Un grazie anticipato a chi potrà essermi d'aiuto.
🙂
I vecchi rifonderebbero il Pds
D’Alema lascerebbe subito il partito.
Bersani lo teme e consiglia la linea morbida. E il sindaco va al contrattacco: "In caso di vittoria chiederei a Monti di restare"
Roberto Scafuri – Sab, 08/09/2012 – 09:07
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Gioiosa non lo è mai stata, la macchina da guerra del Pd. Ma il passaggio del ciclone Renzi sul quartier generale di Pier Luigi Bersani ha già rovinato quel po' di buonumore che si faceva strada assieme al miraggio delle poltrone 2013.
La parola d'ordine del momento è dunque minimizzare, smussare, far capire che il sindaco fiorentino non è «un nemico del popolo», ma solo un giovane e volenteroso sfidante. Dimostrare, insomma, in tutte le salse e in tutte le lingue che i «nonni» non hanno paura, che il gruppo dirigente è saldo. «Non cannoneggiate Renzi», dice Follini, che pure non revoca l'appoggio al segretario.La battaglia si trasferirà, allora, alle regole di queste benedette-maledette primarie e, se possibile, nel cambiare i temi dell'agenda. Bersani finora ci ha provato, ma con poco successo. Al Nazareno sperano nel comizio di chiusura della festa nazionale, domenica prossima, ottima occasione per battere un colpo e spostare il discorso sui guai dell'Italia, piuttosto che su quelli del Pd. Acqua fresca, in verità: perché di quelli la gente sa più o meno tutto e non ne può più, mentre delle intricate trame interne del partito ancora non sono chiari né contorni né tattiche. I «giovani turchi», per esempio, s'incontreranno oggi per dare una mano di vernice fresca alla sbiadita segreteria. Un'altro viso pallido e fresco è quello della Serracchiani, che attacca Renzi e propone addirittura di sopprimere le primarie. C'è poi chi preme per farle con il doppio turno, cosa che favorirebbe il segretario. L'ipotesi viene considerata remota: Bersani non vuole sconfessarsi, reclama primarie «aperte» e trasparenti, senza trucchi e sotterfugi. Un bagno di popolo che ne rafforzi la leadership e lo proietti su Palazzo Chigi. «Dobbiamo metterci in gioco, avere coraggio, uscire dalle nostre stanze», ripete ai suoi. «Tutti vogliono tagliarci la strada, il percorso è molto duro e arduo, ma non mi impressiono», ripete in pubblico.Eppure il difetto sta nel manico, che Bersani se ne sia reso conto o no. L'ansia di tornare al potere ha costretto il partito a imboccare una strada che mette a rischio l'esistenza stessa del Pd. E non è un caso che tanti della prima ora, come Goffredo Bettini, parlino apertamente di dissoluzione. Il motivo è presto detto: il partito nacque dall'idea di unione delle due famiglie politiche maggioritarie della prima Repubblica, ex comunisti ed ex Dc di sinistra. Un matrimonio che si è rivelato sterile, senza partorire il frutto tanto agognato: l'autosufficienza. Nel momento in cui il Pd, per governare, sceglie di allearsi con il comunista Vendola e con l'ex Dc Casini, sconfessa l'idea originaria e ammette il fallimento del progetto. Per di più legittimando due poderose calamite, Sinistra e libertà per i socialdemocratici e un rassemblement centrista per cattolici e moderati.La scommessa di Renzi si basa esattamente su questo presupposto. Tanto più che il sindaco di Firenze è ben più telegenico di Casini, più sgamato di qualsiasi «papa straniero» alla Passera, e potrà certamente esercitare un forte richiamo per i moderati, anche al di fuori del recinto piddino. Ma chi se la sentirà di restare in un Pd «renzizzato»? Persino D'Alema avrebbe confidato agli intimi che non resterebbe un minuto nel Pd di Renzi. Secondo alcuni coltivando anche il sogno di dar vita a una versione riveduta e corretta del suo Pds.Certo che Renzi ha facile gioco, di fronte agli zombie della nomenklatura, imbalsamati negli schemi dei partiti classici. Per tappare la bocca a chi gli rimprovera l'eventuale abbandono della poltrona di sindaco di Firenze, oltreché l'impreparazione a fare il premier, starebbe preparando un colpo a sorpresa in caso di vittoria alle primarie (che gli ultimi sondaggi danno più che possibile). La rinuncia a sedere a Palazzo Chigi, chiedendo a Monti di restarvi per concludere il suo lavoro «tecnico»: un paio d'anni, non di più. Ipotesi cara a Casini e ieri delineata con cautela persino da Prodi. Il sindaco ne avrebbe ragionato con i collaboratori, spiegando che in tale ipotesi «la disponibilità della leadership sarebbe mia, e la cosa migliore è fare un passo indietro». Un progetto che spiega la quantità e la qualità degli appoggi che sta ricevendo, specie dai cosiddetti «poteri forti». Quelli che a puntare sui «nonni» del vecchio Pci gli viene l'orticaria.
[COLOR=darkred] Riccardo Nurra: "Come consigliere devo denunciare errori gravissimi: cementificazioni dalla Padulella, ville lungo costa, la Bricchetteria e un box antincendio che sfregia la facciata del Forte Inglese. [/COLOR]
Qualche giorno fa, il Sindaco, mi ha risposto in modo stizzito replicando a critiche che avevo mosso circa l’approvazione in Consiglio Comunale della variante biennale di manutenzione.
Ho detto solo che mi pareva un po’ tardi e che tanti danni erano già stati fatti.
Niente di personale: a parte le polemiche abbiamo stima e rispetto reciproci
Per replicare a quanto da me affermato il Sindaco si è riferito al Piano Strutturale Ageno del 2002.
L’amico Peria, parla di 90.000 mq. Ma mi pare di ricordare che questi fossero comprensivi del piano del porto, di Esaim, di edilizia popolare, di ampliamento prime case etc.etc. e che l’impegno era di usarne nel primo decennio massimo la metà.
Erano passati trenta anni da quando un’altra Amministrazione aveva realizzato un Piano di Fabbricazione e da allora finalmente Portoferraio aveva uno strumento pronto per rilanciare l’economia e dare risposte soddisfacenti alle esigenze nuove dei cittadini.
Il Piano Strutturale è uno strumento che da un indirizzo, poi è il regolamento urbanistico che conta.
Ma il Sindaco che è molto più addentro sull’argomento urbanistica queste cose le sa molto meglio di me, che forse colpevolmente non me ne sono mai abbastanza interessato.
Un mio amico, andato in galera con strane accuse di far parte di una associazione a delinquere e poi del tutto scagionato, così come scagionati furono tutti glia altri accusati, Ageno compreso, diceva in modo secondo me quasi poetico:
“ Il piano Strutturale è il pentagramma e il Regolamento Urbanistico sono le note che ci si scrivono sopra.” Rende l’idea no ?
L’amico Peria, non si deve impermalire se gli vengono mosse delle critiche.
D’altra parte è il mestiere dell’Opposizione.
Il Peria però sa anche che il mio non è un giudizio preconcetto, infatti ribadisco la mia completa estraneità ai Partiti e sa che qualche volta quando l’ho ritenuto giusto ho votato con la Sua Maggiornaza ( vedi voto contro la Finanziaria di Berluscaoni,) e sono in grado di dare un giudizio positivo sull’ampliamento della Banchina di Calata Italia, per snellire il traffico del porto, (anche se ho ironizzato sulla micro pista ciclabile).
Io facevo riferimento alla variante di manutenzione perché nel momento dell’approvazione si dichiarava nella sala del Consiglio di dare uno stop alle edificazioni fuori controllo e a migliorare la qualità della vita. Io mi sono solo limitato a ricordare che forse era un po’ tardi e mi sono riferito ai mega ampliamenti della Padulella, alla cementificazione del Campo sportivo della Bricchetteria (che non proprio un migliorare la qualità della vita di chi ci vive già) a ville costruite in costa.. Ho parlato di quella costruzione impattante all’ingresso del Forte Inglese che pare sia una stazione antincendio e forse anche in quel caso con un maggior rispetto per l’ambiente si sarebbero potute sistemare e usare cisterne sotterranee che pare già ci siano e sennò costruirne delle nuove, ma sotto terra.
Il Sindaco deve credermi, le mie esternazioni non c’entrano niente con l’avvicinarsi delle elezioni che poi tanto vicine non sono Io non devo trovare alcuna sistemazione per dopo. Sono solo convinto che in questi otto anni si poteva fare meglio e molto di più.
Riccardo Nurra
Consigliere Comunale
Marina di Campo 8/9/2012 – Ieri sera, con un incontro conviviale presso il ristorante l'Approdo di Marina di Campo situato di fronte alla spiaggia e al porticciolo, sono stati festeggiati Piero Taverna e Silvio Roldi con la moglie Maria Cristina Ottone, amici piemontesi dell'isola d'Elba.
Erano presenti Giampaolo e Aurora Mattera, Cesare Ditel, Piero Taverna, Mauro Dini, Sergio e Rita Spinetti, Silvio e Maria Cristina Roldi, Mondo e Anna Galli, Pietro e Rosanna Spinetti, Maurizio e Marisa Guidetti, Raffaele Sandolo.
Tutti hanno voluto mostrare la loro la loro stima e amicizia per i tre ospiti a Marina di Campo. La bella serata è passata con piacevoli momenti alternati da ilarità e sarcasmo. Fra un piatto e l'altro di buona cucina, con profumi e sapori del pesce, sono avvenute le solite simpatiche conversazioni ravvivate da ferventi dispute fra comandanti di navi mercantili e passeggeri, rappresentanti della marineria campese.
Le signore divertite hanno partecipato talvolta con interventi pepati.
Al centro dell'attenzione sono stati sempre Piero, Silvio e Maria Cristina che hanno allietato la serata con particolari momenti partecipativi, mostrando tutta la loro contentezza per la bella vacanza elbana e il compiacimento per le amabili attenzioni ricevute.
Tutti i partecipanti si sono sentiti soddisfatti per la bella serata di fine estate e hanno fatto i loro apprezzamenti ai cuochi ringraziando nel contempo Francesco e Sonia Scotto d'Aniello, proprietari e gestori del ristorante.
GLI ITALIANI SI SONO ROTTI! :bad:
ANDATE A LAVORARE ZOMBI CHE CAMMINANO.
C’È LA TOSCANA, che ha anche lei una «consulta» ad hoc e sostiene iniziative sul tema (nel settembre 2011 si è svolta a Firenze nel salone dei Cinquecento di palazzo Vecchio, patrocinato dalla regione, la terza «Conferenza internazionale delle città gemellate con il popolo Saharawi»), o la Lombardia, che solo nel febbraio 2012 ha inviato una delegazione di consiglieri a visitare i campi profughi nel Sahara occidentale. Non si fa lasciare indietro il Lazio, che vanta un Intergruppo per il Saharawi e che nel 2008 (governatore Marrazzo) ha finanziato un progetto di e-inclusion «a favore del popolo Saharawi», volto a stimolare i giovani di questo popolo a usare sempre più internet e non lasciare le proprie terre. Sperando che nel Sahara abbiano la corrente elettrica.
I SOLDIche finiscono oltreconfine prendono spesso la forma delle coooperazioni, la vera parola che illumina governatori e consiglieri regionali. Le regioni sono così ricche e si sentono così potenti che non si accontentano di operare, ma vogliono a tutti i costi cooperare. La regione Liguria (quella che nel 2010 finirà sotto la lente di ingrandimento della Commissione sui disavanzi sanitari per qualche problemino nei bilanci) un po’ di tempo prima aveva cooperato molto. Nel 2008 – come riporta il pamphlet «Gli sprechi della sinistra» scritto dal capogruppo regionale Pdl Matteo Rosso – sono stati stanziati 42mila euro per una panetteria comunitaria a Kirkasa in Congo, 44mila euro per il sostegno contro la pratica delle mutilazioni femminili nel Burkina Faso, 37mila e 770 euro per la promozione e la formazione delle donne svantaggiate di Awassa in Etiopia, 15mila e duecento per la valorizzazione agricola dell’area di Gatare in Ruanda, 11mila e 800 per lo sviluppo sociale ed educativo della popolazione indigena Yanomani in Amazzonia, 38mila per il progetto «Breaking the cycle» in Kenia. In tutto un milioncino circa, confermato anche nel 2010.
La perla resta comunque la delibera del 7 dicembre 2007 nella quale la giunta ligure di centrosinistra ha autorizzato un contributo di 33mila euro per realizzare un allevamento di animali minori per le donne di Quichua in Ecuador. In sostanza la Liguria ha pagato un allevamento di polli e conigli nel lontano Sudamerica.
[URL]http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2012/09/05/767524-piangono_gettano_soldi_vento.shtml[/URL]
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Si può fare. Era il motto di un noto personaggio che chiedeva sostegno per realizzare qualcosa di innovativo per il bene di tutti e non solo per i soliti noti.
Anch’io mi rivolgo a Voi camminatori per sostenere i Comitati pro-sanità nel duro cammino per partecipare alla formazione del nuovo Piano Sanitario Regionale 2012/2015 che potrebbe essere approvato dalla Regione Toscana senza un capitolo che salvi e tuteli l’intero sistema Sanitario Elbano.
Per tenere sempre viva ed efficiente la sanità Elbana e il servizio sociale dell’Isola, Ti chiediamo di inviare una mail (sotto troverai testo e gli indirizzi) a chi ha sulla scrivania il progetto per trasformare il nostro ospedale in un ambulatorio con annesso un pronto soccorso per le solo emergenze.
Le Tue mail rafforzeranno l’importanza di avere un cittadino, come sei Tu, al tavolo delle decisioni sanitarie.
Francesco Semeraro
Testo:
IO SOTTOSCRITTO………………. CITTADINO DEL COMUNE DI………………… INVITO LA S.V. A ESPRIMERE PARERE FAVOREVOLE ALLA PARTECIPAZIONE DEI COMITATI ELBA SALUTE E ELBA SANITA’ ALLA FORMAZIONE DEL PIANO SANITARIO PER L’ISOLA D’ELBA PREVISTO DAL PARAGRAFO 6.3.5 DEL PIANO SANITARIO DELLA REGIONE TOSCANA 2012/2015, IN QUANTO RAPPRESENTATIVI DELLA MIA POSIZIONE E DELLE MIE ASPETTATIVE IN MATERIA DI SERVIZIO SANITARIO PER LA CITTADINANZA ELBANA.
Firma…………………………
Spedire:
segreteriaministro@sanità.it
[EMAIL]enrico.rossi@regione.toscana.it[/EMAIL]
[EMAIL]luigi.marroni@regione.toscana.it[/EMAIL]
[EMAIL]dg.monica.calamai@gmail.com[/EMAIL]
[EMAIL]v.segnini@comune.camponellelba.li.it[/EMAIL]
Campese preoccupato per il futuro dei suoi figli