da
X Erbivoro
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
12:01
da
I MEZZI VELOCI DI TOREMAR
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
11:58
Ieri 7 Settembre finito il turno di lavoro decido da buon pendolare il ritorno a casa…. velocemente al porto l’Aliscafo mi aspetta a banchina…evia inizia il viaggio!
Partenza da piombino ore 12.20 ma dopo una manciata di minuti, giusto il tempo di arrivare al Cavo inizia la via crucis ….. sosta prolungata all'estrema punta isolana per aggiungere olio al motore……. Si riparte ma fatto solo qualche miglio nuovamente sosta in mezzo al mare fra cavo e Portoferraio per aggiungere nuovamente olio finalmente arrivo alle 13.15 circa a Portoferraio dove sulla banchina , un nutrito gruppo di passeggeri in partenza si sentono annunciare l’ annullamento della corsa per Piombino.
Non commentiamo lasciamo ai vari Gimmi Ori ed altri l’onere e l’onore di discutere la notizia che probabilmente la stampa penserà bene di non pubblicare.
Un pendolare
da
MIRCO BERNINI (VELENO)
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
11:37
da
bruno paternò
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
11:27
Gli addetti al marketing, volgarmente chiamati marchettari, sanno benissimo quale sia il valore del “ brand “ ( marca, riconoscimento del prodotto, immagine del prodotto, considerazioni automatiche che il prodotto ispira, considerazioni subliminali che interagiscono con le nostre conoscenze o anche con l’immaginario collettivo, i luoghi comuni etc ect ).
Lo slogan “ l’ isola verde&blu “ nacque nella mia mente molto facilmente. Mi guardai intorno e, felice di cotanta bellezza e magnificenza naturale, lo impressi in ogni mia manifestazione commerciale e di comunicazione.
L’ isola verde&blu è quindi il nostro brand. L’ isola d’elba è il nostro brand.
Il successo commerciale dei primi 10 giorni di settembre non nasce dalla qualità specifica degli alberghi elbani o dalle loro offerte vantaggiose. I clienti Ospiti Repeaters di questi 10 giorni sono pochissimi in confronto al tutto pieno degli alberghi.
Il successo di questi 10 giorni nasce dal Brand Isola d’Elba. Dall’appeal che l’isola ha nell’immaginario collettivo. Mare verde ( milioni di alberi ) mare blu ( acque e spiagge bellissime )
E’ quindi l’isola d’elba nel suo insieme che deve fungere da richiamo primario.
Gli albergatori ( e tutti gli addetti al turismo, dal benzinaio all’edicolante al bagnino ed al ristoratore ) facciano bene il loro dovere/Lavoro. Non si chiede altro a loro.
Gli amministratori aumentino continuamente l’attenzione al brand tenendo l’isola come il giardino di casa ed convincendo i traghettatori a rimanere nel solco dell’ Onestà. ( con le opportune azioni politiche quali la possibilità di concorrenza e l’abolizione di ogni mistificante sovraprezzo trasformato in balzello/tassa/oneri aggiuntivi ).
Chi fa male il proprio lavoro, chi trae ingiusto profitto da posizioni di incredibile potere monopolistico, chi considera l’ Ospite quale un limone da spremere, danneggia anche Te. Digli di smettere.
da
Per Dreamer
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
11:18
Ma si corre poi il rischio di vivere meglio in un ambiente "civile" e con una economia florida e consolidata.
La moda non si segue, si fa. Con Stima, Erbivoro
da
SOLE MARE E CORTESIA
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
11:06
da
Ill.mo signor PRESIDENTE
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
10:49
[COLOR=darkblue]All’Ill.mo
Presidente della Repubblica
Dott. Giorgio Napolitano [/COLOR]
Ill.mo Presidente,
Sottopongo alla sua cortese e sensibile attenzione la problematica relativa al diritto alla salute dei cittadini dell’Isola d’Elba, diritto negato dalla riorganizzazione recentemente prospettata dalla competente ASL che, nel penalizzare anche le emergenze, si traduce nell’aperto disconoscimento del diritto alla vita. Tutto ciò apre indiscutibilmente il problema delle garanzie costituzionali dei diritti primari che rappresentano l’ultimo baluardo di uno Stato che non può non ricercare nella solidarietà sociale un rinnovato motivo di coesione e nell’intervento finalizzato alla rimozione degli ostacoli alla piena esplicazione della persona ed al soddisfacimento dei suoi bisogni (art. 3 Cost.) la rinnovata legittimazione della propria rappresentanza popolare.
Ma veniamo ai fatti che Le illustro di seguito sommariamente, con riserva di ogni eventuale integrazione. Nell’ambito della riorganizzazione del Sistema Sanitario della Toscana e nel perseguimento di un obiettivo generale di razionalizzazione dell’organizzazione e della relativa spesa, è risultata prevalente l’opzione per un’organizzazione su base dipartimentale con inaccettabili ripercussioni sul livello di servizi delle zone periferiche, tanto più gravi se riferite ad un territorio insulare come il nostro che – per una condizione strutturale di svantaggio – ne risulta oggi pienamente discriminato e colpito nella sicurezza e nelle stesse garanzie di sopravvivenza dei suoi abitanti.
Dietro la scelta dei dipartimenti si nasconde infatti il venir meno delle condizioni organizzative ed operative minime per dare una risposta almeno alle citate emergenze, neppure per la sola fase di stabilizzazione senza la quale non hanno senso misure come il servizio di trasferimento via elicottero.
Il reparto di Medicina (insieme a quello di ortopedia) diviene una sezione di Piombino, scandalosamente sia per gli irremovibili problemi di collegamento (tempi e condizioni meteo), sia perché viene a mancare l’autonomia organizzativa e operativa proprio laddove confluiscono le urgenze di carattere medico.
Come Lei agevolmente comprenderà, in questi casi il diritto alla salute è già diritto alla vita, specie nell’assenza di una terapia intensiva cardiologica e di una rianimazione, condizioni in cui la mancanza di tempestività e di strumenti è già un’omissione programmata, con ogni altra conseguenza fin’anche penale.
Ma cosa potrà succedere difronte a casi di infarto complicato ed aritmie minacciose in cui i secondi sono la vita ed ogni iniziativa se non tempestiva rischia di essere inutile?
Le conseguenze dell’incertezza di organici e strumentazioni (con possibili ripercussioni circa la stessa fattibilità di piccoli interventi salvavita, come la semplice applicazione di un pacemaker transitorio) finiscono per togliere in molti casi la speranza.
Non può non esserci consapevolezza che tutto ciò precostituisce condizioni di rischio per la vita dei pazienti, rischio accettato in tutte le sue conseguenze fin anche a casi di malasanità purtroppo non estranei alla nostra realtà.
Se tali scelte irresponsabili saranno portate fino in fondo, come potranno gli attuali responsabili dire domani di non aver previsto questi deficit di assistenza contribuendo in un certo qual modo a causare danni al bene più prezioso e declinare responsabilità? La cancellazione delle unità organizzative minime è dunque il colpo di grazia alle garanzie di salvaguardia di molte vite.
Occorre pertanto che le Istituzioni e gli Enti competenti comprendano la gravità delle conseguenze di tali scelte e prendano atto che serve un impegno politico ed istituzionale che, fuori dai giochi delle parti, elimini questa grave discriminazione avviando – se necessario – un percorso di confronto con il Sistema Sanitario Nazionale ( che già agisce in alcuni casi con risorse proprie ed integrative rispetto a prestazioni sanitarie di cui è riconosciuta l’essenzialità e la mancanza di sostenibilità su base territoriale regionale) o comunque un’iniziativa legislativa specifica che restituisca alla politica il suo senso più vero di risposta ai problemi della cittadinanza. Con la presente, dunque, le affido la speranza di un intervento per risolvere la problematica esposta e con ciò ristabilire il rispetto delle garanzie costituzionali che non possono essere affidate a logiche e competenze meramente amministrative e contabili, pena la perdita di credibilità e lo stessa missione delle Nostre Istituzioni.
Con Ossequio ed Autentica Stima.
[COLOR=darkblue]Avv. Paola Mancuso Sindaco di Rio Marina [/COLOR]
da
Bravi….
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
10:45
da
Soloxlelba
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
9:59
da
dreamer
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
9:11
Quelli che si lamentano della cementificazione e del casino, sono gli stessi che hanno venduto a caro prezzo la loro terra , il loro rustico, il pollaio del nonno , a fiorentini e milanesi perchè ci facessero quello che volevano.
Sono gli stessi che hanno 4 appartamenti (babbo,mamma, figlio e figlia) esenti ICI, affittati al nero, dichiarano zero e vogliono la casa popolare per il nonno per viverci d'estate e affittarne un altro.
Quello che manca in quest'isola è l'amore per la propria terra, l'orgoglio di appartenervi.
Le discariche a cielo aperto che gli apini riempiono con i rottami d'inverno, la mancanza di qualsiasi protesta concreta contro la mancanza dei depuratori delle fogne o dei filtri agli scarichi delle navi, sono tutti indicatori di un menefreghismo che presuppone che le colpe siano sempre di "quelli di fori" che hanno rotto un meraviglioso equilibrio che esisteva sì, ma quando erano tutti poveri.
Il calo costante negli anni degli afflussi , nonostante l'aumento della capacità ricettiva è il primo indicatore di un ciclo che si è , per sempre, invertito; chi cercava determinate cose all'Elba non le trova più e và altrove.
Restano i turisti mordi e fuggi, le gite organizzate, i piombinesi del week end , le barche da Salivoli e quelli che hanno casa e non spendono.
Con questi non si campa, ma invece di fare una seria riflessione per ripristinare, proteggere, disinquinare, aumentare i servizi, risolvere il problema dell'acqua ecc.ecc. si fanno nuovi piani regolatori da decine di migliaia di metri cubi, si danno concessioni per ogni metro quadro di spiaggia, si spreme ancora di più il turismo rimasto.
Ancora una volta non si è capito un sacrosantissimo ….. di niente.
da
Amedeo Vai
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
8:54
Conoscendo gli spiriti bollenti che albergano in alcuni Elbani ( le tristi faccende di Campo non sono così isolate….) non vorrei che la questione finisca a palate e non sapere chi ringraziare 🙂 .
Cordialmente,
Amedeo Vai
da
Gommoni & C
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
8:29
da quando le concessioni sono in mano ai comuni , specialmente nei comuni piccoli dove tutti sono amici o parenti , non si va tanto per il sottile e si chiudono gli occhi per non vedere , accecati dall'idea che la "cosa" , qualunque essa sia , brutta e inquinante non importa , comunque porta soldi nelle asfittiche casse comunali . Perchè secondo voi così tante li9cenze e4dilizie per costruire , allargare , alzare, ovvero rendere ville vecchi polai o depositi di merci vaire ? ma è chiaro no , per incassare l'ICI e altri oneri comunali . Pensano ai soldi , che sono certo utili e necessari , ma ci pensano con poca o nulla lungimiranza e comunque senza pensare all'ambiente in senso lato; per compensare poi ti organizzano un marciana scienza per spaventare la gente sul radon o un bel festival jazz oppure una mega mangiata in riva al mare…ma se il popolo è bue , affari suoi!
da
lanera luigi fli
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
8:24
Come piu' volte da me evidenziato, uno sviluppo nautico di
Portoferraio deve seguire di pari passo le richieste di posti barca da destinare ai residenti a prezzi molto bassi.
Che una societa' privata decida di investire nel nostro territorio e' una buona cosa , ma poiche' comunque il fine di tale operazione e' il ritorno economico nelle casse della societa' in questione, ritengo che questi investitori del settore nautico debbano concedere alla cittadinanza delle aree da destinare alla nautica sociale .
A tal proposito ,in passato, era stata individuata l'area della sponda opposta al fosso di Riondo che con una spesa irrisoria e semplici escavi della sponda avrebbe permesso l'ormegggio di almeno 200 piccole imbarcazioni.
Tale suggerimento fu all'epoca condiviso dalla dirigenza della societa' e quindi chiediamo che cio' venga preso in considerazione dall'Amministrazione di Portoferraio che nel caso ritenesse meritevole d'interesse quanto da me suggerito potrebbe anche risolvere il problema dei barchettini ormeggiati in calata.
[COLOR=darkblue]Luigi Lanera FLI [/COLOR]
da
–
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
7:45
[URL]http://subito.it/offerte-lavoro/impiegata-livorno-30060813.htm[/URL]
da
Sant'Andrea e i gommoni
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
7:40
A.V
da
x Sant'Andrea
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
7:20
E quanti invece credono che il turismo non possa finire mai e ,nel nome dello sviluppo e del progresso, auspica un'isola simile alla Riviera romagnola ?
Non riescono ad apprezzare le bellezze che ci ha regalato la natura: un baia meravigliosa, un mare fantastico, la bellezza delle nostre colline,tramonti mozzafiato.
Per turismo intendono feste con dj, notti bianche, spiaggette piene di ombrelloni………. poverini non riescono a vedere oltre il loro naso.
Alla eradicazione dei mufloni e cinghiali preferirei quella di tante teste sconnesse … :bad:
Rigorasamente anonimo, meglio vivere tranquilli in mezzo ai cinghiali che in mezzo a certi umani….
da
Riccardo Nurra
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
6:54
Io non ricordo bene quale fosse il progetto che era stato presentato all'Amministrazione Ageno nel 2003 dai proprietari del cinema Pietri e mi riprometto di fare una ricerca accurata.Certo è che se fosse stato come quello che il Sindaco ci ha presentato nell'ultimo Consiglio Comunale e se io allora l'avessi accettato senza fiatare, vuol dire che in quel tempo sarei stato fuori di senno. Fortunatamente, anche grazie alla nostra clamorosa uscita per protesta dal Consiglio Comunale, si è sospesa l'approvazione di tale progetto e così si è potuto mettere in moto un ripensamento da parte di tutti. Un tempo per meditare anche per quei consiglieri di maggioranza che mi sembra si siano trovati nell'occasione, come quelli dell'opposizione, sorpresi, amareggiati e ammutoliti.
Il sindaco in quel Consiglio, proprio per sollevarsi da quell'enorme responsabilità di far scomparire una piazza invece di sistemarla cementificando ulteriormente il paese, ha fatto riferimento ad un progetto presentato all'Amministrazione Ageno, giustificando così la sua decisione come una conseguenza obbligata. Devo precisare che ancora non ho avuto modo di vedere il vecchio progetto ma andando a ripescare un pò di documenti, l'impressione è che il Sindaco nelle sue dichiarazioni-giustificazioni a Tenews non ci abbia raccontato davvero le cose come sono andate.
Ma della parte tecnica ne voglio parlare quando avrò in mano le carte e le piante: ora mi limito semplicemente a fare alcune osservazioni. Salta agli occhi la mancanza della tanto sbandierata partecipazione. I portoferraiesi devono sapere, gli abitanti del quartiere devono conoscere e condividere scelte che modificheranno per sempre e irrimediabilmente l'assetto di quella zona. I cittadini non vogliono che si cementifichi ancora in aree oramai sature del paese, incuranti del parere di chi ci abita, come si è fatto con la costruzione di un palazzo nel campetto della Bricchetteria, cancellando per sempre uno spazio che poteva essere utilizzato in molti altri modi, migliorando la qualità della vita della città.
Io credo che non si possa pretendere di far approvare un progetto che prevede la riqualificazione del vecchio cinema Pietri mantenendone la struttura e, nel contempo, eliminando la piazza con la costruzione di altri due palazzi (uno dei quali previsto di sette piani fuori terra). Il sindaco può anche tardivamente comparire in televisione per convincere i portoferraiesi della bontà del progetto, ma se chiedesse in giro forse si renderebbe conto che sono veramente pochi coloro che credono che quella da lui presentata sia una buona soluzione.
Se la memoria non m'inganna, mi pare di ricordare che la Soprintendenza bocciò quel primo progetto presentato ad Ageno e quindi non ci furono neanche le condizioni per approvarlo: allora, mi chiedo, qual'è il legame fra quello di allora e il progetto attuale? Quando il sindaco fa riferimento, nella sua intervista, a danni economici che il Comune potrebbe subire negando qualcosa che prima era concesso, vorrei sapere che cosa è stato concesso prima; poi chiedo perchè gli stessi timori non li ha avuti nei confronti di coloro che, con l'autorizzazione a costruire, si sono trovati l'atto di concessione revocato a seguito dell'annullamento del regolamento, che, per eccesso di zelo, l'Amministrazione Peria mise frettolosamente in atto.
Che questa Amministrazione si prenda le proprie responsabilità e dica chiaramente che vuole costruire e far costruire a prescindere dal parere dei cittadini. Il sindaco e la sua giunta governano il paese ed è legittimo che decidano, ma non devono dimenticare e tener di conto di quanti sono quelli che da questa Amministrazione non si sentono rappresentati. I ferajesi si devono finalmente svegliare e far capire bene, senza ambiguità e senza incertezze quello che vogliono, perchè – se non ci danno una mano – la nostra voce in Consiglio è veramente poca cosa e qualunque battaglia portata in quella sede è destinata a essere battaglia persa.
[COLOR=darkblue]Riccardo Nurra Consigliere comunale
Gruppo “Gente Comune” [/COLOR]
da
Sant'Andrea
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
6:22
da
IL FAST FOOD ELBANO
pubblicato il 8 Settembre 2011
alle
3:50
[SIZE=4][COLOR=darkred]E I TUOI RAGAZZI? LI PORTIAMO NOI CON IL PULMINO…. [/COLOR] [/SIZE]
