Inizia la stagione turistica e spuntano notizie secondo le quali, come per incanto, tutto va ben madama la marchesa… Perfino nel campo dei beni culturali – i più bistrattati anche se costituiscono un patrimonio straordinario – sembra che ogni cosa sia in ordine, che i nostri monumenti siano perfettamente curati e pronti a ricevere degnamente i turisti e visitatori. Per esempio sull’isola di Pianosa dove si preannunciano visite guidate ai Bagni d’Agrippa. Le guide, si dice, sono pronte a magnificarne i ruderi. Ma l’avete mai visto come sono ridotti? E le guide come si comporteranno? Faranno finta di non vedere quel restauro/shock fatto di palettate di cemento e di scorsaline di piombo, di mosaici in disordine, quel tendone da circo retto da tubi arrugginiti? Vorranno e riusciranno a mascherare quell’atmosfera da ultimo dopoguerra che circonda l’architettura di Agrippa Postumo, nipote di Augusto?
Sembra che qualcuno abbia la memoria corta, ma noi no. Noi ricordiamo benissimo quando, nel 2004, ben quattro associazioni di livello nazionale e internazionale (Forum Unesco, Legambiente, Italia Nostra, Federazione Nazionale Amici dei Musei) scrissero al ministro dei beni culturali denunciando l’intervento fortemente sbagliato perpetrato dall’ente come si suol dire competente, ossia dalla soprintendenza per i beni archeologici della Toscana (ci viene da ridere, o da piangere, nel pensare cosa sarebbe successo se a fare una cosa del genere fosse stato un povero Cristo qualsiasi).
Sono passati più di dieci anni e non è cambiato niente, nulla è stato rimediato di quello “scempio”, di quel “restauro degli orrori” (così lo chiamarono vari giornali). Ciò nonostante c’è chi programma – dobbiamo dire con una bella dose di coraggio – visite guidate a quell’obbrobrio permanente invece di stenderci sopra un grande telo, vietarne l’accesso e nel frattempo cercare i soldi necessari per riparare e rendere di nuovo decorosi i ruderi dei ‘Bagni d’Agrippa. Perché, se qualcuno se lo fosse scordato, noi abbiamo il dovere di lasciare alle generazioni future il nostro patrimonio culturale almeno nelle condizioni in cui l’abbiamo trovato. Prima di tutto dobbiamo conservare in modo dignitoso ciò che abbiamo scoperto e dopo, solo dopo, potremo andare alla ricerca di nuovi reperti, siano essi sulla Scola o a Cala di Biagio.
Riparare i danni e correggere le brutture è al contempo un dovere da parte di chi li ha causati e un segno di rispetto verso il monumento e verso chi vorrebbe ammirarlo com’era prima del restauro cosiddetto ‘conservativo’.
Altrimenti dovremo arrivare al punto da giustificare anche chi (si osservi la foto scattata nel settembre 2014) si sente autorizzato a poggiare natiche e vettovaglie, a due passi dalla casa del parco, su una pavimentazione di pregio archeologico per la quale ancora non è stata trovata un’idonea collocazione….
F.P
