Paola (vedi foto), che riveste anche la responsabilità nel sociale.
Al presidente dimissionario vanno i ringraziamenti e la stima di tutto il consiglio direttivo per il lavoro svolto ad oggi. Alla neo eletta, un augurio di buon lavoro ed un apprezzamento per l'accettazione ad una carica impegnativa per quanto la Pro Loco intende portare avanti.
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Il consiglio direttivo della Pro Loco di Campo nell'Elba [/COLOR]
[COLOR=green]Movimento Lega Nord Arcipelago Toscano
La Segreteria il Direttivo [/COLOR]
Odo un rumor di sirena…. che sieno l'ambulanze venute a portar seco in luogo acconcio, codesta disgraziata popolazione? :gren: