E' effettivamente una vergogna il rispetto degli orari é pura utopia .
vergogna vergogna vergogna.
Nel primo caso questi ambientalisti, che addirittura arrivano a scrivere come farà un genitore a far passare i propri figli su di una nave che transita a poca distanza dal rigassificatore, fanno oggettivamente ridere. Statistiche alla mano nuoiono pù bambini in icnidenti automobilistici, quindi sarebbe oltremodo facile dirgli di stare zitti. Ma evidentemente questi sognori so tutto avendo perso la battaglia, perchè questo rigassificatore lo voleva il governo Draghi, ma lo vuole anche quello nascente di Meloni tanto che il sindaco piombinese ormai dice è una questione amministrativa dando atto di essere stato bypassato, lo si farà, vogliono che i territori se possibile siano solo penalizzati per dire: ve l'avevamo detto di dire no che tanto non ci danno neppure un benefit!
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_35/LUPO.JPG[/IMGSX]Criticano l'eolico, criticano il solare, criticano i potabilizzatori, ma sono utilizzatori come noi di acqua ed elettricità, mai dicessero come intendono risolvere i problemi. Facciamo affondare l'Ucraina e poi ritorniamo ad acquistare gas da Putin? NON C'E COMMENTO DA FARE SI COMMENTANO DA SOLI.
Nel caso Capoliveri evidentemente la malattia è grave. E'una comunità che è spappolata da storie familistiche e faide e voci o venticelli di calunnia seminati come niente fosse. Non so chi ha ragione e chi no. So che una concessione edilizia si rilascia in base allo strumento urbanistico sentita anche la soprintendenza; quindi se un permesso viene rilasciato significa ordinariamente che il progetto è conforme allo strumento urbanistico e ai vincoli paesaggistici. Se in comune chi di competenza rilascia il permesso su di un progetto in contrasto con lo strumento urbanistico commette un reato, se il progetto è conforme allo strumento urbanistico la colpa è politica ed amministrativa di chi quello strumento urbanistico, politicamente e tecnicamente ha prodotto.
Mettete le cose in fila e forse smetterete di ululare alla luna e soprattutto di mettere in giro voci e forse anche calunnie. Per carità non siete certo soli e solo a Capoliveri, ma la compagnia non è buona!
Con i lavori di sistemazione delle aree del ‘Bastione di Santa Fine’ e della ‘Batteria degli Spagnoli’ è stato completato il progetto di recupero, restauro e valorizzazione delle mura storiche della città del costo complessivo di 327.000 euro realizzato dall’amministrazione comunale di Portoferraio attingendo in parte a fondi regionali erogati attraverso il bando “Città murate della Toscana”. L’intervento di recupero e restauro della parte delle Fortezze Medicee che guarda verso la spiaggia delle Ghiaie segue quello portato a termine nell’ambito dello stesso progetto relativo al restauro ed al recupero delle facciate lato terra della Torre della Linguella. L’intervento per il restauro e la conservazione del bastione di Santa Fine e della batteria Spagnoli, in precedenza fortemente ammalorati ed invasi da vegetazione spontanea, è stato effettuato per permettere la lettura delle muraglie settecentesche che fanno parte del “fronte d’attacco verso terra” della città fortificata di Portoferraio. Il tutto con lo scopo di consentire la fruibilità pubblica in sicurezza di zone in precedenza interdette. Nel dettaglio è stato effettuato un intervento di pulizia e sfalcio della vegetazione per rintracciare il piano di calpestio ed il basolato originari dei bastioni nella zona d’ingresso della Batteria degli Spagnoli e rimettere in luce le “panchiere” ancora presenti tra le “troniere” dei bastioni; è stato ripristinato e dotato di un apposito cancello il “passaggio segreto” presente nel bastione; è stato rimosso l’intonaco distaccato e restaurato quello esistente con apposite velature per la tonalizzazione; sono state “risarcite” le lesioni presenti sia nella volta di copertura del “passaggio segreto” che nella scala di accesso alle troniere della batteria degli Spagnoli; è stata sostituita con gradini pavimentati la ripida rampa presente nella zona limitrofa all’ingresso dei bastioni; sono state posizionate ringhiere e recinzioni metalliche per delimitare le aree aperte al pubblico. Per consentire un’agevole accessibilità pubblica. Il Belvedere del ‘Gronchetto’, al quale si accede da via Ninci, è stato infine fatto oggetto di un radicale intervento di riqualificazione teso non solo a valorizzare un’area in precedenza fortemente degradata dal punto di vista paesaggistico ed ambientale, ma anche a garantirne la fruizione in completa sicurezza.
“Questi interventi – dice il sindaco Angelo Zini – rientrano nell’ambito del piano di recupero dei beni storico-architettonici della città finora non accessibili al pubblico che la nostra amministrazione sta portano avanti nell’ottica di consentire la loro fruibilità in piena sicurezza ai cittadini di Portoferraio ed ai nostri ospiti”.
PS
Da camminando.org ..la redazione commenta
Adesso "calma e gesso" dicevano i vecchi, non esaltiamoci troppo c’è ancora tanto da lavorare, opera di ripristino e restauro che si dovrà poi mantenere nel tempo ma è lecito per adesso pensare con un briciolo di ottimismo che questi interventi da tanto auspicati siano solo l’inizio di un ritrovato amore da parte dei nostri amministratori verso questo patrimonio della nostra meravigliosa e inimitabile Cosmopoli…tempo al tempo dunque
Per adesso GRAZIE
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_35/gratis.JPG[/IMGSX]“Studia il passato, se vuoi divinizzare il futuro”. Diceva Confucio. Lezione mancata da parte dell’Italia. Noi, infatti, dal passato abbiamo imparato ben poco. E così di divino ci restano solo le preghiere per evitare che il domani sia peggio dell’oggi. Specie se parliamo di energia e in particolare di gas.
Indice
Gli errori del passato
Vent’anni di errori, di politiche sbagliate, di assenza di strategie energetiche ci hanno consegnato nelle mani degli stranieri. E ora ne paghiamo le conseguenze. I drammi che stiamo vivendo in queste ultime settimane sono figli di scelte scellerate. Bollette insostenibili, famiglie spaventate, aziende ad un passo dal baratro. Noi ce le siamo cercate. Sì, perché invece che prevenirla questa catastrofe l’abbiamo velatamente alimentata. Come? Consegnando le chiavi delle nostre caldaie a russi, americani e arabi.
La ragione deriva da due fattori precisi: l’attuale sistema di fissazione del prezzo del gas, che prescinde dall’equilibrio fra domanda e offerta sul mercato fisico, e l’ormai strisciante crisi della raffinazione nazionale che non garantisce più la piena autonomia dei rifornimenti di prodotti petroliferi. Problemi strutturali in essere da decenni, le cui conseguenze sono emerse in occasione di questa crisi, penalizzando famiglie e imprese.
Gas: l’inspiegabile dipendenza italiana dall’estero
Eppure, nonostante la necessità di interventi immediati ed efficaci in materia di strategia energetica, la classe dirigente ha da sempre preferito parlare di altro. Quasi tutto il gas che consumiamo in Italia, infatti, lo compriamo dall’estero.
Nel 2021 il nostro Paese ha utilizzato 76,1 miliardi di metri cubi di gas, di questi solo 3,34 miliardi di metri cubi sono stati estratti dal nostro sottosuolo. In pratica, solo il 6% del gas che consumiamo è prodotto qui in Italia, il resto, ovvero il 94%, lo importiamo dall’estero.
Una scelta incomprensibile visto che tutti noi sediamo sopra un mare di gas. Noi di russi, americani e arabi non ne avremmo nemmeno bisogno: secondo le stime, nel sottosuolo italiano sono presenti 350 miliardi di metri cubi di gas naturale – valori che includono sia riserve già confermate che possibili. Se prendiamo in considerazione solo le riserve certe, parliamo di circa 90 miliardi di metri cubi di gas estraibili in tempi relativamente brevi.
Scendiamo più nel dettaglio. In Italia ci sono 1.298 pozzi estrattivi di gas: di questi, 514 sono abitualmente utilizzati per l’estrazione, mentre 752 sono attivi ma inutilizzati, spenti. Nonostante là sotto ci sia tutto il gas di cui avremmo bisogno ogni anno. E così, quasi tutto il gas che utilizziamo arriva dalla Russia, dai Paesi del nord, da Libia, Algeria, dall’Azerbaijan. Uno spreco vero e proprio, di risorse e soprattutto di soldi. Basti pensare che l’estrazione del nostro gas ha un prezzo di soli 5 centesimi al metro cubo mentre importarlo dall’estero ce ne costa oltre 70.
I giacimenti italiani gas e il loro declino
A portarci a questo, un lento declino iniziato circa 30 anni fa. A cavallo tra gli anni ‘90 e il 2000 la produzione nazionale di gas arrivò attorno ai 20 miliardi annui, circa 6 volte la quantità attuale. Il picco storico è stato nel 1994 quando l’estrazione casalinga copriva il 40% del fabbisogno nazionale, appunto quei 20 miliardi di metri cubi. Con il tempo, però, si sono progressivamente ridotti: siamo passati dai 9 miliardi del 2008 ai quasi 7 del 2015 per finire con i 3,34 miliardi del 2021.
Eppure i giacimenti in Italia, in particolare di gas, non si sono mai esauriti, sono distribuiti lungo tutta la lunghezza della penisola, sia onshore (su terra), che off-shore (a mare).
L’Adriatico settentrionale è la provincia con le riserve accertate maggiori di gas metano ma negli anni la politica, l’ambientalismo, e i sostenitori del «no a prescindere» hanno fermato una macchina che oggi ci sarebbe estremamente utile.
Nella zona di Venezia le nostre piattaforme del gas sono ferme perché una legge, la n.133 del 2008, ne vieta l’estrazione. Stiamo parlando della subsidenza. Parola strana che forse pochi conoscono ma che in geologia vuol dire: movimento della piattaforma continentale o del fondo marino, che tende ad abbassarsi sotto il peso dei sedimenti che gli si accumulano sopra. In altre parole, estrarre gas dall’alto Adriatico avrebbe creato subsidenza, in altri termini uno sprofondamento di Venezia. Secondo alcuni, trivellare in quelle zone avrebbe fatto sparire la Serenissima sotto il mare.
L’argomento è stato oggetto di lunghi dibattiti e accese controversie. I più grandi scienziati si sono sempre mostrati prudenti sull’argomento.
P.G
Non è che poi ci ritroviamo Capoliveri come San Vincenzo?
Dal Tirreno di ieri
La maxi indagine
San Vincenzo, corruzione in Comune: in 26 chiamati davanti al giudice. I nomi e i reati contestati
Udienza preliminare il 18 novembre a un anno e mezzo dal blitz della Finanza.
L’amministrazione di San Vincenzo sarà parte civile:
«Un atto dovuto verso la cittadinanza»
La Redazione di camminando.org
Siamo sotto il livello del bar sport, ma la cosa la dice lunga sul come e perche l'isola sia ferma, con la fortuna che i turisti vengono ancora ma ferma.
Recriminazioni ed insinuazioni che hanno l'evidenza di una cultura politica familistica tanto che a seconda di quale famiglia vince si sparla.
Credete, e penoso ma soprattutto non serve a costruire il futuro.
Per questo in pochi hanno da tempo sostenuto la necessita del comune unico. Ma evidentemente ancora le famiglie sono forti e chi si schiera con esse spera ancora di avete dei benefici e quo di inistr
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_35/dioo.JPG[/IMGSX]Nella mattinata della giornata odierna perveniva alla Sala Operativa della Capitaneria di porto di Portoferraio, tramite numero blu 1530, la segnalazione da parte dell’equipaggio di un’imbarcazione a vela relativa ad una persona che, a causa di forti dolori addominali, necessitava di soccorso a bordo della stessa unità, nello specchio acqueo a sud dell’Isola di Capraia.
Immediato l’avvio delle operazioni di soccorso con l’invio sul posto dei militari della Capitaneria di Porto di Portoferraio, partiti a bordo della motovedetta SAR CP 805.
Giunto sul posto, il personale della Guardia Costiera provvedeva a trasbordare la persona ed a trasportarla nel più breve tempo possibile al Porto di Marciana Marina dove era in attesa personale del 118 che ne verificava l’effettivo stato di salute.
Il tempestivo intervento dei militari della Guardia Costiera sotto il coordinamento della sala operativa di Portoferraio nelle operazioni di soccorso a tutela della vita umana in mare, ha consentito di assicurare il successivo intervento del personale sanitario per valutare le condizioni cliniche dell’infortunato e di prestare le cure mediche del caso.