DIRITTO DI REPLICA E DI CORREZIONE DI NOTIZIA NON VERA
[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_26/martinenghi.JPG[/IMGSX] Spettabile Redazione de Il Tirreno,
ho letto solo ieri il vostro articolo nella cronaca dell'Elba di fine gennaio dal titolo: "La Cassazione boccia il progetto del maxi pergolato di Fetovaia" a firma Luca Centini, che contiene informazioni non esatte. Oltretutto lesive il buon nome della mia persona e dell'azienda turistica di famiglia "Bagni Barbatoja", impiantata da mio padre Italo nel 1961. Una delle perle dell'offerta turistica Elbana, che il Corriere della Sera nel luglio 2019 ha inserito fra i sette più esclusivi stabilimenti balneari del Mediterraneo.
Ciò premesso, la notizia va corretta per le seguenti ragioni.
1) Non è vero, come titolato, che "la Cassazione boccia il progetto del maxi pergolato di Fetovaia", dal momento che era chiamata a valutare la sola legittimità della sentenza del Consiglio di Stato citata nell'articolo da noi impugnata. Perchè ha stabilito che nella fascia di rispetto di mt. 10 dall'argine del fosso non possono essere realizzate, oltre a nuove costruzioni edili (vietate dalla legge), anche manufatti precari amovibili (invece consentiti dalla legge). La Cassazione ha invece sentenziato che il Consiglio di Stato ha interpretato lo spirito della legge del 1904 che vieta NUOVE costruzioni nella fascia di rispetto applicandolo al caso concreto nei limiti delle proprie competenze. Ne ne prendiamo atto senza drammi, sia perchè i Bagni Barbatoja sono ubicati all'esterno di tale fascia di rispetto, sia perchè il progetto di riqualificazione è stato autorizzato dai 5 enti competenti (Commissione ambiente del Comune, Soprintendenza, Capitaneria di Porto, Dogana della Guardia di Finanza, USL) ed eseguito nel rispetto della sentenza del Consiglio di Stato contestata e dei titoli richiesti dal Comune. Al quale a suo tempo è stata trasmessa – ma forse se n'è dimenticato – nuova CIL con planimetrie che non prevedono il chiosco amovibile autorizzato nella fascia di rispetto prima della sentenza del Consiglio di Stato, che non è mai stato posato; CIL che dunque ha superato la CILA del 2018 citata nell'articolo.
2) Non è vero che "a breve dovranno essere eseguite due ordinanze di demolizione" dal momento che, essendo tali ordinanze del tutto infondate nei presupposti in fatto e in diritto (sia per l'esistenza delle CIL, sia per l'inesistenza provata in perizia delle sottofondazioni denunciate), le ordinanze sono state impugnate al TAR e se ne attende l'annullamento. Senza addentrarmi in tecnicismi che annoiano il lettore è bene si sappia che si sta parlando di un pergolato smontabile in legno di castagno e cannicciato poggiato sulla sabbia a sostegno di vite ansonica, che per questo la legge considera privo di rilevanza edilizia e dunque non può essere ingiunto di demolizione come se si trattasse di una costruzione edilizia abusiva. Ci tengo a precisarlo perchè non è più l'epoca pioneristica delle costruzioni abusive in spiaggia poi sanate dai comuni – come il massiccio edificio del concorrente sulla spiaggia che nella foto dell'articolo contestato si vede dietro il nostro pergolato – e noi siamo molto scrupolosi nell'osservanza delle leggi a tutela dell'ambiente. La vera ricchezza dell'Elba e di noi operatori turistici da preservare.
3) Non è vero che "buona parte delle strutture oggetto della concessione demaniale non rispettavano la distanza dagli argini del fosso", dal momento che, come s'è detto, l'unico nuovo chiosco in concessione che non l'avrebbe rispettata, non è stato installato.
4) Non è vero infine che lo scrivente "ha cercato di avviare (senza fortuna) un dialogo con il Comune per un eventuale spostamento della struttura", dal momento che la struttura come s'è visto è legittima, è autorizzata nelle pluridecennali concessioni demaniali e sta bene dov'è. E' vero invece che la Barbatoja 1961 srl si è offerta di dotare la spiaggia su propri terreni confinanti con la stessa e a proprie spese – decine di migliaia di euro – dei w.c. e delle docce pubbliche che incredibilmente ancora mancano in una località affollata in stagione come Fetovaia (assenza incivile che costringe migliaia di turisti a rilasciare le deiezioni in mare…); e si è offerta di eseguire ugualmente a proprie spese – centinaia di migliaia di euro – le opere idrauliche pubbliche per la definitiva messa in sicurezza dell'area (compreso un ponte carrabile per le auto); senza avere ancora ricevuto risposta. Che è dovuta perchè un Sindaco non può rifiutare offerte economiche ingenti a beneficio della collettività e del bilancio comunale senza giustificazioni, a prescindere da chi le formula.
Per queste ragioni possiamo tranquillizzare le 20 famiglie Elbane alle quali assicuriamo da anni il lavoro senza ricorso alla cassa integrazione, i nostri fornitori e i nostri affezionati clienti, che la stagione estiva 2021 si svolgerà come sempre, meglio di sempre (covid permettendo). E avvisiamo chi dovesse abusare dei propri poteri che ne risponderà nelle sedi opportune, anche a titolo personale.
Infine, poichè mi si cita giustamente come uno dei promotori del Comune dell'Isola d'Elba, questa vicenda scandalosa dimostra ancora una volta che la terza Isola Italiana non può più essere ostaggio di sette piccoli comuni con sette sindaci al servizio di piccoli interessi locali che ne affossano lo sviluppo. Per miopia, incompetenza o peggio. A Campo ostacolando l'ampliamento dell'aeroporto che ci aprirebbe al mondo perchè "disturberebbe", e la riqualificazione a spese del privato dell'offerta turistica di Fetovaia, una delle mete del turismo Elbano.
Per quanto precede, in considerazione dei buoni rapporti sempre intrattenuti con il vostro giornale, si confida che codesta redazione pubblichi queste precisazioni per ripristinare la verità dei fatti nel rispetto dei lettori, dedicandovi lo stesso spazio riservato all'articolo contestato come prevede la normativa.
Cordiali saluti,
Stefano Martinenghi