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SULLE PIANTE “VELENOSE” DELLE GHIAIE [/SIZE] [/COLOR]
Anche questa volta Dario ha scelto la via pubblica, invece di parlarne direttamente e commentare una mia scelta.
Come ho già detto, per informarmi di un suo punto di vista su una mia criticabile scelta, sarebbe stato più conveniente avere un confronto diretto e franco, piuttosto che affidarsi a qualcuno che commenta con astio per simpatie destrorse o sinistrorse (da me bellamente ignorate) e si permette giudizi gratuiti verso chi prova a fare qualcosa.
Faccio una breve e telegrafica storia:
– i giardini delle Ghiaie hanno piante vecchie e palme da tagliare,
– approfitto per ripristinare a Portoferraio la “Festa degli Alberi” e un gruppo di imprenditori mi offre numerose e nuove piante da interrare per rigenerare i giardini,
– io, che sono un ignorante in materia, non scelgo le piante ma lo faccio fare ad uno stimato professionista,
– il giorno dopo la “Festa degli Alberi” e la piantumazione di questi, un cittadino scrive sulla sua pagina facebook (dichiarazione poi ripresa dalla stampa) che quattro di queste piante sono tossiche.
Mi preoccupo di quanto pubblicato e mi confronto con i vivaisti locali, oltre che con quello che ha venduto le piante: tutti mi confermano che tali piante sono regolarmente in vendita, in quanto non più tossiche di tante altre specie distribuite nei nostri spazi verdi.
Contatto il Presidente del Distretto dei Vivaisti pistoiesi con il quale avevo individuato le piante e lui mi conferma che molte piante comuni, compresa la stella di Natale e, come risaputo, l’oleandro sono tossiche, ma commercializzate. Mando una mail al Responsabile del Centro Fitosanitario della Regione Toscana per avere ulteriori delucidazioni e questi, pur riconoscendo la tossicità della pianta come tante altre in commercio e distribuite nei parchi, mi informa che a Palermo un bellissimo viale è ornato di “Melia azedarach” e che a Catania le nostre “tossiche” hanno sostituito tutte le palme colpite dal punteruolo rosso.
A questo punto non credo che i “luminari” del verde siano tutti da una parte: non sono però soddisfatto.
Tutti mi rassicurano, ma il mio carattere ansioso ha il sopravvento: e se nei prossimi anni uno strano bambino con genitori poco attenti facesse una scorpacciata di bacche tossiche? O se qualche genitore incosciente gliele facesse mangiare senza proibirglielo? E se questo bimbo avesse poi in seguito danni gravi a seguito dell’ingestione di bacche?
Sarà forse stato un eccesso di zelo e qualche amico ha criticato la mia autonoma decisione: ma io, non sentendomi completamente tranquillo, mi sono recato dal signor Filippi, titolare dell’omonimo vivaio, e questo, dopo essersi lamentato, ha accettato di buon grado la mia richiesta e, impegnando personale e mezzi, ha gratuitamente sostituito le piante.
Non volevo rendere pubblica questa storia, non per non riconoscere una colpa che non ho, ma per non apparire ancora pubblicamente.
Dario, ripeto, se ha da farmi nel futuro delle osservazioni, può contattarmi senza cercare sponde che a volte speculano sulla buona fede e amano sollevare polemiche, anche se non ce ne sono gli estremi.
Questi sono i fatti.
Non ci saranno più repliche da parte mia, qualunque cosa si abbia ancora da dire.
Considerate le numerose citazioni nei pezzi pubblicati, aggiungo quella che dice: “chi non fa non falla” e chi fa si prende dei rischi, si mette in gioco e talvolta sbaglia. L’essenziale è essere in buona fede e cercare di fare il proprio meglio. Essere solo astiosi sempre non fa sicuramente bene alla salute.
Buon Natale e, se ci riuscite, fate i buoni.
Riccardo Nurra