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Mi avvalgo della facoltà di negare fino al terzo grado di giudizio[/COLOR][/SIZE] .
La Corte dei Conti chiarisce in modo definitivo sia le caratteristiche morfologiche, che le dimensioni del Sinkhole di Via Garibaldi 38. Ha certificato che cuba almeno per 4,2 milioni di euro e con sentenza impone al comune di Rio nell’Elba la ricostruzione della somma.
Questi sono i dati, questa è la nuda e cruda verità che non sarà possibile nascondere né stravolgere, tanto il caso sta uscendo fuori dai confini ristretti e quasi impermeabili delle panchine della piazza di Rio.
Il sindaco De Santi si dimetterà, si insedierà un commissario prefettizio ed i riesi dovranno provvedere a tappare il buco 4.2 milioni di euro con vivi ringraziamenti ai negazionisti a prescindere, ad ogni costo.
Altro danno incalcolabile che fa molto male e che indigna, oltre a quello economico per la ricostituzione del bilancio, è quello arrecato all’immagine del paese e per aver buttato a mare progetti quali gemellaggio, albergo diffuso, forse anche il comune unico ed altre iniziative culturali di ottimo livello che avrebbero permesso di uscire dalle logiche campanilistiche ed isolazioniste che hanno sempre precluso iniziative, opportunità imprenditoriali e futuro soprattutto ai giovani.
Mi domando a quanto possa servire ai riesi sciorinare verità, dati, relazioni, sentenze, occasioni perdute, a cosa serve manifestare sdegno e condanne morali?
Quasi a niente, o comunque non producono significativi effetti visibili in paese e lo dimostra il fatto che nonostante le verità inconfutabili emerse, provate e sbandierate ai quattro venti, i riesi stanno zitti, sonnecchiano sugli scalini mentre i negazionisti, stretti in quadrato, si fanno sempre più arroganti, strafottenti, tanto da definire ‘aria fritta’ la relazione Eller ed inanellare serie di apprezzamenti pesanti persino sulla Corte dei Conti’ oltre che su persone fisiche.
Un simile comportamento può sembrare incomprensibile ed anche ‘imprudente’ come dice prudentemente il buon Bosi, ma diventa molto chiaro se si ipotizza che, come ci si può avvalere della facoltà di non rispondere, ci si può avvalere della facoltà di negare fino al terzo grado di giudizio.
Questa è la chiave di lettura, è l’intelaiatura del quadrato organizzato dal battaglione negazionista. Succede che, vuoi la paura di finire in piazza e vuoi anche la falsa convinzione di avere ancora a disposizione gli strumenti del passato che permettevano di tener ben chiuso qualsiasi concone, sta di fatto che non viene analizzata a sufficienza e poi scartata, l’ipotesi di collaborare fin dall’inizio a vedere chiaro nel concone, da quando cioè il buon De Santi ha cominciato a trovare qualche topo morto nei cassetti del comune.
Collaborare avrebbe voluto dire sporcarsi le mani e fare anche una figura di mer@a, è vero, ma poi finiva lì sul piano conflittuale, almeno in massima parte. Il tempo che poi sarebbe stato galantuomo ed il gesto coraggioso, avrebbero sicuramente create le condizioni per una riabilitazione dei personaggi, adesso meritatamente, del tutto impresentabili.
Ci sarebbero stati mille modi per uscirne con l’onore delle armi almeno, ad esempio uno è quello che grossolanamente dice: ‘abbiamo commesso un errore di valutazione, convinti di fare meglio per il paese, abbiamo promosso un intervento invece di un altro. Purtroppo eventi sfavorevoli ed imprevisti, non ci hanno permesso di far entrare le cifre da ricostruire, chiediamo scusa, ma abbiamo agito in buona fede ….’.
Non aver fatto niente di simile è stato l’errore grossolano di gretta presunzione, fatale, che ha costretto a far quadrato per giocarsi il tutto per tutto fino in fondo, costi quel che costi. In più ci si è accollati l’onere di dotarsi di un piano di attacco, normalmente non previsto per chi si struttura per difendersi. Ecco allora che il gioco si fa pesantissimo, si muove sul filo della delazione e della diffamazione perchè si deve negare qualsiasi tipo di responsabilità per i guasti provocati, disconoscere spudoratamente le verità acclarate, attaccare con ferocia, direttamte, le persone fisiche con invettive piuttosto che con argomentazioni.
Si deve inoltre fare largo uso di protocolli di comunicazione compatibili con la piazza e le panchine quali il linguaggio diretto della pancia, la propaganda ed il discredito sapientemente acquisiti in anni di impasti e rimpasti.
Si devono affinare ulteriormente le tecniche e le strategie della disinformazione nella consapevolezza che a rio, ma non solo a rio, coloro che si sacrificano per leggere i documenti ufficiali, costituiscono una percentuale molto modesta ed ancora piu modesta quella di coloro che capiscono quel che leggono e quella che è in grado di spiegare ad altri il contenuto, ancora meno Credo che quest’ultima, insana consapevolezza, sia stato l’elemento decisivo, il lasciapassare per organizzarsi in quadrato ed anche il carburante necessario alle macchine da guerra. La mia è ovviamente una ipotesi ed è funzionale alla comprensione della posizione assunta dai negazionisti.
Saluti
Remigio da Varagine