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Il rapporto di Legambiente: rischio inondazioni anche in Versilia e in Maremma
Più ombrelloni ma meno spiagge e il mare si sta «mangiando» l’Elba
Entro il 2100 quasi due chilometri della costa di Marina di Campo, all’Elba, potrebbero finire sott’acqua. Stesso rischio che c’è in Versilia, a Cecina, Follonica, Grosseto e nella zona del porto di Massa. Gli scogli si consumano, mentre il mare si scalda, si alza e fa sparire ombrelloni. Le cause sono diverse, dai cambiamenti climatici alla cementificazione sfrenata fino ai tassi record di occupazione delle spiagge (il 52,7% è in concessione, dieci punti sopra la media nazionale).
Secondo il rapporto Spiagge 2023 di Legambiente, il livello del mare aumenterà di un metro entro la fine del secolo. Per quanto riguarda l’erosione costiera, invece, dal 2006 al 2019 si sono modificati 110 chilometri di costa, ovvero il 38% del totale, e di questi sono 40 i chilometri spariti. Significa che la Toscana non è tra le regioni in cui l’erosione ha superato la porzione di costa in avanzamento (70 chilometri), ma non significa che non ci sia da preoccuparsi. Anche perché ci sono località in cui il mare si sta mangiando la spiaggia un metro alla volta, come nel Comune di Massa.
«La nostra è la situazione più critica, anche perché abbiamo a che fare con 8 chilometri di costa» sostiene Itala Tenerani del consorzio dei balneari locali. «La spiaggia è in diminuzione ormai da 70 anni, ma nell’ultimo decennio c’è stata un’accelerata paurosa nonostante i numerosi interventi di rifacimenti. Nelle zone più critiche la mareggiata della scorsa settimana si è portata via anche due file di ombrelloni. I proprietari dei bagni non sanno dove piantare gli ombrelloni che erano stati prenotati dai clienti per il mese di agosto e per i quali adesso non c’è più spazio».
I cambiamenti climatici hanno anche intensificato gli eventi estremi e il comune di Massa è quello che ne ha subiti di più insieme a Carrara, Livorno e Grosseto «Su 8 chilometri di costa — dice ancora Itala Tenerani — ce ne sono 6 protetti da barriere artificiali che però non riescono a contenere le onde o per il modo in cui sono stati progettati, oppure perché avrebbero bisogno di manutenzione. I casi più difficili sono a Marina di Massa, Ronchi, Partaccia e Poveromo, dove metà della spiaggia che era stata portata da Viareggio è già sparita in mare. L’erosione — prosegue — è figlia di tante cause diverse, ma è iniziata con il porto di Carrara che ha bloccato la sabbia “naturale”, proveniente dal fiume Magra. Adesso lo vogliono ampliare e noi siamo molto preoccupati».
In Toscana il consumo di suolo costiero è concentrato tra Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara (30.353 ettari) ed è cresciuto del 3,45%, al di sotto del valore medio nazionale (5,96%). Stabili i numeri sulle concessioni: 5090, di cui 1481 per gli stabilimenti balneari, con record di occupazione oltre il 90% in Versilia, dov’è impossibile vedere spiagge libere. «La linea di costa è la cartina tornasole più evidente della gravità della crisi climatica. Il riscaldamento delle temperature marine, ad esempio, ha anche portato a tante nidificazioni toscane della Caretta caretta, specie di tartaruga a suo agio a latitudini meridionali» conclude Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana.