Ben per lui.
L'idea di portare in detrazione le spese anche per dipendenti e pensionati è venuta recentemente in mente anche al governo Monti, perché l'idea di base era che si veniva a creare un conflitto di interessi tra acquirente e venditore.
Bene. Sai che si è opposta? Proprio l'Agenzia delle Entrate, perché ha fatto i suoi calcoli ed ha constatato che alla fin fine incassava meno di quello che incassa ora.
Ha vinto un suo tornaconto piuttosto che la giustizia fiscale. Ovviamente non se ne fatto niente.
Conclusione: è meglio e più facile spennare dipendenti e pensionati che andare a scovare l'evasione. È la cruda realtà.
Dante
Senta, non ho più nessuna intenzione di risponderle, dato che vedo che non capisce o meglio non vuol capire ed io non riesco a seguirla nei suoi strampalati discorsi! Si preoccupi delle sue cose cui dovrebbe forse dedicare più tempo invece che sulla tastiera! Se anch'io dessi credito alle voci che ci sono in giro, le dovrei chiedere se è vero che è l'unico o uno dei pochi che proprio per l'alluvione ha avuto ordinanze di demolizione di manufatti (abusivi?) nei pressi del fosso, e che i servizi del suo albergo sono…approssimativi, ma non lo sò e non lo faccio!!! Non mi interessa, ci sono le Autorità preposte e ci penseranno loro! Su quello che è il mio lavoro e che devo fare o non fare invece non le PERMETTO assolutamente di entrare nel merito, dato che non mi conosce, io non la conosco e non ho alcun interesse a farlo!
[COLOR=darkred][FONT=comic sans ms]Critiche per parte dei 20 milioni di euro stanziati “per premiare chi taglierà più servizi” [/FONT] [/COLOR]
«Quanti e quali saranno i posti letto degli ospedali toscani tagliati dalla delibera dell’assessore Marroni? Nell’atto è scomparso il numero 2000 invocato dall’assessore: saranno 100? 500? 1000? 2000? O addirittura 4000?». È quanto chiede il consigliere regionale del gruppo “Più Toscana” e membro della IV commissione “Sanità”, Gian Luca Lazzeri, in riferimento alla sforbiciata dei posti letto prevista dalla riorganizzazione del sistema sanitario regionale.
«Il numero – spiega – resta un mistero visto che dalla delibera varata il 28 dicembre dalla Giunta, la già allarmante voce “valore stimato” riferita al tagli di 2000 posti letto con tasso di occupazione inferiore al 85% è stata sostituita da una precisazione ancora più inquietante che prevede la riduzione dei posti letto “tenendo conto della diversità dei contesti organizzativi aziendali”. Una modifica che rendere ancora più fosca la sorte delle strutture ospedaliere toscane, dove i tagli a questo punto potrebbero raggiungere qualsiasi soglia».
Cifre sulle quali Lazzeri ha presentato un’interrogazione per conoscere nel dettaglio quali saranno le strutture che non raggiungeranno la “soglia salvezza” dei posti letto con tasso di occupazione dell’85% fissata dalla Giunta, «e di conseguenza – continua – avere definitivamente il nome e cognome degli ospedali di ogni singola provincia che finiranno sotto la scure dei tagli».
Il consigliere punta poi il dito contro i 20 milioni di euro messi a disposizione dalla delibera per supportare la riorganizzazione. «Metà di questi soldi sarà riservata al riassetto del territorio mentre parte dell’altra metà – commenta – è stata promessa in premio alle Asl che ridurranno le prestazioni “inappropriate” in cui sono inclusi anche i livelli essenziali di assistenza come guardia medica e assistenza farmaceutica: un meccanismo perverso che premia chi taglierà di più».
la capisco bene sa, ( "il cavatore" ), anche mio nonno classe 1901 lavorava in miniera a Monte Calamita, e condivido la sua scelta di cavare poco per lavorarla la pietra e non vendere i blocchi, ma non mi pare che sia il caso dei porti, comunque penso che faccia bene a far vedere la vs. cava al mio amico Francesco Semeraro e fornendogli tutti i chiarimenti del caso:
potrà fargli vedere l'area della cava delimitata e recintata che non consente l'accesso ai non addetti ai lavori, potrà fargli vedere la pesa con la quale pesate il blocco e stabilite di quale categoria è, la vendita a peso, potrà fargli vedere il lavoro che dovrete fare, due operai e con quali mezzi, o avrete altri operai e altri mezzi autorizzati a lavorare in cava visto il poco tempo disponibile, e fargli vedere da dove usciranno tutte queste 15.180 tonnellate per ora, come lavorerete con i mezzi e a che distanze, se non ho capito male tra la strada comunale sotto e il vs.piazzale sopra, potrà chiarire la storia, che non abbiamo capito bene, della buca di bacino e per quanto tempo è autorizzato lo stoccaggio, far vedere dove è ubicata la buca di bacino, visto il grosso lavoro da fare avrete sicuramente un distributore di carburante per l'escavatore o gli escavatori e gli altri mezzi, o un deposito a norma di legge ovviamente, per la messa in sicurezza avrete presentato il progetto di messa in sicurezza in comune credo, e poi come scrive "Per il nostro ravaneto ovvero la zona di stoccaggio dei massi da scopertura prevista ad autorizzata nei piani di coltivazione da 50 anni a questa parte" è stata autorizzata dal ministero o dal comune negli ultimi 50 anni e con quali scadenze?
Ma di quale altra cava sta parlando, quella che ha anche il pontone per fare i lavori ai moli?
Dopo la rilettura del regio decreto del 1904 sulla distanza dai corsi d'acqua, cosiccome il regio decreto del 1927 sulle cave, seguito da una miriade di norme nazionali e regionali, cave che, a parte il discorso sulla sicurezza e il rischio idro-geologico, hanno un'autorizzazione che ha una scadenza, non sono eterne, si esauriscono, anche se ciò ovviamente non piace ai proprietari del terreno, ma ribadisco che per due operai qualificati non è certo un problema proseguire l'attività secolare tradizionale di famiglia e paesana, anche con il granito che viene dalla Cina, Sardegna o altrove, presente anche in qualche piazza dell'Elba, anche se ovviamente sarebbe meglio il nostro, ma tutto ha un inizio e una fine, mentre per il lavoro di presidente e vice presidente non bisogna disperare, magari arriveranno delle poltrone anche per il prossimo municipio di S. Piero, con il prossimo imminente COMUNE UNICO DELL'ELBA.
D'altronde la situazione è sempre più drammatica per chi non ha il monopolio dei lavori pubblici o il monopolio dei trasporti marittimi, per chi non ha un monopolio nella sua alta categoria o un'ottima posizione privilegiata sul mare, per chi non ha un monopolio nel suo ramo d'attività o un monopolio degli affitti, il lavoro è diminuito e i prezzi e gli incassi pure, i costi e le tasse sono aumentati e il lavoro gratis è obbligatorio per non demolire l'attività e andarsene a spasso per il mondo, ma non in vacanza.
A parte il discorso sull'orario dei fenomeni nel caso di allerta meteo, che cosa sarebbe successo all'albergo del mio amico Elio Bianchi, ma anche ad altri alberghi e attività di Marina di Campo pure duramente colpiti, se l'alluvione, invece del 07.11.2011, si fosse verificata il 04 settembre come nel 2002 ( alluvione 04.09.2002 ), quando gli alberghi sarebbero stati aperti con numerosi turisti presenti in paese?
Visto che con l'allerta meteo si chiudono le scuole, si chiuderanno anche gli alberghi?
Le auguro una buona giornata!
Gimmi Ori
P.S. l'anonimo uomo della montagna mi ha detto che quando era sul sentiero 35 sopra la vs.cava, ha visto due ciclisti in mountain bike prendere la strada in discesa dal 35 e passare dentro la cava, forse avevate dimenticato i cancelli aperti ………
Non può iscriversi l’ipoteca se il credito erariale non è realizzabile con la vendita forzata perché la somma è inferiore agli 8mila euro, soglia minima prevista dalla legge.
Altra mazzata delle Sezioni Unite della Cassazione contro Equitalia.
I giudici di legittimità, con sentenza n. 5771/2012 hanno così respinto un ricorso di Equitalia su una vicenda avente ad oggetto un’iscrizione ipotecaria su due terreni di una Srl calabrese. Quest’ultima risultava debitrice nei confronti dell’erario di circa 2000 euro, a causa del mancato versamento di alcuni contributi dovuti allo Stato.
Da qui, l’iscrizione nei registri immobiliari dell’ipoteca, da parte di Equitalia.
Ma è possibile ipotecare un bene per un credito inferiore alla soglia minima prevista dalla legge per procedere all’esecuzione forzata?
Equitalia sosteneva che l’ipoteca “assolvendo anche ad una autonoma funzione anticipatoria e cautelativa, poteva essere iscritta pure per crediti che non avrebbero autorizzato il concessionario a procedere ad espropriazione forzata”, dunque anche sotto gli 8mila euro, come in questo caso. E a conferma di ciò, sosteneva la ricorrente, ci sarebbero state due circolari dell’Agenzia delle Entrate, una interrogazione parlamentare, e infine il decreto 40/2010 (poi convertito in legge 73/2010) che esplicitamente aveva vietato di iscrivere ipoteca sotto gli ottomila euro ma solo a decorre dall’entrata in vigore della legge di conversione.
Le Sezioni unite si sono mostrate però di altro avviso, e hanno escluso che l’iscrizione potesse essere fatta per importi inferiori alla soglia minima per la quale l’agente della riscossione è autorizzato ad espropriare l’immobile. Infatti, osserva la Corte, così come il fermo anche l’ipoteca costituisce “un atto preordinato all’espropriazione, per cui doveva necessariamente soggiacere agli stessi limiti per questa stabiliti” dall’articolo 76 del Dl 602/1973. La Cassazione sottolinea come il sistema delineato dagli artt. 76 e 77 del DPR n. 602/1973 è stato da taluni inteso nel senso che assolvendo anche ad un’autonoma funzione anticipatoria e cautelativa, l’ipoteca poteva essere iscritta pure per crediti che non avrebbero autorizzato il concessionario a procedere ad espropriazione forzata. Tuttavia a fronte di tale (pur plausibile) interpretazione, vi sono stati altri che hanno attribuito al combinato disposto delle predette norme il significato d’impedire l’iscrizione dell’ipoteca per importi inferiori agli ottomila euro che, com’è noto, rappresentavano per l’agente della riscossione la soglia minima della esproriazione immobiliare. Ed è questa seconda lettura che le Sezione Unite privilegiano per risolvere la controversia.
Rispetto al decreto n. 40/2010 citato dalla ricorrente, i giudici di Piazza Cavour sottolineano come il testo della disposizione non autorizza a ritenere che per il periodo pregresso non esistesse alcun limite. Per valere come smentita della predetta interpretazione, il comma 2 ter dell’art. 3 del DL n. 40/2010 avrebbe dovuto stabilire il contrario e, cioè, che a partire dal momento della emanazione della legge di conversione non sarebbe più stato possibile iscrivere ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare.
Secondo i giudici ermellini, ciò che conta “non è l’intenzione del legislatore (cassazione 2454/1983) o la lettura fattene da ministeri o altri enti, ma la volontà oggettiva della legge (Cass. 3550/1988) quale risultante dal suo dato letterale”, e questo nel caso di specie depone “nel senso della non iscrivibilità dell’ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare”.
Pertanto la Cassazione conferma la sentenza di appello e afferma che bene ha fatto il giudice di merito a confermare l’annullamento dell’ipoteca perché iscritta per un credito di appena 2.028, 66 euro.
Qui il testo integrale della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 5771 del 12/04/2012
Ho letto con stupore quanto dichiarato dal sindaco di Portoferraio a proposito della chiusura di alcuni negozi del centro storico. Sono rimasto veramente sconvolto (o sconcertato, come direbbe lui) dalle dichiarazioni del primo cittadino portoferraiese il quale non dà nessun input per scongiurare la morte del centro storico; piuttosto, questo meraviglia ancor di più visto che è stato per 9 anni (e lo sarà ancora per un anno circa) il sindaco di Portoferraio.
Nella sua nota Peria dice che aveva ipotizzato delle tariffe differenziate con ulteriore incentivi a chi sarebbe rimasto aperto per un periodo più lungo dei soliti 3 masi estivi. Ma come? Lui ipotizza? Lui è il sindaco e di regola decide, o forse qualcuno della giunta gli ha messo il bastone fra le ruote? E poi, ipotizza e non mette in opera? Sembra il triste replay di tutte le cose promesse da alcuni assessori anche sulla stampa e mai fatte, tipo il parcheggio nel periodo invernale in piazza Cavour, oppure le famose fontanelle, e ci sarebbe da riempire le pagine, senza andare a cercare assessorato per assessorato.
La crisi esiste e persiste, verissimo, ma un amministratore deve cercare di tutelare i propri cittadini e anche i commercianti, non solo quelli del centro storico ma tutti. Non si può cercare di cambiare le carte in tavola, questa Amministrazione specialmente nel centro storico ha sbagliato sin dall’inizio della precedente giunta capitanata sempre da Peria, cominciando dal percorso del traffico in entrata e in uscita, prima in un senso poi dopo poco nell’altro, e poi il resto: dai famosi “pipi ritti” di via Guerrazzi, al nuovo arredo di piazza con quei vasi che (a parte il gusto) in questi giorni sono stati spostati per le manifestazioni natalizie organizzate dalla Pro Loco nuova nata (finalmente), ed hanno lasciato nel luogo dove erano posizionati delle brutte stampe di ruggine nelle lastre secolari della piazza.
Quindi il sindaco e la sua giunta non possono dare la colpa al fatto che l’Ospedale e la posta si sono spostate, ma dovrebbero farsi loro un esame di coscienza per verificare lo stato di degrado in cui versa il centro storico non solo per le attività commerciali ma per tutto: basta per tutti la pulizia e le strade dissestate, basterebbe che qualcuno della giunta si facesse una passeggiata per le vie di Portoferraio.
Le ricette ci sono e sono sicuro che commercianti e associazioni sarebbero ben lieti di sedersi ad un tavolo (come piace tanto a Peria) con l’Amministrazione, ma non certo la soluzione sta nella stagionalità del centro storico, oppure come dice l’assessore Zini nel reinventarsi nuove attività commerciali. Chiudo il mio intervento suggerendo alla giunta portoferraiese di rivedere al proprio interno almeno per quel poco tempo che le rimane qualche delega, soprattutto fra quelle che probabilmente non hanno eccelso per la puntualità nel risolvere problemi che con uno dei tanti tavoli di concertazioni che il sindaco ha sempre sbandierato potevano essere risolti.
A CampoLa Befana è stata festeggiata su tutta l'isola d'Elba riprendendo vecchie tradizioni e con nuove iniziative. Negli otto comuni elbani, per tutta la giornata, c'è stato gran movimento con allegra partecipazione. Soprattutto le mamma e le nonne hanno pazientemente e amorevolmente ricordato i tempi passati
Nei vari paesi del Comune di Campo nell'Elba sono stati vissuti anche aspetti di ironia e dileggio. San Piero, Sant'Ilario, La Pila, Bonalaccia, Seccheto e Fetovaia come pure Campo, hanno vissuto la giornata con ricordi, fatti di immagini e emozioni. Hanno parlato soprattutto delle loro esperienze di vita campagnola e di come i contadini vivevano nell' inverno, con la pioggia e il freddo. I pranzi e le cene a base di verdura selvatica (cicoria) , cavolo, legumi (fave, fagioli e ceci), patate … e, per i più fortunati, carni allevate in campagna (pollo, gallina, maiale). E poi del pane fatto in casa e del castagnaccio come pure dei dolci tipici (corollo e frittelle varie). Al freddo ci si riparava con l'uso dello scaldino e del braciere. Inoltre, prima di andare a dormire, nel letto si metteva il prete e il trabiccolo, oggetti piuttosto arcani. La giornata di festa terminava incendiando in piazza, per scaramanzia e buon auspicio, un fantoccio di paglia che rappresentava la Befana.
Ancora oggi si ricordano filastrocche popolari diffuse in tutte le regioni italiane. Eccone alcune.
[COLOR=darkred]"La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, attraversa tutti i tetti porta bambole e confetti".
"La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, con le toppe alla sottana, Viva, Viva la Befana!"
"La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, se ne compra un altro paio con la penna e il calamaio". [/COLOR] A Campo il giorno 5 gennaio, verso sera, si è cominciato a festeggiare in anticipo la Befana. In piazza Dante, di fronte al Municipio molta gente ha ascoltato silenziosamente i canti Gospel del Jubilation Gospel Choir con l’orchestra Massimo de Bernart. La bellezza delle melodie dei cori ha creato un' atmosfera surreale. Nel pomeriggio del giorno successivo, con tanti bambini e genitori presenti, sempre in piazza Dante, sono iniziati ufficialmente i festeggiamenti. Sul palco addobbato, in attesa dell'arrivo della Befana, bambini del gruppo Nonsolodanza hanno descritto fantasiose coreografie fatte di movimenti con gradevoli ritmi e dolci armonie. Mentre continuava la musica è stato annunciato, con enfasi, l'arrivo della Befana. Attorno al palco si sono accalcati i bambini che urlavano" Befana! Befana! Befana!" Ed ecco che è apparsa la vecchina malconcia con il viso pieno di rughe e i capelli bianchi. Aveva la pezzola nera in testa e il sacco sulla spalla. Brutta d'aspetto ma dolce nel suo incedere … ha salutato tutti e lanciato caramelle. Poi sono iniziati i giochi e le animazioni mentre negli stand si facevano acquisti di dolci e giocattoli. Molto divertente è stato il gioco della pentolaccia che ha appassionato grandi e piccini. Rotto con un bastone il vecchio recipiente sono usciti, accompagnati da un grande clamore, coriandoli, cioccolatini e caramelle.
Successivamente, accompagnato dal figlio Cesare, il Commodoro, sono andato a far visita a Iva Balestrini, vedova Ditel, anziana signora di 102 anni. Nella sua casa alla Bonacceta, poco fuori il paese, abbiamo parlato della Befana campese prima dell'ultima guerra. I suoi ricordi erano ancor vivi. Mi ha raccontato che, ancor giovinetta, la sera della vigilia i suoi genitori ricevevano qualche famiglia per la cena. Con la stanza riscaldata da un braciere con carboni accesi sotto la cenere, gli anziani narravano fatti accaduti nel giorno della Befana degli anni precedenti. I piccoli rimanevano silenziosi e affascinati nell'ascoltare quelle parole e correvano con la fantasia … vedendo la Befana viaggiare sopra i tetti. Successivamente, prima di andare a letto, la madre metteva una calza appesa al camino in attesa dell'arrivo della Befana. E il giorno dopo, alzandosi molto presto, trovava la calza ripiena di caramelle, castagne, e arance … ed erano momenti di gioia. Il carbone non lo ha mai ricevuto e ne era felice. Ogni anno la madre amava ripetere, diversa dalle versioni più tradizionali, la filastrocca: La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col vestito alla romana, Viva viva la Befana. Si era nel ventennio fascista. Continuando con i suoi discorsi rammentava i pomeriggi del 6 gennaio in famiglia giocando a tombola. Talvolta, assieme ai genitori e ad alcune amiche, si recava a San Piero, camminando o viaggiando con il baroccio, per fare visita a famiglie amiche come i Montauti e i Galli.
Quanta struggente nostalgia si poteva sentire nelle sue parole.