All’Elba, oggi, come del resto nell’Italia continentale, si segue con strabiliante interesse lo sport preferito dai nostri cari politici, eletti con i nostri inutili voti: La ricerca di sovvenzioni. Ad esempio aiuti per il turismo, aiuti per l’edilizia, sussidi ad un elevato numero di attività senza alcun fondamento economico.
L’unica verità, non è altra, che quello di mantenere inalterato il sistema assistenziale e ricattatorio nei confronti di noi cittadini. Per cui chi è eletto, non fa altro che bussare allo Stato per poi ripartire, a seconda dei suoi bisogni, i sussidi da lui ottenuti.
Quale è il nostro dovere? Far in modo che l’Elba diventi, quanto meno una regione autonoma. Passando cosi dall’assistenza statale ad un economia di produzione, per migliorare la vita di noi elbani. Abbiamo un territorio che in proporzione al numero di abitanti ci offre una consistente possibilità di realizzare tale progetto. Solo l'elaborazione di una politica economica e sociale al servizio del popolo elbano, può condurre questa salutare rivoluzione.
Negli anni in cui si sarebbe dovuto proporre qualcosa di concreto, si è puntato tutto sul turismo di massa. Là c'è un'altra logica che prevale ancora più dannosa della precedente: la vendita della nostra terra, l'afflusso di residenti che non hanno alcun interesse per lo sviluppo dell’Elba, l'afflusso di capitali dubbi responsabili di un'impennata dei prezzi degli immobili e di un'economia sommersa che rappresenta il 30% o 40% del totale delle attività. Questo turismo di massa, incontrollato, crea posti di lavoro precari, stagionali, poco qualificati e mal pagati, che non possono convenire ai nostri figli, i quali aspirano, come tutti gli altri, ad un lavora duraturo che permetta loro di stabilizzarsi nella vita, senza essere obbligati a cercare fortuna oltremare.
Noi viviamo in un mondo d'interdipendenza economica e nessun paese può dichiarare di essere totalmente indipendente in questo campo. Tuttavia c'è un divario tra un'economia che vive di assistenza ed un'economia di produzione che elabora la sua propria strategia di sviluppo.
La logica dell'economia dovrebbe essere la creazione di posti di lavoro supportata da una vasta gamma di attività creative.
Lo Stato deve dunque facilitare lo sviluppo economico e l'imprenditorialità. Abbiamo una miriade di piccole imprese dinamiche, la cui gestione dovrebbe essere semplificata attraverso norme amministrative alleggerite. C'è bisogno di una fiscalizzazione specifica per le micro-imprese, e non esigere che si sottomettano a leggi sociali identiche a quelle delle grandi imprese.
La creazione d’impresa , deve essere semplificata al massimo, alleggerendo i suoi oneri ed i suoi obblighi. Le imprese devono beneficiare di prestiti a tasso zero, con la garanzia bancaria dello Stato, a partecipazione del capitale d'impresa, se necessario, e non sovvenzioni non rimborsabili che deresponsabilizzano l’imprenditore.
Questo è lo scopo. L'imprenditore crea posti di lavoro e ne assume il rischio, lo Stato l’aiuta in questo cammino ma si tratta di un sistema equilibrato in cui l’aiuto impegna chi lo riceve a battersi per dimostrare la viabilità del suo progetto .
Tutto questo, ed altro, si potrà realizzare solo quando l’Elba sarà politicamente autonoma, nella quale i nostri guadagni verranno reinvestiti direttamente sull’isola per migliorare e potenziare i servizi a disposizione degli elbani. Credo che in questo momento storico, con questa situazione economica e politica che riguarda gran parte del mondo, sia il momento giusto per puntare i piedi e cercare di uscire da questo stato di sottomissione per provare ad ottenere la nostra autonomia.