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LE OSSESSIONI DEL DIRETTORE, VIP PIACIONE [/SIZE] [/COLOR]

La sua tronfiaggine è in decisa fase ascensionale, verso l'Empireo. Dopo il famoso e borioso “n'ho schiantati di più grossi”, ora se ne esce con un'altra overdose di vanteria e di autocompiacimento. Ecco il fatto: un Signore gli contesta l'abusata battutina “Tanto volevo scende, disse quello che cascò dal ciuco”, scagliata contro Renzi. Normale dialettica politica, niente di più. Ma Lui, impettito, coglie al volo l'occasione per sottolineare il suo essere VIP in quanto numerosi VIP (li elenca pure: “un ex parlamentare, due docenti universitari in cattedra, un regista della RAI, il presidente della Confesercenti, quattro scrittrici e scrittori”, ecc.) hanno dimostrato di apprezzare, con un 'mi piace', la sua geniale trovata. Manca solo che si autocelebri con una 'Chanson de geste' e poi siamo arrivati.
Il soggetto sottinteso, per chi non l'avesse capito, è il Direttore, alias MegaWriter, alias Acchiappaquerele. Il quale, oltre che tracotante, è anche inacidito e ossessionato e non ce la fa a trattenersi, è preda di incontinenza acuta (verbale, s'intende). Pochi giorni or sono, riferendosi al sottoscritto, tuonava: “non gli dedicherò più nemmeno un rigo!”. Gli avevo risposto che non credevo di aver meritato tanto, ma sapevo che i suoi dichiarati propositi avrebbero avuto vita breve. Così è stato. Ed è prevedibile che presto scenderanno al suo fianco ferventi commilitoni chiamati alla riscossa. È un vero guerriero, Acchiappaquerele: è pugnace e, ripeto, promette di 'schiantare' ora questo ora quello. Non so come la pensino gli altri suoi avversari, ma io confesso di essere un bel po' intimorito, tanto da pensare seriamente di non mettere più piede sull'isola.
Un MegaWriter inacidito e ossessionato, dicevo, che appare sempre più piccato e non riesce proprio a ignorarmi. Eppure non esistono motivazioni particolari per la sua indecorosa insistenza. Ad essere sincero, mi è difficile comprendere che cosa posso aver detto di così pungente da farlo scattare a più riprese come una molla. Nei suoi confronti non ho mai usato insinuazioni diffamatorie (tecnica che appartiene a qualche suo sodale, non a me), ma ho semplicemente riportato fatti realmente accaduti e facilmente riscontrabili. Ognuno è libero di valutarli come crede, in negativo o in positivo. Li riassumo:
• i suoi prelibati elzeviri sono farciti, anche quando le evocazioni sessual-anatomiche c'entrano come il cavolo a merenda, da assillanti e penosi richiami alla fica, al cazzo, al culo, ai coglioni, alla fava (che si ingrossa);
• le sue tendenze giustizialiste di certo non hanno giovato a cittadini per bene e alle loro famiglie; a rimarcarlo, tempo fa, è stato un esponente del suo stesso partito (DS), che ha definito “forcaiolo” il suo giornale;
• nel giudicare persone e vicende ha un occhio, come si suol dire, discretamente 'in camera', tanto che, quando afferma una cosa, c'è un'altissima probabilità che la verità stia dalla parte opposta; esempio clamoroso è quello di un ufficiale, poi condannato in cassazione per reati non di poco conto, di cui con melliflua sviolinata aveva tessuto lodi sperticate.
Qualcuno potrebbe domandarmi perché non lascio che il Direttore-MegaWriter cuocia nel suo brodo. La risposta è semplice: tacere equivarrebbe ad acconsentire, ad accettare implicitamente i suoi mezzi e le sue conclusioni. Lo hanno fatto per troppo tempo e le conseguenze si sono viste. Contrastare lui e i suoi consimili, sottolineando i fatti, è un dovere, un imperativo categorico.
Michelangelo Zecchini