[COLOR=blue][SIZE=3] Grillini:Ragionamento=Ca@zi:Cannocchiali[/SIZE][/COLOR]
Campese
Campese
di Marcello Meneghin
La buona tecnica costruttiva e quella di esercizio degli acquedotti, in uno con le disposizioni legislative regionali, impongono la razionalizzazione degli acquedotti mediante costituzione di grandi reti ad estensione regionale e, quando le condizioni locali lo consigliano, anche extraregionali. Ne derivano vantaggi notevoli non solo per la maggior sicurezza di esercizio ma anche per i migliori risultati tecnici ed economici dovuti alle svariate possibilità, di tutela dell’ambiente e di economia di gestione ma soprattutto di scelta oculata e razionale delle fonti.
Non c’è dubbio che l’Isola d’Elba debba, anche se in un futuro lontano, far parte anch’essa di un grande acquedotto che la toglierà dall'isolamento e dai disservizi idrici cui è soggetta. Si tratta per ora solo di disposizioni e leggi senza impiego dei grandi capitali che il nuovo schema acquedottistico richiederebbe ma si impone, fin dalla sua approvazione la, congruità con il sistema generale di tutte le opere che vengono nel frattempo costruite ivi comprese anche quelle in programma all’Isola d’Elba. Si deve purtroppo rilevare come queste ultime non siano affatto studiate come futura parte del grande sistema idropotabile toscano, non risulta nemmeno definito uno schema tecnico-economico provvisorio e teso a risolvere localmente e temporaneamente i problemi di insieme del rifornimento idropotabile elbano in attesa della redazione definitiva di progetto generale. Ciò trova conferma nel fatto che ci sono troppe importanti decisioni ancora da prendere: non si sa ancora se il dissalatore di Mola, sarà affiancato da un secondo e da un terzo simile impianto di dissalazione dell’acqua di mare oppure se ci si orienterà su una seconda condotta sottomarina di collegamento con il continente. Anche in questo caso non è affatto noto se il nuovo collegamento idraulico avverrà con la val di Cornia oppure se ci si rivolgerà a qualche altra rete acquedottistica della terraferma. Anche la decisione in base alla quale un sistema idropotabile come quello in argomento subisca tra breve una vera rivoluzione quale è l'utilizzazione dell’acqua di mare, esula totalmente dalle citate regole di razionalizzazione a largo raggio immediata o futura.
In aggiunta a tutto questo, ciò che manca in tutti gli studi preparatori della soluzione desalinizzatore di prossima costruzione a Mola è una procedura essenziale che può riassumersi in una sola frase: la compensazione delle portate che è assolutamente irrealizzabile all’Elba nè lo sarà nemmeno quando sarà costruito il desalinizzatore di Mola. In altri termini, ciò di cui si evita di trattare sono le opere atte a coprire un fabbisogno idropotabile come quello elbano che è variabilissimo di stagione in stagione, di mese in mese e di giorno in giorno essendo l’Elba dotata soltanto di una produzione idrica a portata costante per 365 giorni all’anno e la cui modulazione è a senso unico in quanto può soltanto diminuire fermando pozzi, sorgenti e dissalatore ma, per mancanza di serbatoi di compensazione, non può mai aumentare rispetto alla portata prodotta.
Il paradosso quasi incredibile è rappresentato dal fatto che l’acquedotto elbano, pur essendo dotato di ben una cinquantina di serbatoi per un volume complessivo di oltre 50 000 mc chiamati impropriamente di compensazione giornaliera, in realtà non è in grado nemmeno di effettuare la compensazione delle 24 ore giornaliere. E’ tecnicamente dimostrato che molti dei serbatoi esistenti non possono affatto riempirsi di notte e svuotasi nelle ore diurne di grande consumo del giorno successivo per il semplice motivo che essi sono soltanto degli invasi di transito dei volumi idrici , transito del tutto casuale nel corso delle 24 ore della giornata. Infatti, essendo la rete di distribuzione costituita da un insieme di piccole reti poste in serie e con proprio serbatoio, ognuno di questi depositi riceve le acque da monte e le conserva per tempi del tutto imprevedibili in quanto solo una minima parte di acqua viene immesse nella locale rete di distribuzione mentre il grosso della portata viene sollevata per riempire il successivo serbatoio il quale a sua volta va avanti con la stessa serie di funzioni tutte di tipo casuale essendo i serbatoi condizionati dalla necessità primaria di riempimento di un serbatoio appresso dell’altro.
Se all’Isola d’Elba sussistono già problemi di questo tipo, figuriamoci cosa accadrà quando sarà in funzione il dissalatore il quale potrà produrre soltanto una portata assolutamente costante ed avrebbe estremo bisogno di un suo serbatoio atto ad immagazzinare l'acqua desalinizzata durante i periodi di minor consumo per consentire che, durante le punte di richiesta, potesse dare alla rete una portata assai maggiore di quella continua suddetta che il desalinizzatore produce.
A questo punto della mia nota viene logico domandarsi perché mai in tutte le proposte di opere da eseguire non sia mai ventilata la costruzione di un serbatoio di accumulo che rappresenta una necessità primaria. La sua mancata progettazione e realizzazione fornisce la la dimostrazione lampante che, come accennato sopra, la scelta delle opere che saranno a breve costruite difettano in fatto di strategia generale da cui deriva, immancabilmente, che la risoluzione vera dei problemi idropotabili dell’Elba è molto molto lontana.
Ribadisco che la necessità primaria è la stesura, preceduta da tutti gli studi ed approfondimenti del caso, del progetto generale prima citato il quale definisca una volta per tutte quale sarà la strategia da seguire evitando di andare avanti alla cieca. Quel progetto generale costruirà la prova inconfutabile dell’errore di stravolgimento della modalità di alimentazione idrica basata sull’inserimento del mare al posto delle possibilità reali della Toscana e delle regioni limitrofe di disporre di acqua dolce per tutti i suoi fabbisogni idropotabili.
Anche volendo considerare che la decisione di costruire a breve il desalinizzatore di Mola sia ormai definitiva e, essendo necessario che sia il progetto generale a stabilire la futura destinazione di tutti gli acquedotti regionali, si può intravedere che tale impianto desalinizzatore possa solo costituire una struttura di riserva sempre in manutenzione ma atta ad entrare in funzione soltanto quando sopravvengano particolari condizioni di crisi di qualche comparto dell'acquedotto. Visto sotto tale veste il desalinizzatore potrebbe ancora rappresentare quel lato positivo che non avrà affatto nella realtà elbana dei prossimi anni durante i quali potrà soltanto costituire la prova di un errore di strategia di base del sistema idropotabile comprendente l’Elba.
In definita io credo che veramente il dissalatore costituisca l’elemento clou dell'annata 2018 ma che lo sia soltanto in senso negativo quale è una colossale e complessa struttura con un risultato esiguo: quello di costituire soltanto una riserva di sicurezza che entra in servizio solo al verificarsi di gravi crisi, praticamente mai.
L'ondata di maltempo post – festività è giunta puntuale anche all'isola d'elba, infatti questa mattina dopo un violento temporale di pioggia e grandine che ha interessato Portoferraio fortunatamente senza provocare danni se non qualche sporadico allagamento con conseguente chiusura della strada portuale di fronte al palazzo Coppedè , mentre sul versante occidentale dell'isola, durante il forte acquazzone un fulmine si è abbattuto sulla Torre appianea di Marciana Marina e sulla sede della delagazione di spiaggia della Capitaneria di porto, temporale che dopo la sfuriata iniziale si è spento producendo un sottile strato di neve si è adagiato sopra i rilievi di Marciana e del monte Capanne , mentre stiamo aggiornando le nostre pagine ci dicono che tutt'ora la nevicata è ancora in atto.
Paolino l'Arrotino-
– dal report di Trasparency International del 2016 l'italia, per la corruzione, occupa piu o meno il 69° posto su circa 180 paesi.
Non credono i seguaci dei pifferai magici che prima di parlare di dare quattrini alla bruscola, bisogna mettere mano a questo troiaio?
Dove li vai a prendere altrimenti, sotto la lingua di Di Maio o di Silvio o del ganzo di rignano?
Sarò duro, ma non ho ancora sentito nessuno, grillini in testa, che si azzarda a proporre un'azione seria per contrastare questo cancro.
Se non si mette mano alla corruzione, si affonda sempre di più, ma finchè i corrotti e gli aspiranti corrotti votano, andremo sempre peggio.
Questa è la sola verità.
Buon anno
Campese
Quale sia stata l'importanza di Porto Argo, l'antica Portoferraio, lo attestano diversi autori (Apollonio Rodio, Pseudo Aristotele, Polibio, Diodoro Siculo, Strabone), che di volta in volta lo definiscono bianco, lucente, bellissimo. La rada, riparata da tutti i venti, fu senza dubbio uno dei rifugi più sicuri del Tirreno anche per i navigatori etruschi, i quali non possono non avere lasciato notevoli testimonianze della loro frequentazione in mare e in terra. Però, a dispetto della logica e delle aspettative, fino a poco tempo fa la documentazione archeologica risultava assente, anche se fino dagli anni Sessanta del secolo scorso circolava la voce che parecchi reperti, mai analizzati e in via di catalogazione, fossero conservati a Firenze e, soprattutto, a Villa Mimbelli a Livorno.
È merito dell'archeologa Benedetta Adembri (1998) aver rotto il silenzio segnalando la presenza nelle collezioni fiorentine di un orecchino d'oro a bauletto lavorato a filigrana, di produzione etrusca 'settentrionale', riferibile al 500 a. C. circa. Tale ornamento muliebre, che forse faceva parte del corredo di una tomba prestigiosa, richiama alla mente le splendide oreficerie, piò o meno coeve, scoperte nel secolo scorso a Casa del Duca. L'uno e le altre comprovano l'esistenza di accumumuli di ricchezza che non meravigliano se si pensa che Porto Argo e i suoi dintorni in epoca arcaica erano il centro di traffici e di commerci molto importanti.
Più di recente (2014) una new di grande interesse ci è stata trasmessa da Laura Pagliantini: “ Il lotto di materiali da Portoferraio è costituito dal nucleo donato dal Foresi al Chiellini (oggi al Museo Fattori di Livorno) e consta di oltre un centinaio di oggetti, tra i quali due alabastra etrusco corinzi a fiaschetta con decorazione lineare, fibule di vari tipi, uno strumento da toeletta, un piatto in lamina di bronzo ed un'ascia in lamina bronzea”. Ma poi la stessa autrice ha ridotto il rilievo della notizia sottolineando che “l’incertezza della provenienza induce a valutare tale dato con la massima prudenza, soprattutto perché negli scavi condotti in passato a Portoferraio non sembrano emersi materiali più antichi dell’epoca romana”
A me pare che il dubbio sia fuori luogo e che si possa osare un po' di più confortati dalla nobile figura di Raffaello Foresi e dalle fruttuose ricerche archeologiche da lui effettuate in tutta l'isola fra il 1865 e il 1870. Il grande studioso elbano, che la città di Portoferraio la conosceva a menadito e che risulta essere stato sempre preciso nella localizzazione delle migliaia di reperti da lui recuperati, non avrebbe mai indicato Portoferraio come provenienza del lotto di materiali etruschi donati da suo fratello Ulisse al Chiellini se così non fosse stato davvero. Piuttosto si tratterà di capire con precisione – speriamo con la complicità di qualche fortunato ritrovamento d'archivio – in quale area del territorio siano venuti in luce. Penso, per esempio, al declivio occidentale della collina fortificata, che fino a poco dopo la metà del XIX secolo non è stato intaccato da scavi di ampia portata ed è rimasto libero da fabbricati. Si vedano, a tale proposito, il disegno a matita penna e inchiostro datato 1697, o il Catasto Leopoldino del 1841, oppure il disegno di A. Durand del 1862.
I suddetti manufatti etruschi, non di poco conto per qualità e quantità, sono cronologicamente omogenei e sono riferibili a più contesti sepolcrali databili intorno al 600 a. C., epoca in cui vivaci attività di metallurgia estrattiva e tecnologica del ferro calamitarono sull'Elba attenzioni e appetiti dei popoli mediterranei.
Michelangelo Zecchini
Buon anno a TUTTI da Paolino l'Arrotino-
Anche all'Elba , e non solo per il fine anno , spesso leggiamo o sentiamo parlare dei problemi causati dall'uso di "botti" e simili.
Legali, illegali, piccoli, grandi, artigianali o meno, stiamo parlando di oggetti che nella maggior parte dei casi rappresentano veri e propri ordigni.
Lungi dall'essere innocui per coloro che li adoperano, questi passatempi provocano continuamente danni a cose o individui che spesso non vogliono neppure averci a che fare.
[COLOR=darkred][SIZE=3]Per l'ultimo dell'anno NON ESSERE IL SOLITO MENEFREGHISTA…per un attimo pensa anche a loro! [/SIZE] [/COLOR]
Qualche anno fa fui attratto dal motto “rivoluzione in tre anni” con cui la fondazione isola d’Elba si presentò.
Lessi lo statuto e mi piacque.
Mi iscrissi diventando socio.
Non mi sono fermato qui.
Ho partecipato proponendomi come candidato alla elezione quale membro del consiglio di amministrazione.
Ho partecipato anche lavorando quale membro nella commissione cultura.
La rivoluzione in tre anni non c’è stata.
In questo fine d’anno ho letto la dichiarazione di Mantovani,presidente della fondazione : “il 2018 dovrà essere l’anno all’insegna della coesione per costruire un futuro migliore per l’isola” e poi ho ascoltato il video allegato a tale dichiarazione.
La delusione è stato il sentimento che ha invaso l’animo.
Marcello Camici
Da oggi stesso ognuno di noi, se lo volesse, potrebbe contribuire in modo molto significativo alla riduzione dell'inquinamento da plastica con un minimo sforzo, quasi zero. Basterebbe che limitassimo al minimo indispensabile anche solo l'acquisto di prodotti confezionati in plastica, l'uso dei sacchetti e le bottiglie di plastica. Con un po di buona volontà e questo semplice gesto, un cittadino sarebbe in grado di ridurre di un buon 50% i suoi scarti di materiali plastici, senza scomodare la politica e le amministrazioni che hanno il cu@o pesante. E poi impegnamoci su tutti gli atri fronti che non dipendono direttamente dalla nostra volontà.
Saluti
Elbano
È stata presentata dall’opposizione consiliare un’interpellanza che mira a fare luce su quanto è successo nei giardini di Via Vadi, dove un ulivo pluridecennale è stato malamente potato e poi definitivamente estirpato per fare posto ad un’altalena. Nell’interpellanza i consiglieri chiedono se nel progetto di realizzazione del nuovo parco giochi, condiviso nell’intento dalla minoranza, fosse stato previsto l’abbattimento della pianta e se si con quali autorizzazioni; quale ditta abbia provveduto dapprima alla potatura della pianta e quale abbia provveduto al suo definitivo abbattimento, considerato che risulta che siano state più ditte ad operare nel medesimo cantiere; se sia stato valutato il valore non solo naturalistico ma anche quello economico del bene, considerato che da sempre piante di questo genere vengono con cura espiantate e messe a dimora in altri giardini comunali; perché e chi abbia deciso il suo abbattimento, quando risulta che in altri giardini comunali si stia provvedendo a piantumazione con nuove piante giovani di ulivo.
Gruppo di opposizione in cons. comunale
Alla sinistra Pd non dev’essere proprio andata giù la sonora scoppola presa pochi giorni fa in Senato, dove, in mancanza del numero legale, la discussione è stata rinviata all’anno nuovo. Quando cioè le Camere saranno già sciolte in vista delle future elezioni legislative. Alcuni esponenti dem non si arrendono e, pur di dare la cittadinanza a chiunque, sono pronti a fare le barricate: “Non può e non deve finire così – spiega Gianni Cuperlo attingendo ad una melodrammatica retorica – con una conclusione che mortifica le ragioni del diritto e della democrazia.
-giù le mani dalla sanità
-giù le mani dalla scuola
-giù le mani dal lavoro
-giù le mani dalle pensioni
-giù le mani dalla cultura
-già le mani dalle banche
-ridurremmo le tasse
-ridurremo i costi della politica
-una riforma ogni cento giorni
OGGI INVECE SONO IMPEGNATI IN TRE GRANDI PROBLEMI IMPORTANTI PER GLI ITALIANI:
-sciopero della fame per approvare lo IUS SOLI
-500 militari in Niger per fermare gli scafisti, 1000 soggetti coinvolti, costo annuo 150 milioni di euro
-i nostri aerei per andare a prendere a casa loro 10/20000 immigrati ogni anno, mentre 600.000 sono già in Italia in attesa di essere espulsi…
Mentre la disoccupazione avanza principalmente per i giovani che fuggono all'estero
Mentre centinaia di migliaia di italiani sono alla soglia della povertà
Mentre impunemente si mantengono i vitalizi ed i privilegi e le mega pensioni dei nostri politici
COMPLIMENTONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nel 2050 ci sarà più plastica che pesci in mare. A dirlo è uno studio del World Economic Forum (scarica qui il rapporto )portato avanti da Ellen McArthur che rileva come a partire dagli anni 50 l’uso della plastica è aumentato di circa 20 volte e destinato a raddoppiare nei prossimi 20 anni.Nel 2050 più plastica che pesci negli oceani
Secondo il rapporto, dal 1964 la produzione di plastica è passata da 15 milioni di tonnellate a 311 milioni nel 2014. Una quantità significativa proviene soprattutto di rifiuti plastici da imballaggi. La maggior parte di questi rifiuti si riunisco in isole di plastica convogliati dalle correnti. Sembra che oggi vi siano 150 milioni di tonnellate di plastica galleggiante in mare, e si potrebbe arrivare a 300 milioni nel 2050 dove sarà più la plastica che il pesce.pesci e plastica
Anche se sono stati fatti sforzi significativi per ridurre il flusso di plastica negli oceani, il volume dei rifiuti potrebbe stabilizzarsi ma non diminuire, si legge dal rapporto del World Economic Forum. Lo studio è stato condotto con il supporto di aziende come la Dow Chemicals colosso dell’industria chimica ma anche Unilever e IKEA.