Sereni (Pd):"Io faccio la spesa alla Coop"
Rivolta bipartisan degli onorevoli. Corsaro (Pdl):"La norma così com'è è inapplicabile"
11:38 – "Non si può fare, è un'ingerenza del governo, su queste materie c'è competenza esclusiva delle Camere". E' questo il leit-motiv che dai corridoi di Montecitorio è arrivato sulle pagine di tutti i quotidiani mostrando un'insolita compattezza dei partiti su un argomento evidentemente tanti caro ai signori della politica: i loro stipendi.
"Dal 2008 a oggi mille euro in meno", sbotta Marina Sereni vicepresidente del Partito democratico. "Per noi il blocco alle indicizzazioni – precisa – esiste dai tempi di Bertinotti alla Camera, nel frattempo c'è stato chiesto il contributo di solidarietà e in questa legislatura abbiamo avuto già due riduzioni per un totale di mille euro netti". Eh già, altro che privilegiati. Non solo. "Io faccio una vita normale – dice ancora l'eponente democratica in un'intervista al Corsera – faccio la spesa alla Coop, quelli che mi conoscono lo possono testimoniare". Insomma, questi stipendi non si devono toccare, almeno non così e su questo, tutti d'accordo.
"Al ministro Giarda – spiega Massimo Corsaro, vicecapogruppo del Pdl – abbiamo detto chiaro che, se la norma restasse com'è, sarebbe inapplicabile, e noi potremmo altamente disattendere l'obbligo di tagliare le indennità. Stabilendo invece dei termini certi e affidando alle Camere l'obbligo di applicarlo, diamo la garanzia che la riforma si faccia". Stessa linea del segretario del Pdl Angelino Alfano: "Nessun rallentamento, ma su un tema così delicato il Parlamento non si faccia commissariare dal governo" "Il punto di fondo- sottolinea Pier Paolo Baretta (Pd), relatore della manovra- è che non può essere il governo a recepire i risultati della commissione ma deve essere il Parlamento». Motivazione legittima dal punto di vista formale, ma non in tempi di vacche magre. Nessuno però in Parlamento grida allo scandalo, anzi. Sembra che quel vizio formale sia diventato una questione vitale. "Nel decreto del governo la norma è stata scritta male – interviene pure Giafranco Fini – nel senso che non è possibile intervenire per decreto nell’ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere".
Per carità, il resto del Paese è vessato, ma sulla Casta decide la Casta. Naturalmente tutti si augurano che i tempi siano brevi, che la commissione Istat relazioni presto:"Probabilmente – spiega ancora il vicecapogruppo Massimo Corsaro – la commissione non ce la farà entro i termini stabiliti e quindi gli daremo qualche mese in più". Ma sia chiaro, tutti vogliono il taglio, basta aggiustare la forma. "Ormai anche tra i parlamentari – promette l’ex ministro Mariastella Gelmini – c’è ampia condivisione sulla necessità di equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli dei colleghi europei". E' solo una questione di tempo, dunque.
Ma intanto questa mossa ha provocato un terremoto.Montano le reazioni sdegnate di chi ha il sospetto, se non la certezza, che si tratti di una manovra dilatoria per rimandare a dopo, forse a mai, il sacrificio. Proteste che si affollano sui siti Internet, che arrivano nelle sedi dei partiti, e che costringono tutti alla marcia indietro e alle messe a punto. E' lo stesso Fini che si precipita a chiarire: "Non è in discussione la revisione delle indennità dei deputati, perché in tempi brevi – promette – i tagli arriveranno". Si tira fuori dalla querelle Pier Ferdinando Casini: "Per quanto riguarda il gruppo dell'Udc non ci sarà alcun emendamento che escluda dai tagli gli stipendi dei parlamentari". Sarà. Intanto però i tagli non arrivano, e l'opinione pubblica s'indigna.
QUESTA E' LA NOTIZIA CHE OGGI IMPERVERSA SU TUTTI I PRINCIPALI QUOTIDIANI, ED INDUBBIAMENTE LETTA ANCHE IN EUROPA, PER DARE CHIARAMENTE LA VISIONE CHE IL VERO PROBLEMA DELL'ITALIA NON VIENE NEPPURE SCALFITO, LA SERIETA' DELLA CLASSE POLITICA, CHE A COSTO DI FAR AFFONDARE IL PAESE, NON INTENDE RINUNCIARE A NESSUNO DEI PRIVILEGI DI CUI SFACCIATAMENTE GODE.
QUESTO E' LO STIMOLO AFFINCHE' IL CITTADINO SI COMPORTI CON ONESTA', PAGHI LE TASSE E TIRI LA CINGHIA.
Solidarietà ai nostri poveri politici.
