Voi che sognate paesi virtuosi e credete che altrove non esistano le raccomandazioni, gli appalti siano assegnati grazie a concorsi puliti, la gente venga assunta per merito, i funzionari corrotti vengono rimossi, gli studenti più bravi primeggino, chi non paga le tasse finisca in galera. Voi che godete quando un ministro si dimette perché ha copiato la tesi di laurea.
Voi moralisti, bigotti e – diciamolo – anche un po’ rompiscatole. Fatevene una ragione: da che mondo è mondo l’uomo è mosso dai peggiori istinti, dall’interesse bieco, dall’egoismo, dal profitto personale. La virtù non è di questo mondo, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma quello che distingue un paese civile da una Repubblica della Banane è che gli istinti peggiori dell’uomo trovano un limite nella legge, che la legge si rispetta e chi viola la legge paga.
Sembrerebbe così semplice. Basterebbe partire dalle piccole cose, come fanno qui. Il rispetto della coda, per esempio. Partendo dalla regola basilare che fai parte della fila se ti accodi dall’ultimo posto. Ai miei figli a scuola hanno insegnato a stare in coda e a non copiare. Addirittura non vogliono farsi aiutare con i compiti a casa, perché hanno firmato un contratto di onestà e si sono impegnati a fare i compiti da soli.
Lo so, qualcuno starà sghignazzando sotto i baffi. Figurarsi una cosa del genere nelle scuole italiane. Eppure è così, perché corrotti non si nasce, si diventa. Per necessità nella maggior parte del casi. Per disonestà intellettuale, in altri. Come quelli che inneggiano a un falso garantismo. O come quando gente come Ferrara scrive, a proposito di Incalza: “Non sono sicuro che le loro consulenze, i loro modi di lasciarsi attaccate alle mani un po’ di grasso, se è così, se così lo si può dimostrare in un giusto processo, siano illegali. E se illegali, che siano evitabili, o quasi evitabili”. Il grasso, spieghiamolo agli ingenui, è la mazzetta. Inevitabile. Endemica. Per gente come me e Francesco non lo è. Poveri ingenui che siamo.
